Partiamo dai pregi: è scritto in buon italiano, anche elegante; alcuni sprazzi di bravura ("Quella che tu chiami saggezza e distacco è la sintesi di vari dolori vissuti, metabolizzati e superati. Da queste esperienze dobbiamo passare tutti, purtroppo") ci sono. E basta.
Mancano la trama, la suspence, il colpo di scena inaspettato, manca un personaggio principale coinvolgente, mancano dei personaggi di contorno interessanti, mancano subplot sufficientemente articolati. Insomma, sono convinto che nelle redazioni degli editori italiani (grandi e piccoli) giacciano dimenticati thriller e noir di gran lunga migliori di questo. Certo, tutti essi hanno il difetto di non essere stati scritti da un giornalista che scrive e parla di letteratura su quotidiani e in trasmissioni Rai: roba prodotta da aspiranti scrittori che non hanno potere contrattuale.
Però, ribadisco, Sabatini scrive bene, in modo elegante, e lascia intuire che potrebbe davvero fare di meglio (ma tanto tanto, eh). Per questo mi piacerebbe consigliargli una cosa: lasci perdere le recensioni benevole del De Giovanni di turno col suo nuovo libro in uscita, eviti di far leggere i suoi manoscritti ad amici e conoscenti interessati, e si trovi dei lettori e correttori di bozze cazzuti. Gente, insomma, in grado di dirgli: "Ci sono errori grossi qui, qui e anche qui". E li ascolti.
Dovrebbe ascoltarli, soprattutto, se gli suggerissero: "Lascia perdere i gialli, non fanno per te. Prova con la narrativa".