In quest’era dove si impiega qualsivoglia espediente per toccare l’altro suscitando un inevitabile syn-pathein, Augé mostra come la plurisignificatività del toucher esiga un saper toccare tanto più quando questo sfioramento riguarda il corpo dell’altro. Questo implica essere consapevoli del fatto che in quel tocco, per un verso, riconosco che «ogni identità individuale si costruisce in relazione all’alterità», per l’altro, che in questo stesso gesto si dà una distanza tra me e chi ho di fronte. Nel nostro tempo segnato da un individualismo sempre più spiccato, non solo si tende a misconoscere la parte di umanità generica che c’è in ciascuno di noi, ma si giunge persino al paradosso di affidare l’onore della prova della propria esistenza agli altri. Come i luoghi hanno sullo sfondo i non-luoghi così l’uomo surmoderno ha sullo sfondo il modello seriale di un io tracotante, iperconnesso, disorientato, in preda alla paura e sotto lo scacco della solitudine. Di qui il venire a datità di quel corto circuito degli elementi che stanno alla base del simbolico: lo spazio e il tempo. Ma non tutto è perduto: nella stretta di mano che suggella la promessa suprema prima del naufragio il toccare si fa segno tangibile del fatto che un altro mondo è possibile.
Marc Augé is a French anthropologist. His career can be divided into three stages, reflecting shifts in both his geographical focus and theoretical development: early (African), middle (European) and late (Global). These successive stages do not involve a broadening of interest or focus as such, but rather the development of a theoretical apparatus able to meet the demands of the growing conviction that the local can no longer be understood except as a part of the complicated global whole.
Mettere un rating a Marc Augé è una sorta di eresia.. Una lettura acuta, un libro agile (per capirci come "Non luoghi"), che apre a un orizzonte molto ampio: quello della filosofia dell'alterità, a partire da una filosofia dell'empatia.
Il testo di Augé è molto breve, e altrettanto interessante è l'introduzione di Francesca Nodari. Scrive Nodari: «In questo nostro tempo inteso come "fine della preistoria della società umana come società planetaria", segnato da un individualismo sempre più spiccato, non solo, come abbiamo visto, si tende a misconoscere la parte di umanità generica che c'è in ciascuno di noi, riducendo sartrianamente l'altro a in sé cosificato sotto il nostro sguardo pietrificante, ma si giunge persino - ed è qui il paradosso - a manifestare la necessità di affidare l'onere della priva della propria esistenza gli altri».
«[...] l'habitus della surmodernità impone vite di corsa, esistenze iperconnesse ma sempre più sole, con il conseguente stagliarsi, da un orizzonte sempre più cupo in cui la realtà viene superata dall'immaginazione, di tre nuove classi dominanti: i possidenti, i consumatori e gli esclusi».
Secondo me un'ottima sintesi del messaggio di Augé.