Fabio Boksic, principe del foro, noto avvocato divorzista a Milano, rinviene il corpo senza vita della signora Rosso, una sua danarosa e affascinante cliente. La coincidenza attira l’attenzione del pubblico ministero Agota Santoro e del commissario Mancini, che lo accusano di esserne il mandante e ne dispongono il fermo. Mentre le indagini sul delitto vanno avanti e portano alla luce traffici illeciti e pericolosi, la detenzione smuove qualcosa nell’animo cinico e disilluso dell’avvocato quarantenne e gli impone un confronto con i fantasmi del suo passato, riportandolo ai giorni dell’assedio di Sarajevo: gli eventi della guerra si intrecciano alle vicende private e il microcosmo familiare si intreccia con le pagine più buie della storia recente dei Balcani, fino a far sfumare il confine fra il dramma storico della città e quello privato dei singoli individui. Il risultato è una narrazione di ampio respiro che procede attraverso l'alternanza di due linee temporali, che si riflettono l'una nell'altra in un gioco di specchi, definendo il personaggio adulto nel tragico vissuto bellico del giovane.
Che emozione questa lettura, una storia che lascia il segno, che tramortisce e commuove pagina dopo pagina, mentre constati l'atrocità, l'assurdità di una guerra ai molti incomprensibile che sconvolge radicalmente la vita di chi la vive, mentre sondi la psicologia e l'evoluzione, spesso scioccante, dei personaggi, il tutto percorrendo due piani temporali legati da un sottile ma tenace fil rouge: Fabio Boksic e il suo presente di quotato avvocato divorzista del foro di Milano, coinvolto in un misterioso omicidio, strettamente e inesorabilmente legato al suo passato, perché chi ha vissuto una guerra la porta sempre dentro, vi rimane, suo malgrado, ancorato, invischiato... Un romanzo di qualità, illuminante più di un serio testo di storia, stile narrativo eccellente, scrittura impeccabile, emozionante, a tratti sofisticata, toni graffianti, indimenticabili e vivide caratterizzazioni. Colpisce il cinismo, l'amaro umorismo del racconto del protagonista, l'istinto di sopravvivenza affinato che si rifiuta di soccombere al fatalismo, lo sprezzo del pericolo, in una città asserragliata e strangolata come era Sarajevo. La loro quotidianità polverizzata, sogni infranti, coraggio, forza, eroismo e dolore, tanto dolore come nel racconto dell'incendio della Biblioteca Vijecnica, pagine drammatiche, altre crude che si alternano a brani bellissimi, descrizioni che tolgono il fiato, pezzi che ti lasciano basita, strazianti, struggenti: la morte del piccolo Betò su tutti e la vendetta feroce, parossistica di Eva pianificata con tanta lucida, folle determinazione... Un romanzo dalla forte personalità che non lascia indifferenti, che smuove le coscienze, che fa riflettere...
Era un bel po’ di tempo che non mi capitava che un romanzo mi piacesse così tanto da farsi leggere in tre giorni (purtroppo è anche breve!) spizzicando le pagine in ogni momento. L’ho finito poco fa e ora vorrei disperatamente vedere il film :P Già mi immagino Benedict Cumberbatch nei panni del protagonista <3 Perché mi è piaciuto? Prima di tutto perché davvero ti lascia qualcosa: spunti di riflessione in quantità, come portata principale, con contorno di nozioni storiche così vivide, così intense e vissute che ti rimangono in mente (nomi, fatti, date, correlazioni fra eventi che sul libro di scuola non avresti mai ricordato). E poi i personaggi: quel genere di scrittura immaginifica che te li fa amare, tutti quanti, ti fa appassionare alla loro storia, ti fa divorare le pagine per sapere come va a finire e, in alcuni punti - del resto metà romanzo è ambientato in tempo di guerra - ti fa piangere. C’è una trama thriller più leggera e una trama narrativa dura, un presente e un passato e c’è un personaggio, il protagonista, che passando da un mondo all’altro, dalla guerra alla pace, dai venti ai quarant’anni, ci fa giocare, da lettori, a cercare di ritrovare i lineamenti del ragazzo in quelli dell’uomo, contando una ad una le cicatrici della resilienza.