In un futuro non troppo lontano, un killer silenzioso e freddo come l'inverno, si muove tra le opprimenti pareti di metallo delle colonie orbitali in cui gli esseri umani hanno dovuto esiliarsi. Non sa nulla del suo passato, gli scienziati del Progetto Newman gli hanno tolto tutto, anche il suo nome, per trasformarlo nella macchina da morte chiamata Winter. Cresciuto lontano da ogni contatto umano, immerso in un mondo di sangue e violenza, si ritrova a vivere in una realtà fatta di deboli ipocrisie e un classismo non meritocratico. Costretto a lottare ogni giorno per poter sopravvivere al suo stesso destino, dovrà fuggire o riuscire a sconfiggere tutti i soggetti del Progetto Newman che gli danno la caccia. Ma dopo il suo incontro con July, una ragazza in fuga per aver sorpreso il console Nick Nycros con uno dei boss della malavita, Winter si troverà coinvolto nell'avventura più complessa della sua vita: riscoprire la sua umanità.
Winter segue le vicende di un assassino che ha passato tutta la vita a combattere. Programmato per uccidere, privato di molte cose, prima fra tutti di una vita normale, Winter si spinge sempre in missioni pericolose, fino a quando un incontro cambierà la sua prospettiva. Mi è piaciuta moltissimo di Winter l'ambientazione, questo futuro in cui niente è più come lo conosciamo, anzi, è quanto di più lontano si possa immaginare. Gli esseri umani vivono sparsi nello spazio e la società è organizzata in livelli che rendono la sopravvivenza davvero difficile per chi non è in alto, soprattutto perché sembra la malavita a tirare le fila di tutto con la sua presenza ingombrante. E ho apprezzato la caratterizzazione di Winter, quest'uomo che in realtà è alla ricerca di una speranza e di qualcosa più grande per cui vivere. Il ritmo incalzante e la lettura scorrevole, lo rendono poi secondo me una lettura adatta a tutti. Consigliato!
La storia non ha nulla di originale ma è ben gestita ed è parecchio godibile, infatti, pur non essendo io un'amante del genere fantascientifico credo proprio che continuerò questo ascolto perché sono molto curiosa di sapere dove andrà a parare l'intera faccenda.
Quando ho letto la quarta di copertina di “Winter”, la mia attenzione si è focalizzata su una definizione: “killer silenzioso e freddo come l’inverno”. La scazzottata che ne è seguita è stata tra la parte di me delusa dalla banale similitudine freddo-inverno e quella esaltata dalla storia di un killer in un contesto distopico. È stata una battaglia feroce. La me delusa continuava a ripetere: “se c’è freddo come l’inverno in quarta, il testo sarà pieno di fronti imperlate di sudore, occhi azzurri come il cielo e cose dure come la roccia” e in parte aveva ragione perché, sì, alcune di queste frasi fatte in effetti ci sono. La me esaltata, però, non mi permetteva di distogliere l’attenzione dal cuore della storia: “oh, dai, un super killer, mondo e società andate alla malora, azione, botte: questa storia ha tutto quello che serve per piacerti!” e aveva ragione anche lei. Anzi, aveva ragione soprattutto lei. Infatti il libro l’ho letto. Infatti il libro mi è piaciuto. Infatti il libro mi è piaciuto tanto che sono andata a cercarmi il secondo volume della saga. Ora, intendiamoci, non è che l’altra parte di me avesse preso una cantonata: come dicevo, qualche descrizione più impegnata del freddo come l’inverno o duro come la roccia poteva esserci, e alcuni passaggi potevano essere gestiti in modo diverso rispetto alla facile parentesi spiegone e agli ormai immancabili flashback, ma c’è da dire che, anche laddove la narrazione non incontrava del tutto i miei gusti (perché qui di gusti si parla, non certo di errori o mancanze oggettive), è comunque rimasta sempre una lettura decisamente piacevole e molto molto lontana dall’annoiarmi. Per tutta la prima parte a tenere lontana la noia e ad interessare maggiormente è Winter, il killer protagonista che dà il titolo al romanzo. Sebbene il killer glaciale che poi si apre alla sua umanità grazie a un qualche episodio o incontro potrebbe sembrare un cliché, la dinamica è gestita talmente bene da renderlo comunque un cliché gradevole e l’approfondimento del personaggio è ottimo. Winter arriviamo a conoscerlo e a capirlo e, quando poi la storia decollerà, ci ritroveremo con tutti gli elementi utili per poter notare la sua evoluzione. Ho parlato di decollo della storia, ma voglio fare una specifica che forse rende palese cosa intendo quando dico che qui si sta parlando di gusti personali. Nella seconda parte la storia accelera in più di un senso: la trama fa proprio uno scatto e si apre, il ritmo aumenta, gli eventi precipitano e si iniziano a concatenare. L’azione episodica dell’inizio si trasforma in azione consequenziale. Eppure, quello che mi ha fatto correre a cercare il secondo volume non ha niente a che vedere con tutto questo: non c’entra la trama e, forse, non c’entra neanche Winter. Credo che ad esaltare ancora di più la parte esaltata di me sia stata la carrellata di personaggi come Winter: gente geneticamente modificata da… beh, fondamentalmente da dei pazzi, e che ha sviluppato ognuno un’abilità specifica. Eccola qua la scintilla di genio. Niente di mai visto prima, intendiamoci, noi cresciuti con i fumetti Marvel e DC conosciamo bene il fascino dei superpoteri, e personalmente l’ho ritrovato e gradito anche in romanzi recenti come la saga degli “Eliminatori” di Brandon Sanderson. Winter e quelli come lui rientrano in questo mondo e per me ci stanno benissimo, tanto che ora voglio conoscerli tutti. Il secondo volume si intitola “Skin”, nome accennato quasi di sfuggita nel primo e che sono felice di approfondire. E alle soglie del secondo volume mi ritrovo divisa come con il primo: con una parte di me che scalpita davanti al nuovo killer modificato così come da bambina scalpitava nell’attesa di scoprire un nuovo X-men e un’altra parte di me che non è così sicura che l’aspetto della storia che l’ha conquistata, quella scintilla che ha visto e in cui risiede la vera forza di questa storia, sia effettivamente quello a cui vuole dare spazio l’autore. Lo scoprirò leggendo “Skin”. Ma intanto applausi per Winter.
Ho scoperto questo autore grazie ai consigli di Liliana di Leggere Distopico, lei oltre a essere un’autrice che stimo è una lettrice molto ferrata in questo genere, quindi da ascoltare. Winter è un libro di fantascienza, altro genere che adoro e che mi sembra sempre di non leggere abbastanza.
Winter è un killer, la sua vita è stata modellata su questo. Lui è un’arma al servizio nella Newman, la società che l’ha creato, ed è stato proprio modificato per essere letale. In fuga dai suoi creatori, convinto ormai di aver completamente perso la sua umanità, ma l’incontro con July darà il via a una serie di eventi che lo faranno ricredere su molte cose.
Mi è piaciuta la storia, molto. L’idea alla base di tutto, con un eroe che all’apparenza sembra non esserlo, un solitario, che lotta contro un impero, rappresentato in questo caso dalla Newman. Questo è un tema caro alla fantascienza, che io leggo sempre con piacere. Non così originale, ma ben gestito, con tutti gli elementi che funzionano.
Altra cosa che ho adorato, secondo me l’elemento migliore del libro, è l’ambientazione. Delos Veronesi ha creato in poche pagine un mondo futuro immaginario, devastato dai cambiamenti climatici e dalle guerre. Ha ricostruito la società prestando attenzione ai vari particolari, facendo funzionare tutto e senza annoiare mai con eccessivi particolari. Ho avuto ben presente in mente il worldbuilding, un’idea quasi cinematografica, con i vari livelli descritti benissimo. ... continua sul blog
Un testo interessante: un romanzo di SF spaziale, che strizza l'occhio ai fumetti anni '90, come Nathan Never. Un protagonista interessante che lascia spazio nella narrazione agli altri personaggi, ben tratteggiati. A mio personale gusto, indugia troppo sulla psicologia dei perosnaggi e sulle motivazioni della storia. Una stazione spaziale molto ben descritta e documentata. Le scene di azione sono sicuramente la parte migliore del romanzo, la cui storia lascia aperta più di una porta ad eventuali seguiti. Comunque un tesot ch enon annoia mai nella lettura e che ti fa sempre girare la pagina per sapere cosa succede dopo.
Winter è la storia (ma anche il nome) di un assassino selezionato geneticamente e duramente addestrato. Una macchina umana programmata per uccidere. Siamo in un futuro distopico in cui la terra è ormai ridotta a lontano ricordo e gli esseri umani vivono accatastati in colonie sparse nello spazio. Solo i privilegiati riescono a godere dei livelli elevati, unici luoghi in cui luce e spazio vitale hanno un aspetto a misura d’uomo. In una società dove le divisioni in caste sono esasperate e la lotta sociale è tenuta sotto controllo tramite l’utilizzo di metodi violenti e malavita.
Su una di queste colonie, Stardust per essere precisi, incontriamo Winter impegnato in una missione. I suoi “tranquilli” affari prendono una piega diversa da come aveva previsto quando il suo destino si interseca con quello di una fanciulla qualunque. Una signorina Nessuno in apparenza, nessuno anche per un spietato assassino come Winter? Lasciarla in balia del suo triste futuro o intervenire rischiando di farsi scoprire? recensione completa qui: https://ilbistrotdeilibri.com/2018/08...