La storia dell’Italia moderna attraverso l’arte della canzone. C’è un giorno preciso in cui tutto comincia. È il giorno in cui Domenico Modugno appare al Festival di Sanremo con Nel blu dipinto di blu. Era il febbraio del 1958. Non solo è il momento esatto in cui inizia la canzone moderna, ma anche il momento in cui l’Italia scopre, proprio grazie a quella canzone, di essere avviata verso una nuova era, verso un nuovo orizzonte di benessere: scopre di aver completato o quasi la ricostruzione post-bellica, di trovarsi su un balcone spalancato sull’arrivo degli anni Sessanta. Da allora e fino ai nostri giorni la canzone è il racconto più incisivo, ricco e diversificato del sentimento e delle trasformazioni del nostro Paese. Storie, testi, biografie, aneddoti sono parte di un unico emozionante racconto, il racconto dell’identità di un popolo che in queste canzoni si riflette e si riconosce. E che arriva alle soglie del 2000. Ogni capitolo sarà integrato da una breve playlist di pezzi consigliati. Alla fine se ne potrà ricavare una playlist di circa 300 pezzi che compongono la colonna sonora della nostra storia.
Carino, mi aspettavo forse qualcosa di più approfondito, certo che coprire i 60 anni cruciali della storia della canzone italiana in poco più di 300 pagine è molto difficile. Ho fatto un po' fatica a finirlo.
Troppe inesattezze, troppi errori: molti versi delle canzoni sono citate a memoria con parole mancanti o errate. Scorre, è di piacevole lettura, ma è davvero poco curato e superficiale.
E’ un periodo in cui mi stanno capitando libri (perché in effetti è così, i libri mi capitano, non sono io che li cerco, complici le solite bancarelle) che, pur presumendo di parlare d’altro, raccontano storie a contrappunto fatte di musica. Il primo è stato “Musiques électroniques”, il secondo “Suite rock”, e adesso questo.
In effetti il titolo è ingannevole: non è realmente (per fortuna) un romanzo. Né si inventa fatti e vicende basati sulla verosimiglianza e sulla presunzione di realtà. In realtà è la storia stessa della canzone, nel suo senso più ampio, ad essere un romanzo. Vi sono decine di personaggi e di storie che si intrecciano tra loro, ora si allontanano ora si riavvicinano, ora si interrompono e ora riprendono, e il risultato è un’emozione continua che innerva la sostanza stessa della vita culturale ed emotiva del nostro Paese (e di tutti i Paesi del mondo, dato che ognuno di essi racconta e si racconta attraverso la canzone).
Il concetto di canzone è accolto nel suo senso più ampio. C’è la “canzonetta” sanremese e quella estiva, ma ci sono anche i cantautori (denominazione che noi adesso diamo per scontata ma che fu “inventata” quasi per caso da Maria Monti), ci sono quelle provenienti da autori di estrazione rock, si parla anche di quando fu l’esperienza progressive italiana a farsi canzone. Il modo di raccontare è un miracolo di sintesi: l’autore riesce a dire tutto, ma proprio tutto, a non lasciare fuori nessuno, ogni tanto (di rado) con qualche eccesso lirico o retorico, con una straordinaria economia di parole.A volte la narrazione si interrompe per lasciare la parola agli artisti o a qualcuno che c’era, riportando interviste o testimonianze. Se devo trovare un difetto è la mancanza di un indice analitico, ma bisogna dire che se ci fosse stato, data la quantità di citazioni e in fatto che non si tratta di un volume enciclopedico, avrebbe finito per essere più ampio del testo stesso.
Un libro a cui mi sono incollato e non sono riuscito a mollare prima di finirlo, che ha aggiunto una dimensione di “profondità” a miei ricordi puramente bidimensionali e nemmeno troppo pensati, quelli di una colonna sonora che, come a tutti, volente o nolente mi ha accompagnato da sempre.
Ci si diverte parecchio a navigare tra le mille onde che scrosciano musica e ricordi in questo ricco tomo scritto da uno dalla penna notoriamente felice. Non è detto che i giudizi collimino esattamente con quelli dell’autore, ma il gioco è palesemente un altro: far riaffiorare un intero patrimonio di ricordi da brevi estratti di testi oppure da aneddoti sentiti mille volte ma con particolari sempre diversi. Lo spazio è incredibilmente ben dosato, considerando la mole di artisti citata e la sproporzione tra la rilevanza di alcuni e l’inutilità di altri. Se manca qualcuno non so, certo ho ritrovato quelli che volevo con l’intensità che meritavano. Ed è anche utilissimo per recuperare, riascoltare, scoprire.