"Il colonnello Carlo Terzo sospese la lettura e alzò lo sguardo al sole, aspettando una risposta. Ma il tenente Amedeo Campari, piedi ben piantati sulla sabbia della spiaggia maremmana, guardava in silenzio l'orizzonte del mare e tirava di fioretto contro l'infinito. Nel balenare di luce della lama, il libeccio piegava la cima dei pini, rovesciando sulla riva bianche ondate di spuma..."
Prologo, secondo paragrafo.
Tac! Conquistata.
E l'arte della guerra, concepita dal protagonista come cultura, intuizione e razionalità, diventa anche, e soprattutto, strategia di vita:
""Batti il nemico se batti te stesso, se ti superi, rivelandoti paziente, saggio e tenace. Soffrendo come mai avresti pensato di riuscire a soffrire. Morale, ecco la parola...Ricordati: in guerra vince chi pensa di più e più in fretta, chi riesce a pensare come il suo avversario, fino a guidarne i comportamenti. Si vince conquistando il cervello del nemico, non il suo esercito, come reputava Hitler.""
Bellissimo.