Fernand Braudel ha riconosciuto in quella islamica una delle grandi civiltà mediterranee, ma le ha attribuito un ruolo decisamente di secondo piano per ciò che concerne lo sviluppo marittimo ed economico medievale. Tutte le successive storie del Mediterraneo hanno quindi assegnato un posto subalterno ai marinai dell’Islam, generalmente considerati alla stregua di pirati. Il libro di Christophe Picard propone invece una visione radicalmente diversa. La prolifica produzione cronachistica degli Arabi e la documentazione archeologica portata alla luce negli ultimi anni, infatti, hanno permesso di rivalutare l’importanza dei musulmani nella storia medievale del Mediterraneo. Scopriamo così che califfi e giurisperiti non ignoravano lo spazio mediterraneo e che marinai, guerrieri e mercanti non cessarono di solcarlo, mentre veniva contemporaneamente descritto da geografi, cartografi ed enciclopedisti. Esso fu oggetto di un continuo interesse anche e soprattutto come terreno d’elezione del jihad dei califfi.
"The contrast between the century of the Mediterranean caliphates and the earlier periods seems all the more pronounced given that the advent of the two sovereignties marked a historiographic leap that shifted the Mediterranean out of a long period of silence into a production that would constantly increase from that point on: as of the tenth century, chronicles, works of geography, legal texts, and also documents from commercial activity - in particular the letters of the Cairo Geniza - provided a far more imposing body of data on naval activities."
(The above is is an unedited excerpt of the author's, or perhaps the translator's, writing style.)
The subject of this book certainly interests me and some truly fascinating historical details have been amassed here from a wealth of primary materials. But, BUT, I just found the prose off-putting and it was a chore to finish. As always though YMMV.