“Una coppia di norcini umbri nani accompagnò in sala il maiale, venuto apposta da Città di Castello a dorso di mulo per ottenere un effetto massaggio che ne ammorbidisse le carni. Il maiale trotterellò fino al grande tavolo e fissò Alain. Alain fissò il maiale. Afferrò l’apposito fucile a trombone e gli sparò una salva di bacche di ginepro nel sedere. ‘Non vi preoccupate, l’animale è stato anestetizzato,’ il norcino rassicurò mentre provvedeva ad asportare qualche fetta di carne al ginepro dal maiale contrariato. Alain prese solennemente la carne dal vassoio e la dispose a rosone gotico al centro della corona di fichi, poi cosparse il tutto di grappa e gli diede fuoco. ‘Prosciutto cavernicolo con fichi acrobatici!’ annunciò tra gli applausi. Il tavolo in fiamme venne rapidamente rimosso da una squadra di pompieri.”
In un’epoca che ha fatto di molti chef delle vere e proprie star, protagonisti di trasmissioni televisive e autori di bestseller in libreria, sembrava impossibile che il più grande di tutti non avesse ancora raccontato la sua storia, le sue ricette, i suoi progetti. Alain Tonné non ha bisogno di presentazioni, oltre a quelle riportate sopra. Questo libro, per la prima volta, lo racconta nudo e crudo. Da dove viene l’ispirazione per la sua cucina, così contemporanea e allo stesso tempo così tradizionale? Come sono stati i suoi primi passi nella cucina di un ristorante? Come si è guadagnato in così poco tempo le tanto agognate tre stelle Michelin? E cosa cerca, desidera, sogna l’uomo, al di là del suo essere chef? Il nuovo, clamoroso personaggio di Antonio Albanese: una parodia irresistibile, devastante e perfettamente tempestiva.
Antonio Albanese, divenuto noto grazie alla esilarante galleria di personaggi di "Mai dire gol" negli anni '90 si è poi rivelato negli anni successivi uno degli attori più interessanti del panorama comico italiano. E non solo comico, perché la sua carriera inizia come attore drammatico e le sue doti in questo campo non sono certo da trascurare.
Nato ad Olginate (Lecco) il 10 ottobre 1964 da una famiglia di origine siciliana, Antonio Albanese si iscrive alla Civica Scuola d'Arte Drammatica di Milano, dove si diploma nel 1991.
Debutta come attore di cabaret al teatro Zelig di Milano, partecipa al "Maurizio Costanzo Show", al varietà condotto da Paolo Rossi "Su la testa...!" (1992), alla trasmissione "Mai dire gol" (1993): in quest'ultima, mette a punto una serie di personaggi (il gentile Epifanio, l'aggressivo Alex Drastico, il telecronista-ballerino Frengo, il giardiniere di casa Berlusconi Pier Piero) divenuti famosi, i cui monologhi vengono successivamente riproposti nel volume "Patapim e Patapam" (1994).
I suoi personaggi sono in realtà molto più profondi di quello che possono sembrare e rappresentano; sono, in qualche modo, aspetti dell'alienazione sociale, pieni di tic, iperattivi e malinconici. Le macchiette portate in scena da Albanese spesso e volentieri si esibiscono in lunghissimi soliloqui senza capo né coda.
Uno dei personaggi più amati è stato creato da Antonio Albanese proprio per la trasmissione della Gialappa's Band. Il telecronista foggiano con riporto selvaggio Frengo-e-stop è un personaggio dotato di una particolarissima filosofia calcistica appresa dal grande maestro Zdenek Zeman (all'epoca allenatore del Foggia delle meraviglie). L'ingenuo Frengo vive le partite della squadra del cuore in modo surreale, immaginando interminabili dialoghi tra gli avversari e organizzando Karaoke, ruote della fortuna e gite con pranzo al sacco negli intervalli tra primo e secondo tempo. Nonostante questa visione disincantata del cinico mondo del calcio, le numerose sconfitte del Foggia (culminate poi con la retrocessione tra i cadetti) cagionavano inenarrabili sofferenze al telecronista foggiano che più di una volta appare in trasmissione con il riporto spettinato, lo sguardo assente e una enorme croce di legno sulle spalle. Frengo non viene incluso negli spettacoli teatrali di Alabanese, tuttavia viene proposto dall'arista alla fine, nei "bis", richiestissimo e graditissimo.
In teatro, ottiene grande successo con "Uomo!" (1992, poi ripreso nel 1994), poi con "Giù al Nord" (1997), scritto con Michele Serra ed Enzo Santin.
Dopo tre anni di successi televisivi Albanese abbandona il piccolo schermo (per mancanza di stimoli, come egli stesso avrà modo di ammettere successivamente), per dedicarsi al teatro e intraprendere una nuova carriera, quella cinematografica.
Debutta al cinema come interprete in "Vesna va veloce" (1996), nel ruolo sommesso e malinconico del muratore Antonio; poi è in "Tu ridi" (1998) di Paolo e Vittorio Taviani, dove indossa i panni di un baritono costretto a non cantare più per problemi di cuore.
Il suo esordio dietro la macchina da presa è con "Uomo d'acqua dolce" (1997), scritto con Vincenzo Cerami: Antonio Albanese inscena la vicenda esile e surreale di un maestro di scuola che, avendo perduto la memoria per un colpo alla testa, torna alla propria famiglia dopo un'assenza durata cinque anni.
Poi gira "La fame e la sete" (1999), ancora concepito in collaborazione con Cerami.
Nel 2000 interpreta "La lingua del santo" di Carlo Mazzacurati.
Nel 2002, Antonio Albanese torna con "Il nostro matrimonio è in crisi", un film agrodolce, in cui l'attore intraprende un viaggio grottesco mettendo alla berlina le esagerazioni della new age. Il film, scritto insieme a Vincenzo Cerami e Michele Serra, è la storia di Antonio, che nel giorno stesso in cui si sposa viene lasciato dalla moglie Alice (Aisha Cerami), la quale gli comunica di dover andare alla ricerca del "proprio Io" in un cen
Se si seguono (almeno per un poco) le varie trasmissioni di cucina (esclusa la Clerici e la Parodi) c’è un momento in cui ci si può sentire al posto di Alex durante la cura Ludovico.
E così poveri cristi cresciuti a minestrone e polpette (quando non siano quattro salti in padella e sofficini) si trovano a disquisire su contrasto dolce/salato, caldo/freddo, lamentare l’assenza di un po’ di acidità, apprezzare quel tocco di croccante. Ecco qui i clienti ideali. Tra di essi si aggira il Maestro, colui che ha proposto il muschio bruciato come condimento e sdoganato tutti i possibili sali, di ogni colore e con provenienze che il povero cristo, a parte Ibiza, Formentera e New York, non conosce.
Molti Maestri che si omaggiano tra loro in difesa di esoteriche conoscenze che li tengono in vita l’uno con l’altro. Su tutti il geniale Ferran Adrià che ha fatto milioni gelificando l’aria, sferificando occhi di triglia, convincendoti di poter provare un orgasmo nel mangiare del caviale di salmone fatto con il melone o nell’ingoiare un’oliva liquida. Il tutto con uso di elementi chimici che controlliamo non essere presenti nella crema idratante.
Tutti credendosi Vatel che cucinava per il Re Sole. Dimenticandosi che il povero Vatel quando toppò di trafisse con la spada.
Il solo programma un poco diverso è Masterchef America. Lì i concorrenti (che sembrano i muppets) affrontano una cucina inesistente (quella statunitense) di carne e prodotti messicani, tipo chili e mais, ricchissima di colesterolo e povera di tradizione. Il sale dell’Himalaya non si vede.
Da leggersi con delle pause tra una ricetta e l’altra, tra un impegno e l’altro del grande Tonné..
Una serie di racconti satirici che mettono nella giusta prospettiva la nuova religione culinaria e i suoi profeti; gente che, in fondo, lavora con fuochi e padelle senza occuparsi di scienza aerospaziale a ogni cena. Consigliato a chi apprezza l'umorismo di Albanese (molto più sofisticato di quanto certi suoi personaggi facciano intendere), soprattutto per la spassosa parte delle ricette.
Due stelle e mezzo per simpatia- ma sarebbero due. Si parte ridendo, dopo 20 pagine si è già avvolti dalla noia totale. Racconti intervallati da ricette, in una parodia che poteva essere molto più graffiante e memorabile.
L'ho preso convinta da alcune letture fatte dall'autore. Ma si persona è simpaticissimo. Per mezzo scritto a parte le divertentissime ricettine parodiate resta davvero poco e rasenta la volgarità. Non l'ho finito.
Risulta un po' ripetitivo ma strappa più di qualche sorriso nella presa in giro dell'esasperata ricerca di esotismo e assurdità di certa cucina stellata.
Ho comprato questo libro con l'intenzione di leggere qualcosa di divertente, qualcosa che non sono abituata a leggere e devo dire che fino a pagina 20 non ha deluso le mie aspettative, ma poi la satira si è fatta davvero troppo pesante e troppo nosense. All'inizio ridevo poi non vedevo l'ora di finire.
Il libro era iniziato bene, sembrava divertente e da leggere come intermezzo ad altri, ma col tempo è diventato ripetitivo e poco interessante. Antonio Albanese è un comico che apprezzo molto, ma come direbbe lui “leggi la prima storiella, leggi la seconda, poi ti rompi i c…” Peccato, pensavo che potesse essere uno svago migliore.
La peggiore disgrazia per un libro comico é quella di non fare ridere, qui succede proprio così. Non é assolutamente divertente. Le gag sono forzate, le battute scarse e il senso di tutto ciò è inesistente.
La cosa più bella di questo libro è la dedica scritta dal Marito <3 Le ricette strappano più di una risata, il resto è abbastanza lento e noioso. Ma Albanese non è tra i miei comici preferiti, quindi il giudizio potrebbe essere un po' di parte. :P
Da leggere insieme ad un altro libro, una ventina di pagine al giorno per conservare tutto il suo umorismo. Leggerlo da solo credo finirebbe per annoiare.
Due stelle giusto per l’impegno. L’idea di fondo sarebbe anche simpatica ma alla fine non mi ha fatto ridere per niente, anzi l’ho trovato a tratti pesante e un po’ forzato.
Carino, non lo nego. Quando è uscito era davvero il momento del grande boom della cucina, ricordo di averlo acquistato subito eppure ho impiegato diversi "tentativi" per concluderlo. L'idea di base è carina e la storia si svolge in maniera divertente, tuttavia le ricette che inframmezzano i capitoli sono divertenti solo all'inizio, poi restano simpatiche ma un po' ripetitive. Nel complesso gli do un NI
Arrivato a metà non sono riuscito a resistere. Si tratta di un grosso buco nell'acqua. Non è ironico, è prolisso e procede senza neppure porsi il problema del lettore. Sembra che non sappia nulla di cucina, per cui è tutto un "fritto misto" di pezzi raccolti da internet: ogni ricetta di albanese contiene il mitico sale dell'Himalaya...