L'Atlantico non è solo un oceano, è lo spazio che ha permesso al Vecchio Mondo di unirsi al Nuovo, dando vita a società, economie, culture. Il libro narra dell'incontro e dell'interazione tra europei, africani e amerindiani, non rimanendo confinato all'analisi degli imperi o delle economie coloniali: al c'entro vi sono gli uomini, con i loro modi di vita, di lavoro e di consumo, le loro pratiche culturali e religiose. Tale prospettiva offre un'interpretazione originale alla storia dell'espansione e del colonialismo europei, rompendo le tradizionali frontiere territoriali e cronologiche. Lo studio della formazione di società multietniche avant la lettre apre infatti nuovi orizzonti per comprendere non solo il processo di "razzializzazione" delle società da una parte e dall'altra dell'Atlantico, ma anche il carattere degli imperi coloniali.
Un buon libro con un certo numero di difetti. L'idea, oggi trendy in storiografia, di riflettere sulla storia dell'espansione europea xvi-xix, da un punto di vista 'atlantico' anziché da quello delle singole politiche delle potenze europee offre un certo numero di sguardi originali: sulle dinamiche rivoluzionarie del secondo Settecento e del primo Ottocento; sul forte e spesso trascurato legame tra l'indipendenza delle colonie inglesi e il resto delle vicende continentali, una differente angolazione del rapporto indipendenza/nazione/impero. Anche una chiara e ben articolata comparazione va in direzione della sottolineatura della 'atlanticità' di processi storici che siamo abituati a considerare dal punto di vista delle storie nazionali. Su tutto però domina il tema della schiavitù nera. Che è molto molto importante ma che qui sembra un po' rappresentare il collante di tutta l'operazione, tornando di continuo, in contesti diversi, generando un senso di ripetizione. Anche il tono dell'esposizione mi ha, a volte, infastidito. Austero (non pedante) ma un po' presuntuoso ( a volte l'autrice mi sembra scoprire l'acqua calda). Come il suo ottimo italiano a volte incerto nell'uso di avverbi, preposizioni, congiunzioni da generare qualche difficoltà nella interpretazione della frase. Qua e là un certo disordine espositivo. Notevole anche se forse un po' troppo sintetica l'analisi della rivoluzione haitiana di fine Settecento. Argomento assai ignoto ai più. La bibliografia è sterminata e il confronto tra vecchie e nuove interpretazioni storiografiche è molto ben condotto e interessante. Un buon libro di sintesi