Una storia d'amore e vendetta impreziosita da un'avvincente ambientazione storica sarda
Di Vanessa Roggeri avevo già letto Il cuore selvatico del ginepro (2013) e Fiore di fulmine (2015), così quando quest’anno ho trovato La cercatrice di corallo (2018) a metà prezzo non mi sono lasciata di certo sfuggire l’occasione.
Una volta arrivate le vacanze, ho messo il libro in valigia per godermelo, come gli altri, nella meravigliosa isola in cui è ambientato: la Sardegna.
Le vicende narrate stavolta si dipanano tra il 1919 e il 1931, mentre l’azione si divide principalmente tra la Riviera del Corallo (situata lungo la costa nord-occidentale dell’isola) e il paese di Borutta nell’entroterra. Essendo io più esperta della costa sud-orientale sarda che conosco sin dall’infanzia, non avevo mai sentito nominare né la Riviera del Corallo né il paese di Borutta, ma ho potuto felicemente constatare, prima con una ricerca su Internet e poi tramite l’interessantissima Nota storica dell’Autrice, che entrambi i luoghi esistono davvero, ed io prediligo vivamente questo tipo di ambientazioni piuttosto che quelle fittizie.
Attilio Derosas è morto di febbre spagnola e sua moglie Dolores Siddi è rimasta sola con i loro otto figli, di cui sette maschi e una femmina. Il più grande è il sedicenne Benvenuto mentre Miracolina con i suoi due anni è l’ultima arrivata. Dolores, che prima di sposarsi lavorava come spigolatrice (raccoglitrice delle spighe di frumento rimaste nei campi dopo la mietitura), ha partorito un figlio ogni due anni. Allucinante.
La vedova si mette in viaggio, su un carro trainato da muli, dal paese di Borutta alla costa per chiedere aiuto al corallaro Fortunato Derosas, cugino del defunto marito. Porta con sé tutta la prole, tranne il primogenito, rimasto a lavorare come spaccapietre in una fornace di calce, lo stesso mestiere del padre deceduto.
Dolores crede che Fortunato sia ricco e resta delusa vedendo che la sua casa non è la reggia che aveva immaginato, ma prova comunque invidia per gli orecchini di corallo e la spilla d’argento di Rafaela, la moglie del pescatore di coralli.
La vedova cerca di impietosire Fortunato con i suoi figli, sottolineando il loro legame di parentela e il fatto che condividano persino lo stesso cognome. Dolores vorrebbe un prestito perché sostiene di non avere più nulla dopo la morte del marito. Ma non sarebbe bastato mandare a lavorare anche il secondogenito Achille per compensare la perdita dello stipendio di Attilio Derosas? A quell’epoca non penso proprio che si sarebbero fatti scrupoli nell’assumere un quattordicenne, che tra l’altro ha già abbandonato gli studi dopo la licenza elementare, traguardo ragguardevole per i tempi.
Fortunato, comunque sia, memore di un antico sgarro subito dal cugino Attilio e dalla moglie Dolores, ora non ha alcuna intenzione di elargire denaro. Dolores aveva, infatti, istigato il marito a vendere al corallaro il terreno in cui era sepolto il padre di quest’ultimo a un prezzo che superava dieci volte il suo valore. Alla fine le spoglie erano state semplicemente portate via, ma ormai il danno era fatto.
Io, da questo punto di vista, Fortunato lo capisco. Quell’avida di Dolores aveva cercato di approfittarsi di lui ed è finalmente giunto il momento di renderle pan per focaccia. E poi cosa può importare al corallaro della prole del cugino visto che ha già i suoi tre figli a cui pensare?
A onor del vero, anche Fortunato è un personaggio a suo modo spregevole. Oltre ai due maschi avuti dalla moglie Rafaela, ha infatti anche una figlia nata dalla sua amante Argeta Onorato, discendente di una dinastia di corallari di Torre del Greco (una città nei pressi di Napoli). Come se non bastasse, dopo la morte dell’amante, il pescatore ha portato la bambina in casa sua. La moglie Rafaela ha sempre saputo tutto e lo ha tollerato. Ecco le umilianti conseguenze della dipendenza psicologica ed economica.
Dolores è costretta a tornare a casa a mani vuote, o quasi. Suo figlio Achille riceve, infatti, pane e formaggio e un rametto di corallo da Regina, la figlia illegittima di Fortunato. Achille nasconde il corallo, ma condivide il cibo con la sua famiglia, pur inventandosi di averlo rubato per evitare che la madre lo rifiuti.
Tornata a Borutta, Dolores inizia a maturare i suoi propositi di vendetta, ma per il momento ha ben altri problemi da risolvere. Il marito le ha lasciato solo ettari di terreni aridi e una grotta piena di pipistrelli.
Dopo qualche tempo un continentale si presenta da Dolores in compagnia di un finto pastore sardo. Vorrebbe approfittare della disperazione della vedova per acquistare alcuni dei suoi terreni a poco prezzo. La donna però non cade nel tranello e prende tempo. Capisce che quegli uomini sono interessati alla grotta e, grazie all’aiuto di un notaio, scopre che vorrebbero estrarre il guano di pipistrello per venderlo come fertilizzante.
A questo punto, avrei immaginato un protrarsi dello scontro con il continentale Colasanti, ma grazie al prestito di un usuraio e alcuni appoggi da parte delle persone giuste, Dolores riesce a tenersi le terre e avviare la propria attività di estrazione del guano.
Due anni dopo, Dolores è ormai una ricca signora che sfoggia gioielli e indossa stoffe pregiate, ma invece di essere felice è rosa più che mai dal tarlo della vendetta, un’autentica ossessione. Nel frattempo acquista però un’antica palazzina signorile nel centro di Borutta. Qui Achille rinviene una libreria nascosta e in due mesi legge tutti i volumi, passando dalla scienza alla storia e alla filosofia. Capisco bene il suo amore onnivoro per la lettura. Io alla sua età, quando terminavo i miei libri, leggevo tutto quello che trovavo in casa, dalle riviste femminili e di gossip di mia madre a quelle di divulgazione scientifica di mio padre, fino ad arrivare ai volantini delle offerte dei supermercati o le scatole dei cereali mentre facevo colazione. Achille però esagera perché non si concentra più sul lavoro e cade in depressione pensando che la vita sia troppo breve per appagare la sua sete di conoscenza. Guarito dalla febbre, promette alla madre di non leggere più, ottenendo in cambio che la libreria non venga toccata.
Nel 1928, Dolores ha realizzato il suo sogno di diventare padrona di sterminati campi di grano e si rallegra per la crisi della pesca del corallo che si è inevitabilmente abbattuta anche su Fortunato e la sua famiglia. Non sufficientemente appagata dalla miseria che li ha colpiti, vorrebbe vederli anche malati. Questa donna è più perfida del demonio e arriva a chiedere al suo fidato dipendente Josto di violentare la giovane Regina, la figlia del suo nemico. Inaudito. L’uomo fortunatamente rifiuta di macchiarsi di un tale delitto, ma la serpe non demorde e passa la patata bollente al figlio Achille.
“Lì devi andare, in quella spiaggia nascosta, e nel posto suo più fidato devi prenderla come un uomo prende una donna. La devi rovinare per sempre! La devi rovinare!”
“Ci vuole un uomo vero per fare queste cose, hai capito, Achille? Un uomo vero! E quando lei ti chiederà pietà, tu ripensa a come suo padre ha calpestato tua madre.”
Dolores possiede un’autentica mente criminale e con la sua ostinata insistenza si approfitta meschinamente di “un giovane uomo che amava la madre sopra ogni cosa”. La sciagurata arriva addirittura a fingere un malore.
Nel frattempo Fortunato, disperato per la propria situazione economica, accetta di essere aiutato dalla figlia Regina ed è in questo capitolo, il settimo, che viene spiegato come avveniva la pesca del corallo. I marinai calavano in acqua una grande croce di legno con i bracci uguali, a cui erano fissati blocchi di pietra per farla affondare e reti di canapa per imbrigliare il corallo. Una devastante pesca a strascico che distruggeva inesorabilmente i fondali. Regina possiede un dono che rasenta il realismo magico. Sono questi i dettagli che mi fanno storcere il naso: il corallo (suicida) le “parla” indicandole dov’è così lei lo può pescare (uccidere).
Una volta raggiunta la Riviera del Corallo, Achille rimane folgorato dalla bellezza di Regina e abbandona all’istante il proposito di tenere fede all’infamante promessa strappata dalla madre. Lascia credere alla genitrice di aver portato a termine la missione, ma ben presto riparte per la costa e regala alla ragazza una copia del libro Le Metamorfosi di Ovidio. La cercatrice di corallo però non sa leggere e allora lui si offre di insegnarle se in cambio lei gli darà lezioni di nuoto. In breve tempo, dalla lettura i due innamorati passano alla scrittura e Regina riceve anche un abecedario e una matita. Il giorno della lezione di nuoto invece Achille la bacia.
Insospettita dai frequenti viaggi del figlio e dal suo comportamento scostante, Dolores invia il fidato Josto in avanscoperta e l’uomo le riferisce che la figlia del corallaro non è stata disonorata.
“In quell’istante comprese di non avere più un posto nel cuore del figlio, che qualcun’altra aveva raggiunto il podio più alto del suo amore e della sua considerazione.”
Una volta scoperto dalla propria famiglia, Achille dichiara con noncuranza di voler sposare Regina e corre nuovamente da lei in sella a un nuovo cavallo. I due giovani si incontrano in un’antica torre costiera e lei lascia che lui la spogli e possegga il suo corpo. Poco dopo vengono però sorpresi dal furioso padre di Regina che riconosce il figlio dell’odiata Dolores.
Fortunato è pronto a uccidere Achille, ma Regina prende le sue difese. Il corallaro le rivela allora che quel farabutto è suo parente e hanno persino lo stesso cognome. La ragazza si ricorda finalmente di averlo già visto da bambina, nove anni prima, ma la scoperta della parentela non è per lei un problema. Per salvargli la vita, lo esorta tuttavia a fuggire.
Fortunato rinchiude Regina nella sua stanza e, non trovando più Achille, parte per Borutta per affrontarne la madre, la più ricca mercante di guano d’Italia. L’arpia intuisce con soddisfazione che Achille ha finalmente “compiuto il proprio dovere di figlio”, ma adesso teme che Fortunato possa accaparrarsi indirettamente parte del patrimonio della sua famiglia attraverso un matrimonio riparatore. Non sono tuttavia queste le intenzioni del corallaro, fermamente intenzionato a uccidere il ragazzo qualora si avvicini nuovamente a sua figlia.
Sprezzante del pericolo, quella pazza di Dolores aggredisce fisicamente il corallaro e ne nasce una colluttazione. Fortunato le scaglia una manciata di terra in faccia, ma poi accorre il figlio maggiore della megera che lo trascina fino all’ingresso. Ancora non soddisfatta, l’insaziabile donnaccia dichiara guerra al corallaro. Dolores è indubbiamente il personaggio più ripugnante di tutto il libro.
Dopo l’incursione a Borutta, Fortunato decide di cambiare zona di pesca, spingendosi fino all’isola di San Pietro (al largo della costa sud-occidendale della Sardegna) e obbliga la figlia a seguirlo. Un paio di mesi più tardi, seguendo le indicazioni di Regina, i pescatori raggiungono un banco di corallo bianco, ma nelle loro reti resta impigliato un ordigno bellico risalente a quel conflitto che sarà poi noto come Prima Guerra Mondiale. La paura è tanta, ma alla fine la mina navale viene trasferita su un’altra imbarcazione insieme all’ingegno, il congegno per la pesca dei coralli da cui è stata intrappolata. Non potendo più pescare, Fortunato fa rotta verso casa.
Candida, la moglie del fratellastro maggiore di Regina, annuncia trepidante al marito di essere incinta e, dopo aver ascoltato suo malgrado il resoconto dettagliato della cognata al consorte, anche quell’ingenua di Regina si rende conto di trovarsi nello stesso stato.
Fortunato è intenzionato a ripartire alla volta dell’isola di San Pietro con l’ingegno di riserva, ma Regina si accorge di essere spiata da Achille e trova il modo di comunicargli la località in cui sono diretti. La sera che Fortunato decide di portare la sua barca in secca sulla spiaggia per metterla al riparo dalla tempesta in arrivo, Achille raggiunge Regina e le propone di fuggire insieme, ma prima deve tornare a Borutta per riprendersi i suoi risparmi! E non poteva farlo prima? Achille, avrai pure ventitré anni, ma sei proprio un ragazzino immaturo. Dici a Regina che vuoi sposarla, ma lei è ancora minorenne e avrebbe bisogno del consenso del padre!
Poco prima dell’alba la corallina va a fuoco e Fortunato capisce che l’incendio è stato orchestrato da Dolores. Oddio, quanto è odiosa questa donna!
Regina ha promesso ad Achille di fuggire insieme a lui a bordo di un traghetto. Ma un traghetto diretto dove? Ora però prima di andarsene vuole aiutare il padre pescando il prezioso corallo bianco. Ruba un’imbarcazione e si immerge in apnea nell’acqua gelida a molti metri di profondità, troppi anche per un’esperta come lei. La ragazza perde i sensi e viene recuperata appena in tempo da Fortunato e dall’anziano pescatore Venturino che lavora alle sue dipendenze.
A questo punto la storia viene stravolta da un drammatico colpo di scena che mai e poi mai mi sarei aspettata in un libro che aveva preso le pieghe di un romance fin troppo melenso con due protagonisti eccessivamente impulsivi. Spoiler: non c’è un happy ending per la coppia di innamorati.
La cercatrice di corallo perde l’appuntamento con il suo Achille. Non si possono servire due padroni. Il giovane l’attende per ore, poi va a cercarla, ma si imbatte prima nel padre della ragazza. Fortunato è talmente sconvolto e provato dalle sue disgrazie da escogitare seduta stante un piano per liberarsi definitivamente di chi ha rovinato la reputazione di sua figlia. Gli fa credere che Regina sia fuggita per tentare la rischiosa impresa di pescare il corallo bianco e gli indica che imbarcazione prendere per raggiungerla: la stessa su cui è stata trasferita la micidiale mina navale. L’ordigno esplode e Achille, sbalzato in acqua, muore annegato.
È vero, Achille non mi è mai stato troppo simpatico con quella sua aria da bugiardello, ma ormai la frittata era stata fatta e non mi è sembrato giusto che quella sprovveduta di Regina restasse da sola aspettando un figlio suo. O è forse questo il prezzo da pagare per la menzogna e l’imprudenza?
Achille ha volutamente nascosto a Regina il suo cognome e la loro parentela. Se la ragazza avesse saputo chi era fin dal principio, forse non si sarebbe innamorata di lui. Dico forse perché la cercatrice di corallo ha condotto una vita sempre molto solitaria e sembra quasi che gli unici ragazzi che abbia visto prima di Achille siano stati solo i suoi due fratellastri, ma loro non contano. Una conquista fin troppo facile.
L’iniziativa la prende sempre lui: la bacia, la spoglia e la possiede senza prendere alcuna precauzione. Lei è innamorata e lo lascia fare, ma sa che è così che si concepiscono i bambini? E lui lo sa? La mia domanda è: sono ignoranti o solo incoscienti? Lo so che erano altri tempi, ma lei ha probabilmente diciassette o diciotto anni e lui ben ventitré!
Regina viene a sapere della morte dell’amato Achille ma è ancora all’oscuro del ruolo giocato da suo padre. Chiede a Venturino di accompagnarla a Borutta e arriva nel bel mezzo della veglia funebre. La vista di Dolores si è annebbiata da quando Fortunato l’ha accecata con la terra e gli occhi le lacrimano e le fanno male. Nonostante questo, riesce comunque a riconoscere Regina. La ragazza si taglia la treccia e la depone nella bara.
Tornata a casa, la cercatrice di corallo rivela al padre di essere incinta. Fortunato è sconvolto perché per lui Regina è ancora una bambina. Rafaela invece è stizzita perché il figlio bastardo della figliastra avrebbe gravato sul loro già difficile bilancio familiare.
Privato della sua barca, a Fortunato non resta che mettersi al servizio di altri pescatori nel porto di Alghero e anche i figli Agostino e Domenico finiscono per lavorare a giornata. Che rabbia mi fa sapere che quella maledetta Dolores alla fine sia riuscita davvero a rovinare Fortunato! Mi consola solo il fatto che non ci veda più bene dopo averlo aggredito.
Con il tempo Regina capisce che è stato il padre a causare la morte di Achille e tale consapevolezza mina comprensibilmente il loro rapporto. La ragazza chiede nuovamente aiuto a Venturino che le propone di andare a vivere insieme a sua sorella Zaira e al marito Quinto. La coppia non ha figli e Venturino pensa che si affezioneranno a lei. Giosuè Virde, marito della sorella di Quinto, possiede invece uno stabilimento per la lavorazione del corallo e Regina potrebbe lavorare per lui da casa creando gioielli.
L’ultimo capitolo compie un ulteriore salto nel tempo e ci mostra Regina nella sua nuova vita di città, in un piccolo appartamento sopra quello di Zaira. È diventata un’artigiana del corallo e ha una figlia di due anni di nome Vida.
Un giorno si presenta sotto casa sua un uomo che la cerca. È Josto, il fedelissimo di Dolores. È venuto a portarle la collezione di libri di Achille come eredità per sua figlia. Achille lo aveva deciso ancora prima di conoscere Regina. Dolores, finalmente pentitasi per l’incendio dell’imbarcazione di Fortunato, ha scelto di rispettare la volontà del figlio. Regina accetta i libri e Josto e il suo aiutante iniziano a scaricarli. Fine della storia. Finale agrodolce.
La cercatrice di corallo è un libro per chi ama le storie d’amore e di vendetta e le passioni travolgenti in stile telenovela, il tutto però impreziosito da un’avvincente ambientazione storica sarda che consente di scoprire interessanti aspetti più o meno noti dell’isola, come la pesca del corallo e l’estrazione del guano nei primi decenni del Ventesimo secolo.
Nell’edizione in mio possesso (Rizzoli, Prima edizione: gennaio 2018) ho riscontrato due refusi che mi auguro siano stati nel frattempo corretti.
Errori
“un serietà” invece di “una serietà” a pag. 70
“un tragedia” invece di “una tragedia” a pag. 226