Ben più del novanta per cento degli animali che vivono sulla terraferma sono invertebrati. Forme di vita di dimensioni spesso modeste come insetti, ragni, millepiedi, crostacei o i cosiddetti "vermi". Abbiamo difficoltà a credere che questi esseri viventi, che condividono con noi il pianeta, possano avere un impatto profondo su tutti gli ecosistemi della terra. Eppure oggi sappiamo che tutti i ragni divorano tra i 400 e gli 800 milioni di tonnellate di insetti all'anno, cioè più del consumo mondiale di carne e pesce da parte di noi uomini, e che alcune formiche hanno un'influenza sulle foreste tropicali, quanto a massa delle prede catturate, molto maggiore di quella dei grandi felini. I protagonisti di "Predatori del microcosmo" sono animali che appartengono a gruppi molto diversi, accomunati dal fatto di essere tutti carnivori, avere dimensioni modeste (la maggior parte di loro sta tranquillamente nella mano di un uomo) ed essere a "sangue freddo". Non parliamo quindi di mammiferi, di uccelli e neppure di grandi serpenti, coccodrilli o varani, ma di piccoli esseri viventi come ragni, insetti, lucertole e rane, che hanno sviluppato tecniche di caccia e sopravvivenza uniche al mondo, dando vita ad una "corsa agli armamenti" complessa e senza sosta, che non ha riscontro, per ricchezza e originalità, in quasi nessuno degli organismi di taglia superiore. Questo libro vuole raccontare le vite pericolose, spesso violente dal punto di vista umano, ma sicuramente sorprendenti, di tutte quelle specie che sfuggono agli sguardi meno attenti degli osservatori della natura. Non vuole e non potrebbe mai essere un'opera completa sui gruppi citati, ma piuttosto un racconto guidato dalle immagini degli aspetti più interessanti della vita di questa "fauna minore", ritratta in vari angoli del pianeta.
Libro principalmente di contenuto fotografico con una buona parte divulgativa a supporto delle fotografie stesse.
Qualche appunto: il volume è di dimensioni medio/grandi il che non facilita appieno la gestione della lettura; alcune fotografie (vuoi per le difficoltà oggettive in cui sono state scattate, vuoi per la trasposizione su carta) non risultano impeccabili; la prima parte del libro, sembra un po’ tirata via di fretta...
Però: Il libro si riprende alla grande nella seconda parte dove la passione e la bravura dei due autori viene fuori, analizzando capitolo dopo capitolo le varie strategie (mimetismo, armi chimiche, cure parentali, ecc) che determinate specie di animali mettono in atto per sopravvivere negli ambienti più estremi del nostro pianeta (grotte, deserti, giungla, ruscelli).
Bisogna riconoscere con sincerità a Emanuele Biggi e Francesco Tomasinelli che il duro lavoro svolto per la preparazione del volume ha fruttato un libro eccezionale e oserei dire coraggioso per il mercato editoriale italiano sempre abbastanza dipendente da volumi e fotografi stranieri.