Un trattato dell'anima, un'opera complessa, ma non solo per la storia e lo stile in cui viene raccontata (salti temporali, finzione/realtà, ribaltamento finale), lasciamo da parte questo, sulla storia potrei anche aver qualcosa da ridire, alcune scelte non le ho apprezzate, ma è tutto secondario.
Quello che Nadas riesce a far dire e fare ai suoi personaggi credo che nessuno lo abbia mai scritto prima in questa maniera, prendete Proust e Mann, mescolate, provate a immaginare cosa verrebbe fuori e rimarrete comunque spiazzati.
Monumentale.
Ero perso, non esistevo, le mie ossa e la mia carne solida erano diventate gelatina; eppure, nonostante la sensazione di essere strappato da tutto e di non appartenere a nulla, riuscivo ancora a percepirmi come qualcosa: un rospo che premeva pesantemente contro la terra; una lumaca dal corpo viscido che osservava senza batter ciglio il mio nulla; ciò che mi stava accadendo era il nulla, anche se questo nulla conteneva il mio futuro e, a causa degli autunni successivi, anche un po' del mio passato.
Continuavo a sperare di trovare qualcosa che valesse la pena di salvare, qualcosa che desse un senso alle cose e salvasse anche me, che mi liberasse da questa esistenza animale, non fosse qualcosa del mio passato -ero stufo del mio passato, il passato era un ricordo indecoroso come il retrogusto di un rutto e nemmeno qualcosa del mio futuro, dato che al futuro avevo rinunciato da tempo, sempre restio a pianificare il futuro anche solo per un momento; no, volevo qualcosa nel qui e ora, una rivelazione, una redenzione che aspettavo, posso confessarlo ora, ma allora non avevo ancora capito che la conoscenza precisa del nulla avrebbe dovuto bastare.
Ma questa volta non potevo illudermi in, come se qualcosa avesse scheggiato l'immagine che faticosamente creiamo di noi stessi e che desideriamo vedere accettata dagli altri, finché questa immagine distorta non sembra reale anche a noi; non c'era spazio per l'inganno: lo ero questa persona che camminava sull'argine e, sebbene tutte le mie familiari risposte condizionate funzionassero, c'era qualcosa che non andava, un vuoto, più di un vuoto, distorsioni, crepe attraverso le quali era possibile scorgere una strana creatura, un altro qualcuno.
Mi sono reso conto che non potevo essere un'altra persona, potevo solo apparire come un'altra persona, e l'identificazione totale era impossibile come fondere le mie due metà e rendere pubblica la mia vita segreta, o, al contrario, come liberarmi dalle mie illusioni e compulsioni e diventare come le altre persone che di solito sono chiamate sane e salve.
L'insensibilità totale dell'incoscienza, si rivelò un piacere sensuale molto più forte della sensazione di cose reali, per cui se in quel momento avevo un desiderio mirato, non era quello di riprendermi ma di ricadere, non di riprendere coscienza ma di svenire di nuovo.
La raffinatezza morale e, di conseguenza, le nozioni di beni e di male non si trovano mai nelle cose stesse, ma siamo noi a inserirle tardivamente nelle cose, e il motivo per cui i filosofi, gli psicologi e altre persone inutili ci propinano la loro pietosa tiritera sul fatto che queste nozioni sono inside nelle cose e che considerano troppo sfacciato, troppo semplice e troppo banale cercare le motivazioni dei nostri atti dei nostri istinti primitivi.
In genere si pensa che la fine dell'infanzia sia vicina, quando questi piccoli giochi crudeli svaniscono in un benevolo oblio, quando ogni parte del nostro essere ha imparato a sopprimere i nostri desideri e i nostri sogni segreti, e con cupa determinazione ci adattiamo all'insieme di misere possibilità che le convenzioni dell'esistenza sociale ci offrono come realtà.
Ripensandoci ora, da adulto ragionevole, mi chiedo che tipo di punizione mi aspettassi: un pestaggio sanguinoso e spietato? che tipo di punizione si può inventare in un caso come questo, quando sembra che un figlio maschio si sia innamorato del proprio padre? non è forse l'amore stesso, terribile, non equo, fisicamente ed emotivamente devastante, la punizione più grande?
è questa la ragione per cui l'esperienza ci costringe a vedere la bellezza nella bruttezza o, se non possiamo abbandonare il nostro inestinguibile desiderio di perfezione, almeno a essere più indulgenti e comprensivi nei confronti dell'imperfezione, imparando dalla forma umana che tutto ciò che sembra perfetto contiene anche una tendenza alla distorsione, alla stortura e alla deformazione? Non solo perché nessun essere umano può incarnare una perfetta armonia di forme, ma anche perché perfetto e imperfetto vanno sempre di pari passo, sono inseparabili, e se, ignorando le imperfezioni più evidenti, cerchiamo comunque di venerare una persona come perfetta, è semplicemente la nostra immaginazione che ci gioca brutti scherzi?
forse il motivo per cui la sofferenza lascia un segno più profondo è che la sofferenza, basandosi sulla capacità della mente di pensare e quindi di rimuginare, allunga il tempo, mentre la vera gioia, evitando la riflessione cosciente e limitandosi agli impulsi sensoriali, concede a se stessa e a noi solo il tempo della sua effettiva esistenza, e questo la fa sembrare fatalmente accidentale e contingente, sempre separata e strappata dalla sofferenza, così che mentre la sofferenza lascia nella nostra memoria storie lunghe e complicate, la felicità non lascia che lampi nella sua scia...
Siamo tentati, nella nostra analisi frettolosa, di dichiarare un evento perfettamente ordinario, in fondo naturale, la causa di tutte le nostre ferite, ossessioni, malattie mentali diciamolo pure, e lo facciamo perché perdiamo di vista la totalità di un evento a favore di alcuni dettagli scelti arbitrariamente, e terrorizzati dall'abbondanza di questi, interrompiamo la nostra ricerca proprio nel punto in cui dovremmo andare oltre, il nostro terrore crea un capro espiatorio, erigendo per esso piccoli altari sacrificali e pugnalando l'aria con una finta cerimonia, causando più confusione che se non avessimo pensato affatto a noi stessi ; felici i poveri di spirito!
basti pensare agli amanti che, raggiunto l'apice dell'attrazione reciproca con la sua promessa di appagamento annichilente, non riescono a raggiungere l'unione fisica finché non ripiegano da quella sfera rarefatta di amore ispirato a una vicinanza più terrena, finché il dolore dei loro corpi non restringe lo spirito d'amore a una dimensione umiliante e gestibile; Allora, in preda a un dolore atroce, possono dirigersi non verso la beatitudine finale, ma verso il piacere liberatorio di una gratificazione momentanea e fulminea, arrivando non dove erano originariamente diretti, ma dove il loro corpo permette loro di andare.
Non percepiamo un evento come un evento, un cambiamento come un cambiamento, un punto di svolta come un punto di svolta, anche se ci aspettiamo che la vita continui a produrre cambiamenti e capovolgimenti drammatici, perché in ogni cambiamento e capovolgimento, per quanto tragico, ci aspettiamo la redenzione stessa, la sensazione edificante di "Questo è ciò che stavo aspettando", "Tuttavia, così come l'attenzione ostacola l'evento, il cambiamento è ostacolato dall'attesa, e così i cambiamenti davvero epocali nella nostra vita avvengono inosservati, nel più completo silenzio, e ci insospettiamo solo quando un nuovo stato di cose ha già avuto la meglio su di noi, rendendo impossibile qualsiasi ritorno al passato disprezzato, aborrito, ma sempre così sicuro e familiare.
Davanti a voi c'è una bocca semiaperta, che è la domanda che il corpo dell'altro vi sta ponendo, e anche la vostra bocca è aperta, è lì che otterrete la risposta dell'altro corpo; e quando le due bocche si incontrano, su quelle altre labbra ritroverete il vostro respiro, sì, potete considerarla una risposta, e lì recupererete anche la vista perduta; attingete il respiro dall'altra bocca, dal respiro valutate le possibilità del corpo che ora si sta girando verso di voi, il paesaggio interiore di quel corpo si sta dispiegando davanti a voi,ed è proprio questo che l'altra persona vi offre: un vuoto, un'intercapedine che può e deve essere riempita e che pone fine alla sensazione di caduta, perché le labbra, catturate sull'orlo dell'intercapedine, toccano la materia viva, profumata, umida, calda, ruvida, fredda e morbida; toccano così tante cose diverse contemporaneamente e in così tanti modi diversi che la nostra mente, condizionata com'è ad agire, è adeguatamente stimolata.