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Die Hände meines Vaters: Eine russische Familiengeschichte

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Friedensnobelpreis 2022: Die russische Organisation Memorial mit Gründungsmitglied Irina Scherbakowa, die ukrainische Menschenrechtsorganisation Center for Civil Liberties und Ales Bialiatski aus Belarus erhalten als Vorkämpfer für die Menschenrechte in Belarus, Russland und der Ukraine diesjährigen Friedensnobelpreis 2022

Marion-Dönhoff-Preis 2022: Irina Scherbakowa, Historikerin und Mitgründerin der russischen Menschenrechtsorganisation Memorial, wird in diesem Jahr mit dem Marion-Dönhoff-Preis für internationale Verständigung und Versöhnung ausgezeichnet. 

"Die Hände meines Vaters" ist eine epische russische Familiengeschichte vor dem Panorama der Oktoberrevolution, der Weltkriege wie des ganzen 20. Jahrhunderts. Die jüdische Großmutter, die Pogrome, die Oktoberrevolution und den Bürgerkrieg von 1917/18 überlebte. Der Vater, der im Zweiten Weltkrieg als Soldat um ein Haar seine Hände für immer verlor. Und sie selbst, die im berühmtem Hotel Lux aufwuchs und heute Repressionen ausgesetzt ist, weil sie sich leidenschaftlich der Aufarbeitung der Verbrechen der sowjetischen Gewaltherrschaft Irina Scherbakowa stammt aus einer Familie, die alle Schrecknisse des vorigen Jahrhunderts miterlebt hat. Und doch empfindet die renommierte Publizistin ihre Familiengeschichte als eine glückliche – sind ihre Vorfahren und sie doch immer wider alle Wahrscheinlichkeit davongekommen, Und so wird Irina Scherbakowas Buch zu einem beeindruckenden Porträt nicht nur einer Familie, der es stets mit viel Glück gelang, düstere Zeiten zu überstehen, sondern auch und vor allem die mitreißende Geschichte einer bewegten Zeit.

416 pages, Kindle Edition

First published October 26, 2017

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Irina Scherbakowa

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Profile Image for Andrea Mesch.
41 reviews20 followers
November 29, 2025
Die Geschichte Russlands von der Oktoberrevolution bis zur Gründung vom "Memorial" 1989 und zum Zusammenbruch der Sowjetunion aus Sicht der Intelligenzija. Hier werden neben der beeindruckenden Familiengeschichte Irina Scherbakowas viele andere Dissidenten aus dem Umkreis der Familie vorgestellt. Am Ende waren es mir ein bisschen zu viele. Aus dem verständlichen Wunsch, niemanden zu vergessen, wurden dann sehr viele interessante Menschen sehr kurz abgehandelt.

Was mir im Nachhinein hier und auch beim Narrenschiff von Christoph Hein klar wird: wie identitätsstiftend das System der Unterdrückung war. Und wie seltsam still viele Dissidenten wurden, als dieses System verschwunden war. Wenn in Russland auch nur kurz.
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7,183 reviews134 followers
August 31, 2025
Finalista premio Friuli Storia 2025.

Spero che scrivere questa recensione mi aiuti a schiarirmi le idee. Oggi, infatti, è l'ultimo giorno in cui si possono votare i libri per il premio Friuli Storia e io non sono mai stata così indecisa. Premesso che il libro sull'occupazione del Friuli e del Veneto durante la prima Guerra Mondiale non ha mai avuto alcuna possibilità, quello sul commercio del grano (argomento di cui, francamente, non mi ero mai preoccupata in vita mia) si è rivelato una sorpresa. Complesso sì, ma ricco di informazioni e di spiegazioni.

E arriviamo a questo. Me l'ero lasciata per ultimo perché, mi son detto, magari era quello più interessante da leggere. Forse più leggero. E, per certi versi è stato così.

L'autrice racconta la sua storia, a partire dalla bisnonna e dal paesino di Starodub, dagli anni Trenta fino all'avvento di Putin e alla guerra contro l'Ucraina. Si tratta di una famiglia estremamente fortunata, perché è riuscita a sopravvivere alle purghe di Stalin e tutti i membri più anziani sono morti tra le braccia dei loro cari, cosa che in Russia era piuttosto rara.

Sono ebrei sì, ma sono riusciti a studiare, hanno vissuto all'hotel Lux per qualche anno e hanno avuto contatti con tutti i migliori letterati della Russia. Quindi non proprio contadinotti della taiga. E questo porta di conseguenza a un'apertura mentale e a un modo di pensare diverso rispetto al russo medio.

Si parte con Stalin e la paura continua di essere presi e portati in un gulag. La gente che spariva per non tornare mai. Poi c'è la denuncia di Chruščëv durante il XX Congresso del PCUS e la speranza che qualcosa possa cambiare. Ma tra gelo e disgelo, siamo sempre lì. Brežnev continua su questa linea, fino all'arrivo di Gorbačëv.

E, se l'autrice tanto si dilunga nella prima parte per descrivere le condizioni di vita della sua famiglia ai tempi di Stalin, tanto scorre veloce nel periodo più vicino a noi. Ci sono pochissime pagine dedicate all'euforia portata da Gorbačëv, pochissime menzioni di El'cin e un paio di Putin. Però si sente la delusione per quello che avrebbe potuto essere e non sarà mai. Fino alla decisione definitiva di abbandonare la propria patria. L'idea di glorificare il passato russo, compresi Stalin e la Seconda Guerra Mondiale, sono cose che l'autrice - che ha intervistato tantissimi sopravvissuti ai gulag - fatica a comprendere. Per gente che è cresciuta con una censura feroce e ha poi provato un anelito di libertà, non c'è di peggio che tornare sotto censura.

Interessante ritratto di un mondo che crediamo di conoscere ma che probabilmente non comprendiamo fino in fondo.
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