Costruita attorno alla figura della protagonista, in cui il conflitto interiore dettato dall'alternanza di desiderio e disinganno risente di ascendenze filosofiche di stampo schopenhaueriano, la narrazione esula dall'attesa ambientazione sarda e, tra le anse fluviali della pianura padana, «dischiude la Sardegna al mondo e il mondo alla Sardegna» accostando con maestria alle usuali istanze morali le moderne riflessioni sui rivolgimenti sociali imposti dalla storia.
Grazia Maria Cosima Damiana Deledda was an Italian writer who received the Nobel Prize for Literature in 1926 "for her idealistically inspired writings which with plastic clarity picture the life on her native island [i.e. Sardinia] and with depth and sympathy deal with human problems in general". She was the first Italian woman to receive the prize, and only the second woman in general after Selma Lagerlöf was awarded hers in 1909.
La figura di Annalena sembra incarnare e racchiudere compiutamente in sé il filo conduttore di questo romanzo. Si respira una profonda aria di spaccatura, forse dovuta a un contrasto generazionale e a un epoca in cui, come è giusto sia, i vecchi valori vengono posti in discussione per cercarne i fondamenti e scegliere se continuare a condiscendervi o meno. Da un lato vi è un mondo conservatore di lavoro, fatica, risparmio, moralità cristiana, che sacrifica tutto, anche i sentimenti, in nome di un profitto necessario ad assicurare la sopravvivenza della famiglia o liberarla dalla povertà. Dall'altro il canto della gioventù che coglie come strette molte delle proibizioni imposte sin da piccoli e che vorrebbe vivere la vita in maniera più spontanea, meno costrittiva e l'amore non come un mero dovere sociale o un mezzo per elevarsi economicamente, ma come frutto di una passione intensa e sincera. È un mondo di non detto, di sotterfugi, di segreti, di calcoli. Un mondo la cui tenacia della vecchia generazione sembra tutta tesa a scongiurare l'ultimo canto del cigno.
آنالنا کتاب خاصی نبود. یه کتاب معمولی که با نخوندنش هم چیز خاصی رو از دست نمیدید.یه برش از زندگی آدمایی که هر کدوم درگیری فکری خاصی دارن.ولی این برش اینقدر کوچک و سطحیه که قبل از اون که با تک تک شخصیت ها و درونیاتشون ارتباط برقرار کنیم کتاب تموم میشه، انگار نویسنده حوصله نداشته بنویسه و فقط میخواسته کتاب رو یه جوری جمع کنه و تمام.یه جورایی مثل این بود که از یه سریال 20 قسمتی فقط 2 قسمتش رو ببینی.
Questo romanzo è ambientato nelle terre del Po, i luoghi di origine del marito di Grazia Deledda, Palmiro Madesani. Nella prefazione del libro, Mariangela Vicini ci fa notare quanto i protagonisti del libro assomiglino tanto ai parenti del marito di Grazia, di come le descrizioni del libro riportino a quel paese dove Grazia ha trovato una seconda patria e che le infuse nuova linfa e nuovi modi di comunicare attraverso la scrittura. In questo romanzo tutto è improntato al lavoro: il lavoro, il sacrificio è l'essenza della famiglia. Annalena è la guida di tutta la famiglia, vedova, con cinque figli e nipoti piccoli da crescere, conduce la famiglia in una nuova “avventura”, prendendo a mezzadria un podere ampio, con ottimo potenziale e pigione equa, dopo aver venduto il loro piccolo possedimento. Questa nuova vita di lavoro massacrante darà i suoi frutti e noi leggiamo nella solita prosa lirica e “visiva” come il lavoro davvero permea ogni attimo della vita di questa famiglia. Li seguiamo per un anno, loro e il loro padrone, che si avvicina sentimentalmente a Annalena senza tuttavia scalfirne la corazza; seguiamo ognuno di loro e insieme a loro vediamo lo scorrere della natura e della stagione nelle fatiche quotidiane della famiglia. Anche se lontana dalla sua Sardegna, Grazia Deledda “legge” un anno nella pianura del Po con una correttezza stupefacente, quasi ci fosse cresciuta. Anche in questo romanzo ho trovato tanta attenzione all'animo delle persone, alla loro “trasformazione” e alla loro crescita. Grazia è sempre una lettura piacevole!
Me encantaron el estilo literario y la caracterización de los personajes femeninos (y masculinos). No me sorprende que la autora tenga el Nobel, a pesar de lo cual para mí era una competa desconocida hasta ahora. El final ha sido un tanto descafeinado para mi gusto, aunque es una forma hábil de cerrar la historia.
Sto riprendendo a leggere Grazia Deledda, la prima e unica scrittrice italiana premiata con il Nobel e scopro aspetti sempre diversi di una figura letteraria che non è stata sempre ben compresa in Italia, e ancor meno in Sardegna, forse perché non si accettava che fosse una donna a rappresentare meglio concetti e princìpi universali che gli autori italiani hanno quasi sempre faticato a esprimere, lasciandosi opprimere da preoccupazioni di eleganza e levigatezza formale e da esigenze di letterarietà e aulicità che finivano per strangolare l’abilità e il piacere della narrazione. Così la nostra autrice è stata in qualche modo ridimensionata, quasi esorcizzata, in quanto non esattamente in tono con le scrittrici italiane, tragiche e passionali, troppo distante dagli stereotipi della narratrice delle terre del Sud, e in fondo poco esperta della lingua italiana, lei che nasceva da una realtà linguistica altra come quella sarda. Paradossalmente, per i sardi, risultava in fondo troppo poco sarda, nella sua descrizione di un mondo arcaico e selvaggio in cui i sardi non volevano riconoscersi, e più vicina in spirito al mondo mitico delle campagne russe o delle brughiere dei popoli del nord. Nel rileggerla oggi, mi affascina soprattutto il modo in cui la Deledda racconta l’universo femminile, con uno spirito che si avvicina molto a quello dei personaggi grandi e complessi di Mauriac, Tolstoj, Dostoevskij, Nievo, Virginia Woolf. Le donne della Deledda rappresentano bene una realtà femminile forte e autorevole, come appariva nella società contadina e pastorale europea, quasi espressione e ricordo di quel matriarcato sulla cui esistenza nella nostra storia culturale ancora si discute, ma che emerge spesso da una lettura della realtà, superiore a qualunque analisi storica o sociologica a posteriori. Una realtà che la scrittrice sarda non racconta solo nella figura di “sa meri 'e domu ”, la padrona, della famiglia tradizionale in Sardegna, ma anche nelle presenze analoghe di altri mondi, come quello padano, che appare nel romanzo Annalena Bilsini. Questo romanzo della Deledda, successivo all’assegnazione del Nobel, appare un po’ più tirato a lucido rispetto alle sue storie tradizionali. Sembra quasi che l’ambiente raccontato, quello padano, abbia accresciuto le note brillanti della scrittura e reso più vivace il potere descrittivo dell’autrice. Lo studio psicologico dei personaggi e l’ambientazione sembrano avvicinarla al Mauriac de Il bacio al lebbroso. Annalena è comunque molto simile ad altri personaggi femminili della Deledda, per determinazione e forza di carattere. Un personaggio ormai lontano dalle figure romantiche e postromantiche, una donna in cui la religione del lavoro prevale su quella delle tradizioni, in cui il controllo della vita familiare e delle risorse economiche è il motivo dominante dell’esistenza. Anche le altre presenze narrative riprendono in parte caratteristiche riscontrabili in altre opere deleddiane. Pietro, in particolare, sembra riecheggiare motivi già individuabili ad esempio in Elias Portolu. Il romanzo finisce per caratterizzarsi però come storia esemplare e collettiva di una famiglia che tende a elevarsi attraverso il lavoro dalla vita contadina a una condizione borghese. Il buonsenso e la razionalità dovranno però prevalere sulle forze distruttive e irrazionali, sulle passioni e sui sentimenti disonesti. Un’opera discreta, in definitiva, Annalena Bilsini, anche se priva del fascino primordiale dello scenario sardo. Le scene di vita contadina e l’alone magico della cultura popolare si presentano anche qui, non molto diverse da come apparivano nelle precedenti storie ambientate nel Nuorese. La stessa scena della preparazione della polenta, interpretata come caratteristica del mondo padano, potrebbe rappresentare analoghe scene della vita contadina in Sardegna, dove la polenta era, come nelle terre settentrionali, uno dei piatti abituali, seppure preparata in maniera leggermente diversa.
Questo romanzo narra la storia di Annalena Bilsini, vedova dalla numerosa prole, e del tentativo della famiglia contadina di elevarsi dalla condizione di miseria in cui è precipitata a causa della indolenza della generazione precedente. Il duro lavoro, l'onestà, la fatica e la caparbietà sono i tratti che accompagnano le contraddizioni di questa figura forte, donna ma soprattutto madre: perché questo è, anche quando i suoi desideri sembrerebbero aspirare ad altro, al soddisfacimento del suo piacere personale, è sempre il bene della famiglia che viene posto innanzi a tutto da Annalena. Non avevo mai letto nulla di Grazia Deledda, ma devo dire che questo primo approccio mi è piaciuto molto: i caratteri dei vari personaggi emergono piano, quasi come in un dipinto, tra le conversazioni scherzose e stanche fatte attorno al tavolo della cena. Mi è molto piaciuto questo intrecciarsi di caratteri diversi e in fondo simili, la capacità dell'autrice di delineare i tratti più veritieri e realistici in ogni pagina.
brutto, proprio. ci si chiede perché ho preso una grazia deledda. sulla bancarella dell'usato c'erano solo gialli e romanzi rosa. ho pensato, in fondo è un premio nobel e sono sopravvissuta a "canne al vento", di cui peraltro non conservo alcuna memoria. uno stupido errore, questo libro non merita di esistere.
Voy a decir algo nomás como provocación: esta novela antecede a 1OO años de soledad. Es una historia donde la familia es la protagonista por liosa y donde la cabeza es un patriarca que no parece tener mucho juego porque la matriarca, Annalena, es quien tiene que sortear todos los embates que le da la vida y sus retoños.
Tenemos a esta gente que se va a vivir a una casa que les han rentado. Annalena es viuda, carga con el tío y hijos y la esposa de uno de esos hijos. Se delinean muy bien las personalidades, un chico piadoso, otro muy majadero, otro que nomás está ahí, y el casado que es un malnacido con su pobre esposa. Hay otro que está fuera porque es soldado.
Precisamente con la llegada de Pietro es que comienzan los desbarajustes. Anda tras su cuñada secretamente, pero también quiere con una pueblerina, y luego le enjaretan a la hija de quien les rentó la casa. Ay no, cosas que solo pueden escribir autores de tierras latinas. Todo esto mientras intentan hacer crecer sus sembradíos y prosperar, aunque no haya muchas oportunidades.
Es una historia con sus altos y bajos. No sé por qué esa insistencia de describir los campos y la vegetación, le da su aire bucólico. Pero se eleva mucho cuando se empiezan a cantar sus verdades. Pietro es un malnacido, pero es quien le da movimiento a todo lo que hay a su alrededor. Después del gran drama, todo es paz, pero queda esa sensación de que esa familia todavía tiene mucha tela de donde cortar.
Una bonita y descriptiva historia sobre una familia numerosa de la campiña italiana de inicios del siglo XX. La autora describe la vida sencilla de Annalena y su familia, de sus sacrificios, trabajos y vicisitudes en la vida rural, manejando unas tierras alquiladas y tratando de sobresalir en la vida!
Solidne 4 gwiazdki. Niespieszna historia rodziny, w której główną postacią jest matka, Annalena. Obraz surowy ale miejscami liryczny. Kolejna powieść przeczytana w ramach czytelniczej akcji #czytamynoblistki
Sceny rodzajowe z życia rodziny Bilsinich żyjących na włoskiej wsi nad Padem w latach 20. XX wieku. Dobrze się czytało ze względu na prozę autorki, jednak czegoś mi zabrakło.