664 d.C. Siamo all'inizio del cristianesimo in Irlanda e nei Regni Sassoni, e la chiesa è ancora in via di formazione.
In particolare, i sassoni hanno appena deciso di seguire la regola di Roma anziché quella di Colomba, e adesso sono a Roma per far nominare dal Santo Padre il nuovo arcivescovo designato di Canterbury, Whigard.
Sorella Fidelma di Kildare si trova a viaggiare con i sassoni verso Roma, dove vuole far ottenere la benedizione papale per la sua regola.
In quel periodo la castità non era obbligatoria per gli ecclesiastici, anche se chi aderiva alla regola di Roma doveva rispettarla, per lo meno se aspirava ad alte cariche. E questa è una questione fondamentale nel caso che Fidelma si troverà ad affrontare.
Come importante è anche il fatto che gli arabi, che si sono convertiti da pochi decenni alla nuova religione di Maometto, dominano l'Egitto (dove c'è Alessandria con la sua biblioteca).
Quando Whigard viene assassinato, il vescovo Gelasio, il nomenclator di Sua Santità, chiede a Fidelma di indagare, dato che è una dálaigh, ovvero un difensore della legge (una sorta di procuratore dei giorni nostri), coadiuvata da Eadulf, un monaco sassone che già l'ha affiancata in un altro caso di omicidio.
Tra morti misteriose, furti e strani pezzi di papiro ritrovati, Fidelma svolgerà le sue indagini camminando tra le vie della Roma del VII secolo, una Roma diversissima da quella che siamo abituati a vedere sia nei romanzi con ambientazione storica anteriore che posteriore.
Tremayne compie una mirabile ricostruzione storica della chiesa agli albori e della Città Eterna.
Un vero peccato che le case editrici italiane combinino sempre pasticci con le serie. Questo volume, che è il secondo della serie, è stato pubblicato come quarto, mentre il primo non è stato pubblicato affatto, anche se, chiaramente, ci sono alcuni riferimenti al primo caso risolto da Fidema con Eadulf.