Davide Morosinotto è nato nel 1980 in provincia di Padova. Vive a Bologna, dopo una parentesi romana di un paio d’anni. Il suo mestiere è quello di traduttore di software e i suoi hobby sono le moto, i libri e i videogame. Da qualche anno si è dedicato alla scrittura di libri per ragazzi ottenendo subito importanti risultati come il premio "Mondadori Junior Award".
"È cominciato tutto da un gruppo di giovani che aveva voglia di dire la sua." Dire, parlare, gridare: il romanzo è un testa a testa fra la forza rivoluzionaria dei verbi dichiarativi e il disarmante, spietato silenzio dell'omertà, del "La mafia non esiste", del "Mia cugina sospirò e si guardò intorno per controllare che non ci avesse sentito nessuno. Mi resi conto che era un gesto normale: lo avevo visto fare da tutti, sempre, fin da quando ero piccolo." Il titolo, "Peppino Impastato, una voce libera" potrebbe sembrare strutturalmente simile ad altri, per esempio a quello della graphic novel "Peppino Impastato, un giullare contro la mafia" (opera di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso per Beccogiallo, che consiglio in sé e anche per il suo valore propedeutico e per l'utile cronologia). E invece quella voce, o meglio, quella Voce, risulta la vera protagonista del romanzo, tanto da dotarsi di una doverosa maiuscola: è la prima epifania uditiva del protagonista dodicenne Totò, che attraverso le ormai leggendarie trasmissioni di Radio Aut scopre il vero volto della sua Cinisi (esemplari in questo senso sono le descrizioni dei correlativi oggettivi dei vari "accordi", che non anticipo per non rovinarne l'impatto durante la lettura). Un Bildungsroman territoriale, oltre che personale, in cui i mille "Perché?", strumento cardine di scoperta del mondo, si scontrano con il silenzio di chi tace e soprattutto mette a tacere. La narrazione è visiva, sensoriale, incalzante, quasi cinematografica: si corre in bici con Totò nel caldo di una primavera siciliana che è già estate, chiedendosi assieme a lui perché mai nessuno dica le cose come stanno e assorbendo tutto il suo entusiasmo, cassa di risonanza di quello di Peppino. E se naturalmente la fine è già stata scritta dalla storia di quegli anni cruciali, il personaggio di Totò aggiunge però un afflato di speranza: novello Ishmael, riceve il testimone della Voce, del racconto, della denuncia. Un romanzo doppiamente prezioso, dunque, perché ci ricorda che la parola ha un immenso potere rivoluzionario e lo fa senza retorica, attraverso le emozioni di un ragazzino che non si capacita delle astruse dinamiche in cui si trova inserito. E quello stupore è proprio la molla del cambiamento, quella che dovrebbe portarci a chiederci "E allora perché i 'grandi' non ne parlano mai?", anche e soprattutto se i grandi siamo noi.
Attraverso gli occhi di un bambino di 12 anni possiamo vedere com'è concretamente l'ambiente mafioso: al giorno d'oggi tutti lo sanno spiegare con paroloni, ma chi lo sa spiegare ai bambini?
Nel libro vediamo il cambiamento di mentalità di Totò, il protagonista, ma soprattutto la sua presa di posizione. Riesce a essere più coraggioso di uomini adulti, lottando per ciò che è giusto e andando contro alla sua famiglia. Sembra facile a parole, ma poi non tutti hanno la coerenza, l'intelligenza e il coraggio per prendere una decisione rischiosa e altrettanto ammirabile.
Un ottimo libro per bambini e ragazzi, un modo per educarli a lottare in quello in cui credono andando contro tutto e tutti, ma per la giusta causa. Abbiamo tanti esempi di questa lotta contro la mafia, adesso tocca a te, lettore: impara da questa storia e applica gli insegnamenti ricevuti.
Peppino impastato, una voce libera è un romanzo che mi ha emozionata. Una lettura piacevole e leggera, nonostante tratti un tema importante, quale la Mafia. Ho particolarmente apprezzato lo stile di scrittura adottato da questo autore e il suo modo speciale di raccontare questa storia. Un libro profondo adatto ai ragazzi e che lascia parecchio su cui riflettere; lo rileggerei con piacere.