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Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati

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Villaggio di montagna che vive di estrazione di calcare. Arriva uno straniero. In silenzio, lo straniero volta le pietre che stanno in cima al muro della piazza. In silenzio, lo straniero innesca la rivolta. È stato incaricato dal proprietario della cava di verificarne la produttività. Ma la cava è esaurita, il villaggio è condannato. L’orologio della stazione ticchetta. Un incidente, poi scompare una ragazza. La ritrovano nel bosco, cadavere stuprato. Sguardi sospettosi, sguardi minacciosi, lo straniero diventa il capro che deve espiare tutte le colpe di tutte le generazioni: quella dei padri padroni violenti; quella delle nonne e delle madri che l’hanno sempre accettato; quella delle figlie che madri ancora non sono ma inesorabilmente lo diventeranno. A meno che il treno non scenda finalmente verso valle, verso le città del mondo, verso un altro destino.

Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati è la fiaba nera di una storia eterna, la storia della ferinità umana che si dà un ordine e poi è ferinità lo stesso, mascherata da società civile, col suo teatrino delle apparenze da salvare e le regole che fanno bene solo a chi comanda. È la storia dell’asfissiante brutalità fisica e psicologica del villaggio in cui tutti viviamo, resa da una polifonia di voci di ragazze, uomini e animali che si intrecciano e creano un rarefatto e doloroso canto universale. È la storia di uno spaziotempo indivisibile, infrangibile, monolitico, contro cui l’essere può solo schiantarsi – o da cui, al più, fuggire per esplorare l’alterità, assecondare la voglia di conoscenza, la speranza che non cessa.
Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati è il romanzo d’esordio di Andreas Moster, tra Kafka e Hofmannsthal. Moster riesce a raccontare l’indicibile con il familiare, il metafisico con il domestico, l’estraneo con il consueto. Riesce a rendere chiaro e cristallino il postremo esorcismo praticato dalla letteratura contro il male.

200 pages, Paperback

First published April 24, 2017

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Andreas Moster

5 books10 followers

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51 (22%)
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14 (6%)
1 star
6 (2%)
Displaying 1 - 30 of 31 reviews
Profile Image for Matteo Fumagalli.
Author 1 book10.7k followers
May 7, 2018
Confermo. Si tratta del libro più bello letto quest'anno. Strabiliante.
Videorecensione: https://youtu.be/HDGC2zSFX3s

“Il tempo è una mosca sul muro. Il tempo ci passa accanto senza lasciare traccia, anche se afferriamo le mosche con la mano e le mettiamo nei barattoli per le conserve che Cass ruba dalla cantina dei genitori.

Sotto vetro il tempo impazzisce, urta il vaso con spasmi scomposti, disperati, ma questo non ci fa diventare più grandi. Noi stiamo a osservare, aspettiamo finché i colpi d’ala non si fanno più lenti e non comincia lo stordimento, la sonnolenza che precede la perdita di conoscenza, poi apriamo i barattoli e il tempo vola via, senza lasciare traccia, un puntino nero, una trafittura nel cielo.”

Che scrittura, ragazzi, che scrittura!
Profile Image for Patrizia.
536 reviews165 followers
January 7, 2020
“Un uomo viene da noi in paese a voltare le pietre e le teste delle ragazze. Le pietre sono su un muro bianco, che ripara il paese dalla parete della montagna. Le ragazze stanno sedute in piazza e osservano l’uomo rivoltare le pietre. L’uomo si aggira lungo il muro, solleva le pietre con la mano destra e le rimette a posto girate al contrario. Le teste delle ragazze seguono le mosse lente dell’uomo che costeggia il muro”.
Inizia così il romanzo d’esordio di Andreas Moster, ambientato in un villaggio tra le montagne, chiuso al resto del mondo. È una comunità fortemente patriarcale, mogli succubi, figlie oppresse da padri violenti e possessivi. Le donne aspettano il ritorno degli uomini, che lavorano tutti in una cava, unica fonte di reddito per il paese. Non c’è via di fuga, a parte i binari di una ferrovia che conduce a valle.
Due le voci narranti: i capitoli dispari, in prima persona e al presente, sono affidati a una ragazza - di cui conosceremo l’iniziale del nome solo alla fine -, che fa parte di un gruppo di cinque giovani inseparabili, la cui routine quotidiana è sempre la stessa e nei cui sogni notturni predomina la fuga.
“Occupavano la strada in tutta la larghezza, in cinque, una accanto all’altra, una Fata Morgana, senza legge nel luccichio tremolante del mattino”.
I capitoli pari, in terza persona e al passato, accentuano il fatto che il tempo, scandito da un orologio, è un elemento poco rilevante. Mille giorni e un giorno si equivalgono, coperti dalla polvere della cava, che riveste tutto con una patina bianca.
“Un giorno, mille giorni. Scorrono gli uni negli altri come pane scuro, liquido, si incollano formando una massa densa, da cui non emerge niente, nessun ricordo, niente a cui ci si possa aggrappare, una corrente scura, densa, in cui sono caduta tanto tempo fa e da cui non riesco a uscire”.
L’uomo che rivolta le pietre è l’intruso, lo straniero che sconvolge l’immobilità della comunità minacciandone le certezze e risvegliando una crudeltà mai del tutto sopita. Il villaggio diventa un corpo unico, pronto ad annientare il nemico, mentre la montagna e le case trattengono il respiro. L’atmosfera si fa via via più inquietante, mettendo a nudo i rapporti di potere all’interno del paese e accentuando il desiderio di fuga e di rivalsa delle ragazze.
Il linguaggio di Moster è straordinario, fluido, simbolico ed evocativo.
Profile Image for Héctor Genta.
401 reviews88 followers
November 23, 2019
Chiudo gli occhi e la giostra comincia a girare.

Esordio con il botto di uno scrittore da seguire con attenzione, Siamo vissuti qui è un libro che coniuga con sapienza una trama originale con uno stile "espressionista", alternando nella narrazione il punto di vista interno ed esterno e il tempo presente con il passato remoto.
Atmosfere claustrofobiche, che riecheggiano quelle del Gelo bernhardiano, per una storia ambientata in un paesino di montagna, dove la vita che scorre su binari cristallizzati attraverso generazioni di padri padroni e madri invisibili viene sconvolta dall'arrivo di uno straniero. Tra simboli, metafore e riti di iniziazione, Moster descrive con mano sicura quello che succede quando un granello di sabbia entra nei meccanismi della macchina e finisce per mandarla fuori giri. Desideri da sempre frustrati trovano l'occasione per alzare la testa ed opporsi ad uno status quo iniquo, resuscitandone gli istinti più bestiali. I personaggi del romanzo sono tutti o quasi ben caratterizzati e i vuoti che la narrazione presenta sembrano essere un "non detto" inserito ad arte per alimentare la tensione narrativa, ma identificherei il tratto dominante del libro nel linguaggio e mi riferisco soprattutto alle parti in cui la ragazzina parla in prima persona, frasi brevi e secche come sentenze ma che si lasciano dietro una scia di amarezza, fatica e disillusione, difficile da dimenticare. Verrebbe da dire che forse è proprio la parola l'unica strada che la ragazza può percorrere per rompere le catene che la tengono legata al padre e al paese, solo attraverso la parola riuscirà ad essere libera, almeno con la fantasia.
"Chiudo gli occhi e la giostra comincia a girare. Spalanco gli occhi e la giostra si ferma."
Profile Image for Ellis ♥.
1,001 reviews10 followers
September 13, 2018
Ci troviamo catapultati in un agreste paesino di montagna, non meglio identificato, che sopravvive di estrazione calcarea contraddistinto da un’ideologia fortemente improntata al patriarcato e ancorata ad obsolete restrizioni mentali.
Un locus amoenus che di ameno ha ben poco, la cui serenità subisce una battuta d'arresto con l'arrivo di uno straniero: Georg. Di grande impatto è l’incipit:

Un uomo viene da noi in paese a voltare le pietre e le teste delle ragazze.

Egli irrompe in questo microcosmo al fine di constatare di persona se la cava sia tuttora redditizia o meno, eppure il suo avvento getta nel panico gli abitanti poiché sembra quasi andare a compromettere l’immutabilità del luogo.
Poco alla volta verranno allo scoperto gli atteggiamenti di facciata e la reale spietatezza malcelata da una reiterazione di atteggiamenti e un’intransigenza di fondo.
“Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati” è un libro caratterizzato da una scrittura non immediata - costituita da numerose allegorie, metafore e simbolismi – un particolare salta subito all’occhio: nei capitoli dispari viene utilizzata la prima persona singolare al presente, a parlare infatti è una delle ragazze di paese, mentre quelli pari sono scritti al passato remoto e in terza persona singolare, a voler mettere in risalto la presenza di un narratore “esterno”. Per la sua accezione cupa, la brutalità e l’intensità di alcune scene, lo stile potrebbe quasi essere definito “neo-gotico”.
È da attenzionare che si tratta di un romanzo d’esordio, indice che Moster sia un autore molto valido e da tenere sicuramente sott’occhio perché potrebbe regalarci altri piccoli capolavori come il medesimo.

Ps: finisce dritto tra i preferiti! 😍😍😍
Profile Image for Marco Simeoni.
Author 3 books87 followers
October 3, 2022
Non hanno niente da fare, la loro noia sta sospesa nell’aria pesante come un temporale, tengono le mani tra le gambe e guardano l’uomo che cammina lungo il muro bianco e rivolta le pietre.

Romanzo d'esordio di Moster.
Nell'incipit il significato in nuce: Un uomo viene da noi in paese a voltare le pietre e le teste delle ragazze.
Ma già dal titolo si può evincere il vero protagonista: Il Tempo.

Il canale era fatto con la pietra calcarea della cava, come tutto lì in paese: case, pareti, muri, le pietre sulle tombe e le arcate dei portoni, il selciato delle strade, i lavandini, i sanitari, i gradini delle scale, le stele commemorative, le vasche, i macelli. Un bianco opaco, sporco, una monocultura che impoveriva il terreno e lo avrebbe reso inutilizzabile, sempre che questo non fosse già successo anni prima senza che nessuno se ne accorgesse.

Qualcuno però rompe l'immobilità del fluire di questa cittadina innominata in montagna. Georg, l'esperto inviato dalla ditta, diventa il pericolo dei posti di lavoro e dell'onore delle figlie di un'intera comunità.
Le figlie però, ancora prima di essere la prosecuzione di un ripetersi generazionale immutato nel tempo, sono giovani e sono donne, con la necessità di evadere.

«Voglio che mi porti via. Voglio che mi porti con sé quando se ne andrà di nuovo, voglio stare accanto a lui quando lascerà il paese dirigendosi verso la valle.»

Dal suo arrivo Georg diverrà, in quella distesa frastagliata di bianco, il perfetto capro espiatorio di ogni accadimento nefasto.
E come il granellino che lanciato dal picco diventa man mano valanga, i capitoli - alternati tra presente e passato e narratore onnisciente e ragazze - e il linguaggio strabordante di metafore e foriero di fragori lessicale passeranno dal disvelare la noia, gli schemi e i silenzi ai riverberi della violenza.
Le relazioni familiari, fatte di privazioni, permettono ribellioni solo pensate. Ma chi è vissuto sempre al giogo nello stretto sentiero da cava a casa e da casa a lavoro è in grado di resistere al cambiamento dovuto alla fine di quel Mondo?
Purtroppo, l'arrivo del mistero e l'esasperazione drammatica del finale (forse dovuta all'esordio di voler "riversare tutto quello che si ha dentro") attenuano la meraviglia di questa lettura.

Abbiamo un nodo in gola per il nostro paese guasto, andato a male

Nel mentre... attendo con avidità il prossimo lavoro di Andreas Moster.

P.S. : A me, nelle parti inquietanti, ha ricordato S. Jackson.

Versione breve in haiku

La cava. Vuota
straniero colpevole -
Stasi brutale
Profile Image for Marcello S.
647 reviews291 followers
July 1, 2018
Il sottotitolo potrebbe essere: come far precipitare gli eventi cercando di sovvertire l’ordine delle cose.

Andreas Moster ha una scrittura piena di escrescenze, grondante catrame.
L’atmosfera gelida è da fiaba nera, satura di presagi oscuri.
I riferimenti sono quelli che potete immaginare all’interno della letteratura in lingua tedesca del Novecento.

Tutto è male e non se ne esce se non devastati.
Primordiale, spigoloso, lievemente disturbante.
Ipersimbolico (lo straniero, il diavolo, la colpa, l’espiazione).

Incipit niente male: Un uomo viene da noi in paese a voltare le pietre e le teste delle ragazze. Le pietre sono su un muro bianco, che ripara il paese dalla parete della montagna. Le ragazze stanno sedute in piazza e osservano l’uomo rivoltare le pietre.

Non pienamente nelle mie corde - personalmente mi ha anche un po’ annoiato, così rinchiuso in un universo narrativo fin troppo definito - ma oggettivamente un esordio da tenere d’occhio. Potrebbe anche piacervi davvero molto. [70/100]
Profile Image for Celeste.
194 reviews165 followers
March 23, 2020
Oscuro e kafkiano, il romanzo d'esordio di Moster è senz'altro un unicum nel panorama letterario contemporaneo. La scelta stilisticamente letteraria e tematicamente brutale e cruda rende onore allo scrittore tedesco.
In un piccolissimo villaggio imprecisato, in cui si vive grazie all'estrazione calcarea, arriva uno straniero, che tende a piegare la quotidianità violenta e patriarcale del luogo.

Difficile sotto ogni punto di vista, va letto con attenzione e sforzo, qualità che di recente si tende ad evitare. L'impegno paga sicuramente la scoperta di un autore fortissimo, deciso e innovativo, e il vivere una storia cruda e violenta, che narra attraverso un'ambientazione poco comune delle verità importanti sull'oppressione femminile.
Ciò che più mi è piaciuto è la forza del testo, con un impegno così evidente da parte di Moster, che scrive un titolo fortemente volitivo senza un'ombra di indecisione.

"Se siamo fortunate, torna con gli occhi chiari. Se abbiamo sfortuna, i veli si coagulano in una patina lattiginosa, e lui barcolla mezzo cieco dalla cucina alla camera da letto, dove si butta su mia madre e crede che io non lo senta. Non sono più una bambina. Lo so che cosa fa, lo vedo dalle due metà che mia madre riassembla faticosamente ancora in camera da letto, un'incrinatura dalla testa al pube, e lei crede che io non veda."
Profile Image for Silvia Feliceconunlibro.
113 reviews32 followers
September 5, 2018
Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati non è un libro per chi cerca una lettura facile; non è un libro per chi vuole una storia scorrevole; non è un libro per chi ha paura di soffrire.
È invece un libro per chi ha il coraggio di guardare in faccia la malvagità umana; è un libro per chi nel dolore ci si butta per poi riemergere migliore; è un libro per chi ha la forza e la volontà di affrontare argomenti delicati.
È un libro che parla di violenza, di paura, di dominio del più forte, di peccato e di espiazione.

L'autore vuole mostrarci quanta falsità, quante maschere, l'uomo è in grado di erigere attorno a se, per non mostrare il marcio che in realtà c'è sotto la superficie...

Recensione completa: https://feliceconunlibro.blogspot.com...
Profile Image for Davide Bianchera.
70 reviews9 followers
February 4, 2019
Capolavoro.. per chi ama un tipo di scrittura che sappia uscire dagli schemi, senza essere esercizio di stile o fine a se stessa . Un romanzo crudo , feroce , vero , intenso, metafisico ... come la vita .
Profile Image for Babywave.
357 reviews128 followers
July 8, 2023
Für mich ein sprachlich extrem intensives Buch.

Ich brauchte wirklich eine Weile bis ich in der Geschichte war, aber als ich drin war, hat sie mich nicht losgelassen.

Wenn man dieses Buch zur Hand nimmt, muss man sich einlassen. Einlassen auf einen intensiven Schreibstil.
Man sollte vermutlich annehmen, dass man nicht jeden Moment verstehen wird und nicht jeder Handlung exakt folgen kann. Es gibt hier immer wieder Traumsequenzen und manchmal nehmen Tiere menschliche Züge an oder Menschen werden leicht animalisch.

Ich wurde trotzdem in diese Sprachgewalt hineingesogen. Ich habe mit diesem Buch meine Komfortzone verlassen und hatte die Vorstellung, dass Kafka vermutlich ähnlich geschrieben hat. Ich habe zwar noch kein Buch von ihm gelesen, aber so ähnlich stelle ich mir seinen Schreibstil vor. Es ist gut, dass ich „Die Verwandlung“ hier habe. Mit Sicherheit werde ich Kafka nun ziemlich bald entdecken.

Zumindest hat mir Moster irgendwie Lust darauf gemacht.

Generell mochte ich die Art, wie der Autor das Bergdorf beschrieben hat. Dieser Fremde, der wahrlich jeden Stein umdreht und somit die Welt, die Veränderung in das Dorf und die Menschen bringt, die in so dermaßen festen Strukturen leben, dass es unweigerlich zur Implosion derselbigen kommen muss.

Die Beschreibung der Mädchengruppe, die sich Halt gibt, versucht, sich von ihren gewalttätigen Vätern zu befreien, hat mich ebenso wahnsinnig berührt. Die Ordnung im Dorf, in dem die Männer herrschen reißt ein und macht etwas hellem Platz. Ich kann es nicht genau greifen, aber für mich fühlte sich das Buch an wie ein Aufbruch aus der Dunkelheit.

Ein Buch, was man mit Sicherheit nicht nur einmal lesen kann bzw. sollte. Es bietet sich an, hier die Lektüre mehrmals zu entdecken und ich bin mir sicher, dass der Genuss mit jedem Lesen größer wird .

Für mich persönlich ist dieses Buch eine wundervolle literarische Entdeckung und Erfahrung gewesen. Ich bin froh, es gelesen zu haben.
Profile Image for melodram.
143 reviews67 followers
August 26, 2021
„Mein Vater schlägt mir ins Gesicht. Seine Hand ist noch warm, weil sie in der Sonne gelegen hat, die bis zuletzt durchs Fenster auf den Küchentisch scheint.“
.
Ein abglegenes Bergdorf im Nirgendwo. Es schmiegt sich um die Ränder eines ausgezehrten Kalksteinbruchs, den die Dorfväter über Generationen hinweg bearbeitet haben, Tag für Tag, Jahr für Jahr. Die Väter beherrschen den Steinbruch, beherrschen ihre Frauen, ihre Kinder. Sie geben den Ton an im Dorf, ihr Wort ist das Gesetz, Gewalt die Folge bei Missachtung ihrer Worte. Fünf Mädchen, an der Schwelle der Frauwerdung, ertragen Tag für Tag die Erniedrigungen ihrer Väter. Sie sind stark, jede auf ihre Weise, immer wieder flüchten sie in die Obhut ihrer Gruppe und tun sich zusammen. Sie suchen nach einem Ausweg und sind doch an das Dorf gebunden, mit ihm verbunden. Als ein junger Mann in das Dorf kommt, um den Steinbruch zu inspizieren, sehen sie in ihm eine Möglichkeit, eine Ahnung von Freiheit. Das Dorf ist der Ort an dem sie geboren sind aber können sie hier bleiben?
.
Zwei, drei Seiten habe ich gebraucht um mich auf die gewaltige Sprachmacht von @andreas.moster einzustellen. Ich war schlichtweg überrumpelt. Roh, archaisch, wild beschreibt er diese subtil bedrohliche Szenerie, die zwischenmenschlichen Beziehungen der Dorfmenschen und die Argwohn gegenüber des neu angekommenen Eindringlings. Sätze, so schimmernd und kantig wie Juwelen. Man will sie betrachten, immer wieder lesen und bestaunen. Es fällt mir schwer, in Worte zu fassen, welche Größe hinter diesen rapsgelben Buchdeckeln verborgen liegt. Ich kann nur empfehlen: lasst es euch nicht entgehen, saugt es auf und genießt dieses sprachliche Meisterwerk!
Profile Image for Sara.
182 reviews98 followers
November 5, 2021
“Pensò ai tanti tipi di colpa assommati su di sé. Essere venuto, essere rimasto, semplicemente essere.”

Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati è l’esordio del traduttore tedesco Andreas Moster, ed è anche il libro che avrei voluto scrivere io. Stilisticamente e tematicamente ricorda Le amanti di Elfriede Jelinek e cinematograficamente la serie Les Revenants.
In un villaggio di montagna c’è una cava di estrazione calcare che ha generato la vita e il ritmo dei suoi cittadini. Quella cava, però, è ormai esaurita, e come aveva generato la vita nel villaggio ora ne stabilisce la condanna. A pronunciare la sentenza è uno straniero arrivato nel villaggio a quel preciso scopo. Lo straniero volta le pietre e le teste delle ragazze, è un elemento alieno e minaccioso, segna una crepa nell’immobilismo patriarcale del villaggio, dove gli uomini si sono induriti sotto il pulviscolo della montagna e conoscono solo la violenza che esercitano su mogli e figlie. Fino alla notte in cui il cadavere di una ragazza violentata non viene trovato nel bosco, e sembra che quella violenza possa provenire solo da fuori.
Ripetitivo, claustrofobico e con una prosa minimale ed evocativa che ricorda un po' Mccarthy, l'esordio di Andreas Moster è potente e straniante, e racconta con brutalità la tragedia di sentirsi in trappola, verso un destino che è sempre la riproduzione esatta di chi ci ha preceduto.
Profile Image for Massimiliano.
410 reviews86 followers
November 15, 2020
Trovo incredibile come questo libro non mi abbia comunicato assolutamente nulla.

Dovrebbe essere la classica trama in cui l'arrivo dell'elemento esterno, lo straniero Georg, rivela le abitudini malsane degli abitanti di un villaggio abbandonato da Dio; e fin qui non ci piove. Oltre questo non ho visto nulla, qualche scena molto cruda di qua, qualche altra un po' meno di là... mah.
Spesso mi è anzi capitato di perdere il filo e non capire davvero cosa succedesse o persino chi stesse parlando.

Si intravedono, ogni tanto, degli echi di Bernhard piuttosto che di Kafka (a me l'inizio ricorda molto l'arrivo dell'agrimensore nel villaggio del Castello), ma in ultima analisi mi sembra azzardato definire questa una grande opera.

Delusione.
Profile Image for Antonio Vena.
Author 5 books39 followers
March 11, 2018
Sulle prime pensavo di trovarmi con un qualche allievo di Gombrowicz e a un derivato di Satantango, roba che proprio non amo. Verso pagina trenta il grigiore dell'ambientazione ha cominciato ad acquisire un senso diverso.
Titolo che è metafora esistenziale, baccanti ridotte a vittime e silenzi, cani psicopompi inutili, patriarchi devastati e omicidi, una qualche interruzione della capacità di una comunità e di una società di andare avanti, uno straniero che è perturbante e insieme assolutamente imbelle. Potrei continuare ma non serve davvero. Ci sono capitoli bellissimi e altri in cui lo svolgimento è solo di preparazione.
Se vi piace Gombrowicz bene, se vi piace Krasznahorkai semplicemente prendetelo.
Qua le coordinate però sono molto ligottiane, un Danielewski essenziale e questo Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati è un romanzo dell'orrore.
4.5 stelle ma è un esordio e arrotondo convinto.
Profile Image for Manuela Rotasperti.
490 reviews16 followers
September 2, 2025
"𝐋𝐨 𝐬𝐨 𝐝𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨. 𝐂𝐡𝐞 𝐦𝐞 𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐨 𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐞, 𝐯𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐢, 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞, 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚, 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐚𝐭𝐚. 𝐏𝐨𝐭𝐫𝐞𝐢 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐨 𝐞𝐬𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢, 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚, 𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚."

Ay vive in un piccolo paese di montagna, protetto da un muro di pietra calcarea, che è la stessa che si estrae dalla cava che dà lavoro a tutti gli uomini del paese. Ay passa le giornate tra scuola ed innumerevoli faccende di casa, come le inseparabili amiche Ada, Cass, Séraphine e Lilianne. Un giorno al paese arriva Georg Musiel, incaricato di verificare la situazione finanziaria della cava e, mentre Ay sogna di fuggire con lui, lo straniero viene accusato di ogni incidente del paese...

È un libro sicuramente impegnativo, brutale, violento, crudo con una scrittura altrettanto faticosa, "pesante", ricca di metafore e significati nascosti. Una scrittura diretta, con frasi spesso brevi, lapidarie, che sono solo la punta di un iceberg di malessere, costrizione, male, sofferenza, da scavare, in profondità. Ne risulta un libro tutt'altro che immediato, ma da analizzare, e dove non sempre risulta facile comprendere a pieno il significato. La tematica è forte e colpisce come uno schiaffo in faccia, provocando tanta rabbia. Andreas Moster presenta una società patriarcale in cui la donna non ha voce in capitolo, in cui le mogli vivono sottomesse ai mariti, che possono prenderle quando vogliono per soddisfare i propri bisogni carnali, in cui le figlie vivono terrorizzate da padri che le percuotono, le castigano e che non permettono loro nemmeno di guardarli negli occhi. La voce narrante è quella di Ay, una ragazza che manifesta solo il desiderio di fuggire, di lasciare questo paese prigione che non lascia scampo, che priva di ogni libertà, costringendo tutti, la donna in particolar modo, alla stessa spaventosa quotidianità. Alla voce narrante in prima persona si alternano poi capitoli in terza persona che presentano la storia dal punto di vista dello straniero, un pesce fuor d'acqua, il capro espiatorio di ogni situazione grave... un uomo che viene demonizzato dai veri diavoli della storia. Il libro è molto introspettivo, riflessivo, con poca azione, anche se presenta un filone più mistery. Vi sono anche diverse parentesi oniriche. La trama è cronologicamente lineare e ci sono pochissimi salti temporali, solo nel rievocare il passato di alcuni personaggi. Ciò che sicuramente non manca, anzi, sovrabbonda, è la violenza, sia sulle persone che sugli animali. Ammetto di aver faticato a portarlo a termine e a caldo ho avuto un attimo di repulsione, ma piano piano lo sto rielaborando, perché è un libro che ti scava dentro, ti urta in modo irruento e, forse, necessito di più tempo per cogliere la bellezza in tutto questo orrore. Non posso però non riconoscere la bravura di questo scrittore e la sua potenza.
Profile Image for sinepudore.
321 reviews11 followers
October 24, 2024
Cerco la costellazione nella mia finestra, ma lo scorcio di cielo è troppo piccolo, ci sono le stelle sbagliate, senza nome, senza significato, spente.
#quote
43 reviews1 follower
September 12, 2025
Un libro dalla splendida scrittura,poetica,evocativa,simbolica.
Una storia dura,cruda ma raccontata in un modo che a volte appare un sogno avvolto in una nebulosa dove realtà e metafora si mischiano.
Un libro da leggere coi suoi tempi,da metabolizzare ma mi ha colpito molto.
Una storia sospesa in questo tempo che pare immobile,sempre uguale a se stesso eppure inevitabilmente tutto cambia.
Profile Image for Ilaria Guzzi.
311 reviews28 followers
August 13, 2019
Un libro che mette alla prova.
La lettura risulta difficile non solo per alcune immagini crude e grottesche, ma soprattutto per lo stile volutamente pesante e a tratti ripetitivo: persino lo stile, quindi, sembra richiamare gli argomenti cardini del romanzo, ossia la circolarità e il senso di prigionia nelle tradizioni.
Ad accrescere questo senso di oppressione sono anche i periodi brevi, non per questo leggeri e di comprensione immediata.
I temi del racconto girano attorno al concetto di contrapposizione: tra il vecchio e il nuovo, tra il conosciuto e lo straniero, mondo maschile (che comanda) e quello femminile (che subisce), il paesino isolato dal mondo e il mondo stesso, in un circolo vizioso da cui pare impossibile uscire.
L'autore dimostra la sua bravura e la sua sensibilità con alcune frasi meravigliose che descrivono perfettamente alcune delle sensazioni provate dai personaggi, come il loro rapporto con il tempo che passa.
Ogni capitolo si concentra su un protagonista diverso, e questi i cambi di punti di vista sono curati nei minimi dettagli. Spesso Mosters ci presenta uno stesso evento trattandolo da più prospettive, a seconda di chi sta parlando e questo è un elemento che a me piace particolarmente.
Le figure retoriche e le metafore presenti sono calzanti, sia struggenti che crudeli. In una parola perfette.

PICCOLO SPOILER






L'ultima parte lascia a bocca aperta e con la pelle d'oca; non penso di esagerare definendo la scena descritta una processione che va a richiamare una sorta di via crucis profana per più di un motivo...
Profile Image for Francesca.
104 reviews22 followers
January 25, 2019
Lo so da non so quanto tempo.
Che me ne devo andare, via di qui, fuori dal paese, dalla casa, dalla stanza in cui vivo da quando sono nata. Potrei calcolare il numero esatto di giorni, sono un paio di migliaia, ma che importa.
Mille giorni, un giorno.
Non posso restare qui.


In fondo non c'è niente di più semplice, tutti i bambini imparano a camminare prima che a parlare, e noi saremmo dovuti andare, avremmo dovuto camminare, come bambini. Lui avrebbe dovuto guardare oltre i cespugli, in modo da non perdere i binari, che sono una via sicura per arrivare a valle, come il fiume. Avremmo dovuto assecondare la forza di gravità, in fondo non c'è niente di più semplice che lasciarsi cadere, ogni cosa cade verso il basso, è una legge naturale, avremmo dovuto obbedire alla natura, saremmo dovuti andare nella valle.

Splendido.
Profile Image for blorbo.
30 reviews
May 20, 2019
Purtroppo penso di aver letto questo libro nel momento sbagliato, poiché ho la testa troppo occupata da altro e mi sono ritrovata a leggerlo velocemente. Infatti non sono riuscita ad entrare nella storia, nonostante ci abbia provato. Il punto forte di questo romanzo è lo stile, denso, che riesce ad avvolgerti, a penetrarti dentro a immergerti in un'atmosfera da sogno. Probabilmente se mi fossi lasciata andare appieno me lo sarei goduta di più. Sicuramente leggerò altro dell'autore.
Profile Image for Gresi e i suoi Sogni d'inchiostro .
701 reviews14 followers
January 6, 2026
Lo spettacolo che ho osservato mi ha ricordato un’elaborata fiaba nera/realistica magica. I suoi ingredienti, elementi gotici, kafkiani che esplorano l’apprensione, l’ipocrisia sociale e la brutalità di un villaggio isolato con richiami a Bolano, Lora e Hofmannsthal. I primi accordi di una melodia, ai quali si giunge allo sferragliare del groviglio dei pensieri acuti che invasero la mia mente, componendo uno sgraziato arco con colori vivaci e forti, che tuttavia non riescono a nascondere cicatrici profonde che non svaniranno più. E nemmeno la morte consentirà di abbandonare quell’angusto inferno, perché anche quando si spirerà, si finirà di essere se stessi, costretti a restare in questa nuda terra, fino a quando sarà possibile che qualcuno conceda la redenzione.
Come la lettura di un bel romanzo di Kafka, anche la storia di questo ennesimo ritratto umano, crudele e spietato ha suscitato innumerevoli emozioni davvero impossibili da spiegare. E’ sempre bellissimo condividerle, metterle su carta, riporre queste poche righe, il mio starci silenziosamente, anche nel momento in cui non vi era alcuna parvenza di amore e generosità. Trasportata da un torrente di emozioni forti e inspiegabili che, proiettati in un luogo metafisico che trascende il domestico, esplorando la ferocia umana mascherata dalla società civile, dalle asfissiante brutalità psicologica e fisica, il non poter fuggire da un destino monolitico, storia disumana ed atipica che erge attorno a sé un muro di false speranze in cui il lettore sarà spettatore dei mutamenti indescrivibili e allo stesso tempo terrificanti, che se ne stanno sospesi nel avverso universo come luminose stelle. Simbolo di libertà, di salvezza e, tutt'intorno, la natura, così fredda e calcolatrice, cinica e impetuosa assiste ad ogni cosa come una silente spettatrice.
Covo segreto di un bellissimo arcano, che in seguito ci indurrà a seguire tutt’altra direzione, trasformandosi da confessione moderata, aperta nei confronti del mondo esterno, a forme monolitiche contornato da voci altisonanti rarefatti in un canto universale in cui l’essere è coscienza, sostanza che alimenta la speranza, la possibilità. Quella che potesse essere stabilito un certo ordine, in una matassa conturbante e primitiva che è poi fine a se stessa. Mascherata da una società col suo teatrino, il desiderio di poter tornare al passato pur di scovare il presente, mediante leggi, regole che sono state messe su pur di ristabilire ogni cosa, ogni forma di comando.
E’ stato così che, sul finire dell’anno, un pomeriggio, avvertì, sentì un canto universale e doloroso che crea un’atmosfera perfetta. Ero stata invischiata in un asfissiante forma di psicologia, ipocrisia sociale dove la ferocia umana era paragonabile a un canto universale e doloroso contro il male, in uno spazio da cui poter fuggire o schierarsi.
Nel seguire a occhi chiusi questa splendida ma un pò inquietante fiaba nera di un esordiente tedesco, ho accolto quest’opera provando l'illusione di ascoltare parlare il suo cuore recitare un poema romantico, seducente, bellico. In realtà, era un romanzo dotato di un certo humor nero rivolto alla stagnazione, alla brutalità che esplorando quanto la comunità fosse isolata, intrappolata in un luogo e in tradizioni immutabili perpetui la violenza, l’ipocrisia mascherata da ordini, offrendo un’allegoria alla condizione umana e alla difficoltà di sfuggire a destini imposti, mediante un racconto civile e poetico.
Questo uno dei tanti motivi per cui amo questo tipo di storie, il nostro essere che in vista di tutto ciò si vede o riconosce guasto, in un mondo in cui forse non si sente nemmeno a suo agio, e le circostanze mi hanno permesso di vivere in modo molto vivido, seppur ammantato da una prosa che è un inarrestabile flusso di coscienza, un fiume in piena in cui si è consapevoli quando inizia ma non quando si arresta, si infrange tra gli scogli, o nella nuda pietra di un mondo monolitico, statico, in cui il mutamento, la metamorfosi, la creazione, il progresso sono parte di un microcosmo chiuso, complesso, come un luogo primitivo in cui il tempo sembra essersi arrestato.
Sotto la facciata di una società civile si cela una ferita umana, soprusi e crudeltà che la collettività di un piccolo paesino accetta tacitamente. In un coro di voci perlopiù femminili che fungono da desiderio di conoscenza, rottura o frattura di questa realtà e la speranza di un destino diverso, così avverso, che possa rifulgere da ogni cosa, verso un altro luogo.
Questo ennesimo romanzo mi ha preso fra le sue braccia con impeto e irruenza, piacevolmente sorpresa. Ed io, gettandomi nella mischia, ho incoraggiato quel Fato egoista e crudele a scovare una strada, anche quando non si aveva la certezza di trovarne una. Dubbiosa se restare semplicemente a guardare, che in un attimo ho immagazzinato nella memoria una certa dose di informazioni visive. Perché quella che è ritratta nell’esordio di Andreas Moster è allegoria di forme familiari e domestiche che affondano le sue radici in tematiche metafisiche, maligne e oscure, trasformando una storia locale apparentemente semplice in una riflessione sul destino, sulla condizione dell’essere umano. Annichilito da problemi economici - quello della cava - che accelerano la crisi di un mondo destinato a crollare portando alla luce le sue verità nascoste. Esplorando la prigionia, la violenza, la fragile speranza in un contesto sociale immutabile con una forte critica alle apparenze e alle strutture, soffocando l’individuo.
Ho accolto questa ennesima criptica e affascinante storia, che l’autore si porta dentro, seguendo lo stesso procedimento delle volte precedenti, quello cioè quando mi approccio al romanzo di un autore sconosciuto. Sedendomi sulla mia poltrona preferita, aperto il Kobo con una certa diffidenza, leggiucchiato con riserbo le prime pagine …. lasciandomi andare a una lenta litania. Quasi come se l’autore e i suoi personaggi avessero preso il sopravvento. Volevo avere la certezza che questo ennesimo elogio alla follia, perchè alla fine non ho potuto fare a meno che tesserne le lodi, questi resti umani intrappolati in esseri o entità antropomorfe e che hanno le fattezze di personaggi comuni ma da un passato scabroso e inviolato, avvenisse nello stesso spazio, nel piccolo cantuccio che mi sono ritagliata nel momento in cui conobbi il suo autore e il suo splendido universo, sembrando così che questo potesse indicare l'esistenza di una connessione. Il legame che intercorre fra me e quello dell’autore, che ignaro delle mie continue peripezie letterarie, mi aveva posseduto. Poichè concentrato su aspetti che analizzano l’umanità, il progresso, la libertà, il proibizionismo da diversi punti di vista.
Non è stata una lettura da cui se ne esce del tutto incolumi. Il mio inconscio mi indusse a vivere in una realtà molto simile alla nostra da cui tuttavia si perde completamente il senso del tempo. Ci si guarda attorno, ci si guarda dentro. Seduta sul freddo pavimento di una prigione sconosciuta, quella dell’anima o della coscienza, con la mente concentrata ad interpretare vari segni, frasi o gesti. Sembra strano trovarsi in un luogo sconosciuto senza sapere effettivamente il motivo. Sembra di camminare su questa landa deserta come un'anima priva di vita. Eppure è stata la bravura dell’autore, la sua diplomazia, il suo saper destreggiarsi fra gli antri nascosti di una storia nociva per l'anima dei più deboli, a sorprendermi come un acquazzone estivo. Quale migliore occasione per chiedere aiuto, per comprendere cosa mi abbia indotto qui e soprattutto chi, in compagnia di questi personaggi, non ha cessato per un istante di fissarmi. I miei dubbi si amplificavano.
In tutte le storie lanciate sulla sabbia del tempo dal Fato o da qualcuno di superiore e assoluto, la procedura è sempre la stessa: un mondo, con una massa di carne e ossa, prostrato da un tiranno. Ragazzi e ragazze che si muovono sullo sfondo come diapositive di un film… Questa volta si tratta di una storia che non ha una sua precisa collocazione ma che ho preso a cuore e che alla fine mi ha ricambiato. Perché, mentre la mia coscienza si faceva largo fra banchi di nebbia, polvere e resina, fui consapevole dei loschi motivi del profondo respiro combattivo, di quelle forme devastate nel corpo e nell'anima. Al tutto si aggiunse un insano e profondo senso di curiosità, che dovetti dosare con una certa cura.
Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati è qualcosa che non lo si semplifica completamente a un beneficio per la nostra anima, espansa alle sorti di abili lettori di anime che ignorano di saper abilmente giocare con i sentimenti degli esseri umani e rendono le loro opere disegni imprescindibili in cui resta saldamente ancorata una parte della nostra anima. Quanto qualcosa da prendere seriamente, che prende vita nell'immediato, ci macchia di impurità e cattiverie, nella maggior parte con il desiderio impellente nel credere in una rinascita.
A dispetto delle volte precedenti, con questo romanzo ho voluto mettere in pratica, sin da subito, le abilità apprese da un bagaglio non indifferente di classici persino con un genere di letteratura che ho visto sperimentare nei romanzi di contemporanei, e non poche volte. Ebbene, mi ha sorpresa a danzare, ad essere invischiata in un mondo, come meravigliosi compagni di viaggio, ritrovandomi nella mia solitudine, in cui l’anima venne a contatto, levando nel cielo come invisibili particelle senza la possibilità di svanire. Perché questa storia palpitava di vita, per meglio dire la beneficiava, di avventura, azione, e tanto, tanto amore. E non rimanere sedotti, specie dal titolo, dal linguaggio, da questo impetuoso e inarrestabile flusso, è stato a dir poco impossibile. Veniamo rinchiusi dalla linfa vitale della carta, o nel contorno digitale del Kobo. Sorvoliamo per qualche giorno nei cieli di un paesaggio sconosciuto, misurandone i contorni, zeppo di crudeltà, tragicità, turbolenze, violenza. Risucchiati in un vortice di parole che non danno scampo e che sono una continua e ripida discesa verso un abisso di insoddisfazione e follia. Non a caso, la sua lettura, così come i testi di Kafka, sono un mero tentativo di ripercorrere a ritroso il cammino all'indietro di figure disumane, come una preghiera disperata sussurrata dalla soglia della nostra insoddisfazione morale nel labirinto di gallerie che forse qualche poeta romantico ha scavato per me.
Il risultato è un'ode bellicosa che è stata scritta con parole più mature, più profetiche e solenni di quanto mi sarei aspettata, che mi ha allontanata dal tedio e dalla monotonia di due pomeriggi, riempiendo e dilaniando il mio cuore di colpe e crimini che non ho ma che in un certo senso mi sono appartenuti. L’esordio di un traduttore tedesco che involontariamente ti induce a tenere duro. Incapace di trovare conforto o speranza, che si lega alla voce limpida del nostro cuore e che scaraventa in un abisso scuro di angosce e crudeltà.
Profile Image for Francesco.
145 reviews
June 9, 2018
3/4

Un romanzo di 200 pagine ma di una lentezza estrema: letto in giorni 4giorni che sono sembrati 12, le parole in quest’opera di esordio scorrono con vera lentezza sulla pagina e spesso rimangono impigliate alla carta. È il racconto della distruzione della monotonia: in un piccolo paese di montagna dove da decenni la vita scorre uguale tutti i giorni, dove l’uomo domina sulla donna che per lui è solamente un oggetto, vive un gruppo di ragazze, amiche, ognuna con delle proprie caratteristiche, ognuna inconfondibilmente se stessa e uguale alle altre, schiacciate dl grande meccanismo, avvolte dalla monotonia di questo decadente luogo e dimenticato.
Ma in questo paese fuori dal tempo e dallo spazio arriva un uomo straniero, odiato, dalla pelle piagata, che velocizza la decaduta del paese.
Un romanzo eccellente per l’esordio letterario di questo traduttore tedesco, che presenta una maestri stilistica degna di lode, ma che inevitabilmente ha leggeri scivoloni dettati dell’assenza di esperienza: metafore azzardate, similitudini instabili e un ritmo molto lento, sempre pieno di patos (che sfortunatamente non sfocia), ma mi con veri e propri picchi. Anche nelle scena, rare, di vera e propria azione, dove la scrittura dovrebbe correre, l’autore “perde tempo” con giri di parole per descrivere, orse eccessivamente, sensazioni cupe.

Di certo un bel romanzo, mi aspettavo di meglio, come una maggior denuncia, discriminazione del diverso, cose che si trovano in un ritaglio solo nelle ultime pagine.

Il passato è precipitato a valle, il presente è una cresta tagliente, alla quale nessuno può aggrapparsi, nessun cane. Nessun essere umano, nessun mulo. Non possiamo restare qui.

Un amore di vecchia data, che non ha retto alla rabbia dei nostri padri, alla loro paura di ciò che verrà, che tutto consuma.

Stile: 8/9

Contenuto: 8.5

Globale: 8.5
27 reviews
February 16, 2022
This novel (novella?) is set in a languishing mountain village whose best days are over. Georg Musiel arrives at the village in order to inspect the local quarry, where most of the village men are employed. His arrival sets of the events unfolding in the novel, culminating in the death of a girl.

Moster writes vividly; it was almost like I was watching a movie as I was imagining the tall mountains, the blue skies. That’s just about the only good thing I have to say about the novel.

The writing is incredibly stilted. Even though I read it in my native German, I had to re-read certain passages because they were so overwritten it was difficult to tell what was going on. At times, it reads incredibly pretentious.

What finally tanked this book for me was the use of a dead girl as a plot device. It is so lazy and dehumanizing - just about the only thing we know about this girl is that she had nice hair, that her father was often cruel to her, how she lost her virginity, and finally that she was raped and killed by one of the men. She existed almost exclusively in relation to the men, even though one of the main narrators is another young girl. Why is it always the young girl that has to die? Why is she always raped? Why do we always discuss the first time she had sex? As a reader, I expect more respect for these young characters, and I hope to see men’s’ heads fall in literature more often.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Lese lust.
574 reviews37 followers
March 18, 2018
Die zweite Hälfte habe ich nur noch überflogen - das war so gar nicht meins. Alles so künstlich auf archaisch getrimmt, gestelzte Sprache...
Profile Image for Antonino.
63 reviews8 followers
August 3, 2022
Fiaba nera. L'arrivo di uno straniero in una piccola comunità di montagna, con l'ingrato compito di avallare la chiusura della cava che sostiene l'economia del piccolo villaggio, non viene presa bene dai minatori. I minatori, si sa, è gente che non va per il sottile. Basta poco a farli andare in bestia. E infatti, il lato più ferino di alcuni di loro conduce a una sorte di sacrificio rituale e alla tragica espiazione. Tutto ben scritto, alcuni passaggi e metafore sono davvero belli. Per essere un romanzo d'esordio, chapeau. Epperò, di pancia, non posso dire che mi sia piaciuto. Alla fine, caro Moster, con tutte queste metafore, simbolismi evangelici e kafkiani, questa claustrofobia tirata così per le lunghe, mi hai un po' stancato. Che cosa volevi, infine, dirmi? dove volevi andare a parare? a un certo punto mi sono perso. Ho continuato a seguire il racconto, perchè la scrittura c'è, ma senza provare vera empatia per nessuno dei personaggi. Può un romanzo essere sostenuto allora solo dal sottotesto simbolico? Se sei Kafka, sì. Per te mi sembra ancora presto, Moster.
24 reviews
October 9, 2023
spannend und traurig, rau und wortgewandt. Ein eher kurzes Taschenbuch, das es literarisch in sich hat.
Profile Image for Clinamen.
34 reviews
January 7, 2025
Thomas Bernhard senza la prosa martellante e ossessiva, con meno monologhi incessanti e con un tocco di Kafka in più, esordio pazzesco di Moster, 10/10.
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