In certi quartieri di certe città è più difficile essere bambini, è più difficile crescere, è più facile sbagliare. In certi quartieri di Napoli ci sono ragazzi che vivono di notte, che spacciano droga, che non vanno a scuola. Ma, grazie a uomini e donne che immaginano i bambini e i ragazzi per ciò che potranno diventare, la notte non è fatta solo per questo. La notte è fatta anche per mostrare il proprio coraggio, lo spirito di sacrificio, la determinazione. La notte è fatta anche di lavori onesti e coraggiosi…
Antonio Ferrara va néixer l’any 1957 a Portici, a la ciutat metropolitana de Nàpols, on va viure fins als vint anys. Des d’aleshores viu a Novara. És escriptor, il·lustrador i pedagog. Ha publicat nombroses d’obres per a infants i joves, entre les quals Pane arabo a merenda, A braccia aperte (Editorial Falzea); Puzzillo gatto gentiluomo, Come i pini di Ramallah, I suoni che non ho mai sentito (Editorial Fatatrac), La vita al centro o Casa Lampedusa. L’any 2012 va guanyar el prestigiós Premi Andersen al millor llibre per a majors de 15 anys, amb la novel·la Ero cattivo, basada en la seva feina com a educador en una comunitat d’habitatges. L’any 2017 va rebre el Premi de Literatura Infantil de la Fundació Cassa di Risparmio di Cento amb Il fiume è un campo di pallone. Alçar el vol, ambientada en el Nàpols que va viure a la infantesa, és la primera novel·la seva que es tradueix al català.
"Leggevo ormai senza fermarmi, chè il respiro quasi mi mancava e, mentre leggevo, sembrava che il sogno veramente si poteva realizzare, sembrava che, visto che lo avevo scritto bene, con le parole tutte giuste, prima o poi forse poteva capitare. Ma, leggendo leggendo, pensavo alla testardaggine e alla forza e alla volontà che ci volevano per far succedere una cosa così, così difficile, e io mica ce l'avevo, quella forza. E avevo contro mio padre, mia madre e pure gli amici. Ma poi, alla fine, in mezzo all'applauso che mi arrivava in faccia e nelle orecchie, guardai il prof che sorrideva e faceva sì sì con la testa e pensai alle parole che diceva sempre: che, se hai una passione forte, la disciplina poi ti viene."
Questo è un libro speciale: me l’aveva prestato un alunno dell’Ipsia meccanico in cui insegnavo quell’anno. Una di quelle scuole piene di ragazzi difficili, che ti risucchia l’anima, una di quelle scuole in cui il rispetto te lo devi guadagnare. Prima di Natale arrivò lui: “Profe, io alle medie ho letto questo libro. So che le piace molto leggere e gliel’ho preso in prestito in biblioteca.” Non amo granché i libri per ragazzi, non c’è un motivo particolare, ma so che se un ragazzino ti dice di leggere un libro vuol dire che può esserti utile a capire qualcosa di lui o del contesto con cui ha a che fare. O perché vuol dirti qualcosa che non sa esprimere a parole. E così, in una fredda sera di gennaio, ho deciso di darmi alla lettura, senza grosse aspettative ma con l’intenzione di condividere con lui le mie impressioni. La storia è abbastanza classica: Tonino, un ragazzino napoletano, è costretto allo spaccio dal padre mafioso. E a una certa si redime perché incontra persone che si impuntano a tirarlo fuori da quel giro di merda. Tra cui un professore di italiano, come la sottoscritta. Un professore di italiano che sfida la mafia, che se ne frega di un padre minaccioso come quello di Tonino e perciò insiste perché il ragazzino torni a scuola. Perché a 13 anni uni deve fare il bambino, non lo spacciatore. Un professore che vede in Tonino non una persona persa, ma delle potenzialità. E queste potenzialità sono date dalla scrittura: perché Tonino non vuole essere spacciatore per tutta la vita, anche se questo frutta molti soldi. Tonino vuol fare il giornalista, vuol raccontare la bellezza di Napoli, perché Napoli non è solo delinquenza, è anche bellezza culturale e arte culinaria. E il professore lo sa di avere tra le mani un pezzo di argilla grezza: indisciplinata, vero, ma lui dice sempre ai suoi studenti che “se hai una passione forte, poi la disciplina ti viene”. Capisce che Tonino può emanciparsi, anche se con la mafia non c’è da scherzare affatto. E il professore lotta, ma con metodi non convenzionali: fa ridere i suoi studenti, perché Dio solo sa di cosa hanno bisogno dei ragazzi che vivono in quei contesti. Senza farsi scoraggiare mai, neanche quando i suoi alunni, per vedere se “ha le palle”, gli distruggono prima la macchina e poi il motorino. Grazie all’insistenza di questo professore, Tonino comprende che cos’è il rispetto vero, che non è quello che nasce dalla paura come quello che la gente dimostra a suo padre. Il rispetto va guadagnato onestamente e senza usare violenza su nessuno. Ho divorato questo libro in un’oretta e l’ho inserito nella lista dei libri da leggere che do ai ragazzi: non li obbligo mai alla lettura, ma cerco di incuriosirli. Possono scegliere ciò che più desiderano, ma senza forzature di sorta. È un libro caratterizzato da un linguaggio semplice e adatto a un pubblico di preadolescenti, sebbene racconti una storia cruda: è un romanzo che può aiutare i ragazzi a capire che i lauti guadagni provenienti dalla delinquenza sono solo uno specchietto per le allodole e che la vita è ben altro. Perciò grazie S. per avermelo prestato: cercherò di prendere esempio da questo professore così eroico e al contempo simpatico. E grazie per aver ampliato la mia conoscenza dei romanzi per ragazzi.
La trama racconta in prima persona del protagonista, figlio di un uomo poco raccomandabile invischiato in faccende losche. La sua famiglia è nel commercio e nella vendita di droga. Ma il docente non si arrende e cerca in tutti i modi di aiutarlo e dargli validi motivi per non mollare la scuola. Dopo la morte del docente lascia la casa e va a vivere in una comunità protetta. Lì inizia a lavorare e riprende la scuola. Confessa di voler fare il giornalista e scopre come funziona una redazione.
Aspetti che non ho apprezzato: - l’idea di voler chiudere per forza tutti i cerchi: il panettiere che ha perso il braccio a causa sua. - il finale un po’ frettoloso e lasciato in sospeso. Avrei preferito un finale più guidato.
Nel complesso mi ha ricordato un po’ i due libri di Saviano “La paranza dei bambini” e “Bacio feroce”.
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L'ho letto sdraiata su una coperta in un parco piangendo come una disperata in chiamata con Gabriele che poverino si è sentito una deficiente sclerare per due ore. In due giorni ho comprato e letto tutti i libri di Ferrara che ho riscoperto dopo averlo letto troppo presto. Amo i capitoli corti e le copertine strette, ci stanno in borsa e posso leggere anche quando non dovrei
Rapidissimo libro sulla vita di un giovanissimo spacciatore a cui viene data l'opportunità di cambiare rotta. Senza fronzoli e senza tante anticipazioni il libro mette davanti alla dura realtà della vita del camorrista.
Questo libro mi è piaciuto non solo perché era anche corto ma soprattutto perché, anche se semplicemente, ci apre gli occhi verso il mondo e ci spiega che cos'è veramente la realtà in luoghi come Napoli. Consigliato ;)
Il fatto delle sorelle mi ha lasciato senza parole. Pensavo di ascoltare un fantasy ma purtroppo succedono veramente e non si può fermare in nessun modo, è un circolo vizioso. Da brividi.