Una villa maledetta, un mistero sepolto nel passato, uno scrittore di romanzi horror cui viene commissionato un libro sui fatti di sangue che, negli anni, hanno funestato Miraniente, piccolo paese della provincia padana. Un romanzo che si insinua sotto pelle grazie ad uno stile capace di veicolare il senso del mistero, del brivido e dell’inquietudine. Prevedoni mixa magistralmente tutto il meglio dell’immaginario oscuro dell’ultimo quarantennio. La Buffalora di sclaviana memoria (Dellamorte Dellamore) e la Derry clownesca partorita da Stephen King (IT) si sposano con il thriller di argentiana memoria (Profondo rosso) e il gotico padano del Pupi Avati di La casa dalle finestre che ridono; le atmosfere gore di Lucio Fulci (L’aldilà) vanno a braccetto con le derive sarcastiche dell’horror anni ’80 (Un lupo mannaro americano a Londra) e confluiscono nei toni del Carpenter di Il seme della follia. Un piccolo capolavoro della letteratura horror che non ha eguali nel nostro panorama editoriale, che riesce a ricordarci il significato (forse smarrito) della parola paura.
Finalmente! Finalmente un libro degno del titolo UNA STORIA DELL'ORRORE ITALIANA. Perché è tutta italiana questa storia, dall'autore all'ambientazione. Un racconto da PAURA. Prevedoni scrive bene, cazzo se scrive bene. Mi è piaciuto davvero molto. Se state cercando una storia che vi tenga incollati alle pagine e che si adatti perfettamente al periodo pre-halloween ECCOLO!!!! Non indugiate, buttatevi a capofitto nel baratro oscuro della sua mente, il confine con quella pazzia da cui non è possibile scappare, perché non c’è modo (no non c’è modo nessun modo) per fuggire dalla follia. La follia che aspetta nel baratro. Nel buio. Questo libro racconta del bene e del male come di due energie che si combattono da sempre, da prima dei tempi, prima di tutto. La luce e il buio che giocano una partita a scacchi. Parla di demoni, fantasmi, streghe con le mani d’albero, della paura. La paura vestita a festa, con un fiore secco ad ornare l’abito e un sorriso terrificante coperto da una maschera.
L'uomo nero, chi da bambino non aveva paura dell'uomo nero? Era nella tua cameretta, sotto il letto, nell'armadio, ti veniva a prendere se eri cattivo.....ci terrorizzava come ha terrorizzato per anni questo paesino padano sempre immerso nella nebbia! E ora chi ci vuole vivere più qui? Cerco alloggio in qualsiasi altra regione dove la nebbia ci sia di rado o mai 😅. Grazie Paolo per aver scritto questo libro!!
4.5 stelle. Un horror alla Pupi Avati, soprattutto nella prima metà. Atmosferico, inquietante. Alle 5 stelle manca solo un pizzico di caratterizzazione maggiore di alcuni personaggi (per esempio Isabella), la figura di Alex nel finale viene ‘annacquata’, la chiusura della storia con Aurora. Comunque una storia d’orrore italiana è il titolo perfetto!!
Mi è bastato poco per capire che a Paolo Prevedoni, classe 1981, piace ciò che piace a me, ovvero le storie dannate ad ambientazione gotico-rurale nostrana. Un cocktail micidiale di Dario Argento, Lucio Fuci e Stephen King, in cui annega un fantastico retrogusto di Eraldo Baldini, Pupi Avati e Dylan Dog…mmmm, una cosa da sballo perfino per un’astemia come me! Scherzi a parte, questo mattone horror, scoperto per caso, introvabile in qualunque biblioteca, acquistato in rete, è stato una grandiosa scoperta. Il protagonista, Francesco Romero (a proposito, il cognome vi dice qualcosa?) è un giovane scrittore romano di romanzi horror che annega nell’alcol la sua cronica mancanza d’ispirazione, fino a quando gli viene commissionato, da parte di un ricco imprenditore piemontese, un incarico molto particolare: quello di recarsi in un nebbioso paesino della pianura padana, Miraniente (il nome parla da solo!) e di scrivere un romanzo sui fatti di sangue che, negli anni, lì sono avvenuti, in particolare quelli che ruotano attorno a una spettrale villa, Villa Parise, divenuta ormai oggetto di numerose leggende del folclore locale (uh, come sento Argento, ma come sento anche il Pupi Avati de “La finestra dalle case che ridono!”). Da qui, è tutto un susseguirsi di eventi incredibili, scoperte, colpi di scena, col nostro Romero che pare scivolare lentamente nella follia, sino a toccare con mano l’abisso più profondo. E’ un romanzo pieno di difetti, come i geni più grandi, a partire dalla mole, sicuramente evitabile. E poi c’è tanta carne al fuoco, ma tuttavia viene lavorata bene, e sa stuzzicare il lettore dall’inizio alla fine. E che dire della scrittura di Prevedoni, matura e piana nella narrazione, smaccatamente pulp quando dà voce al suo protagonista, rendendolo un anti-eroe sboccato, allucinato eppur tanto coraggioso? E’, in definitiva, un romanzo che gli amanti del genere potranno adorare, perchè, fra le pagine, vi si avverte tutta la passione per la letteratura e cinematografia horror che un appassionato non può non richiamare immediatamente alla mente. E diciamocelo, se Prevedoni non fosse stato italiano, sarebbe stato immediatamente incensato come il nuovo Stephen King!
Me lo sono centellinato per tutto il mese, anche perché mi sono imposta di leggerlo solo di giorno e in luoghi "sicuri" (lavoro in biblioteca da sola, non volevo avere il terrore a girare tra gli scaffali facendomi venire un infarto al minimo rumore, ecco :P), quindi ci ho messo un bel po', ma solo per quello, perché è super scorrevole e la storia mi ha davvero appassionato. Lui è indubbiamente bravo, si sentono moltissimo le influenze di altri autori e stili, è vero (Stephen King in primis), ma sarà che parla della mia zona, di posti che conosco, di leggende con cui sono cresciuta anche io (siamo anche quasi coetanei), ma questo libro me lo porto proprio nel cuore. E credo recupererò anche gli altri suoi.
Esiste niente di più bello, in una calda estate, che trangugiarsi con gusto un bell'horrorazzo di seicento pagine? E' quello che è successo a me con Una storia dell'orrore italiana, un horror ambientato nella bassa Padana scritto bene, coinvolgente, scurrile al punto giusto e con un ottimo retrogusto alla Pupi Avati.
Se c'è un cliché che da sempre domina il genere orrorifico, è quello della casa infestata. E villa Parise, la protagonista di questo libro, non fa eccezione. Da decenni ormai a Miraniente, immaginario - ma non troppo - paesino della bassa padana, succedono strani fatti: morti e omicidi privi di spiegazioni, incendi, incidenti. Eppure gli abitanti del paese non sembrano preoccuparsene più di tanto, limitandosi a girare alla larga dalla villa ormai abbandonata che domina la vista dall'alto di una collina perennemente avvolta dalla nebbia. Qualcuno dice che vi risieda qualcosa di malvagio ma, in fondo, sono tutte leggende no?
La villa bianca. Tutti conoscevano la villa bianca. Alla fine Miraniente è proprio un piccolo paesino del cazz0 dove tutti conoscono tutti e tutto.
A dover scoprire la verità sarà Francesco Romero, scrittore di romanzi horror ormai in declino, chiamato a scrivere il libro che potrebbe rilanciare la sua carriera.
Con uno stile che ammicca molto agli horror anni '70-80 e alle atmosfere Kinghiane, Prevedoni ci regala un romanzo primo (a cui ne sono seguiti molti atri che mi premurerò di recuperare) davvero coinvolgente, nel quale si viene sopraffatti da una nebbia tossica e a tratti allucinata, venata da quel senso di Male primordiale che finisce per permeare l'essenza di ogni cosa.
Non amo particolarmente gli horror, ma questo mi è piaciuto molto. Una stria intricata al punto giusto, con tutti gli spaventi possibili e con vari spostamenti temporali intriganti. Ogni spostamento temporale spiegava qualcosa del grande orrore che la cittadina di Miraniente nasconde. Francesco Romero ha scritto un paio di romanzi ma solo uno dal titolo “una storia dell'orrore italiana” ha avuto un discreto successo. Abbastanza da convincere un imprenditore di Valenza (centro orafo piuttosto rinomato), Massimo Ceriana ad assegnargli il compito di scrivere le “cronache dell'orrore” di quel piccolo centro e della sua villa sulla collina, perennemente circondata dalla nebbia. Il compito si rivelerà particolarmente ostico e avversato da spaventosi sogni, visioni e animali. Senza considerare gli strani abitanti del paese e del loro ancora più strano comportamento. Una gran bella visione della lotta tra il bene e il male.
RECENSIONE COMPLETA: https://leggimangiaviaggia.blogspot.c... VALUTAZIONE: 5 Piume su 5 Recensione Del Blog Leggi Mangia Viaggia a Cura Di L’Aura Oggi L'Aura torna a parlarci del genere che adora in assoluto, l'horror. La sua estate è stata tinta interamente di rosso e questo è il primo romanzo "pauroso" che ci propone: "Una Storia Dell'Orrore Italiana" scritta da Paolo Prevedoni, edita Bibliotheka Edizioni. Clicca per leggere la Recensione Completa Buona Lettura L'Aura
Premetto che non sono una lettrice che legge abitualmente libri dell’orrore, apprezzo il gotico ma l’orrore è sempre troppo per il mio sonno leggero (e qua posso complimentare l’autore dicendo che ho dormito abbastanza male grazie a lui), perciò non sono una che “se ne intende” e il mio giudizio è sicuramente privo di “già visto, già letto”. Francamente che gli ingredienti usati per creare questa storia siano già letti e già visti è noto, ma sinceramente il libro funziona e non è questo l’importante? Nemmeno la mole è stata un problema perché la storia ipnotizza talmente tanto che l’ho letto nel giro di pochissimi giorni senza riuscire a posarlo. Finale prevedibile? Può darsi, ma se dopo 590 pagine non finiva così, lo gettavo dalla finestra. È una bella storia, portata avanti bene, inquietante il giusto (per me,in realtà, molto) e ora che è finito posso ricominciare a dormire. Comunque oggi in supermercato ho preso la valeriana, così, non si sa mai…
Non amo leggere libri horror ma questa volta visto le recensioni e visto che era un romanzo d'esordio mi son detta "perché no!" E devo dire che sono rimasta piacevolmente soddisfatta. Il romanzo scorre, ti tiene incollato alle pagine e la storia non è niente male. Se amate Dylan Dog e King allora questo romanzo è per voi. Curiosa di leggere il suo secondo.
Un bravissimo autore, un esordio col botto. Una storia che ti entra dentro trasmettendoti ansia e angoscia, che non vedi l'ora di finire nonostante le quasi 800 pagine. Bellissimo.
📖𝑹𝒆𝒄𝒆𝒏𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆:🍺🚬𝑼𝒏𝒂 𝑺𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝒐𝒓𝒓𝒐𝒓𝒆 𝒊𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂𝒏𝒂🏚🎭 𝒅𝒊 𝑷𝒂𝒐𝒍𝒐 𝑷𝒓𝒆𝒗𝒆𝒅𝒐𝒏𝒊 Edito: Bibliotheka Edizioni 🥃🔥 Miraniente sembrava prigioniera, intrappolata sotto una cupola invisibile che non lasciava traspirare nulla all’esterno. È la villa. No. La villa era il cuore, l’epicentro, d’accordo, ma ebbe improvvisamente la certezza di trovarsi di fronte a qualcosa di ancora più pazzesco. Non era solo la villa ad essere posseduta. Se c’era davvero un’entità, qualcosa di diabolico, di paranormale, non aveva infestato solo villa Parise. Come una pestilenza questo male si era propagato, infettando, espandendosi e divorando e, oh Dio, conquistando. Qualunque cosa fosse, si era preso tutta Miraniente. 📚🗞 Io adoro la sua scrittura, come riesce a catapultarmi nella storia, riesca a stupirmi, pagina dopo pagina. Ogni suo libro mi ha regalato un brivido, una scoperta. Finalmente qualcuno che riesce a tenermi sulle spine , a creare quell'angoscia che tanto agogno quando leggo gli horror. La sua scrittura scorrevole, ma così ben definita, che ti entra nella pelle. Ormai, Prevedoni, è una garanzia per me. Un rifugio dove so di trovare originalità, suspense, colpi di scena e incubi. Questa storia è onirica, visionaria, ti incolla alle pagine, e quando chiudi il libro, non vedi l'ora di tornare a Miraniente, e scoprire i suoi misteri, i suoi segreti macabri, né vuoi sempre di più di Villa Bianca e degli abitanti di quel paese strambo. Una fatiscente costruzione ottocentesca, in stile neo gotico, che troneggiava dall’alto di una collina. Il trionfo dello stereotipo della maledizione di provincia. Una casa stregata. Era stata costruita tra il 1804 e il 1813. Quella casa è Maledetta. Francesco Romero viene contattato per scrivere un romanzo sulla Villa Bianca. Ma potrebbe pentirsene amaramente. Ma tra il vizio dell'alcol e i debiti con certa gente, pronta a farlo fuori, non può che accettare, anche perché è un compenso molto congruo. Visioni, incubi, alterazioni, allucinazioni. È il caos del caos. Il lettore si ritrova spaesato, tra realtà, sogno e viaggi su un'altra dimensione di Miraniente. Un posto dove ormai il male affonda le mani nella terra. Il male e il bene. La luce e il buio. Un covo di servitori, ma di chi? La storia si divide tra i capitoli, tra gli anni '80 e il 2014. Inoltre, ci racconta la maledizione di Villa Bianca, che può sembrare il classico cliché, ma non lo è affatto. È come una bocca che vomita odio, dolore e distruzione. Gli abitanti sono strani, è tutto strano in quel paese di contadini. Tutto può sembrare irreale, tutto può cambiare. C'è un reale motivo del perché sia stato scelto proprio Francesco Romero, di Roma, a trasferirsi in quel buco per scrivere quel romanzo. Lui non sa nulla, lui non sa chi è e cosa può realmente fare. L'uomo con la maschera lo osserva, e forse lo tema, ed è pronto a mettere in atto il suo spettacolino. Lo straconsiglio. Ho amato questo romanzo horror😍
Posso dire di essere contenta di essere partita al contrario nel leggere la produzione di Paolo Prevedoni perchè se fossi partita da questo (il suo primo romanzo) non so se avrei continuato.
Intendiamoci: al pensiero che questa è la sua prima opera tanto di cappello! un tomo mastodontico di ben quasi 600 pagine non è certo una cosa che tutti sarebbero in grado di fare.. ma forse sta proprio qui il problema.
Lo stile dell'autore è come sempre incredibilemte fluido e le pagine scorrono fra le mani come acqua, tanto che per i primi tre quarti davvero non ci si rende conto della lunghezza della storia. Il problema sopraggiunge quando a più della metà del libro ci rendiamo conto che sostanzialmente non è ancora successo niente: un susseguirsi di situazioni inquetanti e incontri con creature mostruose, che però non ci rivelano le vere intenzioni della trama. E se questo potrebbe essere accettabile in un volume lungo la metà, in uno di questa lunghezza capirete da soli che rende la faccenda è decisamente ripetitiva.
La storia di persè è interessante: in un mix d'atmosfere che vanno dalla "IT" alla "Il seme della follia" si mescolano clichè del genere per poi però portare in campo elementi che gettano su tutto una nuova luce. Purtroppo c'è davvero tanta, troppa, carne al fuoco e molte cose rimangono perse lungo la strda, così come molti personaggi rimangono appena abbozzati sia nel carattere che nelle intenzioni, così come nel ruolo che essi stessi giocano all'interno della storia. Lo stesso protagonista rimane in parte evanescente e persino il suo ruolo finale resta parzialmente inspiegato (non dico di più per evitare spoiler).
Come dicevo all'inizio, conoscendo la sua produzione successiva non mi sento assolutamente di bocciare questo libro in toto, anche perchè lo stile evocativo e cinematografico di Prevedoni è già qui ben presente, anche se ancora acerbo, e molte sequenze sono davvero da brividi. Penso però che una sforbiciata abbondante nella prima parte avrebbe reso più fluida tutta la narrazione.
Se non conoscete questo autore e amate l'horror vi invito caldamente a recuperare per primi "La notte delle anime perdute" e soprattutto "Le streghe" che per me resta il suo capolavoro nonchè uno dei libri horror più belli che abbia mai letto 💀
Ho letto questo libro d'esordio per curiosità. Diciamo che la storia mi è anche piaciuta, i personaggi sono ben delineati e anche credibili. La storia della provincia italiana con le sue leggende è ben caratterizzata.
La cosa che non mi è piaciuta (a parte il finale stra scontato) è il miscuglio di generi che l'autore ha voluto buttare nel libro..... si passa dall'horror in stile King (senza nessun paragone ovviamente) ad un pseudo Poe dai tratti gotici, per poi saltare ad un giallo/noir.... boh insomma un miscuglio di generi che non mi sento di definire horror puro.
Proverò a leggere altri romanzi di Prevedoni, sperando in qualcosa di più!
In ciò che leggo l'ambientazione italiana è quella che preferisco: ambienti, nomi e dinamiche socio-culturali sono elementi noti che mi avvicinano molto alla storia e mi coinvolgono maggiormente. Prevedoni l'ho "conosciuto" in "Streghe" e mi è piaciuto subito. Nella sua scrittura si sentono gli influssi dei suoi gusti, che vengono esplicitati nella breve biografia iniziale: Sclavi, Argento, King. In "Una storia..." abbiamo un inizio da paura (😉) e un bel finale ma una parte centrale che ho trovato un po' ridondante, dove gli stessi concetti vengono ripresi più volte. Ciò non toglie fascino all'autore, del quale mi mancano alcune opere: ben presto le acquisterò.
Poteva anche intitolarsi "Una classica storia dell'orrore". Ci sono tutti i cliché del genere e in generale, dall'ambientazione ai personaggi, dalla trama alla scrittura, ho trovato ben poco di originale. Un tentativo di fare lo Stephen King italiano. Non siamo a quei livelli, ma tutto sommato è stato un tentativo riuscito: ridondante, lungo (un po' troppo, secondo me), ma comunque scorrevole e piacevole come lettura, un ottimo horror da ombrellone, ma niente di più. Se l'obiettivo era intrattenere ci siamo, per il resto tutto già letto.
Brian Keene, dice che attualmente nell' horror non c'è più nulla da inventare, sta nel personalizzare ciò che si scrive. Credo che sia proprio quello che ha fatto l' autore, si sente spesso la suggestione di altri caposaldi horror, non solo letterari ma anche cinematografici e fumettistici, più o meno espliciti; però il libro scorre via veloce e non annoia mai. Credo che leggerò altro dell' autore.
Questo romanzo di esordio di Paolo Prevedoni, di cui avevo letto e apprezzato "Le streghe" e "L'alba dei vampiri" parte molto bene, giocando su cliché horror e citazioni, soprattutto quelli di King, di cui l'autore non fa mistero di essere un grande fan. Ma purtroppo l'eccessiva lunghezza rovina un po' la bella atmosfera e il ritmo che si erano creati ad inizio libro. A mio avviso una bella sforbiciata, soprattutto nei capitoli finali, avrebbe reso il romanzo molto più godibile.
Prevedoni - una storia dell’orrore italia - 6 - in effetti l’autore si dichiara fan di Dylan dog e king. E così riscrive It nella pianura padana ma senza la complessità dell’amicizia tra i protagonisti. Si legge bene, ma un po’ alla lunga annoia, già letto, già visto, già sentito. E non può che finire come finisce. Cose (non troppo) preziose
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un bel libro. La tensione e gli incubi salgono lentamente sino al culmine finale dove tutto trova una chiave ed una spiegazione. Il libro è molto scorrevole e si legge in poco tempo, essendo la scrittura semplice e fluida. Penso comprerò altri libri dell'autore.
Per ora, la migliore storia di Prevedoni e il miglior horror italiano. Un po' Shining, un po' Dylan Dog, ma intriso di originalità. Personaggi profondi, storia avvincente, un grande atmosfera.