Fabian Hoffmann – uno dei personaggi del capolavoro di Uwe Tellkamp La Torre, vincitore del Deutscher Buchpreis – torna per ricordare la figura del padre Hans, ginecologo dell’Accademia di medicina Carl Gustav Carus di Dresda. Fabian riporta in vita la storia della città simbolo della Germania Est, Dresda, quando era capitale del romanticismo tedesco, culla della musica, della pittura e della un momento di grande fervore culturale di cui il dottor Carus, che il padre stimava molto, era stato un’esponente di primo piano. La nostalgia amplifica il grigiore del la città mostra ancora i segni del terribile bombardamento che la distrusse nel 1945, mentre i casermoni costruiti dal regime socialista sono avvolti in una nuvola di fumo grigio. Le cose di Carus è un racconto struggente, in cui risuona inconfondibile la voce letteraria cristallina di Uwe Tellkamp, che trova il suo contrappunto nelle illustrazioni di Andreas Töpfer, che riproducono con tratti essenziali i luoghi più significativi di Dresda.
Uwe Tellkamp is a German writer and physician. He practised medicine until 2004. Before the fall of communism, he was enlisted in the National People's Army as a tank commander and imprisoned when he refused to break up a demonstration in October 1989. Until the fall of the German Democratic Republic shortly after, he was prohibited from studying medicine.
In 2008 Tellkamp was awarded the German Book Prize for his novel Der Turm (The Tower), which describes life in 1980s East Germany.
Questo racconto è come sfogliare un album dei ricordi, quelli di un figlio che va indietro nel tempo per incontrare il padre.
“Strano che riveda davanti a me mio padre in inverno – come se nel periodo caldo dell’anno non fosse andato da Carus, come se in estate, nei corridoi riecheggianti e nelle camerate a dieci letti della clinica, non avesse avuto niente da fare. Probabilmente questa mia idea nasce dal fatto che in inverno mio padre tirava fuori “le cose di Carus”, come le chiamava lui, cercava la solitudine del suo studio e proibiva a Muriel e a me di fare baccano.“
“E ancora mi sovviene il ricordo di mio padre, seduto nel suo studio, con gli atlanti anatomici aperti sulla scrivania, davanti a sé la teca di vetro piena di formalina con Pencil, la lampreda di fiume – e tuttavia, Fabian, disse mio padre, scomponiamo la foglia nelle sue cellule, fino all’apertura degli stomi, alle fibre, ai vasi attraverso i quali il turgore spinge la linfa, abbiamo la scienza dell’anatomia comparata e siamo in grado con i microtomi di scomporre l’animale più piccolo in organismi sempre più piccoli, conosciamo la clorofilla e come agisce, arriviamo giù, fino agli atomi – e tuttavia: Tutta la nostra scienza ci mette in condizione di dare la vita anche soltanto al più piccolo acaro, di ricomporre la più semplice delle foglie, di farla diventare verde e lasciarla crescere al sole?
Kupferstichkabinett, i disegni di Carus. Rifletto su concetti quali esercizio, bozzetto, capitale ed esigenza architettonici, sullo schizzo che difende il proprio diritto e che non sempre è inferiore all’opera cosiddetta finita. Tutto ciò che è vincolante, viene più tardi. Lo schizzo serve alla preparazione. Non deve dimostrare niente, non minaccia subito la visione d’insieme, la matita può vagare e essere osservatrice dell’attimo – che naturalmente, dice Schiller, è il più potente di tutti i sovrani.”
Un racconto struggente e al tempo stesso delicato, impreziosito dai disegni di Andreas Töpfer.