Une épidémie de suicides s'empare de la colonie italienne d'Érythrée : le sort des indigènes n'intéresse guère, mais quand on découvre le corps du marquis Sperandio, propriétaire des terres et pionnier enthousiaste, pendu au plus haut sycomore d'Afelba, les autorités s'émeuvent. Aussitôt le capitaine des carabiniers royaux Colaprico et Ogbà, son Sherlock Holmes abyssin, accourent.
Nos deux enquêteurs s'égarent dans des fausses pistes à dos de mulet, du port de Massaoua aux hauts plateaux d'Asmara : il faudra bien scruter la terre rouge. Une vieille sorcière, un étrange chien féroce, une princesse noire, d'anciennes amitiés, deux sales types qui cachent bien leur jeu et des métaphores à base de piment viennent épaissir le mystère. Les agioteurs mafieux ne sont pas loin, le temps des hyènes a commencé.
Cupidité des colons, hostilité des soldats, racisme crasse font de ce court polar un petit bijou du genre, drôle, efficace et diablement sensuel. Il n'y manque ni le recours aux langues locales de la corne de l'Afrique et de la botte italienne, ni la morale finale comme on l'aime. Une réussite.
Carlo Lucarelli was born at Parma, the son of a physician. He was interested in literature and theatre when he was young, and studied Literature and History. Nowadays he lives in Mordano near Bologna.
Already in his years of study, during his research for his thesis subject he got in touch with the material for his first two books, which take place during the time of fascism and the years immediately after the war. In Italy he became well known quite soon because of these two books, and it was only a matter of time before he quit his academic activities and turned to his career as an author and all other sorts of activities, such as writing plays, film scenarios, radio-plays and, moreover, singing in a Post-Punk-Band called "Progetto K".
He is a frequently invited moderator on an Italian television programme about crime (Blu notte misteri d'Italia). As a journalist he works for several newspapers and magazines, such as il manifesto, Il Messaggero and L'Europeo. He has written more than twenty novels, including Almost Blue, (City Lights, 2001) and numerous short stories. Together with Marcello Fois and Loriano Macchiavelli he founded "Gruppo 13", a collective of crime-writers in the region Emilia-Romagna.
Un altro bel libro di Lucarelli, ambientato nell'Africa italiana al tempo del colonialismo fascista. Io non vedevo l'ora che fosse sera per continuare a leggerlo (non ho tempo durante il giorno): ottima ambientazione, bei personaggi, bella storia. Ne vorrei ancora con il Capitano Colaprico!
Tanto mestiere. Ma il libro non decolla mai del tutto e lascia una grande sensazione di libro scritto in maniera un po' seriale. Non il miglior Lucarelli.
Secondo e ultimo (sob!) capitolo di questa serie. E sì, ho ritrovato il simpaticissimo Ogbà, sempre più intelligente, sempre più simile a Sherlock, le cui avventure appassionano tanto, guarda caso, il suo capitano Colaprico. Bella storia, più complessa di quella narrata nel precedente racconto (Albergo Italia), stessa ambientazione e periodo storico, ma con più atmosfera, più ariosa, di respiro e con descrizioni più attente e particolareggiate. Un buonissimo Lucarelli, che ci illumina pian piano, attraverso i pensieri dei suoi personaggi - e non senza un discreto distillato di ironia - quanto gli italiani, t’liàn in tigrigna, con i loro sogni di gloria, potere, espansione e arricchimento, abbiano portato scompiglio, disastri e morte in terre altrui, ricavandone solo delusioni e critiche.
Dopo il buon "Albergo Italia", Lucarelli riprende la coppia di protagonisti e l'ambientazione nell'Africa coloniale italiana di fine Ottocento. Il risultato è di nuovo molto buono: un giallo ambientato nel "nostro" Far West (con tanto di collegamento con il West vero e proprio), con un'accurata ricostruzione storica e una grande attenzione per i suoni delle lingue parlate dai personaggi. Bel romanzo.
Ne vous y trompez pas, l’un des personnages principaux est un bachi-bouzouk, mais ce n’est pas une insulte du Capitaine Haddock.
L’enquête se déroule dans la colonie italienne d’Erythrée au début du 19e siècle.
4 suicides en 3 jours, cela fait beaucoup, surtout quand l’un des morts est un marquis.
Le capitaine des carabiniers royaux Colaprico est chargé de l’enquête, assisté de son Sherlock Holmes abyssin Ogbà.
J’ai aimé découvrir le paysage érythréen, son climat, quelques coutumes des autochtones.
J’ai moins goûté le vocabulaire tigrigna à tous les coins de phrases, ou presque, heureusement traduit, mais qui ralentissait inutilement ma lecture. On a trouvé mieux pour faire couleur local.
J’ai été dérouté par les apartés temporels : l’auteur explique ce qui se passe en marge de l’action principale, nous informant de façon péremptoire alors qu’il aurait pu glisser ses détails dans le fil du récit. Et ce besoin de compter : étrange.
J’ai aimé les deux personnages principaux, et j’espère les revoir dans une autre enquête.
L’enquête pure est très classique, les deux personnages reprenant en écho comme un mantra « There is nothing so unnatural as the commonplace », phrase de Sherlock traduite en tigrigna.
L’image que je retiendrai :
Celle d’un des suspects qui utilise sa canne pour le combat, aidé de son chien hideux.
De Lucarelli je ne connaissais jusqu’à présent que les enquêtes policières situées dans les années 30/40 dans la plaine du Pô. Et qu’il s’agisse de l’inspecteur Marino ou du commissaire De Luca, le style et l’atmosphère avaient de fortes similitudes. Changement radical pour Il tempo delle iene avec son intrigue posée dans l’Erythrée post-Adoua. Si le côté policier est peut-être un peu moins bien ficelé qu’en Italie, l’écriture s’adapte parfaitement à ce nouveau cadre. Différente, mais toujours efficace. Et une sensibilité que ne renierait pas l’Hugo Pratt des Ethiopiques ou des Scorpions du désert. Un très bon livre
Mi incuriosiva la vita nell'Eritrea coloniale, per questo ho comprato il libro. La vicenda poliziesca funziona molto bene, le sorprese non mancano e i personaggi sono ben delineati. Seguendo le indagini poco alla volta si svela un mondo di cui gli italiani che comandano capiscono in fondo abbastanza poco. Siamo stati meglio o peggio di altre nazioni colonialiste? Questa piccola storia non mi permette di rispondere ma suggerisce bene l'atmosfera, i personaggi e gli interessi che devono essersi intrecciati laggiù in quella strana epoca.
Lucarelli si riconferma un abile narratore con uno stile fatto di immagini concrete e un'incredibile ambientazione. Unico neo: l'eccessivo utilizzo di termini in lingua tigrina che spezza molto il ritmo di lettura.
Speriamo che il prossimo libro della serie sia un romanzo più articolato e più ampio (oltre la soglia delle 200 pagine), l'ambientazione e i personaggi lo consentono.
A me Lucarelli piace molto, sia per quello che dice sia per come lo dice. In questo libro il suo stile é molto riconoscibile, ma la trama non coinvolge troppo, e il fatto che sia del tutto immaginaria é un altro punto a sfavore... in generale non lo consiglierei
Un libro ben scritto e ben documentato ma ssai faticoso da seguire per il continuo susseguirsi di termini in lingua tigrina. Un interessante spaccato di epoca fascista ma ambientato nelle colonie.
Un'indagine in Eritrea nel dopo sconfitta di Adua, nel mondo di "faccendieri" che doveva essere il sogno dell'impero italiano nel corno d'Africa. L'inserimento nella narrazione di parole in lingua locale, come già ne "l'ottava vibrazione", (il tigrigna, non mi ricordo se era lo stesso nell'ottava vibrazione) anche se rende la lettura un pelo meno scorrevole, arricchisce le capacità descrittive di Lucarelli dell'ambiente locale.
Ci ho messo tanto a leggerlo anche se è un libretto perché non volevo piantarlo lì ma non mi è piaciuto per niente. Dopo l'Ottava Vibrazione, che per me è un capolavoro, speravo di trovare anche questo racconto affascinante e invece niente. Pesante, non scorre, molto contraffatto, se il termine rende. Come diceva Ovidio? Ars adeo latet arte sua... Beh, non è proprio il caso di questo libro.
Breve giallo ma molto avvincente nonostante la semplicità della trama. Viene aperta una finestra su un'esperienza storica ormai dimenticata, quella della colonia italian in Eritrea, che viene rappresentata in modo molto dettagliato e documentato. Lo stesso uso di termini e costumi dell'Eritrea ti immerge, e ti fa comprendere meglio, in una realtà per lo più sconosciuta poiché mai trattata o descritta. È evidente un lavoro di ricerca molto approfondito su un episodio storico che normalmente viene trattato con ironia e superficialità