Erano un bel pò di tempo che non leggevo un thriller e devo dire che ritrovarmi immersa in una storia dove gli indizi si intrecciano fra loro creando situazioni ofuscate e con personaggi dall'enigmatico comportamento, un pò mi mancavano.
Le temperature fredde, le grandi metropolitane e la vita frenetica o spoglia in cui sono immersi i personaggi, hanno aiutato a focalizzare la mia attenzione sulle azioni di David e Ray, mantenendo un livello di tensione alto che in rari casi veniva smorzato con i sogni di Ray e Miranda, mentre in altri si alzava ulteriormente.
Verso la metà del libro credevo di aver capito chi fosse il 'burattinaio' che in qualche modo aveva a che fare con la vita del problematico Vince e invece Eugene Pitch, come un bravo autore di thriller deve saper fare, mi ha scombussolato le idee fino all'ultimo capitolo.
Fra tutti i personaggi quello di David è certamente il mio preferito per il suo tormento e la sua frustazione, ma anche per la sua determinazione e bisogno di riscatto, mentre la descrizione della realtà di Londra è coerente oltre che perfetta.
Molto curiosa e astuta, l'idea di mettere in ogni capitolo la città del luogo dell'azione e la temperatura che richiama alle prime frasi del libro e di inserire l'arte facendola diventare un protagonista silenzioso ma di importanza essenziale.
David e Ray. Amsterdam, Londra, Tokyo e Bali. La pipa, dei documenti e una Nikon.
Questi sono i punti fermi e gli indizi che vi serviranno per districarvi nella lettura di questo thriller scritto molto bene e con una ritmicità incalzante.