Seguo Mantellini da anni, apprezzo il suo modo di guardare al mondo, una specie di entusiasta moderato, sempre capace di afferrare le potenzialità delle nuove tecnologie senza sottovalutarne i chiaroscuri, o ignorarne le implicazioni.
Questo suo libro, secondo me, tenta di raccogliere parte della sua visione del mondo sotto un'unica definizione di "bassa risoluzione" - il che è anche tautologico, a pensarci.
"Bassa risoluzione" come termine di mediazione universale tra il dire e il fare, tra teoria e pratica, tra aspettative e realtà, applicato a moltissimi aspetti della nostra vita, dall'IKEA ai voli low cost, passando inevitabilmente per l'mp3 e la gestione del silenzio, come imbuto qualitativo al servizio dell'accontentarsi: lecito sì, ma a quale beneficio?
Questa bassa risoluzione poi viene usata come lente di interpretazione della realtà che ci circonda, e seppur io abbia apprezzato gran parte delle sue riflessioni (che meritano di essere lette), trovo il libro in sé riuscito a metà, per la mancanza di quella forza dirompente che mi sarei aspettato dal concetto di partenza. Forse è proprio in bassa risoluzione.