Con un pensiero agli amici del club della falce
Divorato rispetto ai miei tempi normali, perché si fa divorare. Perché è intenso e appassionante, divertente e commovente, stilisticamente interessante quale ibrido tra sceneggiatura e novella, e riuscito. Ed è molto vero, nel senso di 'sentito', riconoscendosi quasi sgomenti chi tra noi l'ha vista quella signora, si, con la falce. E che ti guardava, e magari alla fine distoglieva lo sguardo.
Luigi siamo noi, in quei giorni di ospedale. Con la sua dolce amata ed il pensiero dei figli, i parenti preoccupati e gli amici che bisbigliano, siamo noi comunque soli la notte in reparto. Che stringiamo legami improbabili e poi indissolubili con gli altri degenti socialmente indistinguibili. Siamo noi commossi che ridiamo da soli, senza capire bene il perché. Sapendo che sarà importante.
Luigi esiste, è Mattia Torre e ha scritto il libro, ed il dottor Zamagna si chiama Michele Gallucci. Che in questa nazione sconfitta e deprimente fa bene e con passione il proprio lavoro, come fanno quei pochi che rendono il mondo migliore. In una struttura pubblica, senza farti pagare un euro, con le tasse di chi può e che per questo dovrebbe provarne l'orgoglio prima che sentirne la pena.
Son contento se vi ho incuriosito. Per noi del club della falce, invece, bastava meno: "Quando ho saputo di avere un tumore sono morto all'istante. E poi, da quel momento, ogni minuto trascorso, ogni ora, giorno, mese, è stato sorprendente ed inaspettato. E’ stato un dono, come un morto a cui si dice: puoi vivere ancora, non si sa quanto, ma puoi vivere ancora. Basta fare un passo alla volta”.