C'era una volta la Wunderkammer, la camera dei prodigi, collezione di oggetti rari e squisiti, meraviglie della tecnica, orrori sublimi della natura e della storia. Nel solco di questa bizzarra tradizione Danilo Soscia ha raccolto sessanta parabole esemplari, memorie infedeli, miti e fantasmi, inventando una sulfurea e personalissima Spoon River e narrando con uno stile potente e originale le inquietudini e le ossessioni che da sempre attanagliano il cuore e la mente degli uomini. L'Atlante è dunque molti libri insieme: può essere letto dall'inizio alla fine come un catalogo fantastico delle passione e delle avventure umane, oppure può essere percorso seguendo a piacere la fitta trama di temi e luoghi che lo sottende. Di racconto in racconto, incontriamo uomini non illustri accanto ad Arthur Rimbaud, Gesù, Mao, Antigone, San Francesco, Jurij Gagarin e Friedrich Nietzsche, e ogni personaggio, oscuro o eminente, ci chiede di partecipare al destino e ci trae con forza irresistibile dentro il suo mondo. La Berlino di Bertolt Brecht e quella del panda Bao Bao si collegano alla Parigi di Walter Benjamin, e il viaggio della nave di Odisseo all'isola di Circe prosegue nell'avventura di una cagnetta selvatica, in orbita intorno alla Terra a bordo di un'angusta navicella spaziale.
Atlante delle meraviglie è stato una grandissima sorpresa, non mi aspettavo minimamente “questo”. 60 brevi racconti molto eterogenei tra loro per tematiche, accomunati tuttavia da un’espressine stilistica peculiare, inconfondibile, il linguaggio è alto, “barocco”, molto poetico, oscuro. I tempi e i luoghi sono dei più diversi (antica Grecia , America, Europa, il futuro,...) i racconti che più mi son piaciuti sono quelli raccolti sotto il tema “memorie”, due/tre pagine per raccontare la vita di una persona, e i racconti che si ispirano ai miti greci e romani, molto simbolici. L’effetto che creano queste pagine è di lasciare sempre nell’incertezza, nulla è spiegato; rimane infatti il dubbio che tutto questo sia fine a se stesso(?)per apprezzare questa raccolta bisogna sapersi lasciare andare, deliziarsi del linguaggio senza pretendere di dare un senso compiuto a tutto quello che si sta leggendo. Un libro che può piacere a molti come non piacere ad altrettanti, non lo consiglierei a chiunque. I racconti più belli: -polidattilo -pietà -tunisi -occhiali
I protagonisti dell’Atlante delle meraviglie assomigliano un po’ ai morti di Spoon River, quando ogni ricostruzione si carica di nostalgia. Ma se per gli uomini di Masters il luogo è un elemento fondamentale per esprimere un sentimento condiviso, i figuranti di Soscia appartengono ai mondi più vari, ed è questo che li arricchisce. Come il Benjamin di Mari, Soscia libera i personaggi slegandoli dal contesto originale: ogni pezzo è unico ma, aggiunto alla collezione, contribuisce a formare un universo altro, completo proprio perché così eterogeneo.
Danilo Soscia raccoglie in questo volume 60 brevissimi racconti, 60 parabole, spesso criptiche, da leggere nell’ordine che più si ritiene opportuno. Racconti slegati gli uni dagli altri, che vedono come protagonisti personaggi quali Jurij Gagarin, San Francesco e Adolf Hitler, ma anche figure mitologiche, animali e uomini comuni. L’autore assume volta volta punti di vista sempre diversi e mai banali, cucendoli insieme in un vero e proprio atlante del mondo. La scrittura è densa, ricercata, quasi barocca, ricca di simboli e allegorica al punto da rischiare di risultare oscura, indecifrabile. La bravura di Soscia è innegabile e durante la lettura si è spesso incerti sul significato di determinate storie. Un finissimo esercizio di stile. Ma oltre a questo, siamo sicuri che ci sia dell’altro? Pagine impregnate di classicità, in particolare quella dei miti greci, che da sempre esercitano un’attrazione irresistibile su di me. Ma al di là della scrittura magistrale e di qualche racconto che ho preferito agli altri, mi è mancata la meraviglia promessa dal titolo. Come se tutti questi pezzi da collezione rimanessero fini a se stessi, deliziosi ma incapaci di imprimersi nella memoria, di lasciare una traccia che non si consumi nel tempo. Sono racconti che si leggono con piacere e di cui si apprezza il linguaggio, ma che scivolano via troppo presto. Quasi trascurabili. E forse è per questo che non me la sento di consigliarli proprio a tutti.
Un compendio di meraviglie e piccoli-grandi mondi che Danilo Soscia dipinge con maestria; un libro che può essere affrontato sotto infiniti punti di vista e secondo diversi fili conduttori. Incantevole.
Racconti Preferiti: Dio Notturno Licantropia Ignominia L’uomo nero Navicella Maiale Edipo e la Moneta Eclissi solare Il macello di Circe Pachinko Sorteggio Cristo Giallo Orestea La Genesi La sepoltura dei morti
La meraviglia risiede già nella scrittura. Denso anche nella misura di una lingua piena, ben studiata, una sinfonia che lavora i contorni delle parole, fino a diventare un inventario d’immagini che (ri)scopre gusto narrativo e simbolismi. Soscia modella storie, anche antiche, dalla forte teatralità, dalle corrispondenze intime, li ridefinisce secondo un metro personale e rotondo.
La parte del leone la fa la scrittura: una lingua brillante, sagace, sempre puntuale. Non sono riuscita a soprassedere alla sensazione di incompletezza propria della maggior parte dei racconti, motivo per cui non mi ha davvero conquistata, piuttosto lasciata galleggiare in superficie. E' stato uno di quei libri che mi ha fatto sentire stupida. Odio sentirmi stupida.
60 brevi e autocompiaciuti racconti che vanno dall'insulso al ridicolo, che non dicono niente e non lasciano niente. Forse unica eccezione quello denominato Pachinko.