Alle volte bisogna abbracciare il connubio tra contenuti faceti e interesse per espressioni artistiche passate, e in questo caso La secchia rapita di Tassoni ha fatto al caso giusto.
Da un lato è stato interessante osservare come la vena comica dell’essere umano ha accompagnato la nostra civiltà, nella ricerca costante e in ogni tempo di un modo per staccare dalla vita quotidiana attraverso i mezzi dell’intrattenimento, come poteva essere quest’opera ai tempi in cui è stata pubblicata. L’opera ha ovviamente risentito dello scorrere dei secoli e della forma d’espressione a cui forse i lettori contemporanei non sono più abituati. Le figure retoriche in poesia, le regole che sottendono a questa forma di letteratura, ma anche soltanto il lessico che non coincide perfettamente con l’italiano moderno, rendono il fluire della storia meno scorrevole del previsto per un poema che è eroicomico.
Inizialmente lo sciorinare di nomi di nobili, cavalieri, l’enumerare città e il numero e la tipologia dei loro soldati da dispiegare in battaglia, e la baraonda di duelli e uccisioni che si susseguono, rendono forse troppo densi i primi canti de La secchia rapita, tanto che ho riscontrato alcune difficoltà nell’andare avanti e nell’appassionarmi alla lettura.
Tra i dodici Canti che compongono l’opera, solo dal Canto Nono mi sono appassionato alle vicende, che da quel momento in poi seguono le (dis)avventure del conte di Culagna, con cui, secondo me, Tassoni riesce veramente bene a sbeffeggiare gli stereotipi dei poemi cavallereschi, che contano sempre sulle figure di invincibili e sempre coraggiosi eroi. Il conte di Culagna rappresenterà invece un personaggio diametralmente opposto all’ideale cavalleresco di cui la letteratura europea precedente ci ha lasciato in eredità, rendendo le vicende più patetiche che eroiche. Nonostante lo spirito goliardico che Tassono ci propone, a mio avviso nell’opera si possono osservare alcuni aspetti interessanti: al di là delle solite storie che vedono impegnati gli uomini nelle armi, le figure femminili assumono una maggiore consistenza scenica, come nel caso di Renoppia, che vuole fare parte dei combattimenti per difendere la propria città insieme ad altre donne valorose, rivendicando una sua indipendenza di scelta e di abbracciare le eventuali conseguenze della sua presa di posizione e responsabilità. Allo stesso modo, anche la furbizia e la liberalità di costumi della moglie del conte di Culagna fanno avvertire il cambiamento nei modi di esprimersi e leggere la realtà dai romanzi cortesi ai poemi eroicomici di epoca rinascimentale. Storicamente e anche in letteratura, la libertà di costumi nel Medioevo si avvertiva in opere come il Roman de la Rose, ma venivano edulcorati in poemi cavallereschi come quelli di Chrétien de Troyes, per poi essere resi molto più espliciti da autori come Geoffrey Chaucer in Inghilterra o Giovanni Boccaccio in Italia. Anche questo particolare serve a sottolineare come spesso, anche poemi comici come La secchia rapita possono permettere di ricostruire, anche in maniera più precisa, lo stile di vita, i costumi, i vizi e le virtù di una società, rispetto a poemi epici ritenuti più seri, ma che spesso mistificavano la realtà.
Per quanto possa essere interessante da un punto di vista dello studio dell’evoluzione della poesia e dei poemi epici di matrice cavalleresca, do tre stelle a quest’opera che mi è parsa senza infamia e senza lode, e che non mi ha strappato nessun sorriso, forse forzato in alcuni passaggi.
Has all the elements you need in Italian Epic Poetry, but the characters are a little harder to really get into than those found in Boiardo or Ariosto.
Opera divertentissima e leggera. Purtroppo non si legge facilmente senza note o riferimenti, visto che sono presenti numerosi nomi di personaggi e di luoghi.