«Mrs. Smith tirò un sospiro di sollievo e andò a riordinare la cucina. Lavò e asciugò le tazze e i piattini, quindi prese una tazza pulita, la riempì e si sedette alla finestra del soggiorno. Guardando la strada buia e sporca, ripiombò ancora una volta nel suo stato di quieta felicità; tre settima ne fa, si disse, ero disperata e senza nessuno al mondo. Mio padre era morto e io me ne stavo seduta davanti al mare, tutta sola, a chiedermi – sorvolò frettolosamente su questo pensiero – come sarebbe stato entrare in acqua e camminare, camminare sempre più avanti. Poi lui si è seduto accanto a me: “Spero di non sembrarle sfrontato”. Mrs. Smith fece un risolino segreto, sorseggiando il caffè». «Casa nostra spesso era piena di letterati e artisti eminenti» raccontano i figli di Shirley Jackson. «Si tenevano feste leggendarie e partite a poker con pittori, scultori, musicisti, compositori, poeti, insegnanti e scrittori di ogni genere. Ma il suono della sua macchina da scrivere non mancava mai, la sentivamo battere sui tasti fino a notte fonda». E da quell’ostinato ticchettio della Royal di mamma Shirley usciva a getto continuo una produzione che ha pochi paragoni: celebri romanzi dell’orrore come L’incubo di Hill House e clamorose perle nere come La lotteria, certo, ma anche una mole imponente di racconti destinati a rimanere a lungo sconosciuti – e che solo trent’anni dopo la morte della Jackson verranno alla luce, con un coup de théâtre degno di una delle sue storie: alcuni estratti da uno scatolone ritrovato in un fienile del Vermont e spedito senza preavviso alla famiglia, e altri, moltissimi altri, scoperti alla Library of Congress di Washington e alla San Francisco Public Library. Racconti di cui questo libro offre una ricca scelta, dove il lettore troverà non solo il thriller nero e la fiaba gotica di cui la Jackson è riconosciuta maestra, ma anche – e sarà una gradita sorpresa – commedie surreali, sketch stranianti, comici quadri familiari, esplorazioni della psiche, con fulminanti incursioni nei territori di confine tra normalità e follia. E sempre sarà felice, il lettore, di lasciarsi inghiottire dagli ingranaggi di una macchina narrativa di diabolica perfezione.
Shirley Jackson was an influential American author. A popular writer in her time, her work has received increasing attention from literary critics in recent years. She has influenced such writers as Stephen King, Nigel Kneale, and Richard Matheson.
She is best known for her dystopian short story, "The Lottery" (1948), which suggests there is a deeply unsettling underside to bucolic, smalltown America. In her critical biography of Shirley Jackson, Lenemaja Friedman notes that when Shirley Jackson's story "The Lottery" was published in the June 28, 1948, issue of The New Yorker, it received a response that "no New Yorker story had ever received." Hundreds of letters poured in that were characterized by, as Jackson put it, "bewilderment, speculation and old-fashioned abuse."
Jackson's husband, the literary critic Stanley Edgar Hyman, wrote in his preface to a posthumous anthology of her work that "she consistently refused to be interviewed, to explain or promote her work in any fashion, or to take public stands and be the pundit of the Sunday supplements. She believed that her books would speak for her clearly enough over the years." Hyman insisted the darker aspects of Jackson's works were not, as some critics claimed, the product of "personal, even neurotic, fantasies", but that Jackson intended, as "a sensitive and faithful anatomy of our times, fitting symbols for our distressing world of the concentration camp and the Bomb", to mirror humanity's Cold War-era fears. Jackson may even have taken pleasure in the subversive impact of her work, as revealed by Hyman's statement that she "was always proud that the Union of South Africa banned The Lottery', and she felt that they at least understood the story".
In 1965, Jackson died of heart failure in her sleep, at her home in North Bennington Vermont, at the age of 48.
E, come mille altre ragazze, detesto che un uomo – qualsiasi uomo – mi parli con quel tono di voce leggermente paternalistico che usano talvolta gli uomini, cominciando le frasi con “Il problema, con le donne, è che…”
Che bella scoperta Shirley Jackson! Dopo aver letto avidamente "L'incubo di Hill House" pochi mesi fa, non ho saputo resistere ed ho recuperato questa ultima uscita. Devo dire che non ne sono rimasta per niente delusa: ogni racconto è un piccolo capolavoro. Nonostante ci si aspetti che questi brevi scritti siano tutti riconducibili al genere horror, sono presenti delle vere e proprie chicche umoristiche, mistery, romantiche, oniriche... Non si può fare a meno di pensare a quanto la visione della Jackson sia femminista, capace di descrivere la follia della vita quotidiana e l'estasi della liberazione da essa. La psicopatologia femminile è un tema che sembra molto caro alla Jackson: riesce ad approfondirne una miriade di sfumature, sviluppando una visione legata alla realtà, seppure con elementi fantastici. Ciò che fa più paura, infatti, è l'amara sensazione che sotto i pensieri delle casalinghe più devote, si nascondano in realtà dei pensieri omicidi, folli. Non vedo l'ora di leggere anche gli altri suoi lavori.
"Il ritardo non porta ricchezza. Il ritardo porta rimpianti."
Non amo particolarmente il genere dei racconti ma per Shirley Jackson vale la pena fare un'eccezione. Questa è un'antologia di 31 racconti inediti scritti dagli anni '30 agli anni '60: c'è un po' di tutto, si passa dalle ambientazioni dark alla commedia, dal thriller allo sketch familiare. Quello che rimane costante è il senso di estrema assurdità ed inquietudine che contraddistingue la narrativa tagliente della Jackson. E' una lettura enigmatica e coinvolgente, anche se non tutti i racconti mi hanno appassionata in egual misura. Tra quelli che ho preferito sicuramente includerei "La luna di miele di Mrs. Smith" (entrambe le versioni), "Il mio ricordo di S.B. Fairchild" e "Il topo".
Shirley Jackson è un'autrice che per la fortuna di noi lettori e lettrici sta venendo riscoperta, anche per merito di Adelphi che ci permette di leggerla tradotta in italiano.
Shirley Jackson ha avuto un grande impatto anche su scrittori, come ad esempio Stephen King, tanto per citarne uno.
Ulteriore nostra fortuna è che siano stati ritrovati scatoloni con suoi racconti 25 anni dopo la sua morte, quindi abbiamo un autentico patrimonio cui attingere, e in questa raccolta, che prende il nome da uno di essi, ne abbiamo un'ottima selezione.
"Gli indiani vivono in tenda" è uno splendido racconto dell'assurdo, con una situazione a rimpiattino, che delizierà per la sua costruzione geniale.
"Jack lo squartatore" vi farà scoprire come bastino poche pagine per sentire l'ansia sotto la pelle.
"La luna di miele di Mrs. Smith" è l'unico racconto che offre 2 versioni, una scritta in giovinezza, l'altra ripresa e riscritta anni dopo, ed è un esempio di scrittura e di rielaborazione a partire dallo stesso concetto per una storia che prende però due direzioni diverse. Memorabile.
"Gnarly il re della giungla" vi creerà disagio e sarà una lettura che non potrete dimenticare.
Questi sono solo alcuni dei racconti che più mi hanno colpito.
Racconti piacevoli e pieni di sorprese, in pieno stile Jackson. Benché continui a preferire i romanzi, alcuni racconti di questa grande scrittrice - oltre a quello che dà il titolo alla raccolta, segnalo “Mrs Anderson” e “Mio zio in giardino” - sono veramente interessanti, ricchi di suggestioni diverse. Le vicende sono sempre afferenti alla magia, il diavolo, il soprannaturale, ma anche la famiglia e la comicità del quotidiano.
"Ma chissà da dove veniva quel nuovo, irresistibile impulso di tirare le tende per non vedere gli alberi, di leggere alla luce artificiale in piena mattina [...]."
Provo sempre un certo disagio e una certa difficoltà nel provare a recensire una raccolta di racconti perché non è come leggere un romanzo, ma diverse storie una dietro l'altra. Questo comporta il dimenticare la maggior parte di quello che succede in quelle brevi storie e un po' mi dispiace (ciò non significa mica che mi dispiacciono i racconti, badate bene).
Avevo già conosciuto questa autrice (molto amata da Stephen King) leggendo il suo Abbiamo sempre vissuto nel castello che avevo trovato straniante. La Jackson è celebre per i suoi romanzi diciamo horror (forse tra i suoi più famosi c'è certamente L'incubo di Hill House), ma in questa raccolta scopriamo che in realtà lei abbracciava diversi stili, incluso quello ironico/comico. La bellezza di questa autrice è che era una casalinga con la passione per la scrittura, come ci raccontano i suoi figli lei amava battere a macchina quando aveva del tempo libero, e loro ricordano ancora il ticchettio che faceva alla macchina da scrivere dove passava ore e ore a scrivere ed elaborare nuovi racconti.
Proverò a dire due parole per quei racconti che mi hanno colpito.
1. La sala da fumo: racconto diabolico. 2. Non bacio gli sconosciuti 3. Pomeriggio d'estate: brividi. 4. Gli indiani vivono in tenda: racconto assurdo. 5. Il sole torrido delle Bermuda 6. Incubo: un vero e proprio incubo. 7. Invito a cena 8. Festa di ragazzi 9. Jack lo Squartatore: racconto che crea ansia. 10. La luna di miele di Mrs. Smith (versione 1) 11. La luna di miele di Mrs. Smith (versione 2) In questo caso troviamo due versioni di uno stesso racconto, con la differenza che la prima versione risale a quando la scrisse in giovinezza, mentre la seconda qualche anno dopo l'ha riscritta rielaborando alcuni passaggi e sopprimendone altri.
12. La sorella
13. Arcicriminale
14. Mrs. Anderson: direi spiazzante.
15. Venite alla fiera
16. Ritratto
17. Gnarly il Re della giungla: stranissimo e inquietante.
18. La brava moglie: questo racconto è abbastanza inquietante.
19. Diavolo d'un racconto
20. Il topo: mi sa che non ho ben capito, o forse sì.
21. Mia nonna e il mondo dei gatti
22. Dev'essere stata la macchina
23. L'incontro degli amanti
24. Il mio ricordo di S.B. Fairchild
25. Riempi casa di agrifoglio
26. Il signore del castello
27. Che pensiero
28. Quando Barry aveva sette anni
29. Prima dell'autunno
30. La storia che ci raccontavamo
31. Mio zio in giardino
Che dire, come in ogni raccolta, non tutte riescono col buco e molti li ho già dimenticati. Ma nel complesso la Jackson si vedeva che si divertiva nel creare nuove storie.
Non avrò amato tutti i racconti presenti in "La luna di miele di Mrs. Smith", ma in ognuno ho trovato spunti di riflessione, una penna magistrale - a tal punto da poterci costruire sopra una lezione su come si scrive - colpi scena, inquietudine serpeggiante e umorismo. Non perdetevela, Shirley Jackson, e non sottovalutatela: nessun effetto speciale, nessuna scena che faccia saltare in piedi, ma non serve, non ne ha bisogno. E anche quando vuole scaldare il cuore o sottolineare l'assurdo che striscia nella vita quotidiana, lo fa di un bene che è difficile rimanere impassibili. Inoltre, i racconti qui raccolti aprono una finestra interessante sulla condizione della donna negli anni '50, rivelandone gli aspetti più intimi ( non escludo radici autobiografiche). Tra i racconti che mi sono piaciuti maggiormente indico:
-La sala da fumo ( Concentrato di umorismo diabolico) -Pomeriggio d'estate ( brividi garantiti) -Incubo ( indescrivibile) -Invito a cena ( proto-femminismo in pillole) -La luna di miele ( versione 1) ( insinuazioni inquietanti per un gioiellino narrativo) -Mrs Anderson ( Pirandelliano) -Venite alla fiera ( commediola sentimentale da pomeriggio di Canale 5, ma con connotazione positiva) -Gnarly il re della giungla ( arguto) -La brava moglie ( vademecum su come si crea la suspense) -Il topo ( non l'ho capito e mi tormenta da giorni) -Il mio ricordo di S.B Fairchild ( Spettacolare: manca soltanto il lasciapassare A38) -Che pensiero ( breve ma intenso) -La storia che ci raccontavamo ( ricorda una puntata di Streghe)
Insomma, nel formato racconto Jackson dà il meglio di sé, riuscendo in poche pagine a completare una storia farcita di pathos, climax, tensione, suspence e umorismo. Provare per credere.
La luna di miele di Mrs. Smith è una raccolta di trentuno racconti, alcuni più brevi di altri, in cui emerge lo stile di Shirley Jackson nelle sue numerose sfaccettature. In queste brevi storie, infatti, sono presenti umorismo, riflessioni sulla famiglia, sulla vita di coppia, sull’amore e sulla condizione della donna. A mancare all’appello, invece, è l’horror vero e proprio. Semmai, si può parlare di una sottile inquietudine che l’autrice lascia che si insinui nella testa del lettore attraverso la narrazione di misteri, delitti o presenze di fantasmi, come è solita fare nei suoi romanzi. Il tutto però in modo molto soft, in quanto i temi trattati nei vari racconti sono, il più delle volte, seri, talvolta anche amari. Si capisce che qui l’intenzione della scrittrice è più quella di fare riflettere che non quella di spaventare.
Per quanto riguarda il racconto che dà il titolo alla raccolta, ho gradito molto il fatto che l’autrice lo abbia scritto due volte (versione 1 e versione 2) raccontando in due modi diversi il mistero che si cela nella vicenda. Mi sono piaciute entrambe le versioni, ma ho preferito la seconda perché in essa. Ho adorato Incubo e ho trovato esilarante Gli indiani vivono in tenda (ne cito giusto un paio).
Detto ciò, faccio tre ultime considerazioni: come tutti i racconti, ci sono quelli riusciti benissimo e quelli che si dimenticano una volta conclusi; il livello di scrittura è alto e nel complesso la lettura è stata piacevole; preferisco i romanzi ai racconti poiché in questi ultimi trovo stancante dover ricominciare con una storia nuova dopo poche pagine.
“Sono andata in cucina e ho deciso di vendicarmi di Mrs. Simpkins, dei Rowland e di mio marito preparando di nuovo minestrone per pranzo, e ho messo il coperchio sulla pentola immaginando che dentro ci fosse la testa di Spike Rowland.”
Che scrittrice straordinaria Shirley Jackson, che oltre a saper spaventare e inquietare come pochi altri, riusciva a raccontare anche la quotidianità in famiglia (i figli, disavventure con i grandi magazzini, la frustrazione di star dietro a tutti) con ironia e sincerità rendendola interessante in senso universale. Verrebbe voglia di chiamarla al telefono, parafrasando Holden Caulfield.
Mi ha stupito anche con un racconto (“Venite alla fiera”) che si può quasi definire da commedia romantica!
Ho apprezzato tanto questa raccolta perché permette di allargare ulteriormente la conoscenza delle varie sfaccettature della sua produzione e della sua personalità.
Nonostante siano molti i racconti che compongono la raccolta “La luna di miele di Mrs Smith”, nel loro dipanarsi non viene mai meno né il ritmo incalzante né l’effetto straniante che caratterizza da sempre la scrittura di Shirley Jackson.
I racconti della scrittrice americana penetrano nell’animo del lettore come schegge impazzite appartenenti ad una quotidianità instabile, tremendamente affilate nella loro banalità. I personaggi dei suoi racconti si accorgono così, in un lampo improvviso di consapevolezza, di sentirsi disperatamente intrappolati e costretti all’interno dei confini apparentemente invalicabili della loro routine, delle loro case, delle loro relazioni. Alla sensazione di solitudine che si incarna nella protagonista del racconto “Venite alla fiera”, si sovrappone l’ineluttabilità del destino che tormenta l’anima di Mrs Smith o la voglia di fuga ne “Deve essere stata la macchina”.
Chi conosce Shirley Jackson sa che i suoi romanzi e racconti sono un misto di mistery e horror molto sottile, lievemente accennato, che lascia sempre un sotteso. A me personalmente piace moltissimo e con questa raccolta non ho potuto che confermare le mie impressioni.
Racconti quindi, ma di generi diversi: c'è horror, mistery, qualche racconto più sfumato nel romantico (pochi eh) e chicche autobiografiche. Jackson ha il grande pregio di scrivere sempre con un accenno ironico e una vena di humour che colora inquietudini, sketch familiari e situazioni paradossali.
Un'antologia che rende inquietanti persino i subaffitti. E buon Halloween!
Non mi piacciono molto le raccolte di racconti, ma trovo che sia utile leggerle per spezzare e accompagnare altre letture. Shirley Jackson mi conquista sempre, senza mai deludere, ma come può accadere per questi tipi di testo, non tutti i racconti mi hanno colpita (seppur pochi) e solo per questo sento di dare 4 stelle. Adoro la capacità dell'autrice di insinuarsi nella mente del lettore e lasciare che il racconto stagni all'interno di essa.
Underrated first line— one of my all-time favorite hooks. Mrs. Smith walks into a conversation about her and her husband.
I am a sucker for these suspenseful, enigmatic stories— anything akin to Bartleby The Scrivener, which performs this function the greatest of any story, in many humble opinion.
Fascinating theme for this one— I thought the detail of her marrying her husband to avoid living the life her father cut out for her, only to accept living with a serial killer. Of its time certainly, but very clever.
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Shirley Jackson è una delle mie autrici preferite e ogni volta che prendo in mano un suo libro, di qualsiasi tipo o genere, resto sempre del tutto soddisfatta. Adoro i suoi romanzi, ma anche le sue storie brevi sono davvero eccezionali. Questa raccolta, come Paranoia, comprende scritti brevi di tantissimi generi diversi, ed è stata una lettura assolutamente piacevole e intrigante. I miei preferiti:
- La sala da fumo: arguta e divertentissima dalla prima all'ultima riga; - Gli indiani vivono in tenda: anche questa veramente divertente, e con un perfetto finale; - Incubo: l'intreccio è proprio quello tipico di un incubo, con un crescendo di angoscia e confusione; - La luna di miele di Mrs. Smith: entrambe le versioni mi sono piaciute moltissimo. In particolare mi è piaciuto leggerle una dopo l'altra, vedendo le profonde differenze nell'impianto e nell'atteggiamento di Mrs. Smith; - Mrs. Anderson: davvero ben costruita e con un finale spiazzante ma perfetto; - La brava moglie: molto inquietante, ma con un terrore più "nascosto" e meno evidente, tipico di altri lavori di Shirley Jackson; - Il topo: non sono sicura di averla capita al 100%, ma se è così, è davvero agghiacciante.
Questa raccolta di racconti mi è piaciuta, ma come tutti i libri dell’autrice non mi ha fatta urlare al miracolo, sebbene riconosca la proprietà intellettuale del suo elaborato e la sua innovazione nel genere horror. Ci sono racconti che ho apprezzato più di altri, tra cui “il signore del castello”, “la luna di miele di mrs Smith” (entrambe le versioni), “arcicriminale”, “festa di ragazzi” e “mrs Anderson”. Mi è piaciuta anche la vena più soft della Jackson contenuta in questo volume, come nei racconti che parlano di vita famigliare e quotidianità.
Una raccolta di racconti brevi, alcuni più riusciti, altri meno. Non la consiglierei come primo approccio all'autrice, ma più che altro chi già la conosce ed ama. In generale comunque, la Jackson ha una mente e una fantasia assolutamente fuori dal comune. Dev'essere stata una donna stravagante e adorabile. Avrei voluto conoscerla. :)
Che bellezza. Amo e adoro Shirley Jackson, e ogni volta che termino un suo libro non riesco a non pensare che ne vorrei ancora, ancora e ancora. Per ora l'unica che riesca a farmi leggere racconti e tuute le volte penare "C'è del genio, c'è del genio".
Con questo ho finito tutta la bibliografia di Shirley Jackson, che si conferma regina indiscussa dei miei scrittori preferiti. Non c'è niente di suo che non valga la pena di leggere.
Grazie Adelphi!! Un nuovo importantissimo tassello nella ricostruzione bibliografica di Shirley Jackson con quest’opera postuma curata e pubblicata dai figli dell’autrice che rende perfettamente l’idea della vivacità creativa di quest’artista molto schiva ma famosa per aver saputo portare tutte quelle atmosfere gotiche e cupe (al limite della metafisica) a pagine di rara bellezza letteraria. In realtà le ricerche dei figli portarono ad un corpus letterario ben più vasto di quanto ci si sarebbe aspettati, con più di 130 racconti (molti inediti, altri comparsi su vecchie riviste) e materiale sufficiente per mettere insieme ben più di un singolo libro. Probabilmente non siamo ai livelli di testi come “L’incubo di Hill House” e la “Lotteria”. Forse sarebbe più corretto considerare questi 31 brevi racconti racchiusi in poco più di 250 pagine, come una specie di Bottega dei Lavori o Laboratorio di Scrittura della stessa Jackson in cui venivano costruite le trame delle sue creazioni (fondamentale per qualsiasi scrittore) e dove emerge con chiara prepotenza la prodigiosa versatilità di questa autrice attraverso generi e stili letterari completamente diversi tra loro: dal gotico al thriller, dalla commedia surrealista alla sceneggiatura comiche, da piacevoli racconti di vita quotidiana e famigliare all’esplorazione della psiche umana per arrivare persino ad un singolo racconto scritto da due punti di vista differenti ma entrambi godibilissimi e ricchi di spunti ed interpretazioni diverse, sempre con un ritmo avvincente e mai noioso. Nella prefazione del libro i figli ricordano:
“Nostra madre cercava di scrivere ogni giorno, e considerava la scrittura un mestiere a tutti gli effetti. Generalmente lavorava per l’intera mattinata, mentre noi figli eravamo a scuola, e riprendeva la sera, sino a tarda notte. Si sentiva sempre il suono dei tasti della sua macchina da scrivere. Casa nostra spesso era piena di letterati e artisti eminenti. Si tenevano feste leggendarie e partite a poker con pittori, scultori, musicisti, compositori, poeti, insegnanti e scrittori di ogni genere. Ma il suono della sua macchina da scrivere non mancava mai, la sentivamo battere sui tasti sino a notte fonda.”
Non ricordo perché ho deciso di leggere questo libro.... chi me lo consigliò e perché è finito nella lista da leggere...ho rimandato per un annetto la letturae non lo ricordopiù....peccato Si tratta di una raccolta postuma di racconti Brevissimi , un concentrato di spaccati dal punto di vista femminile con protagoniste di diverse età e diverse estrazioni e diversi caratteri... attraverso elementi onirici e surreali si rivelano personalità o sentimenti delle protagoniste, cattivi pensieri molto lontani dalle buone maniere che una femmina doveva acquisire e ostentare per la società di quel periodo.
La sala da fumo Non bacio gli sconosciuti Pomeriggio d’estate Gli indiani vivono in tenda Il sole torrido delle Bermuda Incubo Invito a cena Festa di ragazzi Jack lo Squartatore La luna di miele di Mrs. Smith (versione 1) La luna di miele di Mrs. Smith (versione 2) La sorella Arcicriminale Mrs. Anderson Venite alla fiera Ritratto Gnarly il Re della giungla La brava moglie Diavolo d’un racconto Il topo Mia nonna e il mondo dei gatti Dev’essere stata la macchina L’incontro degli amanti Il mio ricordo di S.B. Fairchild Riempi casa di agrifoglio Il signore del castello Che pensiero Quando Barry aveva sette anni Prima dell’autunno La storia che ci raccontavamo Mio zio in giardino
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Raccolta di racconti della scrittrice Shirley Jackson. Sono talmente varii e differenti tra loro che è impossibile stabilire un genere predominante, ma la lettura è scorrevole e piacevole, ti tiene compagnia facendoti ridere, rabbrividire, provocando tristezza e gioia, ma anche stupore e dubbi. Della stessa autrice ho amato “follemente” il romanzo Lizzie e Abbiamo sempre vissuto nel castello. Ammetto di aver iniziato questo libro pensando fosse un romanzo, invece mi sono ritrovata con una serie variegata di mini-storie. Un cosa che ho davvero amato è stata leggere un racconto in due versioni differenti, la prima appena pubblicato, la seconda pubblicato dopo anni e mille cambiamenti: mi ha dato modo di capire come la mente della scrittrice abbia elaborato le sue stesse parole e le sue stesse idee.
una Shirley Jackson inedita, che in alcuni di questi racconti si distacca dal suo stile gotico ed esprime ironia, comicità, frustrazione e tenerezza, mantenendo una narrazione coinvolgente e mai scontata.
le mie 5 stelline vanno ai seguenti racconti:
Gli indiani vivono in tenda Invito a cena Festa di ragazzi Venite alla fiera La brava moglie Dev'essere stata la macchina Che pensiero
In realtà il mio è un giudizio parziale, ho letto solo ottanta pagine, sono racconti 7 brevi o brevissimi, nessuno mi ha dato qualche stimolo, non sono riuscito a continuare. Niente di interessante, un po' di ironia e solo un breve racconto a cui darei la sufficienza.