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Bambole di pietra: La leggenda delle Dolomiti

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Nella seconda metà del XVIII secolo Déodat de Dolomieu, geologo e viaggiatore, filosofo e pittore, valente conversatore e seduttore, si avventura nella regione delle Alpi, senza servitù e con qualche pregiata bottiglia di vino e una non modica quantità di caffè nel nécessaire. Viaggia per quasi un mese, spesso a piedi, tra montagne fatte di «pietre calcaree luminose, biancastre e grigiastre». È incantato a tal punto da quella roccia da portarsene dietro più di un frammento che, una volta tornato in Francia, spedisce all’amico Théodore-Nicolas De Saussure. Nel 1792 Saussure battezza quel tipo di roccia dolomia, in onore dell’amico. Nella prima metà del secolo successivo l’intera catena di monti fatta di quelle pietre calcaree viene chiamata Dolomiti.
Così comincia la «leggenda» di quelle magnifiche montagne affiorate, come per magia, dal fondo del mare 250 milioni di anni fa. Una leggenda che risale appunto alle scoperte dei geologi viaggiatori di fine Settecento e inizio Ottocento, prosegue con le prime avventure degli alpinisti, si muta in una vera e propria «dolomitologia» a opera di numerosi scrittori e giornalisti, e vacilla inevitabilmente quando emergono gli interessi turistici, in primo luogo lo sci, l’hotellerie di lusso e i riti delle vacanze-intrattenimento.
Bambole di pietra narra la storia di questa leggenda attraverso un racconto avvincente in cui sfilano in prima persona tanti protagonisti, dall’eroe italiano Cesare Battisti a quello tirolese Andreas Hofer, dallo scienziato Dolomieu al mito alpinistico di casa Reinhold Messner, dallo scrittore Dino Buzzati al cineasta Luis Trenker.

128 pages, Paperback

Published January 25, 2018

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Paolo Martini

16 books

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Rowizyx.
391 reviews156 followers
January 14, 2020
Devo dire che è uno dei pochi libri Neri Pozza che mi ha deluso, mi aspettavo altro dal titolo e dalla presentazione che un'invettiva abbastanza confusa sullo stato attuale delle Dolomiti e dell'impatto del turismo (o "distrut-turismo", come lo chiama l’autore, che sicuramente è un problema gravissimo, ma che si poteva affrontare in altro modo secondo me.

Io sono "cittadina onoraria" gardenese, è un luogo dove ho lasciato un pezzo del mio cuore e che con la famiglia amiamo e frequentiamo dal 1990, per cui ho visto bene come il turismo si è evoluto e come per certi versi sia spaventoso, però oltre a evidenziare i problemi - magari anche in modo meno rancoroso - mi aspettavo una riflessione più legata alla storia dell'alpinismo o delle montagne stesse. Mi fa male questa copertina magnifica coi Denti di Terra rossa e non ritrovare poi granché di questa magnificenza.

Ci sono dei buoni spunti (come l'antisemitismo ottocentesco del club alpino tedesco, per dire), ma si perdono nel disprezzo dei turisti e degli imprenditori locali. Peccato.
Profile Image for Clara Mazzi.
777 reviews45 followers
May 5, 2018
Pessimo. Da dove vogliamo cominciare. Da un: “Meine liebeR Freund Leni” (sic!!!) o da un titolo che non corrisponde al contenuto del libro? Voglio dire: se uno compra un libro che si chiama “Bambole di pietra. La leggenda delle Dolomiti” pensa che si tratti di uno scritto sulle Dolomiti e sulle sue leggende. Magari di ricerca sulle leggende. Ecco, invece al suo interno trova cinque capitoli, introdotti da cinque lettere scritti da personaggi chiave nella storia dell’Alto-Adige (Dolomieu, Buzzati, Battisti, Trenker e Hofer), cinque lettere agghiaccianti, scritte con il chiaro intento di essere ironiche (e come l’intento diventa chiaro, già passa la voglia di ridere) e come se i gli autori avessero la possibilità di vedere dal loro al di là come si è sviluppato l’Alto Adige da quando erano in vita loro e permettendogli così osservazioni a “lunga gittata” a partire però dal momento storico vero in cui erano in vita loro (un po’ troppo facile, no?). Il libro poi oscilla violentemente tra una serie di aspri rimproveri con tanto di dati e statistiche alla mano, agli sprechi anti ecologici dell’innevamento artificiale invernale, allo sviluppo incontrollato del turismo che genera rifiuti, smog, alle costruzioni in eccesso a un mega “spottone” per alberghi di lusso, con tanto di nome, località e descrizione dettagliata dei comfort offerti. A ciò si aggiunge un elenco frettoloso di musei sparsi per l’Alto Adige e dati tipo l’importante produzione di mozzarelle della Mila di Brunico. Un libro che riporta tanti dati fasulli e ai limiti della ragionevolezza (come il fatto che le guide alpine non possano più portare i clienti sulle Cinque Torri perché il passaggio delle moto sulle strade sottostanti gli impedisce di parlare coi clienti in parete. Ma siamo seri??), scritto in maniera molto self confident (ma da dove arriva poi all’autore tutta questa self confidence?) ma che non ha un obiettivo chiaro – né utilità alcuna.
Sconsiglio vivamente.
Profile Image for Filippo Macchi.
37 reviews
April 8, 2018
Una disanima lucida, implacabile, a tratti sarcastica, ma sempre concreta e calata sul pezzo di quello che rimane della zona dolomitica, una regione ormai lasciata alla mercè del marketing e del tutto e subito come la società di oggi impone.
Per chi frequenta quelle lande come me, sa bene di cosa si parla tanto che da anni chi ricerca un determinato modo di fare montagna si è visto costretto e spostare i periodi di frequentazione rigorosamente fuori stagione nella speranza, non sempre ben riposta, di avere quella qualità a cui si era abituati in passato.
Il "turista" dolomitico di soli 20 o 30 anni fa è ormai rinchiuso in una riserva protetta perchè non disturbi con le sue pretese da un lato le necessità impellenti economiche dei locali, dall'altro le altrettanto impellenti necessità del turista odierno.
Bravo Paolo Martini a sottolineare una realtà che alla stessa velocità con cui si muove questa inutile società si sta buttando letteralmente in un pozzo molto profondo e molto buio dal quale, ogni anno che passa, sarà sempre più difficile farne ritorno.
Concludo sottolineando che questa lettura non è per tutti, sopratutto non è per quelli che d'estate o d'inverno frequentano i jet sets d'alta quota o che pretende le comodità cittadine anche in cima ad un monte. Del resto però non credo che quel turista si imbatterà mai in un libro come questo.
Buona lettura.
Profile Image for elipisto.
282 reviews20 followers
January 3, 2021
Questo è un caso in cui il titolo, sottotitolo e quarta di copertina non corrispondono affatto al contenuto del libro. Non si tratta di leggende dolomitiche o di come le Dolomiti siano state raccontate non corso degli anni, bensì di un pamphlet - anche abbastanza rancoroso - contro il turismo di massa, lo sci e un modello di albergo che forniscono un servizio di pseudo autenticità mascherato da lusso. L'impatto del turismo e delle attività antropiche sull'ambiente è un problema serio ma non penso che questo volumetto abbia portato un qualcosa di costruttivo o innovativo al dibattito.

Lo stile è questo: " Boyer individua la molla del turismo in una sorta di rincorsa tutt'altro che inconscia dell'umanità dopo l'epoca moderna verso la riscoperta della dinamica classica servo-padrone. Più che la ricerca col lumicino di nuove esperienze di luogo, andremmo tutti in cerca di nuove servitù. E' inutile andare a scavare altre motivazioni di viaggio: in fondo, quello che ci muove è una sorta di risentimento legato alle stratificazioni sociali, e perciò, a maggior ragione in questi giorni, la figura del ricco giramondo riluce anche come specchio rovesciato, davvero stridente, del migrante respinto."

Profile Image for Gloria.
39 reviews
January 25, 2024
Vorrei tanto chiedere all'autore se ha mai sentito parlare delle note bibliografiche, che solitamente si mettono in fondo in una sezione del libro chiamata "bibliografia".
Probabilmente non l'ha messa in quanto ha tentato pagina per pagina di amplificare a modo suo dati, presi chissà dove, citando studi non meglio identificati (sono sicura che gli studiosi non citati ne sono molto contenti).

Vedere il turismo come il diavolo in terra è una visione incompleta, fanatica e decisamente al di fuori di ciò che il turismo ha reso possibile nelle realtà montane (quelle in cui non vi è turismo infatti sono rimaste disabitate, dimenticate, cadute in malora) .
Ma sono punti di vista su cui non si deve discutere, è sempre bene avere osservatori diversi per ampliare i propri orizzonti.

Tuttavia trovo totalmente priva di professionalità letteraria l'aver omesso totalmente una bibliografia.
Profile Image for Andrea.
1,140 reviews55 followers
August 4, 2022
Qualche aneddoto, qualche imprecisione, una lettura assai disincantata del turismo di massa che ha travolto anche questi luoghi, gli scrittori viaggiatori, qualche invenzione letteraria un po' velleitarie.
13 reviews
October 9, 2019
Un libro che, narrando la storia delle Dolomiti e del suo naturalista scopritore De Dolomieu, ci mostra come neppure un territorio così splendido e unico al mondo come queste montagne magiche e geologicamente affascinanti, sia stato esente da sfruttamento da parte di persone colte, speculazione, distruzione ambientale e affarismo, a partire dai primi alpinisti incuranti dell'ambiente, fino al turismo alberghiero di classe di fine ottocento, alla devastazione edilizia anni '60, all'esplosione dello sci di massa, al cicloalpinismo, fino alla recente, penosa e ridicola soluzione della neve artificiale che, secondo l'autore, sarà l'unica costosissisma soluzione in futuro per mantenere vivi gli sport invernali dell'area. Un paradosso unico.
L'alpinismo ed il consumismo che ne è derivato hanno distrutto le Alpi si potrebbe, dire estendendo il concetto.
Infatti questo meccanismo perverso e tipicamente occidentale è estendibile a tutte le categorie e aree del territorio: lo "sviluppo sostenibile" è il paravento universale dietro cui oggi si nascondono tutte le nuove nefandezze del consumismo capitalista. Ma state tranquilli, stiamo andando su Marte !
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