Mentre l'inverno incombe sui Sette Regni, la "guerra dei Cinque re" pare giunta alla sua conclusione, con il Trono di Spade saldamente in mano al giovanissimo e demente re Joffrey. Il suo matrimonio con la splendida Margaery, che suggellerà l'alleanza tra i Lannister di Castel Granito e i Tyrell di Alto Giardino, è ormai prossimo. Ma su di lui pende l'oscura maledizione gettata sugli usurpatori da Stannis Baratheon. E numerosi sono i nemici da cui deve guardarsi, come la Madre dei draghi Daenerys Targaryen. Intanto, nelle segrete della Fortezza Rossa, Tyrion Lannister, il Folletto, è costretto a discolparsi da un'accusa infamante che può portarlo al patibolo, mentre nell'estremo nord del reame Jon Snow, il bastardo di Grande Inverno, si trova a difendere la Barriera da una nuova e più micidiale minaccia: l'assalto finale che il mastodontico esercito di Mance Rayder, il re oltre la Barriera, scatena contro il Castello Nero, ultima piazzaforte dei Guardiani della notte. Forse la guerra per il potere supremo è ancora tutta da giocare.
George Raymond Richard "R.R." Martin was born September 20, 1948, in Bayonne, New Jersey. His father was Raymond Collins Martin, a longshoreman, and his mother was Margaret Brady Martin. He has two sisters, Darleen Martin Lapinski and Janet Martin Patten.
Martin attended Mary Jane Donohoe School and Marist High School. He began writing very young, selling monster stories to other neighborhood children for pennies, dramatic readings included. Later he became a comic book fan and collector in high school, and began to write fiction for comic fanzines (amateur fan magazines). Martin's first professional sale was made in 1970 at age 21: The Hero, sold to Galaxy, published in February, 1971 issue. Other sales followed.
In 1970 Martin received a B.S. in Journalism from Northwestern University, Evanston, Illinois, graduating summa cum laude. He went on to complete a M.S. in Journalism in 1971, also from Northwestern.
As a conscientious objector, Martin did alternative service 1972-1974 with VISTA, attached to Cook County Legal Assistance Foundation. He also directed chess tournaments for the Continental Chess Association from 1973-1976, and was a Journalism instructor at Clarke College, Dubuque, Iowa, from 1976-1978. He wrote part-time throughout the 1970s while working as a VISTA Volunteer, chess director, and teacher.
In 1975 he married Gale Burnick. They divorced in 1979, with no children. Martin became a full-time writer in 1979. He was writer-in-residence at Clarke College from 1978-79.
Moving on to Hollywood, Martin signed on as a story editor for Twilight Zone at CBS Television in 1986. In 1987 Martin became an Executive Story Consultant for Beauty and the Beast at CBS. In 1988 he became a Producer for Beauty and the Beast, then in 1989 moved up to Co-Supervising Producer. He was Executive Producer for Doorways, a pilot which he wrote for Columbia Pictures Television, which was filmed during 1992-93.
Martin's present home is Santa Fe, New Mexico. He is a member of Science Fiction & Fantasy Writers of America (he was South-Central Regional Director 1977-1979, and Vice President 1996-1998), and of Writers' Guild of America, West.
Finalmente un libro in cui l'autore oltre ad ucciderti tutti i tuoi personaggi preferiti ne fa tornare qualcuno dal mondo dei morti per vendicarsi. Comunque meraviglioso, ricco di colpi di scena, fino ad adesso è il libro che più mi ha emozionato di tutta la saga.
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Rispetto alle due precedenti, questa terza parte è più esaltante, si può considerare quella del riscatto e della vendetta. Adoro la capacità di Martin di sconvolgere per alcune morti (Robb) e quella di dare la massima esaltazione, tipo esultanza saltando dalla sedia, per altre (Joffrey e Tywin); all’inizio quella di Joffrey mi era sembrata troppo “veloce”, invece, riflettendoci è stata veramente squallida e ignobile come si meritava, per non parlare di quella del nonno. Sansa continua a non piacermi, se solo fosse più sveglia! È l’unica che, quando ricorda la famiglia, non pensa mai a Jon Snow, però le lascio ancora una possibilità, ogni tanto ha sprazzi di buonsenso. Curiosa di vedere il seguito della sua storia nelle mani di Petyr Baelish. Daenerys sempre più feroce, una vera regina! Mi aspettavo qualche passo in più verso il suo ritorno, invece ora si è pure fermata :( Jamie, rapporto incestuoso e tentato omicidio di bambini a parte, è sempre più intrigante, ha una coscienza ed è molto tenero il rapporto con Tyrion, peccato si siano lasciati in così malo modo. Arya finalmente è riuscita a liberarsi di tutti i suoi “rapitori” e riprendersi Ago. Spero possa rincontrare Jaquen; che fine farà il Mastino? E la Montagna? Poiché quelli dati per spacciati ritornano e quelli considerati intoccabili tirano le cuoia, ci sono buone possibilità che non ce ne siamo liberati (e per il Mastino sarei anche contenta). Speravo che Catelyn Stark ci avesse abbondonato per sempre, ma ne dubitavo, però devo dire che da queste poche righe, questa nuova Catelyn, muta, deforme e vendicativa mi stuzzica e visto le premesse, prevedo tempi bui per i Frey. Il bello è che tutti pensano che, oramai, gli Stark siano morti e si scornano per la successione di Grande Inverno, quando ne sono morti solo due. Che dire di Tyrion? È grande, dopo tante umiliazioni, la freddezza con la quale ha liquidato Shae e Tywin è immensa. Jon Snow ha finalmente la considerazione che si merita. Purtroppo, il “Tu non sai niente, Jon Snow”, nonostante la gradita dipartita di Ygritte continua a perseguitarmi. Alcune risposte sono state date (chi ha attentato alla vita di Bran, lady Lisa che ha avvelenato Jon Arryn, se Lord Tywin Lannister cacava oro (scusate :D)), ma molte sono ancora da dare e altre se sono aggiunte. Inoltre mi piacerebbe sapere qualcosa in più dei Targaryen, soprattutto di Rhaegar e quindi aspetto con ansia che Ser Barristan inizi il suo racconto.
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AVVERTENZE: non penso ci siano spoiler, ma sicuramente ci sono SCLERI. E tanti.
Con Il Portale delle Tenebre si conclude il terzo romanzo della saga A Song of Ice and Fire, di George R. R. Martin, A Storm of Swords, diviso da noi in tre libri (Tempesta di spade, I fiumi della guerra, Il portale delle tenebre). Se pensavo che il clou di ASOS fosse stato raggiunto in I fiumi della guerra mi sbagliavo. Di grosso. George Really Ruthless Martin mi ha sconvolto l'anima lettrice ancora più di prima e questo, chiunque tu sia che leggi le mie parole da Ossessionata, è la perfezione. Non nascono spesso autori del genere. NON ESISTONO AUTORI TANTO MALVAGI. NON ESISTONO AUTORI CAPACI IN QUESTO MODO DI FARTI SOFFRIRE E ALLO STESSO TEMPO ALIMENTARE FILM MENTALI INFINITI. DIO, SE SOLO PENSO CHE SOFFERENZA QUESTO LIBRO, QUELLI PRIMA. DIO, PERCHÉ. È MOSTRUOSO. QUEL CHE HA SCRITTO È SEMPLICEMENTE TERRIBILE. Ma è la vita, è la guerra, è il mio cuore che ha cambiato residenza e si trova ora a Casa Martin (O A GRANDE INVERNO, DIPENDE DAI PUNTI DI VISTA) ed è la mia sanità mentale che sta giocando a nascondino con il mio dolore. Il dolore vince sempre, purtroppo.
GEORGE, SONO ARRIVATA A PASSARE LE MIE GIORNATE PENSANDO ALLA VENDETTA. VOGLIO VENDETTA. VOGLIO GLORIA PER I MIEI ADORATI. SANSA *agonizza* DAENERYS *allunga la manina* JON *prende un bastone e lo dirige dove vuole lei* ARYA *agonizza e stritola* BRAN *stritola così forte che lo trita* BRIENNE, JAIME, TYRION, CATELYN *agonizza*, TUTTI, VIVI E *DOLORE*
Il vuoto dopo la morte. Vuoti che non si riempiono: sfoghi, lotte, lunghi silenzi e cicatrici profonde. Una nuova impostazione di scenario molto più vasta si presenta dopo il tristissimo e lacerante finale de "I fiumi della guerra". Jon è nel giusto quando afferma spera che qualcuno da qualche parte debba provare un pò di gioia perchè i tempi sono bui e l'inverno sta arrivando. I nemici si celano dietro un sorriso, una stretta di mano e una promessa. Non esiste un equilibrio tra bene e male, almeno non in questo libro. Il male è sempre in agguato, non morirà tanto facilmente e assumerà sempre forme differenti (Tywin Lannister, I Frey, Lysa Arryn, Alliser Thorne, Gregor Clegane....e chissà chi altri) Se Jamie Lannister viene tradito con un'occhiata di suo padre e la freddezza di sua sorella Cersei, suo fratello Tyrion fa un pò di giustizia. Se Samwell Tarly prende coraggio, il suo migliore amico Jon Snow ha il cuore dilaniato. Scelte, scelte e ancora scelte. E ancora morte, sempre morte. Ho trovato questo libro molto appassionante, sicuramente uno dei migliori finora. Tristezza infinita per Jon Snow e la morte di Ygritte, che lo ha distrutto. Una nuova consapevolezza per il suo amico Sam "Il distruttore", che agisce per il meglio (se solo Lord Tarly potesse vederlo!). Jamie Lannister indecifrabile perchè so che non è cattivo come altri, ma non so quanto sia "buono". Per quanto ami Arya Stark, il suo percorso narrativo mi risulta a tratti troppo noioso. Bel personaggio quello del vendicativo "Vipera Rossa" alias Oberyn Martell, anche se speravo che vivesse più a lungo. Troppe morti, ma in fondo Valar Morghulis: tutti gli uomini devono morire.
Personaggi in continua evoluzione, quasi uomini veri, imprevedibili e pronti a cambiare. Jaime, quasi da innamorarsene; Sansa, che non sembra neanche più la solita Barbie; Arya, ormai quasi spietata; Sam il distruttore, che quasi quasi ha imparato a mentire; Stannis, più antipatico di sempre e Ditocorto, quanto sei salito nella mia scala personale con quell'ultimo volo...non osavo neanche sognarlo!
Scene esilaranti, che mi hanno fatto scoppiare a ridere più di una volta.
«Noi difenderemo la Barriera fino all'ultimo uomo» dichiarò Cotter Pyke. «Probabile che quello sarò io» disse Edd l'Addolorato in tono di rassegnazione.
Una storia sempre più articolata, precisa nei minimi dettagli, che ci tiene continuamente sull'attenti, collegando i fili del presente con quelli del passato.
"Tutto trae origine dal passato, dal lontano passato" pensò Tyrion "dai nostri padri, dalle nostre madri, e prima ancora dai loro padri e dalle loro madri. Noi siamo solo marionette che ballano appese ai fili di coloro che ci hanno preceduto. E un giorno, i nostri figli saranno costretti a ballare al nostro posto, appesi ai nostri fili."
No, decisamente non un semplice fantasy dall'ambientazione medievaleggiante e cavalieri e spade magiche. Anche cavalieri e spade magiche e draghi e corni perduti e foreste stregate e giganti.
Ho letti pareri secondo cui Martin poteva chiudere qui. Io dico di no, è proprio ora che mi è venuta più voglia di continuare a leggere!
Probabilmente il migliore della saga fin ora. Ho adorato l'entrata in scena dei Martell ( era ora!), e Oberyn è diventato immediatamente uno dei miei personaggi preferiti ( e ha fatto la fine che fanno praticamente tutti i personaggi che piacciono a me :/ ). Nei tre libri in cui è stato diviso "A Storm of Swords" sono morti due dei personaggi che mi piacevano di più ( accidenti a te Martin ) ma per fortuna hanno tolto di mezzo anche due di quelli che detestavo di più. Continuo a non sopportare Jon e Dany, soprattutto lei ma sono quasi del tutto sicura che non me la toglierò mai dai piedi e diventerà regina alla fin fine quindi mi tocca sopportarla! Ora sono ancora più curiosa di sapere come si evolverà la storia, e accidenti, voglio andare a Dorne e voglio leggere qualche punto di vista dei Martell xD
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Ottima conclusione per il terzo libro della saga, che al momento si rivela il migliore di tutti. Di colpi di scena ce ne sono parecchi, qui.
Al nord, la Barriera è attaccata dai Bruti. E Jon Snow si ritrova a guidare i pochi confratelli rimasti al Castello Nero contro il grosso dell’esercito di Mance Rayder, visto che tutti gli altri erano stati allontanati grazie a delle esche cui Bowen Marsh, il lord attendente, aveva prontamente abboccato. L’arrivo di Janos Slynt con il suo odio verso gli Stark -immotivato, visto che alla fine sono stati i Lannister a tradirlo-, e nel momento più buio, con Jon Snow di nuovo in mano ai Bruti, l’arrivo della cavalleria. Re Stannis Baratheon che cala sui Bruti sconfiggendoli, e facendo il suo ingresso trionfale al Castello Nero con proposte a dir poco innovative per accogliere i Bruti al nord. Lui, il cavaliere delle cipolle e Melisandre hanno riconosciuto la minaccia portata dagli Estranei, e sono pronti a combattere. A seguire, un’offerta irrinunciabile fatta a Jon Snow e l’elezione del nuovo lord comandante, tra rivalità intestine e l’ombra del potere dei Lannister a supporto del corrotto Slynt.
Torna al Castello Nero anche Sam assieme a Gilly e al bambino. Torna passando da un tunnel segreto e magico sotto il Forte della Notte, dove si trova il Portale delle tenebre. Un portale scavato in un enorme albero-diga, che si apre solo di fronte alla richiesta di un confratello giurato! E Sam, una volta tornato nei Sette Regni, tornerà subito all’albero diga per aprire il portale e lasciare passare Bran, Jogen, Hodor, Meera e Estate: i ragazzi erano al Forte grazie alle visioni di Jogen, in cerca di un modo per superare la Barriera e trovare il corvo con tre occhi; Sam era stato condotto al portale da un individuo potente e misterioso che cavalcava un’alce, e che li aveva salvati dai morti viventi incotnrati nel libro precedente.
A est abbiamo Daenerys che conquista l’ultima grande città degli schiavisti, solo per scoprire però che le città precedentemente liberate erano caduto sotto il giogo di nuovi tiranni sorti tra gli schiavi liberati. Disgustata, decide di fare le prove generali di dominio tenendosi questa nuova città. Si scopre poi il tradimento -ovvio- di Mormont, punito con l’esilio dalla khaalesi. E la vera identità di Barbabianca: non è altri che ser Barristan il Valoroso, il vecchio comandante delle spade bianche deposto da Joffrey e Cersei, che poi avevano invano tentato di farlo uccidere ed era scomparso dalla scena. Barristan che si è finto uno scudiero per studiare Daenerys, e reputandola degna di essere regina si è rivelato offrendole i suoi servigi. Magari sarà la volta buona che la ragazza capirà che razza di folle fosse suo padre.
Ad Approdo del Re, però, si svolge la maggior parte dell’azione. Arrivano le nozze di Joffrey e di Margaery. E la Regina di Spine, giustamente preoccupata per la salvezza della nipote, trova il modo di avvelenare il reuccio con la collaborazione -pare- di Ditocorto. E sopratutto con l’involontaria collaborazione di Sansa e Tyrion. Tyrion, dopo l’avvelenamento con morte in diretta durante il banchetto, viene arrestato e portato nelle segrete, e tutti paiono certi della sua colpevolezza. Tutti tranne Jamie, tornato finalmente nella capitale e che aveva affrontato duramente il padre ribadendo di non volerne diventare l’erede ma di voler rimanere una guardia reale. Il lord comandante, per la precisione. Le cose sembrano mettersi bene quando Tyrion ottiene un processo davanti agli Dèi, così come aveva fatto al Nido dell’Aquila. Cersei sceglie come suo campione ser Gregor, la Montagna che cavalca. Un mostro, che però spinge tra le braccia del Folletto il principe di Dorne, la Vipera rossa in cerca di vendetta. Proprio quando la vipera sembra avere la vittoria in pugno, però, abbassa la guardia e viene punita da ser Gregor che la massacra letteralmente. Inaspettato a dir poco. Gregor comunque rimane moribondo, il veleno delle armi del Martell è leggendario e non lascia scampo. La cosa comunque gli è di ben poco sollievo, così come aiuta ben poco Tyrion, che ora attende la visita del boia. Invece riceve la visita di Jamie che lo libera, assieme al riluttante Varys, per farlo fuggire nelle città libere. Tyrion è sommerso dalla gratitudine, ma quando Jamie gli rivela che in realtà Tysha non era una puttana ma lo amava realmente, e che aveva mentito per ubbidire al padre, Tyrion muta. Per ferire Jamie gli dice dei tradimenti di Cersei, mente dicendogli anche di aver ucciso lui, in realtà, Joffrey. Poi sfrutta i passaggi segreti di Varys per andare dal padre, e uccidere sia lui che Shae trovata a giacere nel letto del Primo Cavaliere. Un’ottima vendetta, sacrosanta, per il povero Folletto!
Sansa intanto era fuggita con Dontos, chiedendosi se le perle nere della sua retina per i capelli non avessero a che fare con la morte del re. Scopre poi che Dontos l’aveva venduta a Ditocorto, che la porta via in nave per tenerla al sicuro. Ma con la sua famiglia sterminata, dove potrà mai essere al sicuro? Ma nella valle di Arryn! Ditocorto sposa subito l’impaziente Lysa Tully, che scopriamo avere ucciso il suo stesso marito su consiglio di Petyr e inviato apposta il messaggio a Catelyn che ha scatenato la guerra. Tutti pedine nelle mani di Ditocorto? Ha armato anche lui chi avrebbe dovuto uccidere Bran, rischiando così la vita dell’amata Catelyn? O quello è stato davvero il principe pazzo? Sansa comunque diventa la figlia bastarda di Ditocorto, tiranneggiata da Lysa e dall’idiota Robert. Finché Ditocorto non comincia a provarci con lei, e una volta scoperto da Lysa salva Sansa gettando di sotto dal Nido la moglie e diventando lord protettore e reggente di Robert. Sansa è abbastanza nella merda, direi, e gli sta più che bene.
Arya, invece, gira ancora con il Mastino che pensa di portarla proprio al Nido. Ma il Mastino è ormai alla frutta, e dopo una battaglia con alcuni uomini del fratello -durante la quale Arya stessa uccide Messer Sottile- è praticamente morto. Arya fugge anche da lui, e grazie alla moneta di ferro -valar morghulis- ottiene un passaggio su una nave Braavosiana. Cosa significa quella frase? Quale è il significato della moneta? Cosa pensano che lei sia? E l’epilogo… troviamo di nuovo i fuorilegge del Lord della Folgore. Lem, Tom… li troviamo intenti a uccidere un Frey. E hanno un’accusatrice. Lady Catelyn Stark, il cui corpo dopo due giorni era stato gettato nel fiume e mangiato dai pesci. Tornata in vita, probabilmente grazie al prete rosso dopo che Nymeria aveva trascinato a riva il cadavere. Non può parlare, ma è viva. Vede. Ricorda. Vuole vendetta.
I tre libri di A storm of sword sono davvero i migliori della saga, per ora. Non ci sono battaglie campali, ma ci sono scontri, morti, tradimenti, colpi di scena.
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Mi è piaciuto moltissimo, come sempre finora quelli di Martin, l’emozione nella lettura è sempre tanta, e la fatica a staccarsi e interrompere sempre enorme! I miei preferiti (Tyrion, Davos, Daenerys, Jaime in particolare) in questo libro continuano a piacermi sempre di più, e in più ho trovato un altro personaggio da adorare: Edd l’Addolorato! :) Il finale è come sempre più appeso, peggio che quando finisce un libro della divisione italiana: ci sono davvero tante novità, direi quasi una per ogni personaggio “punto di vista”: Bran, Arya, Jon, Catelyn, un po’ anche Davos… Il dominio della regina aspettami, sto arrivando!!!!
Sul fronte orientale Daenerys inizierà a scoprire alcuni aspetti della profezia che riguarda il suo futuro, in particolare i tradimenti. Dover comandare un’armata e invadere paesi stranieri non è solo questione di quanti uomini si hanno a disposizione. Bisogna anche mantenere nervi saldi e fare scelte dolorose, che potrebbero però spezzarle il cuore.
Se siete degli appassionati di Tyrion e della sua dialettica, è meglio che vi prepariate ad assist estere a vari capitoli dedicati a lui. Le sue vicende diventano, infatti, centrali per l’evoluzione del regno. La sua arguzia e la lingua veloce però stavolta potrebbero non bastargli. Si troverà, infatti, incastrato sempre più all’interno di un complotto tessuto alle spalle, di cui non immagina neanche la portata e le persone coinvolte. Il suo rapporto con la famiglia non fa che peggiorare e sembra che solo il fratello Jamie abbia un legame vero con lui. Il folletto si ritroverà senza alleati di cui fidarsi, ma non sarà una situazione del tutto nuova.
Chi invece si ritroverà tradito senza alcun motivo è Jon, nella sua lotta per la difesa della Barriera. Tutto il suo impegno per evitare che il Castello Nero cadesse non è riconosciuto dai suoi nemici interni ai confratelli, che fanno di tutto per accusarlo e giustiziarlo in poco tempo. La sua rabbia e impotenza per la situazione di stallo, in cui rischiano l’attacco da parte di bruti e perdere l’indipendenza dei Guardiani della Notte, non fa che aumentare le sue insicurezze verso il futuro. Rimuginare sul passato e su quale strada sarebbe stata meglio compiere non serve a molto, perché Jon è sempre stato un uomo di azione e lo dimostrerà ancora una volta.
Una nota positiva è rappresentata da Sansa, che in tutte le vicissitudini che le circondano si ritrova suo malgrado protagonista. Che sia finalmente la volta buona che la ragazza sia pronta ad affrontare la vita e a smettere di vivere nei sogni?
Un consiglio per i teneri di cuore: se le nozze dei libri precedenti vi avevano scosso, fate molta attenzione all’epilogo, perché racchiude un colpo di scena sconvolgente.
Con A Storm of Swords (che la Mondadori, data la sua lunghezza, ha smembrato addirittura in tre parti) Martin tocca veramente il culmine: i singulti d'orrore e di incredulità si sprecano, mostrando sempre più come per i suoi romanzi -a differenza di quasi tutti gli altri del genere- la fatidica formula "Tanto se la cava, è il protagonista" non valga assolutamente. Morte e mutilazioni attenderanno invariabilmente amici e nemici, protagonisti e comprimari, proprio come avviene nella realtà: la sorte è una roulette che contiene i nomi di tutti, nessuno escluso, e non si sa mai in quale settore potrebbe cadere la pallina.
La Guerra dei Cinque Re procede inesorabile, falciando nobili e cavalieri, re e contadini. Dalle sete e dai preziosi dei palazzi reali al gelo pungente della Barriera, dai campi disseminati di morti dopo l'ennesima battaglia ai seducenti e torridi deserti delle terre oltre il Mare Stretto, Martin ancora una volta affresca realtà opposte e complementari grazie all'utilizzo dei punti di vista multipli (ricordo ancora una volta l'inevitabile presenza di spoiler riguardanti i precedenti volumi della saga)...
Sono molto combattuta per quanto riguarda questa terza parte di A storm of swords. Diciamo che la prima metà del libro mi ha davvero fatto arrabbiare e ho dovuto interromperne la lettura per qualche giorno. Il problema è che nulla andava come mi aspettavo, e lo so già che con Martin è così, che lui in un attimo getta al vento tutte le carte in tavola però non ne potevo davvero più. Mi piace quando leggo un libro farmi delle aspettative, desiderare che avvengano certe cose, a volte i miei desideri vengono esauditi e altre no ma con Martin questo non accade MAI! Proprio mai a nessuno dei tanti POV le cose vanno come ti aspetti. Invece, nella parte finale, devo dire che ci sono state delle scene davvero fighe che mi hanno fatta ricredere su tutto ciò che ho pensato prima. Insomma vogliamo parlare della versione arrabbiata di Tyrion? E il finale con Petyr e Lisa Arryn? E' semplicemente qualcosa di WOW. Di fronte al quale inchinarsi e tacere.
Tempesta di spade Cominciamo immediatamente dall'epilogo: di tutti i personaggi morti in tre volumi, non è DAVVERO possibile che quella da riportare in vita sia Catelyn Stark! No, no e no, mi rifiuto di accettarlo, dopo che finalmente aveva smesso di tediarci col suo pow e soprattutto con le sue azioni totalmente assurde. Concluso questa dovuta lamentatio, posso solo dire che mai titolo fu più azzeccato: questo libro (volumi 5, 6 e 7 dell'edizione italiana) si potrebbe riassumere tranquillamente con "tutti combattono contro tutti da tutte le parti". La guerra dei Cinque Re è oltremodo efferata, piena di passaggi crudi e immagini inquietanti (una sopra tutte, la testa mozzata di Robb Stark sostituita con quella di Vento Grigio incoronato): sarebbe stata una lettura difficoltosa, se a questo turbinio metallico non si fossero unite tantissime rivelazioni sconvolgenti, che illuminano in maniera diversa i volumi precedenti e proiettano ombre a dir poco interessanti sul futuro dei protagonisti. Protagonisti che di strada ne fanno parecchia, e cambiano anche parecchia psicologia, finendo quasi tutti in posti inaspettati prima dell'amara conclusione (amara per il permanere nei Sette Regni di Catelyn Stark, ovviamente). Riepiloghiamo, dunque. Always the best, un applauso fragoroso per Tyrion Lannister e la sua carneficina dell'ultimo atto. "Tutto sommato, lord Tywin effettivamente non cacava oro": una piccola perla letteraria per suggellare la fine del personaggio finora più odiato in assoluto, proprio per mano del figlio sempre rinnegato. Shae ben merita di seguirlo, mentre la mia recente infatuazione per Jaime-onore-ritrovato-Lannister mi fa dispiacere della maniera violenta in cui i due storpi fratelli Lannister si congedano: abbiamo peró svariati libri per porvi rimedio. Era ormai tempo che Tyrion si muovesse da Approdo del Re e da un mondo che non sa apprezzarlo: il buono, il coraggioso, il saggio, l'intelligente, il leale mascherato sotto la deformità manesca e ulteriormente oltraggiato da una battaglia combattuta onorevolmente. Sostengo da svariate pagine fa che Danaerys non solcherà mai ili Mare Stretto se qualcuno degli altri personaggi non la traghetta al di qua: ebbene i miei due favoriti si sono appena imbarcati, quindi spero solo di avere l'imbarazzo della scelta. Ci tengo comunque a comunicare che se una testa di Drago fosse offerta a Tirion io voto SI'! "Valar morghulis": tutti gli uomini devono morire. E ne vede davvero morire parecchi la piccola Arya Stark, se piccola può essere definita questa ormai provetta assassina, per forza o per virtù costretta a tirare fuori le unghie per difendersi. So che il suo vagare può sembrare spesso senza senso, e strumentale solo a farci vedere altri personaggi in azione, ma io trovo i suoi pow particolarmente profondi. L'unione fra il desiderio di vendetta e la pietà insita in un cuore buono riemergono costantemente in Arya, soprattutto nel suo rapporto col Mastino, altro carattere splendidamente descritto, che proprio nel rapporto con le due sorelle Stark trova il suo compimento. Riposa in pace, Sandor. (Oppure torna ad uccidere tuo fratello. Non sarebbe male). Intanto la Nostra parte per Bravoos, sulle orme di Syrio e di Jaqen. Entra nella top dei personaggi preferiti un insospettabile Jaime Lannister. L'ho odiato prima quanto lo amo adesso. Il mondo gli è decisamente caduto addosso, e con ragione: essere innamorati di Cersei è una colpa che va senza dubbio pagata! È assai triste però che questo Lancillotto resti così deluso dalla sua Ginevra, e debba persino scontrarsi con l'unico che lo ama sinceramente, alias il Mitico Nano di cui sopra. Eppure la solitudine sta facendo bene al nostro biondo cavaliere: scoperchiato qualche vaso di Pandora, scopriamo che il quindicenne Jaime troppo ha visto della follia di Aerys, per rimanere inerte. Ed ecco che improvvisamente lo Sterminatore di Re si trasforma nell'eroe che ha salvato Approdo del Re da un secondo Nerone (Martin, come apprezzo questi tuoi parallelismi nascosti!), il ragazzino che in nome del reame ucciderà giustamente il sovrano per poi passare la vita a sentirselo rinfacciare. Ma del resto, anche Tirion è accusato di aver ucciso un Re ingiustamente, quando la morte di Joffrey rappresenta per tutti i lettori con un minimo di senno il momento clou in cui stappare lo champagne. (Seconda bottiglia aperta alla morte di Lord Tywin e subito richiusa alla scoperta che Catelyn la Stronza è ancora viva, mannaggia a R'hollor!) Il salvataggio di Brienne e la missione con Giuramento ("l'acciaio di Ned Stark per difendere la figlia di Ned Stark") lo investono ufficialmente della carica di Buono: applausi anche alla Vergine di Tarth, simpatica testarda che rivredremo presto in azione. (il che temo implichi che Sansa sarà ancora viva, damn it!) Duri crucci invece deve sopportare l'altra mia eroina preferita, la sempre più potente Madre di Draghi. La liberazione delle contrade schiaviste è davvero degna dell'erede dei Targaryen, e già attendo con ansia una terze serie del telefilm in cui sentire dal vivo la frase "A dragon is not a slave": del resto la conquista di Astapor ha nel mio immaginario molto a che fare con i colori vividi e il sangue splatter di "300", basterebbe solo che Jorah Mormont urlasse "Questa è Sparta!". Ma non lo farà, dannata delusione di uomo: informatore del Ragno tessitore, ma come hai potuto? Ci rimane da capire se sarà questo il tradimento per l'oro o per l'amore, oppure se di peggio ci attende. Bentornato invece a Barristan Selmy: finalmente un condottiero fedele agli ordini da Dany, con tanti segreti da raccontarci sul vecchio dominio dei Targaryen, di cui sappiamo davvero troppo poco. Per quanto sia stata criticata, apprezzo molto anche la scelta di far restare Dany a Meereen: la fanciulla deve decisamente "testarsi" come regina, dopo averlo fatto splendidamente come condottiera, e non può certo portarsi dietro quella folla di gente in Occidente. Aspettare, vedere e...Dracarys! Dalle sabbie dei Astapor al gelo della Barriera: qui di cose ne accadono davvero tante. Primo, gli Estranei sono la VERA minaccia ai Sette Regni, e credo che solo i draghi potranno prevalere. Decisamente inquietante che solo Stannis e Melisandre abbiano capito la gravità della situazione. Secondo: ma quanto vogliamo bene a Sam? Codardo, grasso, buono a nulla che sia, il cuore grande del rinnegato erede di lord Tarly sa sempre trovare la strada giusta per risolvere la situazione, con il provvidenziale aiuto del maestro Aemon (prego davvero che incontri Danaerys un giorno). Scrive messaggi che non voleranno mai via coi corvi, diventa il Distruttore nel suo unico empito di coraggio, abbraccia il cadavere del povero Vecchio Orso ucciso dalla follia dei suoi, porta in salvo Gilly e il suo bebè, aiuta persino Bran e i Reed ad attraversare il Portale delle Tenebre, e...ah già, cosa da nulla, riesce a far eleggere Jon Lord Comandante! Ci voleva proprio, al bastardo di Grande Inverno, che per l'intero volume sii è interrogato sul proprio destino: prima fra le braccia di Ygritte, imparando l'amore e l'umanità dei bruti, poi posto di fronte alla Tentazione, la possibilità di diventare il lord di Grande Inverno (Martin, quanto è epico e antico questo passaggio, risolto dal "segno divino" del ritorno di Spettro!). Il destino di Jon è peró ben segnato: lui è un vero Guardiano della Notte, e sarà il corvo di Mormont a designarlo simbolicamente. Grano? Pentola! Bran e i Reed non fanno molta strada, anche se sono protagonisti di due passaggi decisivi: Estate che salva Jon e riesce a provocarne la fuga dal campo bruti, e l'entrata nel misterioso Portale delle Tenebre. L'inverno sta arrivando. La palma dei peggiori tocca ai soliti: Cersei, che inspiegabilmente è ancora viva e vegeta, insieme a Gregor Clegane, anche se per un attimo avevamo osato sperare. Vipera Rossa Oberyn, come hai potuto deluderci? Tu che promettevi di essere un personaggio così interessante, esci di scena così, senza portare a termine la tua giusta vendetta! Riesci peró a lasciarmi una profonda curiosità nei confronti del regno di Dorne, che molto ha da regalarci, lo sento. I Clegane sono comunque benedetti da R'hollor quando si tratta di singolar tenzone, niente da dire. Chiudiamo coi peggio del peggio, finalmente riuniti: Ditocorto, Lysa Tully e ciliegina sulla torta Sansa Stark. No ma si può essere più cieche, stolte, insensibili ed idiote? Tyrion è in assoluto la cosa migliore capitata a questa testa di legno in tre volumi, e lei niente, capoccia dura. Con Lady hai davvero perso quel poco di Stark che avevi in te, Sansa: altro che i sogni di lupo che i tuoi fratelli fanno ormai abitualmente, tu sei davvero figlia di tua madre! (argh dolore ho appena ricordato che è ancora viva, Antichi Dei aiutateci!) Giusto per confermare la genia, veniamo pure a scoprire che quella malata di mente di Lysa Tully è la vera artefice dell'omicidio di Jon Arryn, nonché in qualche modo il motore di tutto quello che accade agli Stark grazie al suo finto messaggio: per carità, i Lannister si meritano questo ed altro, ma la totale incapacità di farne una giusta deve essere una caratteristica genetica della famiglia Tully. Chi invece sa bene quel che fa è Ditocorto, "risorto dalle ceneri" dopo una lunga sparizione dalle scene. In realtà non mi dispiace troppo in questo libro, considerato che fa fuori quasi in un colpo solo sia Joffrey che Lysa: ma NE HO TIMORE per il futuro, questo è una maniaco con la fissa di Catelyn Stark, e ho detto tutto! Una breve pausa, e poi si ricomincia da Approdo del Re. E "A Dance with Dragons" è già sul mio comodino...
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Con A Storm of Swords (che la Mondadori, data la sua lunghezza, ha smembrato addirittura in tre parti) Martin tocca veramente il culmine: i singulti d'orrore e di incredulità si sprecano, mostrando sempre più come per i suoi romanzi -a differenza di quasi tutti gli altri del genere- la fatidica formula "Tanto se la cava, è il protagonista" non valga assolutamente. Morte e mutilazioni attenderanno invariabilmente amici e nemici, protagonisti e comprimari, proprio come avviene nella realtà: la sorte è una roulette che contiene i nomi di tutti, nessuno escluso, e non si sa mai in quale settore potrebbe cadere la pallina. La Guerra dei Cinque Re procede inesorabile, falciando nobili e cavalieri, re e contadini. Dalle sete e dai preziosi dei palazzi reali al gelo pungente della Barriera, dai campi disseminati di morti dopo l'ennesima battaglia ai seducenti e torridi deserti delle terre oltre il Mare Stretto, Martin ancora una volta affresca realtà opposte e complementari grazie all'utilizzo dei punti di vista multipli (ricordo ancora una volta l'inevitabile presenza di spoiler riguardanti i precedenti volumi della saga):
- Il prologo stavolta tocca a Chett, un Guardiano della Notte, di ritorno dagli eterni geli oltre la Barriera insieme ai sopravvissuti; i riflettori della saga tornano nuovamente sul soprannaturale, con la ricomparsa degli Estranei. Seguono i consueti punti di vista fissi, anche se molti di loro non saranno presenti nel volume successivo: - Catelyn Stark, che ancora una volta consentirà una piena visuale delle battaglie di Robb Stark, autoproclamatosi Re del Nord. La donna tenterà in ogni modo di sostenere e consigliare un figlio ormai diventato troppo adulto (e troppo in fretta) per tenere in considerazione le apprensioni della madre, e pronto ormai a dure scelte e sacrifici che dovrà affrontare da solo. - Sansa Stark, sempre più inerme nelle mani di chi intriga alla corte di Approdo del Re. Vessata psicologicamente e fisicamente, sarà costretta persino a un terribile matrimonio. - Arya Stark, ancora in viaggio alla ricerca di un luogo sicuro in regioni devastate dalla guerra. Con lei il personaggio più improbabile: il Mastino, la bestiale ex guardia del corpo del re Joffrey Lannister. Se questa saga ha un difetto, a mio avviso, quello è il poco credibile personaggio di Arya. - Bran Stark, in fuga verso Nord alla ricerca di un sogno che gli ha promesso le ali al posto delle sue gambe spezzate. - Jon Snow, che illuminerà sulle sorti della Barriera in seguito all'attacco dei Bruti. Anche lui subirà le conseguenze di una maturità raggiunta troppo in fretta. - Ser Devos Seaworth, perennemente lacerato tra lealtà verso il suo signore e desiderio di giustizia, permetterà un'ulteriore visione dei progetti della Maga Rossa alla corte di Re Stannis, il quale vedrà allontanarsi la propria vittoria a causa dell'alleanza tra Lannister e Tyrell. - Tyrion Lannister, l'astuto nano, ancora una volta privato dei meriti che gli spetterebbero e continuamente umiliato e vilipeso dai suoi stessi familiari. Tradito dal mondo intero, sempre in lotta contro la propria immagine, Tyrion è uno dei personaggi più profondi della saga. - Daenerys Targaryen, da bambina sperduta in esilio data in moglie a un barbaro a splendida e potente regina di ritorno verso un regno che le spetta di diritto. - Il primo nuovo punto di vista di A Storm of Swords è Jaime Lannister, dipinto fino a questo momento come uno dei personaggi più negativi presenti nella saga. Lo Sterminatore di Re, in viaggio verso Approdo del Re insieme alla brutta spadaccina Brienne, rivelerà finalmente i propri pensieri e le motivazioni delle sue azioni passate e presenti. Al lettore la conferma del proprio giudizio su di lui o il capovolgimento totale delle proprie credenze. - Il secondo è Samwell Tarly, grasso amico e confratello di Jon Snow, anche lui in ritirata verso la Barriera alla vigilia della battaglia contro i Bruti. Samwell sarà costretto dagli eventi a superare la propria codardia. - Infine, insolitamente, è presente un epilogo, che come il prologo sarà dedicato a un personaggio minore. Merrett Frey, membro della numerosa progenie dell'infame famiglia che fa capo all'anziano Walder, chiuderà questo splendido capitolo della saga con un'inquietante scena degna di qualunque film horror.
Per concludere, se qualche appassionato di fantasy (ma non solo) malauguratamente si fosse perso questa saga, gli è caldamente consigliato di non lasciarsi spaventare dalla lunghezza e di affrontarla il prima possibile. Tenendo sempre in mente, purtroppo, che è ancora incompleta.
Settimo nella discutibile divisione della Mondadori, Il portale delle tenebre chiude in realtà il Terzo libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Anche questa volta un matrimonio, e anche questa volta una morte: Joffrey e Margaery uniscono le loro vite - e le loro case -, ma al banchetto di nozze il re ragazzino viene avvelenato da una coppa di vino (solo io avevo sospettato il pasticcio di piccione, magari destinato in realtà a Tyrion?), in una scena che, seppur notevole, non eguaglia però quella delle ormai famose "nozze rosse". Dell'assassinio viene icolpato Tyrion, a cui sono riservate, come al solito, le battute più ironiche e divertenti. Sansa, dal canto suo, creduta complice del marito, passa dalla cosiddetta padella alla cosiddetta brace: fidatasi di Ser Dontos, che le aveva promesso di portarla via da Approdo del Re, la ragazza si ritrova ben presto nelle mani di Ditocorto e della sua nuova sposa Lysa Arryn, che medita di farle sposare il cugino malaticcio Robert. Ma l'attrazione di Petyr verso la figlia del suo primo amore Catelyn fa precipitare le cose - e non solo quelle -. Dopo un'attenta spiegazione di cosa accadde realmente in passato tre le due sorelle Tully e Bealish - nonché su chi abbia davvero provocato la morte di Jon Arryn -, infatti, accade ciò che davvero non mi aspettavo: lady Lysa viene spinta giù dalla Porta della Luna proprio dal suo adorato marito, ed un altro personaggio lascia il palcoscenico delle Cronache. Ad Approdo del Re, Tyrion cerca di dimostrare la sua innocenza per singolar tenzone, presentando come suo campione Oberyn Martell, la "vipera Rossa", nonché fratello della principessa Elia di Dorne. Ed il combattimento tra questi e Gregor Clegane, che mi aspettavo noioso, è stato una delle scene più belle del libro, dall'esito per niente - purtroppo - scontato. E le sorprese che riserva il volume non finiscono qui: saputa l'amarissima verità sulla sua prima moglie, Tyrion si vendica, seppur in modi diversi, nei confronti del duro padre e del fratello Jaime. Jaime che viene allontanato sia da Tywin che dall'adorata sorella/amante Cersei quando si rifiuta di diventare una marionetta nelle loro mani, e che continua ad acquistare punti, salvando ancora una volta Brienne e tentando di mantenere, almeno in parte, la promessa fatta a lady Catelyn. Sul fronte Daenerys, mi ha sorpreso invece l'allontanamento di Ser Jorah; davvero non riesco ad immaginare l'una senza l'altro. Alla Barriera - tasto spesso dolente, per me - assistiamo ad un bel combattimento e leggiamo di uno Jon finalmente interessante, ma l'arrivo di Ser Allister Thorne, con il suo carico di prevedibilissime conseguenze, rischia davvero di rovinare le cose. Mi ha lasciato alquanto perplessa, invece, ritrovare all'estremo Nord l'esercito di Stannis Baratheon. Prima o poi la Donna Rossa riuscirà a mandarlo anche su Marte, e non dovremo sorprenderci! Ho trovato interessante la proposta che l'uomo fa a Jon, e per un attimo ho sperato che il ragazzo accettasse. Mi chiedo cosa accadrà quando saranno rese note le ultime volontà di Robb. Il romanzo si conclude con quello che dal mio punto di vista è uno dei più grandi colpi di scena mai verificatisi nelle Cronache (nonché uno dei pochi che sia riuscita a non spoilerarmi): il ritorno nel mondo dei vivi - o qualcosa del genere - di lady Catelyn Stark, decisissima a vendicare suo figlio e a ritrovare Arya. Mi chiedo a cosa sia dovuto il "prodigio", e se il sogno da lupo della piccola Stark c'entri qualcosa. E, naturalmente, a fare da contorno a questi eventi maggiori, non mancano gli intrighi - interessante il rapporto Tyrell-Martell -, le rivelazioni - davvero avevo sperato che il mandante dell'omicidio di Bran fosse Robert, magari spinto dal pigro desiderio di lasciare intatto lo status quo, anche se probabilmente la cosa non sarebbe stata in linea con il personaggio - e le battaglie, grandi e piccole, quelle delle spade e quelle, molto spesso più pericolose e difficili, dell'anima.
ATTENZIONE: leggere la saga di G.R.R. Martini crea una forte dipendenza, ansia e molta, molta curiosità, ma soprattutto l'incapacità di fermarsi dopo aver letto un libro, cercando subito quello sucessivo. Iniziare a leggerla solo se si è molto pazienti e dotati di molto autocontrollo, visto che la storia non è ancora conclusa; altrimenti è la fine per voi (così come lo sta diventando per me)!!!
Settimo libro dell’edizione Mondadori che chiude in realtà la trilogia iniziale di Martin. Finalmente viene fatta un po’ di chiarezza e la nebbia sembra diradarsi mentre scorrono le pagine di questo volume. Il capriccioso e odioso Joffrey è finalmente morto, avvelenato durante il banchetto di nozze che ha reso vedova per la seconda volta Margaery; il folletto viene accusato di essere l’artefice di tale atrocità e viene arrestato e processato mentre la giovane lady sua moglie riesce a scappare da Approdo del Re grazie alla furbizia e brama di potere di Ditocorto. Quello che fu il maestro del conio durante il regno di Robert Baratheon sembra avere le idee molto chiare su come impossessarsi di un bel castello, di molto potere e perché no, di una giovane e bellissima moglie che gli ricordi molto l’amata e defunta Catelyn, suo unico e grande amore. Lo sterminatore di re presenta in questo volume la parte più umana di se stesso, l’affetto sincero che prova per il fratello nano (ed è forse anche l’unico della famiglia ad avere un affetto sincero verso il folletto, riuscendo a vedere al di la della deformità e della bassa statura, dimostrando così di essere anche l’unico Lannister ad avere un cuore) che lo spinge a contravvenire ad ogni ordine e ad andare contro ogni logica, liberando Tyrion dalle segrete la notte prima della sua decapitazione. Ma l’odio di Tyrion, l’umiliazione subita, il rancore covato e l’amore che a lui è sempre stato negato spingono il più giovane dei Lannister da prima a mentire al proprio fratello salvatore, confessando l’omicidio di re Joffrey per propria mano, ed infine a bagnare le proprie mani con il sangue del suo sangue; uccidendo l’uomo che l’ha generato e in realtà mai amato: Tywin Lannister. E mentre ad Approdo del Re viene fatto sedere un nuovo sovrano sul pungente trono di spade, oltre la barriera si combatte giorno e notte contro l’assalto dei bruti e la difesa dei sette regni. I bruti vengono messi in fuga, catturati ed uccisi dall’arrivo di un grande contingente di uomini armati, che sotto il vessillo del cuore infiammato permettono alla barriera e ai confratelli in nero di salvarsi: re Stannis ha salvato i sette regni, ha protetto la barriera e ora è pronto a prendersi ciò che secondo lui gli spetta di diritto. E mentre i guardiani della notte sono intenti a votare per il nuovo comandante, re Stannis cerca di convincere il giovane Jon Snow a seguirlo nella sua battaglia e a servirlo come nuovo signore di Grande Inverno. Le promesse fatte dal re a Jon sono allettanti, ma finalmente Sam dimostra quanto l’arguzia possa fare più di mille spade; e quando il coraggio in certe occasioni sia veramente importante. Con un piccolo trucco e qualche “bugia” a fin di bene, riesce a fare eleggere dalla confraternita come nuovo comandante dei guardiani della notte proprio lui, Jon Snow. Cosa succederà alla barriera, ora che i confratelli in nero hanno un nuovo comandante? Stannis riuscirà a lasciar perdere la sua idea di mettere Jon Snow a Grande Inverno e di lasciare che la barriera venga attraversata dai popoli dei bruti? Chi siederà sul trono di spade? Sarà Tommen, il piccolino di casa Lannister, o alla fine lo scomodo scranno sarà occupato da qualche usurpatore? Alla fine saranno gli antichi Dei a sopravvivere ai nuovi, o all’unico vero Dio di Melisandre?
Molte domande che troveranno risposta nei prossimi libri….almeno spero.
Leggendario. Martin è un Genio Partiamo da un presupposto, il terzo libro, e per terzo libro intendo A STORM OF SWORDS (quindi tutti e tre il libri pubblicati dalla Mondadori – Tempesta di spade, I Fiumi della Guerra e Il Portale delle Tenebre) è un autentico CAPOLAVORO. Con questo Terzo Volume delle Cronache Martin tocca il suo apice più grande, scrivendo il libro leggendario, che difficilmente verrà eguagliato anche dai successivi (anche se non li ho letti) e penso che mai leggero qualcosa anche solo di simile. Un Epoca si chiude e un altra si apre. Parafrasando me stesso in un'altra recensione…Finemente erotico e sensuale, maledettamente volgare e sboccato, crudamente violento e malvagio, incantevole e magico. Le Nozze Rosse sono qualcosa di così malvagio, di così inaspettato da farti del male fisico mentre le stai leggendo. Per quanto ti trovi ad odiare la tediosa Lady Stark leggere del suo assassinio e dell’assassinio di suo figlio il Re del Nord mi provocato un turbine di odio per Martin che sono stato quasi tentato di abbandonare la lettura… in più, proprio quando sembrava che Arya si stava ricongiungendo ecco la tragedia. Un Matrimonio, LA festa per eccellenza, trasformata in una carneficina così crudele e maldetta che ti toglie il fiato.. L’odio che provo per la famiglia Frey è qualcosa di assurdo, voglio leggere il loro annegamento nel sangue… e come può un libro portarti a questi estremi sentimenti? Grazie Martin Impari ad apprezzare il popolo libero, Jon e Ygritte così diversi, ma così vicini e ecco che la donna baciata dalla fortuna muore, ma anziché odio nelle sue ultime c’è solo stupore e amore. Tu non sai niente Jon Snow. Ed è così che mi sono sentito… Io non so niente. La battaglia per la barriera, l’arrivo inaspettato di Stannis, il ritorno di quella feccia di Thorne e Slynt, la caduta e la rinascita di Jon, con il ritorno di spettro, l’amicizia che lega i confratelli, il coraggio di Sam e il misterioso manifredde… l’incontro con Bran… magico, fantastico. Grazie Martin Quando poi sembra che per Arya ci sia un nero destino ecco che la Martin riaccende la speranza. Valar Morgulis. Ho amato come si è conclusa la sua storia. Come abbia lasciato a morire il Mastino e come ora inizii per lei una nuova avventura E grazie ancora Martin, perché alla morte di Joffrey e Twin ho stappato vino rosso e bevuto alla loro morte (hai capito i Tyrell??) La svolta di Jamie è stata una delle cose più piacevoli dal libro, la morte del principe di Dorne, Vipera Rossa una delle più inaspettate.. e Tyrion sempre più leggendario, il suo personaggio è meraviglioso. L’assassinio del padre mi ha fatto esultare quanto il gol di Milito a Madrid. E non mi dilungo sui fuorilegge di ser Beric Dondarrion, del ritorno di Catelyn dal regno dei morti (quando l’ho letto a momenti cadevo dalla poltrona) e il dominio dell’unica vera regina Danerys (con relativo smascheramento di Barristan). Un libro, un capolavoro, miliardi di sentimenti. Un epoca si è chiusa, la speranza si accende, l’inverno sta arrivando e niente sarà più lo stesso. Martin è un assoluto genio.
MA CON TUTTI I PERSONAGGI CHE SI POTEVA FAR RESUSCITARE... MA MARTIN PROPRIO LA PETULANTE CATELYN TULLY??????? Pensieri sparsi: Petyr Baelish è viscido e ha preso la "tortina" di Lysa Tully. E no, non credo che abbia preso anche quella di Catelyn, gli sarebbe piaciuto un sacco però. Gendry (Stone?) Baratheon: perchè? Perchè esistere se non servi a nulla? Non sarà mica solo per farti apparire muscoloso svestito e sudato davanti alla forgia vero? Diavolo di un Martin! Lady Olenna è l'esecutore materiale dell'omicidio di Joffrey. Mi piace. Avrei però ADORATO che il sicario fosse il pasticcio di piccione. Lysa Tully aveva ucciso Jon Arryn, chi l'avrebbe mai detto? Joffrey aveva tentato di uccidere Bran tramite il famoso killer e la famosa daga. Ditocorto uccide Lysa Tully. Tra le altre cose anche per prendersi la "tortina" di Sansa Stark, non sono mica tutti gentiluomini come Tyrion Lannister. The Imp è un grande, è intelligente e nonostante questo viene costretto a mangiare un sacco di me**a. Rimane comunque un gentiluomo. Tra l'altro uccide Tywin Lannister, un po' di giustizia a questo mondo. Toros di Myr è un prete rosso, ci piace un sacco, anche i suoi "Trattamenti Sanitari Obbligatori" ci piacciono un sacco. Melisandre di Assahi è una donna rossa: ci sta sulle balle. Perchè? Perchè una donna con un potere infinito ed uno scopo come lei risulta così antipatica? Sarà colpa di Martin? Jon Snow è diventato un figo assoluto, merito della guerra, delle avversità e soprattutto di Ygritte. Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna. Margery Tyrrel è come la signora in giallo: con la differenza che per morire bisogna sposarla, non solo starle attorno. Un piccolo, cavalleresco sbaglio e Robb Stark perde tutto, inclusa la testa. Idem per Vento Grigio. Avevo una predilezione per Robb Stark, il giovane lupo e anche per il (meta)lupo vero, Grey Wind. Martin il loro sangue sporca ancora le tue mani. E anche lo scempio dei loro cadaveri. Dopo aver letto il capitolo delle nozze rosse ho avuto gli incubi per tutta la notte e non sono riuscita a prendere in mano il libro per almeno due settimane. Beric Dondarrion è una specie di The Walking Dead, tipo la moglie di Shadow di "American Gods", però lui lo sa e ne ha pieni i cosiddetti. Siamo con te Beric. Loras e Renly. Veloce fine di un grande amore. Brienne di Tarth, un'altra donna con un certo potere (se non altro fisico) presentata con una certa antipatia. Comunque Brienne mi piace, è testarda come un mulo e un po' grossa di comprendonio, però mi piace. Arya, piccola pazza assassina, se non fossi troppo vecchia mi identificherei volentieri con te. Per chi se lo chiedesse dalla fine del primo libro: Ser Barristan Selmy takes a walk on the Targaryen side. Daenerys, tu sei la vera regina, non solo per diritto di discendenza ma perchè sei regina dentro: provi misericordia, amministri giustizia, liberi gli schiavi e ti fai sempre le domande giuste. Depongo la spada ai tuoi piedi e mi metto al tuo servizio. Last but not least la copertina: non male, abbastanza a tema. Adesso però mi devo un po' disintossicare: niente Westeros per almeno un mese. Aye!
"When you play the game of thrones, you win or George R.R. Martin will kill you somewhere in the middle of one of the books. There is no middle ground."
Anche questo terzo volume delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (che grazie a Mondadori è il quinto, sesto e settimo) è andato. Tirando le somme, mi è piaciuto un po' meno del precedente, fino ad ora il migliore della serie.
Non voglio stare a discutere dell'ambientazione o dell'ignegnosità della trama, se questi due aspetti non fossero stati pressoché perfetti non sarei mai andato avanti a leggere oltre il primo volume.
Quello che mi ha perplesso in questo terzo installamento è il modo in cui sono sviluppati alcuni personaggi. Jamie Lannister in particolare. Ora, ho capito che Martin, per un inspiegabile motivo, adora i Lannister, ma è francamente assurdo che in in questo volume ogni episodio rilevante della vita passata di Jamie Lannister sia stato retconnesso ("retconnettere" probabilmente non è un verbo, ma se volete sapere che significa, cercate retcon o continuità retroattiva su google) allo scopo di farcelo apparire un povero personaggio nobile e tormentato. Pronto? Signor Martin? Jamie Lannister è talmente nobile e tormentato che ha sbattuto fuori dalla finestra della torre un bambino di nove anni! Questo non puoi retconnetterlo, vecchio mio.
Comunque, per quanto abbia problemi con la continuità retroattiva (e le imperiture sfighe di Arya, ancora una volta), mi sono goduto ogni singolo colpo di scena, ogni singola morte e ogni singolo, sanguinolento combattimento.
Seguendo la falsariga delle mie precedenti recensioni sul ciclo delle "Cronache del ghiaccio e del fuoco", noto ai più come "Il trono di spade", piuttosto che commentare l'opera di Martin mi limiterò a confrontare il testo scritto con l'adattamento televisivo.
Fino ai libri precedenti, a parte gli inevitabili tagli della trasposizione televisiva (leggi: parti che compaiono nei libri, ma non sono state riportate nello sceneggiato), la trama era più o meno la stessa. I personaggi partivano pressapoco dagli stessi punti e giungevano circa gli stessi luoghi, seguendo strade a volte molto diverse, ma sostanzialmente la narrazione concordava sui punti principali.
Con questo libro (o meglio: con la sua trasposizione nella IV° stagione) la narrazione televisiva e quella letteraria iniziano a divergere. La storia di Arya, ad esempio, nello sceneggiato è stato parecchio allungata rispetto al libro. I combattimenti sulla Barriera sono molto diversi e, soprattutto, avvengono su una diversa linea temporale. Ma la differenza più grande emerge vistosa come un iceberg avvistato all'ultimo momento. Vi sono personaggi che nello sceneggiato sono morti ma nel libro vivono ancora. Uno in particolare sorprenderà il lettore... perché la notte è oscura, e piena di terrori!
Finalmente Martin ha scritto qualcosa di decente, alla fine di A Storm of Sword, finalmente si è deciso di scrivere qualcosa di decente, qualcosa che può entrare nella normalità della scrittura fantasy, e poi ha finalmente capito come vanno scritti i cliffhanger. O forse ha avuto solamente una botta di culo... Alla fine dei conti questo è stato veramente carino, non dico che mi ha fatto passare tutta la bile dei primi due (originali) e della prima parte di questo, però non posso tacere sul fatto che con questa ultima parte del terzo libro, il mio parere sulle Cronache sia un attimo salito, da essere uguale alla Troisi e Goodkind è arrivato alla parità di Paolini (che appunto reputo più bravo dei primi due, giusto di uno scalino, forse mezzo, forse zero). Insomma, finalmente posso buttare Martin nel calderone insieme a tutti gli altri scrittori fantasy normali. Tanto per ricordarlo, normali, no capolavori (Come minimo al prossimo Martin mi farà sputtanare tutto quello che ho detto di buono ora).
Se potessi gli darei 6 stelline. Lo reputo il libro più bello. È anche vero che questo ciclo è pieno di colpi di scena e un attacco cardiaco non te lo toglie nessuno ma questo... In questo libro ti rendi conto fino a che punto può arrivare un personaggio che sia per rabbia che sia per vecchie ferite. Anche la storia ante-Usurpatore diventa sempre più presente, nel libro sono disseminate tante chicche che vengono rispolverate, persino questioni in sospeso che risalgono al primo libro e sono questioni che pensavamo si fossero risolte ormai! Dato che questo libro è il più esaltante spero che leggendo gli altri non ne rimarrò delusa, mi spiego, non vorrei che con la voglia di sorprendere e di fare strage di mascelle, Martin mi inizi a scrivere delle boiate cosmiche. Com'è giusto che sia quando si raggiunge il punto massimo d'attenzione non si può che scendere e spero che Martin lo faccia al meglio. Leggetevi i libri, veramente. Se la serie TV �� bella, i libri sono belli il triplo, credetemi.
Martin sta cominciando a farmi lo stesso effetto di Lost: come lì alla fine di ogni puntata ho bisogno di strabuzzare gli occhi e urlare "Oh mio diooooo", anche alla fine di ogni volume(e a volte di ogni capitolo) delle Cronache stessa cosa. Ogni volta che penso che non potrà sorprendermi e piacermi di più, puntualmente rimango spiazzata.E direi che è abbastanza per andare in adorazione! Nel 5,6,7 (che è palesissimo che vanno letti tutti insieme,inutile divisione..) oltre alla decisiva scossa degli eventi ho apprezzato molto l'introduzione del punto di vista di Jaime Lannister, che trovo molto interessante, e l'evolversi di altri come Jon e Tyrion. Battuta d'arresto invece per Danaerys e Arya, che mi sembra ancora non riescano ad approdare da nessuna parte..(ma sono sicura che mi ricrederò tra poco^^) Grande storia, grandi personaggi,grandissima opera..quattro stelline sempre e comunque!
Tralasciando la suddivisione della saga scelta dalla Mondadoi, ho trovato ottimo questo libro. Rispetto ai libri precedenti, Martin qua tocca il culmine (devo ancora leggere i volumi successivi): trama ben sviluppata con tanti colpi scena e approfondimenti notevoli dei personaggi. L'ultimo capitolo ambientato a Nido d'Acquila svela tante cose inaspettate (almeno per me).
Credo che "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" rappresenti per me una lettura definitiva, qui si è alle prese con un grande affresco dettagliato, avvincente caratterizzato da trame, complotti e bellissimi intrecci con una marea di personaggi ben sviluppati (alcuni più interessanti di altri ovviamnte); non sarò più in grado di leggere la classica storiella fantasy intrisa di tanta magia, di personaggi buoni e cattivi, dell'eterna lotta tra il bene e il male.
Jamie: inizia a piacermi. Dopo la mutilazione ha subito un cambiamento che ha permesso di mostrare un nuovo lato di questo personaggio...posso quasi perdonarlo per aver buttato Bran giù dalla torre.
Arya: awesome! Chissà dove arriverà... valar morghulis :)
Dany: attendo sviluppi sul fronte Daario.
Sansa: fantastico colpo di scena e rivelazioni sconcertanti su Petyr, colui che a quanto pare ha dato il via a tutto il casino...per lady Lysa, una fine più che meritata.
Tyrion: un grande. Punto. Finalmente Shae è andata. Avrei voluto vedere Sansa sviluppare un qualche affetto verso di lui ma...
Jon: povero. E' il mio pr...no aspetta.
Lady Catelyn: ma solo a me sembra una lagna unica? Meno male che è mor... WTF?!
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Finalmente! Era l'ora che succedesse qualcosa, qualcosa che davvero ti facesse pensare "Oh, che bel casino". Questo è quello che mi aspetto da questi romanzi, ma stavolta è l'unica volta (per ora) in cui sono stata soddisfatta. Fortunatamente, anche perché dopo il precedente se non fosse successo niente credo che sarei stata tentata di abbandonare la lettura del ciclo. E non c'è la scusante che "Beh, sarebbero tre libri in uno unico". No. Perché anche in quel caso mi sarei ritrovata l'azione tutta in fondo, ovvero in questo libro. Comunque, era l'ora. Ovviamente non c'è nulla di tanto eclatante, ma almeno c'è movimento, azione.