Durante un’estate torrida, il giornalista Leo Malinverno è in vacanza con Eimì – la sua ragazza greca, di vent’anni più giovane – ma decide di tornare in una Roma che sembra non voler chiudere per ferie, quando riceve la telefonata dell’amico vicequestore Jacopo Guerci. Il secondo dei delitti compiuti con un preciso rituale, in cui alle vittime vengono asportati lembi di pelle tatuata, fa supporre agli inquirenti che possa trattarsi dell’azione di un temibile serial killer. Il Tatuatore,come presto viene battezzato, è spietato e sembra avere un progetto macabro, difficile da decodificare. Fra tanto sangue sparso, amici malati, scontri in redazione, complicazioni familiari e dubbi sentimentali, Malinverno inizia una sua inchiesta, parallela all’indagine dei e di pari passo allo sciogliersi del caso, accanto alla palese follia del Tatuatore scopre un’altra storia, non meno atroce. In questo secondo romanzo che ha per protagonista l’affascinante Leo Malinverno, Sabatini intreccia in modo magistrale una trama classicamente ‘nera’ all’indagine psicologica, mostrandoci chela faccia del Male può avere tante, tantissime sfumature. E spesso si cela sotto la coltre di una infida normalità.
Mariano Sabatini (Roma, 1971), giornalista, dagli anni Novanta ha scritto su quotidiani, periodici e per il web. Dal 2004 ha curato la critica televisiva del quotidiano "Metro", primo free press italiano, e poi del portale Tiscali Notizie. E' stato autore di programmi di grande successo per la Rai, Tmc e altri network nazionali: Tappeto volante, Parola mia, Uno mattina e molti altri. Oggi continua a frequentare gli studi televisivi come opinionista. Dal 1996 ha condotto rubriche su Radio Rai, Play Radio, Radio Capital e altre emittenti. Da diversi anni dispensa Consigli per le letture dalle frequenze di IdeaRadio. I suoi libri sono La sostenibile leggerezza del cinema (Esi, 2001), Trucchi d'autore (Nutrimenti, 2005), Altri trucchi d'autore (Nutrimenti, 2007), Ci metto la firma! (Aliberti, 2009), L'Italia s'è mesta (Perrone, 2010).
Primo venne Caino è il secondo romanzo di Sabatini (dopo il buon esordio dell'Inganno dell'ippocastano) con protagonista il giornalista Leo Malinverno, stavolta alle prese (oltre ai problemi sentimentali e le beghe sul lavoro) con un serial killer chiamato "il Tatuatore". Rispetto al primo libro ci sono stati parecchi miglioramenti: i caratteri dei personaggi sono tratteggiati con una perizia maggiore (soprattutto Carla, l'amica del protagonista, che mi ha commosso con la sua drammatica vicenda); la trama e i dialoghi sono molto più intriganti, con un'eleganza nella scrittura e una grande raffinatezza nei termini utilizzati nelle descrizioni delle varie scene, non comune in altri romanzi gialli; anche la descrizione di Roma è, come sempre, curata e affascinante; infine, molto bene la suddivisione del libro in capitoli più piccoli rispetto al precedente romanzo, aiuta a tenere alta l'attenzione sul testo, almeno secondo me. Non vi anticipo niente altro della trama, posso solo consigliarvi di leggerlo! ;D
Partiamo dai pregi: è scritto in buon italiano, anche elegante; alcuni sprazzi di bravura ("Quella che tu chiami saggezza e distacco è la sintesi di vari dolori vissuti, metabolizzati e superati. Da queste esperienze dobbiamo passare tutti, purtroppo") ci sono. E basta. Mancano la trama, la suspence, il colpo di scena inaspettato, manca un personaggio principale coinvolgente, mancano dei personaggi di contorno interessanti, mancano subplot sufficientemente articolati. Insomma, sono convinto che nelle redazioni degli editori italiani (grandi e piccoli) giacciano dimenticati thriller e noir di gran lunga migliori di questo. Certo, tutti essi hanno il difetto di non essere stati scritti da un giornalista che scrive e parla di letteratura su quotidiani e in trasmissioni Rai: roba prodotta da aspiranti scrittori che non hanno potere contrattuale. Però, ribadisco, Sabatini scrive bene, in modo elegante, e lascia intuire che potrebbe davvero fare di meglio (ma tanto tanto, eh). Per questo mi piacerebbe consigliargli una cosa: lasci perdere le recensioni benevole del De Giovanni di turno col suo nuovo libro in uscita, eviti di far leggere i suoi manoscritti ad amici e conoscenti interessati, e si trovi dei lettori e correttori di bozze cazzuti. Gente, insomma, in grado di dirgli: "Ci sono errori grossi qui, qui e anche qui". E li ascolti. Dovrebbe ascoltarli, soprattutto, se gli suggerissero: "Lascia perdere i gialli, non fanno per te. Prova con la narrativa".
Un vero capolavoro che rasenta la perfezione. Il susseguirsi degli eventi é sviluppato ad arte. Come ogni ottimo libro, la fine fa venire il rammarico che non ci siano altre pagine da leggere. 10 e lode!