Più che un fumetto, Venezia di Jiro Taniguchi è un libro di sguardi. Un taccuino di viaggio fatto di silenzi, acquerelli e attese, in cui la narrazione passa soprattutto attraverso le immagini.
Taniguchi racconta la città seguendo il passo lento di un visitatore giapponese che si perde volontariamente tra calli, campi e fondamenta, alla ricerca dei luoghi in cui aveva vissuto il nonno, pittore a Venezia per necessità più che per vocazione. È un pretesto narrativo lieve, quasi impalpabile, che permette all’autore di fare ciò che gli riesce meglio: osservare, soffermarsi, lasciare spazio.
La Venezia che emerge non è mai cartolina né spettacolo. È una città quotidiana, attraversata da riflessi d’acqua, da facciate consumate, da angoli marginali e improvvisamente rivelatori. Gli acquerelli sono straordinari: delicati, luminosi, capaci di restituire l’umidità dell’aria, il peso del tempo, la quieta malinconia di una città che sembra sempre sul punto di scomparire.
Come spesso accade nei lavori di Taniguchi, il vero protagonista è il camminare. Il perdersi senza fretta diventa un atto di conoscenza, quasi una forma di meditazione. Il passato familiare, l’arte, la memoria e il viaggio si intrecciano senza mai appesantire il racconto, che rimane essenziale, elegante, profondamente umano.
Un libro da leggere lentamente, magari più volte, lasciandosi guidare dalle immagini più che dalle parole. Un omaggio rispettoso e innamorato a Venezia, ma anche al tempo, alla memoria e allo sguardo di chi sa osservare davvero.