A quarant’anni dalla legge Basaglia, che ha sancito la chiusura dei manicomi, riemergono le storie e i volti di migliaia di donne che in quei luoghi hanno consumato le loro esistenze. In questo libro sono soprattutto donne vissute negli anni del regime fascista: figure segnate dal medesimo stigma di diversità che, con le sue ombre, ha percorso a lungo la società, infiltrandosi fin dentro i primi anni del l’Italia repubblicana. All’istituzione psichiatrica fu consegnata, dall’ideologia e dalla pratica «clinica» del fascismo, la «malacarne» costituita da coloro che non riuscivano a fondersi nelle prerogative dello Stato. Su queste presunte anomalie della femminilità, il dispositivo disciplinare applicò la terapia della reclusione, con la pretesa di liberarle da tutte quelle condotte che confliggevano con le rigide regole della comunità di allora. La possibilità di avvalersi del manicomio al fine di medicalizzare e diagnosticare in tempo «gli errori della fabbrica umana» non fece che trasformare l’assistenza psichiatrica in un capitolo ulteriore della politica sanitaria del regime, orientata alla difesa della razza e alla realizzazione di obiettivi di politica demografica, attraverso l’eliminazione dalla società dei «mediocri della salute», dei «mediocri del pensiero» e dei «mediocri della sfera morale». Fu così che finirono in manicomio non solo le donne che si erano allontanate dalla norma, ma anche le più deboli e indifese: bambine moralmente abbandonate, ragazze vittime di violenza carnale, mogli e madri travolte dalla guerra e incapaci di superare gli smarrimenti prodotti da quell’evento traumatico. In questo libro i percorsi di queste esistenze perdute vengono finalmente ricomposti, attraverso l’uso sapiente di una ricchissima documentazione d’archivio: fotografie, diari, lettere, relazioni mediche, cartelle cliniche. Materiali inediti che raccontano la femminilità a partire dalla descrizione di corpi inceppati e che riletti oggi, con sguardo consapevole, possono contribuire a individuare l’insieme dei pregiudizi e delle aberrazioni che hanno alimentato – e in modo nascosto e implicito continuano ancora oggi ad alimentare – l’idea di una «devianza femminile», da sradicare per sempre dal nostro orizzonte culturale.
Libro molto interessante sulle condizioni delle donne recluse nei manicomi nella prima parte del 20° secolo. Commoventi e allo stesso tempo scioccanti i casi clinici riportati, spesso ( quasi sempre) le donne rinchiuse non avevano vere e proprie malattie psichiatriche, ma rinchiuse semplicemente per volere delle famiglie o solo su segnalazione di vicini per i piu' svariati motivi, o per semplice indigenza. Ci rendiamo conto che è proprio questa la follia originaria? io ti segnalo perchè mi stai sulle scatole, e tu finisci 2 mesi in Manicomio sotto osservazione..... o perchè non volevano sposare l'uomo scelto dalla famiglia, o per motivi economici etcc.....Anche uscire alla sera da sole era motivo di internamento!!! Ottima la parte sviluppata sull'epoca Fascista e Psichiatria., assolutamente fuori dai binari della verità storica la parte su Cristianità e Vaticano e visione della donna nel periodo tra le due guerre mondiali... qui vengono esposte tesi azzardate, a mio parere, intrise dei soliti preconcetti sulla religione cattolica. consiglio, ma da leggere con attenzione senza bersi come verità assolute le posizioni politiche chiare dell' autrice che si delineano nel libro.
Forse una tesi di laurea. Aggiunge poco e niente per chi conosce già la storia dei manicomi del nostro paese. O la storia del femminismo nel nostro paese. O per chi ha letto le prime 20 pagine.
Testimonianze fondamentali, vite di donne che andrebbero studiate a scuola. Mi è venuto da piangere anche solo guardando l'inserto fotografico a metà libro. La votazione è di tre stelle perché il saggio è davvero troppo ripetitivo, non fa altro che riproporre lo stesso concetto mille volte, è stato difficile arrivare alla fine. Peccato perché l'argomento avrebbe un potenziale enorme e sarebbe bello se fosse divulgato in modo più accessibile. Non bisogna dimenticare queste donne e quello che hanno subito.
Come ormai saprete, quando si parla di discriminazione delle donne e manicomi, io prendo posto in prima fila. Perché… non c’è un motivo vero e proprio, semplicemente sento una forte attrazione verso questi temi che ritengo essere davvero importanti.
“Malcarne” di Annacarla Valeriano, edito da Donzelli Editore, è un saggio che mostra la dura realtà legata appunto ai manicomi e alla considerazione della società nei confronti delle donne nel periodo Fascista.
Sicuramente immaginerete il legate tra le due cose. Infatti non è una novità che molto spesso in manicomio ci finivano i soggetti considerati “scomodi” piuttosto che pazzi.
Annacarla, citando molteplici opere passate in cui veniva trattato l’argomento “il ruolo della donna” o “donna e sessualità” (giusto per generalizzare), ci aiuta a comprendere la mentalità con cui un tempo le donne dovevano fare i conti. E non mi riferisco solamente allo Stato o ai medici, bensì anche ai familiari stessi delle donne che venivano internate.
Ahimè, bastava davvero pochissimo per essere considerate bisognose di cure psichiatriche, e una volta ricoverate, difficilmente si riusciva a “guarire”, infatti la maggior parte delle pazienti, anche se dimesse, ritornavano in manicomio dopo poco tempo.
Ho trovato questo libro davvero interessante. La mia parte preferita ovviamente è quella legata alle lettere delle pazienti, ritrovate nei loro fascicoli. Lettere che aiutano a capire davvero moltissime cose.
“Storie di vita diverse, ma accomunate dal medesimo destino di emarginazione.”
Questo è un libro che richiede molta attenzione, quindi non leggetelo in un momento in cui avete bisogno di letture frivole o con una trama avvincente, altrimenti potreste trovarlo noioso per la moltitudine di concetti esposti. Leggetelo invece se desiderate capire fino in fondo cosa hanno dovuto affrontare le donne in passato. Immedesimatevi con queste creature e, dopo aver sofferto per loro, gioite per le conquiste che il mondo femminile è riuscito a ottenere nel corso degli anni. Lo so, la strada è ancora lunga.