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L'Iguana

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«A tutti i lettori che desiderano qualcosa di inaudito, che li porti di colpo oltre i confini della realtà; a tutti i lettori appassionati, annoiati, sazi, entusiasti, drammatici, frivoli, passeggeri, costanti – consiglio questo bellissimo libro, uno dei pochi destinati a onorare la letteratura italiana del dopoguerra. È stato pubblicato venti anni fa; ma sembra che nessuno l’abbia mai comprato, nessuno l’abbia mai letto. È come la principessa della fiaba, la cui bellezza si nasconde dietro gli stracci e la cenere. Soltanto alcuni happy few hanno alzato il velo grigio, hanno scosso con la mano la cenere, e sostengono che è un capolavoro» (Pietro Citati).
Quando il giovane milanese Aleardo, di famiglia ricca, nobile e illuminata, decide di approdare con il suo yacht nella sperduta isola di Ocaña, al largo del Portogallo, non sa quale inusitata avventura, e quale incontro fatale, lo attendano. Fino a quel momento, egli è «il compratore di isole», sempre incerto su quale comprare, perché Aleardo è sì facoltoso, ma anche rispettoso della generale dignità del creato e non vorrebbe turbarlo con indiscrete iniziative. Come giocando, un suo amico editore lo aveva sfidato a fornirgli un manoscritto capace di risvegliare i lettori intorpiditi per eccesso di offerte: e precisamente «le confessioni di un qualche pazzo, magari innamorato di una iguana». Appunto l’iguana attende Aleardo nell’isola di Ocaña, sotto forma di una «bestiola verdissima e alta quanto un bambino, dall’apparente aspetto di una lucertola gigante, ma vestita da donna, con una sottanina scura, un corsetto bianco, palesemente lacero e antico, e un grembialetto fatto di vari colori». Quell’iguana, come la prima materia dei testi alchemici, è ciò che di più vecchio e insieme ciò che di più giovane si possa trovare nella sostanza del mondo, è la natura stessa nel suo perenne invito alla «fraternità con l’orrore». Intorno a questa principessa-servetta e al suo principe illuministico e bisognoso di iniziazione la Ortese ha intessuto una perfetta favola romantica, genere fra i più ardui, che già aveva tentato vari grandi scrittori di lingua tedesca, da Novalis a Hofmannsthal, mentre in Italia non sembra aver attirato nessuno, forse anche per la profonda estraneità della nostra letteratura alla vena fosforeggiante del romantico. L’Iguana fu pubblicato per la prima volta nel 1965, incontrando una generale incomprensione. Oggi sappiamo che questo romanzo, nella sua impeccabile commistione di incanto e ironia, è destinato a rimanere un approdo felice per chiunque ami la letteratura.

204 pages, Paperback

First published January 1, 1965

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About the author

Anna Maria Ortese

48 books107 followers
Born in Rome in the year 1914, Anna Maria Ortese grew up in southern Italy (primarily Naples) and in Lybia, the fifth of nine children of a soldier's family often short on money. Like many poor girls of her generation, Ortese left school at age thirteen, initially with the idea of studying (and then, teaching) music in mind; until the discovery of literary romanticism, particularly the writings of Edgar Allan Poe and Katherine Mansfield, and her need for creative self-expression made her turn to writing.

She eventually studied with Massimo Bontempelli, proponent of the "magical realism" she herself would soon make her own as well, and in 1937 published her first collection of short stories, entitled "Angelici Dolori." Her work garnered her native Italy's most prestigious literary prizes (most notably, the 1953 Premio Viareggio for the collection of stories "Il Mare Non Bagna Napoli" – published in English under the title "The Bay Is Not Naples" - and the 1967 Premio Strega for the novel "Poveri e Semplici"), and she is considered one of the foremost Italian writers of the 20th century.

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Profile Image for Cosimo.
443 reviews
November 21, 2018
La straziante esigenza del reale

“Una bestiola verdissima e alta quanto un bambino, dall’apparente aspetto di una lucertola gigante ma vestita da donna, con una sottanina scura, un corsetto bianco, palesemente lacero e antico, e un grembiale fatto di vari colori”.

Pietro Citati nella postfazione al romanzo che si intitola La principessa dell'isola scrive che L'Iguana è un libro chiaro e scintillante, ilare e allegro, che dissolve il dolore in grazia e leggerezza. E ne rimarca la natura multiforme, un coacervo di libri, nota, sia per genere che per influenza: Manzoni e Stevenson, racconto storico e di avventura, storia marina e storia di spettri, teatro seicentesco e pseudobarocco, fiaba e fantasia, meraviglioso e simbolico, Leopardi e Gadda. Daddo è un protagonista semplice e idealista, al suo fianco Ilario, nichilista e enigmatico, al centro Lei, la bestia che parla, Estrellita, l'iguanuccia. Siamo in un'isola nominata Ocaña, remota e oceanica sorella della Tempesta shakespeariana, un Eden e insieme un luogo infernale, dove si ripete la narrazione originaria. L'essere umano e animale che la Ortese mette nel cuore della storia è la scrittrice stessa, donna solitaria, inquieta e sofferente, ed è insieme la natura gettata dall'uomo nel buio della notte, nel male della disperazione e nell'ombra della servitù che era stata in passato quiete, armonia e felicità. Ortese dichiara che nel suo pensiero il naturale non esiste, per diventare realtà, natura e società devono essere ripensate, l'uomo stesso deve essere ripensato, altrimenti si perde nella natura, ritorna a essere irreale. L'uomo non vive in un luogo suo, non è suo possesso: Ortese scrive che le visioni sono violenza, persino l'intelligenza e la ragione guardano senza pietà e fraternità, sottomettono alla catena di necessità, si dedicano alla virtù del nulla; saggiamente suggerisce la gratuità del gesto di edificare l'essere umano, non le cose. Ortese in questo testo appare travolta dall'immaginare, rivela qualcosa di inafferrabile, pone il lettore in uno stato di spaesamento irriducibile. Ciò che la Ortese rappresenta è un mondo prerazionale, dove il singolo è in un isolamento metafisico; e così si sente il lettore disorientato, al quale vengono offerte due vie d'uscita, quella allucinatoria e paradossale e quella mimetica e realista, opzioni che sono però, nel gioco di codici e rovesciamenti, entrambe impraticabili. La Ortese tiene così in prezioso equilibrio mistero e verosimiglianza. Si spengono le luci, il sacrificio angoscioso è compiuto (il pozzo di Poe), e l'ossessione continua a perseguitare il lettore. Per lasciarsi irretire dalle iridescenti e alchemiche fantasie della Ortese, bisogna cedere spazio a sé stessi, ad una presenza altra, anomala e opaca che dimora al nostro interno.

“Un brav'uomo va in un'isola - è molto ricco e può andare dovunque - e conosce un mostro. Lo prende come cosa possibile, e vorrebbe reintegrarlo - suppone ci sia stata una caduta - nella società umana, anzi borghese, che ritiene il colmo della virtù. Ma si è sbagliato: perché il mostro è un vero mostro anzi esprime l’animo puro e profondo dell’Universo di cui il signore non sa più nulla, tranne che è merce”.
Profile Image for Ajeje Brazov.
951 reviews
July 19, 2022
"L'iguana" è un romanzo assai complesso, caro Lettore, perchè all'interno ne troverai di tante sfaccettature da rimanerne estasiato oppure disorientato... ti ritroverai a vagare in un immenso labirinto di specchi, ti parrà d'impersonare il Minotauro alla ricerca di una via d'uscita da quest'intricato crocicchio di viuzze, di antri, di meandri assai perigliosi ed enigmatici.
Caro Lettore non t'angustiare, perchè la vita non è altro che un'infinita ricerca del percorso a noi più congeniale? Che poi sarà, davvero, il bivio "giusto" quello da prendere per la salvezza dell'anima e del corpo?
Il corpo, si sa, è come un involucro che girovaga senza meta, per anni ed anni, come un automa per le sterminate vie del tempo, quel poco che abbiamo, ovviamente rispetto al tempo dell'universo... quindi rilassati, o povero e travagliato Lettore, perchè seppur corta, la vita, ci riserverà tante di meraviglie che nemmeno te lo puoi immaginare... innegabilmente però, Lettore caro, l'anima che tutto crea e tutto distrugge, da qualche parte la devi ricercare, altrimenti la tua, di esistenza, si trascinerà in avanti (o all'indietro?) come un fardello su spalle ricurve, che sempre più s'ingobbiranno per il continuo appesantirsi, del fardello, di esperienze mai comprese, di avvenimenti virtuosi o disonesti mai capaci di diversificarli l'uno dall'altro e...
Caro Lettore, la scialuppa è ormeggiata, è ora di partire, verso cosa nessuno lo sa!
Profile Image for Jimmy.
513 reviews905 followers
July 24, 2014
A strange and disorienting book, which seems par for the course for a story about a Count going to a remote island and falling in love with an Iguana. But even more so than you think. There's a lot going on here. But you never know exactly what it is, it's like you're in the center of a storm... or as if told by an unreliable narrator--but more than that--the whole idea of world-building is unreliable here. But you just have to go along with it, and if you do, treasures await.

Deeply funny, cynical, and moving, and quite critical of capitalism, I'm still not sure what to think of it as a whole. It's not neatly any one thing, which is its strength. There's a sadness that permeates the fibers of this book, one that is, I think, a mourning for a world lost and no longer mourned for.

This is a long passage, but I think it serves as a good example of the power and humor of the prose, as well as carrying that message of "don't worry too much about the plot" coming directly from the author, which I think is important in appreciating this work:
The Count's real location in this frangent of time, whether at the well along with the others, to see if there was any vestige of the Body of God, or wandering about the island with the pistol in his hand on the trail of the culprits, or at the bottom of the well, or in that cold hallucinated court room, is something, Reader, though it may strike you as strange, that we are unable to tell you. If you're inclined to petition for an explanation of these continuous passages from one place to another, changes of scene, broken dialogs and rapid telescoping locales, if you want to know the truth of these interplays of houses, winds, and wells, of trembling paths and mute interiors, of living leaves and dead walls, of sunrays and lamplights, of progress and stasis, of immobility and movement, and above all of a waxing pain, of a sadness knowing no repose, of unspeakable anger intermixed with commonplace words, and as well of the disappearance of both our Iguana and those prodigies and peals of laughter that have characterized our story up to now, in that case you ought to reflect–while awaiting whatever explanations we yet may prove able to furnish (presuming the very existence of explainability within this world of inscrutable phenomena where you too make your home)–you should reflect, thoughtful Reader, on the particularly narrow mind of our young Lombard architect and on how it nonetheless harbored a generosity of which he had never been aware previous to debarking on this tragic island. You yourself are safe, and can turn the tranquil light of reason onto the tremendous truth of the soul: on its being here, everywhere, and nowhere, and all while a strong young body walks now in one direction, now in another, carried along whatever paths it travels by whatever new questions may arise within the mind it encloses. And what is a body when compared to the spirit that guides it and to which that body, those hands, and those eyes have but the simple duty of furnishing expression? And what is time, the time in which such thoughts and actions find articulation? And what is space, if not ingenuous convention? And what is an island, or a city, the world itself with its multitudinous capitals, if not simply a theater where the heart, stricken by remorse, can pose its ardent questionings? So you mustn't, Reader, be amazed if the sickness that had menaced our Count for quite some time as he moved within his class like one of the living dead–(“a sickness” can be synonym for “a thought”)–you mustn't be amazed to see that sickness now explode in the tremendous fashion we here have been at pains to describe, revealing all of the nobleman's subterranean longing, all his desperate need for an experience of the real. The field and the wooded copse, the dining room and the well, the rapid April clouds and the closeness of November, coming now to confuse themselves the one with the other here at the end of our story, are things then of which you have no need to investigate the cause: recognize them rather to contain the resolute and one true path of the soul among things till now pretending to be the soul, imitating the soul at the cost of great turbulence and fear. - 171


Update:

Just read this: "But she never accepted the 'neo-realist' label, seeing the book as 'a screen on which to project one's sense of disorientation'. "

...

"The iguana is one of a series of unsettling, magical animals - including the goldfinch (or linnet) of Il cardillo addolorato and the puma of her last novel, Alonso e i visionari ("Alonso and the Visionaries", 1996) - which Ortese used to deflect her frustration at the limits, and the littleness, of the knowable world."

...

"Her brief forays into journalism were limited by a refusal to modulate her writerly voice: once, while covering the Giro d'Italia bicycle race for Panorama, she wrote that 'the Giro often sails close to the sweet, unremembering shores of death'".

She's so awesome!
Profile Image for Dimitri.
176 reviews72 followers
June 29, 2020
Sentì che il suo viaggiare era stato immobilità, e ora, nella immobilità, cominciava il vero viaggiare. Sentì poi che questi viaggi sono sogni, e le iguane ammonimenti. Che non ci sono iguane, ma solo travestimenti, ideati dall’uomo allo scopo di opprimere il suo simile e mantenuti da una terribile società. Questa società egli aveva espresso, ma ora ne usciva. Di ciò era contento.

Una voce suadente, una scrittura magica; un’isola incantata, una tempesta, una casa che sembra più l’indicazione di una casa, come usa nel moderno teatro, che una vera abitazione; un’Iguana che sembra una vecchina, ma poi è una ragazzina, anzi è un’Iguana, no è una servetta. Un romanzo enigmatico, visionario, anche ostico, ma che lascia una traccia del suo passaggio nella mente del pensieroso Lettore.

Dove fosse realmente il conte, in questo frattempo, se al pozzo a guardare con gli altri se vi era traccia del Corpo di Dio, o in giro per l’isola, con la pistola nella povera mano, sulle orme dei colpevoli; se in fondo al pozzo o in quel freddo allucinato tribunale, noi, Lettore, se pure ciò ti parrà strano, non possiamo dirti.
Ma tu, se di questi continui passaggi da un luogo all’altro, e mutamenti di scena, e spezzati dialoghi, e rapido inserirsi di un luogo in un altro; se di questi intarsi di casa, di vento, di pozzo, di sentieri frementi e muti interni, di vive foglie e di morti muri, di raggi di sole e raggi di lampada, di cammino e di stasi, di immobilità e movimento, e soprattutto di un crescente dolore, di una tristezza senza requie, di una rabbia indicibile, mista a parole usuali, e anche della scomparsa della nostra Iguana, come di quei prodigi e quelle risa che hanno caratterizzato finora la nostra storia, sarai portato a chiedere spiegazione, rifletti, in attesa che possiamo dartene una (ammesso che vi sia una spiegazione a questo mondo di imperscrutabili fenomeni, dove tu anche vivi), rifletti, pensieroso Lettore, alla particolare ristrettezza mentale del giovane architetto, dove però s’annida una generosità di cui egli non era, prima di sbarcare in questa dolorosa isola, al corrente.
Volgi poi la ragione tranquilla, tu che sei salvo, alla tremenda verità dell’anima, ch’è qui, ovunque, e in nessun luogo, e ciò mentre un giovane corpo cammina, è avviato in una certa direzione, in un’altra, dove lo portano le nuove domande dell’animo suo. Ma che cos’è un corpo di fronte a ciò che lo conduce, e che quel corpo, quelle mani, quegli occhi hanno il semplice dovere di esprimere? E che cos’è il tempo, in cui tali atti e pensieri si dipanano? cos’è lo spazio, se non una ingenua convenzione? e un’isola, una città, il mondo stesso con le sue tumultuose capitali, che altro sono se non il teatro dove il cuore, colpito dai rimorsi, pone i suoi ardenti interrogativi? Così non meravigliarti, Lettore, se la malattia (così possiamo chiamare il pensiero), che da tempo minacciava il nostro conte, morto vivente nella sua classe, è esplosa nei modi tremendi che vedi, rivelando la sotterranea malinconia, la straziata esigenza del reale. Perciò del prato e il bosco, la sala e il pozzo, la tempesta e il sereno, le rapide nuvole d’aprile e la chiusura di novembre, che così si confondono alla fine della nostra storia, non indagare la causa, riconoscendo in essi, piuttosto, il risoluto cammino, e solo vero, dell’anima, tra le cose che hanno finto fin qua di essere lei, e con turbamento grande, e con paura, la imitano.

Profile Image for Ellis ♥.
1,000 reviews10 followers
April 3, 2024
Un altro grande classico depennato dalla mia lista delle priorità librose.
Non posso dire di aver "bevuto" questo libro a causa di una scrittura particolarmente complessa e, in alcuni punti abbastanza ostica, tanto per la costruzione delle frasi quanto per la forte componente allegorica.
L'iguana, che dà il titolo al romanzo, ha un quid di camaleontico . Ortese riesce a trasporre nero su bianco una vera e propria illusione ottica letteraria; questo personaggio così peculiare, di pagina in pagina, si trasforma: da animale a serva, da ragazzina imbruttita a vecchina. Non mi soffermerò sulla trama perché si tratta di uno di quei romanzi che va letto e interpretato in maniera personale.
Insieme alla redenzione, che è solo un lontano miraggio, vi ho scorto una visione nuova del concetto di libertà, Daddo e l’Iguana - anche se ne incarnano i poli opposti - simboleggiano rispettivamente l’uno la necessità di elevare gli umili dal loro status di oppressi ed emarginati, l'altra è l'emblema di questa condizione, dell'essere vessato e bistrattato.
Complice un finale del tutto inatteso e una miscellanea di generi – dal realismo magico che quasi sfiora l'onirico, a un contesto storico ben definito, avventura, atmosfere fiabesche e un tocco di romanticismo - hanno dissipato ogni mia perplessità riguardo questo stile non proprio immediato.
Quest'opera, in cui immaginifico e reale si avvicendano in modo armonioso dando vita a una combinazione vincente; vi è tanto dolore tra queste pagine e forse proprio per questo mi resterà impresso a lungo.

C'è molto dolore, nel mondo, ce n'è più che in tutti i tempi, perché l'irreale – il non-conosciuto – è assai più profondo.

Profile Image for Damian Murphy.
Author 42 books215 followers
April 8, 2021
This is so much more than magical realism, of which I'm generally not a fan. The narrative never quite allows itself to settle, shifting from one mode to another and back again before the reader can quite identify it. In other hands, this could be irritating to read, yet Ortese manages to compel the attention through short chapter after short chapter. As another reviewer put it, "It's not neatly any one thing, which is its strength." There's something essential hiding behind every scene, every digression, every nervous exhortation on the part of every character, yet it's impossible to put one's finger on exactly what it is.

Also worth noting—the narrative voice itself is a chief character and has a personality every bit as distinct and mysterious as any of the figures that appear in the book.

I distinctly remember, upon reading the last several chapters, thinking that the story had fragmented and lost its thread, and having a difficult time following the text and imagery. The ending itself was satisfying enough, yet the book seemed to lose coherence in the latter part. Come the next morning, I woke with a crystal clear conception of the final sequence(s) in my mind. The imagery had somehow come together as I slept to form a very compelling and unified whole. Further, this seems perfectly in line the themes and motifs of the story, as if its clarification through the passage of the night is part and parcel of the narrative itself.
Profile Image for Simona.
975 reviews228 followers
August 23, 2021
Ammetto di aver avuto non poche difficoltà a leggere questo romanzo della Ortese. Non è facile immergersi in questa lettura per via dello stile e della trama (mi sono anche chiesta se ci fosse). Come dice lo stesso Citati nella post fazione, si respira aria di solitudine, ma non di una solitudine che attraversa l'essere umano, ma la solitudine dell'animale abbandonato rappresentato, in questo caso, dall'iguana descritta come “una bestiola verdissima e alta quanto un bambino, dall’apparente aspetto di una lucertola gigante ma vestita da donna, con una sottanina scura, un corsetto bianco, palesemente lacero e antico, e un grembiale fatto di vari colori”.
Un romanzo molto ermetico, quasi un trattato filosofico, per certi aspetti. Il romanzo "L'iguana" fa oscillare tra la dimensione del sogno e della realtà, con lo stesso lettore che si trova disorientato perché non sa più in quale spazio si trovi. Racconta di una umanità dolente e desolante, come lo stesso protagonista, "il compratore di isole" con pochissimi margini di speranza e di possibilità per il domani.
Profile Image for Carloesse.
229 reviews92 followers
November 10, 2017
La fantasia della Ortese origina questo strano romanzo, a metà strada tra la fiaba e l'apologo, e uno stile che rimane unico nel panorama letterario italiano. Da questa stessa fantasia nascerà più tardi quel libro complesso e ben più arduo che è "Il porto di Toledo" ("Ricordi della vita irreale", ovvero una sorta di autobiografia trasfigurata), immenso capolavoro ancora oggi largamente incompreso e/o ignorato.

Ecco, il percorso per giungere a quel libro fondamentale, vero punto nodale nella vita e nella produzione letteraria della scrittrice, nasce forse proprio da qui. Per questo, forse, è la lettura ideale per giungere più agevolmente a quell'altro.
Io, almeno, sono riuscito ad "entrare" a Toledo, le cui alte mura mi avevano in precedenza respinto, solo dopo avere affrontato questo melanconico Iguana.
Profile Image for Andrea Iginio Cirillo.
123 reviews43 followers
April 2, 2021
4.5/5
ITINERARIUM MENTIS IN...

Mi aspettavo, da questo libro, qualcosa di leggero, ironico, irriverente. Posso dire, al termine della lettura, di essermi sbagliato quasi del tutto. Ci troviamo di fronte a un testo arduo, allegorico nella sua totalità e che si presta a mille e una interpretazione, oltre a collocarsi nel filone del realismo magico seppur con sfumature differenti. Un libro, L' Iguana, fatto di visioni, con fiaba e realtà che si uniscono per formare un racconto sui generis per la scena letteraria del tempo (siamo nel 1965, tra la fine del Neorealismo e l'affermazione delle Neoavanguardie), a creare un affresco della società così come andava sviluppandosi nella seconda metà del '900.

La nostra Iguana, ora servetta, ora principessa, ora scimmia, ora ragazzina, pare proprio essere una personificazione della Natura, che non è più quell'imponente simulacro d'indifferenza ritratto da Leopardi nelle Operette Morali, bensì uno sparuto animaletto timoroso della sua più complicata creazione - l'uomo - e che teme da un momento all'altro d'essere abbandonata (per una ricca americana, metonimia del proprio paese e simbolo d'artificio, progresso, modernità). E il nostro protagonista, il povero conte Aleardi, di lei ha pietà, affetto, generati dalla immensa empatia che egli prova per il mondo, dal suo vedere sempre il lato buono nelle persone (succederà anche coi fratelli Guzman, malvagi all'apparenza ma con un gran cuore che si rivelerà verso la fine), nonostante appartenga a una famiglia di ricchi costruttori lombardi, che speculano sull'edilizia per fagocitare terre sperdute col loro cemento. Anche don Ilario, il minore dei tre nobili - decaduti - fratelli che abitano Ocana, l'isola immaginaria dell'Atlantico in cui la vicenda si svolge, si piega all'incedere del nuovo, si sposa con l'americana Miss Hopins e abbandona l'isola. Egli, tuttavia, pare dotato di una doppia personalità, una sorta di Dottor Jekyll mite e accondiscendente a cui si sostituisce un Mr. Hyde freddo e disinteressato verso la piccola Iguana (che ha amato e da cui si è distaccato, proprio come dalla Natura!, provocando la fine dell'Eden nell'isola). La morte di Dio in forma di farfalla, inoltre, ha naturalmente un che di nietzscheano, anche con il processo per individuare il colpevole; tuttavia, l'autrice fornisce una speranza di resurrezione per questo dio che non è, a mio parere, da intendere solo nella concezione religiosa tout court, bensì come un sistema di atavici valori e moralità che dovrebbe ripristinarsi tra gli uomini (tranne gli abitanti di Ocana, che invertono la regressio ad animale a fine libro imparando a leggere, scrivere, comporre versi in memoria del passato che fu), ormai solo avidi di posizioni importanti e denaro. A completare il quadro, l'"itinerarium mentis in Aleardo", poiché è attraverso il viaggio di catabasi - prima - e anabasi - poi - del candido conte, che le chiavi interpretative aprono le porte delle continue allegorie.

L'Iguana, insomma, è davvero un'opera non semplice, che non scorre veloce ma che chi ama le allegorie e le loro interpretazioni legge con piacere: lo stile della Ortese non è, infatti, immediato, ricco com'è d'ipotassi ed ellissi, ma trasmette al contempo una purezza e una dolcezza che neanche le scene di maggior dolore riescono a scalfire.

Altra perla del nostro '900 di cui si parla troppo poco e che, invece, va assolutamente recuperata.
Profile Image for Marco Simeoni.
Author 3 books87 followers
October 24, 2022
L'essere ambiguo e le bestialità altrui

"Nella sua città di Ocaňa venne la morte a bussare alla porta, dicendo: «Buon cavaliere, lasciate il mondo fallace e i suoi beni»."

Con "L'iguana" ho avuto la sensazione di cadere come cade L'alice di Carroll. E in questo paese che sottrae meraviglie in nome della scoperta, sono gli stessi personaggi del romanzo a cambiare fattezze. Nessuno sembra mai lo stesso.

Il dramma è non ammettere cosa si ama perchè costantemente si elude la concezione che queste figurine nel mondo hanno di se stesse.
La scusa del viaggio verso la terra inesplorata alla ricerca di un manoscritto disperso (che altri non è, forse, che "L'iguana" che si sta leggendo) mette di fronte all'inquietudine dell'ignoto - non dall'isola misteriosa a forma di corno - sin dall'uscio di casa.
Testo che spariglia e confonde con le sue minuzie. Descrizioni volte a prendere in giro il contesto.
Libro che necessita una rilettura. Libro denso che ancora oggi, dopo 50 anni dalla sua pubblicazione, è in decantazione.
Nel mentre mi affido al sunto che la Ortese fa della sua opera:

"«(…) Un brav’uomo va in un’isola - è molto ricco e può andare dovunque - e conosce un mostro. Lo prende come cosa possibile, e vorrebbe reintegrarlo - suppone ci sia stata una caduta - nella società umana, anzi borghese, che ritiene il colmo della virtù. Ma si è sbagliato: perché il mostro è un vero mostro anzi esprime l’animo puro e profondo dell’Universo di cui il signore non sa più nulla, tranne che è merce»."

Recensione in haiku de "L'Iguana"

Soglia fragile
matrioska culturale -
Niente è fisso
Profile Image for Quill&Queer.
900 reviews602 followers
did-not-finish
December 27, 2024
so he was writing love letters... to the monkey... who was raised like his sister?
Profile Image for 〽️onicae.
74 reviews6 followers
August 8, 2025
Chi scrive o legge veramente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene.

Parto dalla trama. Mi è utile mettere qualche punto fermo in quanto, Ortese, come ho già avuto modo di sperimentare leggendo Il Cardillo Innamorato, tende a portare il lettore fuori dalla sua comfort zone.

Il Daddo, nobile e facoltoso architetto milanese, si imbarca, alla volta del Portogallo, in cerca di nuove terre su cui edificare. Dopo una breve tappa a Lisbona, il Daddo approda su un'isola selvaggia. Appena messo piede sull'isola, percepisce un improvviso cambiamento di atmosfera. Aleggia un mistero. L'isola è tanto bella quanto decadente e malinconica, a tratti inquietante.

Sull'isola il Daddo incontrerà, tra l'altro, la vera protagonista della storia: la malinconica e sofferente Iguana. Lo sguardo triste e sensibile dell'Iguanuccia sarà l'abisso in cui il Daddo sprofonderà irrimediabilmente...

Pensa, forse, il Daddo, di salvare, attraverso l'Iguanuccia, la natura intera e la sua stessa umanità.

Ortese richiede al lettore di abbandonarsi, di lasciarsi portare per mano, cullato da uno stile raffinato, aulico. Con Ortese il lettore sconfina fuori di sé ma allo stesso tempo nel più profondo, nei mondi interiori, onirici, a volte anche magici, dei protagonisti e del lettore stesso.

Chi volesse rimanere con i piedi ben piantati per terra, dovrà rinunciare al viaggio. Ma, attenzione: spesso è proprio attraverso il fantastico che la realtà si palese nella sua nudità. Scrittori come Ortese, pur sperimentando il racconto fantastico, sono infatti attenti conoscitori di ciò che ci circonda e dell'umano sentire.

L'Iguana è una delle tante creature frutto dell'immaginazione dell'Ortese che poneva al centro del suo pensiero e del suo sentire la natura, gli animali, l'universo, e, solo da ultimo, l'uomo. Uomo che, nella visione di Ortese, esercita sulla natura un potere a volte malevolo, nella presunzione di essere il centro e la ragione dell'Universo; incapace di aprirsi a una vera conoscenza, a un sentire più ampio e profondo dell'universo. E questa riflessione credo sia utile a comprendere quanto sia moderno e attuale il pensiero dell'Ortese sul rapporto tra uomo e natura, tra noto e sconosciuto, tra conosciuto e inconscibile, tra realtà e mistero.

E a proposito di mistero: l'isola di Ocana nel racconto di Ortese . Chi ha letto 1Q84 di Haruki Murakami, sussulterà esattamente come è capitato a me. Plagio, mera ispirazione o casualità?

Una cosa è certa. Anna Maria Ortese, ancora prima che scrittrice, è stata un'intellettuale nel senso più ampio del termine. Riporto qui di seguito stralci di un'intervista in calce al racconto dell'Iguana per dare un'idea della sua filosofia, della sua visione dell'arte e delle cose:

Vidi (in un museo) un Raffaello di piccole proporzioni. Tutte le altre cose che ho visto le ho dimenticate, proprio perché quel Raffaello mi colpì. Rappresentava un cielo. E quel cielo – in qualche modo che devo ritenere straordinario – capovolgeva ogni idea che avevo sulla realtà, era più vero, più reale di ogni cielo del mondo reale. Sulla sua consistenza non potevano esserci dubbi. E la sua straordinarietà era in questo: che sostituiva quindi la prima creazione con una seconda, che si poneva però come la prima, perché preesistente a questa, essendo l'idea di questa. Diceva – o era come se dicesse – al cielo naturale: «Tu vai e vieni. Non resti. Ed ecco, io – Cielo di Raffaello – resto, perché non sono il cielo naturale, sono l'idea di qualsiasi cielo. Così, resto».

Credo che in questa risposta ci sia il senso della sua poetica.

Risponde inoltre alla domanda che indaga il suo rapporto con la scrittura:
Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive o legge davvero, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene. Chi non scrive o non legge mai, o solo su comando – per ragioni pratiche – è sempre fuori casa, anche se ne ha molte. È un povero, e rende la vita più povera.


Ed è con questa risposta che mi ha definitivamente conquistata.
Profile Image for Arianna Fossati.
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August 27, 2022
"Sentii parlare di realismo. Che cos'è questo?"
"Dovrebbe essere" – rispose il conte un po' impacciato – "un'arte di illuminare il reale. Purtroppo, non si tiene conto che il reale è a più strati, e l'intero Creato, quando si è giunti ad analizzare fin l'ultimo strato, non risulta affatto reale, ma pura e profonda immaginazione."

A Ocaña, un'isola sperduta tra le acque portoghesi, dove paradiso e inferno si incontrano, approda un compratore di isole, un conte lombardo alla ricerca di umanità ed esotismo. I fratelli che abitano quest'isola, nobili decaduti e in miseria, hanno un segreto. Con loro c'è una misteriosa bambina, una servetta dall'aspetto di Iguana, che intrattiene con i fratelli un rapporto ambiguo e ancestrale. Tentando di penetrare i segreti e le contraddizioni di questo luogo e dei suoi abitanti, il conte vi proietta i suoi sogni più luminosi e i suoi incubi più torbidi, in un vortice di inquietudine travolgente.

Con una scrittura visionaria, potente, malinconica e viscerale, Ortese trascina il lettore in un viaggio ai limiti della realtà, dove il finale aperto e volutamente ambiguo ci ricorda che, nei libri, l'unica bussola possibile è quella dell'immaginazione.
Profile Image for Gaetano Laureanti.
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December 19, 2020
Uno strano romanzo, scritto con un linguaggio elegante, quasi manzoniano, a volte difficile da seguire, specie nella successione dei lunghi periodi.

L’autrice, per me sconosciuta, ha creato una storia che somiglia più ad una favola che ad un racconto di viaggio come sembrerebbe inizialmente; non aspettatevi, però, una favola classica: le vicende del protagonista ci portano in una fantomatica isola, un mondo immaginario dove vivono dei personaggi mutevoli ed insondabili.
E dove incontriamo l’iguana che dà il titolo al libro; non un animale, ma una figura quasi umana, una serva con un passato in cui ci sembra addirittura sia stata amata dal marchese proprietario dell’isola (o forse le è stato solo fatto credere).

Una donna-serpente metaforica, amata e odiata, sottolineando più volte come il diverso sia spesso vittima di odio e dileggio.

Un racconto scritto con magistrale bravura, non facile da leggere ed interpretare, ma capace senza dubbio di coinvolgere e stupire.
Profile Image for Nate D.
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August 25, 2014
...It was simply a part of the world's normality. The world itself, afterall, is fairly enigmatic: at the beginning it wasn't there, and then it was, and no one has any idea where it came from.


An odd book, this. At first merely warmly peculiar, it settles into itself slowly, gradually turning before the reader's extended expectations of where it may lead. Then this slow transition and building intrigue is blinded in sudden transformation: a chapter sub-heading of "confusion" proves vastly understated, reality reconfigures itself in lurches, we find ourselves left at a supposedly cohesive resolution but arguably that of a different book than the one we'd thought we were reading. It's disorienting, enigmatic, unsettling, possibly some kind of brilliant.
Profile Image for Lee Foust.
Author 11 books214 followers
March 18, 2025
I can think of no other writer who comes as close to Kafka in modernizing literary technique as Anna Maria Ortese. Remarkably this, her first full-length novel, adopts and expands on the technique used in "The Metamorphosis," in which a character is inexplicably both a person and an animal/insect at the same time. Eschewing the standard age-old literary techniques of allegory or symbolism, and in a way reversing the process of personification, both these texts appear, to me at least, to be about process. As in a dream, we simply accept an impossible reality and observe how things work out in this alternative scenario. it passes beyond simile or symbol as the characters aren't like or figured as these creatures they are these creatures.

Here the text itself questions texts and their meanings, with a polite unnamed narrator who addresses us directly and frames the text as a text, drawing into question meaning and reality as concepts that are anything but clear, particularly in a novel.

Of course this type of art is risky as people turn to books and movies and visual art to explain rather than further mystify our troubled existence and perceptions. I'm reminded of a frustrated David Lynch exclaiming in an interview, "I don't know why people expect art to make sense--life doesn't make sense." But I think that's exactly why they expect art to make sense, because life is so damned unreal. Art mostly makes us feel comfortable by glomming some morality or structure onto the chaos. A select few, however (Ortese, Kafka, Lynch) try to do something else with art--they express the terrible irreality of perception and our troubling journey through trying to make sense of things rather than re-presenting some pre-interpreted moral or narrative conception of reality to comfort us.

In this novel an old woman turns out to be an iguana is also then a child is a servant behaves like a lapdog becomes a love object is considered to be the spirit of evil is sacrificed commits suicide is God (as a white butterfly) and ends up a "real" servant girl outside of the ill protagonist's fever dream. Yeah, in the end the novel allows the reader to follow that trope, but it never totally brings us back to Kansas and Auntie Em, for 95% of its narrative we just accept the malleability of the characters and the spaces and rather than standing back and judging or interpreting the symbols before us we're forced to follow our shifting understanding of the world the novel shows us just as we negotiate the twisted realities of social life on Earth.

I was arguing with an idiot MAGAt on facebook the other day and he thought he was losing the argument because I'm good with words and he's only "A realist." But he believes money has value. He believes the institutions like the church and state care about him. His reality is more absurd than any book ever written and he doesn't even know it.
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1,145 reviews161 followers
August 26, 2019
мммм, італійський шістдесятницький магічний реалізм.

перш ніж вирушити в подорож – на пошуки невідкритих островів, проте з цілковито комерційною метою, – головний герой розмірковує зі знайомим видавцем, яку б таку оригінальну книжку запропонувати публіці, і напів жартома пропонує сюжет про чоловіка, який закохався в ігуану. знайомий його ігнорує, але що ви думаєте, головний герой таки знаходить острів, якого нема на карті, і там закохується в ігуану.

якби цим обмежилося й жили вони довго і щасливо, або недовго і нещасно, або в будь-якій іншій комбінації, цілковито вистачило б. однак дорогою трапилися ще нічні заручини (не головногероєві), візит архієпископа, убивство бога, процес над убивцею й ніби якась філософія, і частина з цього – не наяву, аж здавалося, що от-от хтось закричить off with their heads. усьому цьому коктейлеві трохи допоміг саркастичний останній розділ, але й він міг би бути сухіший і стриманіший.
Profile Image for LaCitty.
1,041 reviews185 followers
May 14, 2019
Se dovessi definire questo libro con una sola parola, sceglierei "strano".
E' una lettura spiazzante in un cui realtà, fantasia e allucinazione si mescolano e si fatica a capire dove finisce l'uno e inizia l'altro. La Ortese usa uno stile barocco con frasi molto lunghe, piene di incisi, in cui a volte ci si perde, ma che rispecchia l'indeterminatezza della trama.
Ammetto che, a fine lettura, sono andata a leggere un po' di critica letteraria su quest'opera per raccapezzarmici un po' di più. A prescindere da questo, non me la sento di bocciarlo, ma mi sembra un libro che non tutti possono apprezzare (me compresa probabilmente), pure non posso negare di avere subito il fascino di questa isola in mezzo all'oceano con un'iguana che forse è una ragazza.
Profile Image for gretafasurf ☆.
83 reviews10 followers
September 6, 2025
un trip di acidi spiegato a una persona sobria è meno intricato da seguire
Profile Image for The boomer-siamosempreiboomerdiqualcuno.
60 reviews6 followers
March 18, 2021
Questa è la vera Ortese, non capisco perché spesso se ne consideri rappresentativo Il mare non bagna Napoli, che è, tutto sommato, una raccolta di testi iperrealisti. Lei dà il suo meglio nel capovolgerla la realtà (ma le due cose non si escludono). Dici: "Adoro Ortese!" E tutti: "Ah sì, Il mare non bagna Napoli...". Credo che L'iguana sia il romanzo, chiamiamolo così, che meglio esprime la teoria di Ortese sulle piccole persone e bla bla bla. Io la amo, quindi per me se dice "bah" mi slogo i polsi per gli applausi.
Profile Image for Marius Ghencea.
91 reviews18 followers
August 21, 2017
La mostruosità agghiacciante dell'animo umano in confronto alla compassione e umiltà, l'uomo senza l'intelligenza razionale e quello senza tempo che sempre sogna. È un romanzo quasi a matrioska, scatole cinesi, si cade sempre, una caduta continua nel vuoto più profondo.
Profile Image for Vaniglia Harris.
310 reviews
August 30, 2020
L'iguanita, un animale ma non del tutto

Perché l’iguana del titolo è, sì, un animale ma è anche… affine: si tratta, infatti, di una bestiola “verdissima e alta quanto un bambino, dall'apparente aspetto di una lucertola gigante, ma vestita da donna, con una sottanina scura, un corsetto bianco, palesemente lacero e antico, e un grembialetto fatto di vari colori».”. È così che, sconcertato, la vede per la prima volta il Daddo – Don Carlo Ludovico Aleardo di Grees, dei Duchi di Estremadura Aleardi o semplicemente conte Aleardo, di casata per due terzi svizzero iberica, rampollo di una ricca e nobile famiglia milanese - approdando con il suo yacht sull'isola di Ocaña, al largo del Portogallo. Vi era stato inviato per mare dalla madre, con la finalità di trovare, anche nella sua qualità di architetto, territori esotici da sottoporre a speculazione edilizia. Altro motivo per intraprendere il viaggio era stata anche la richiesta – una sorta di sfida, per la verità - dell’amico editore Adelchi di cercare di scovare un manoscritto inedito che potesse interessare il suo pubblico di lettori annoiati e sempre alla ricerca di amenità: “(…) tu che vai viaggiando, Daddo, perché non mi procureresti qualcosa di primitario, magari d’anormale”… come potrebbe essere, ad esempio, la storia di un pazzo che si innamora di una Iguana. Sull’isola di Ocaña, il Daddo, trova pochi abitanti: don Ilario Jimenez della casata dei Guzman, insieme con i due fratellastri, Hipolito e Felipe. Il marchese Ilario appare essere un giovane letterato appassionato bibliofilo, con tracce evidenti, nel suo girovagare fra giardini trascurati, palazzi in cattivo stato, soffitte e sogni tenuti nel cassetto troppo a lungo di una decadenza polverosa e irreversibile. E poi c’è lei, Estrelita, vestita, e trattata, da camerierina. Retribuita con sassolini senza che lei possa nemmeno intendere l’inesistenza di un loro qualsiasi valore, l’iguanita rappresenta nel romanzo il simbolo di quegli umili di cui le classi più abbienti dovrebbero assumersi il carico e la responsabilità civile e morale. E cattura l’interesse di un Daddo talmente sensibile da mutare la sua curiosità in amore. A tratti ridicolo ma forte della sua posizione sociale, del suo sentimento e delle sue ragioni, lui vorrebbe salvare la bestiola sposandola e conducendola con sé a Milano. Ma quella stellina si strugge già d’amore per il marchese Ilario e non vuole abbandonare l’isola, né essere salvata, né vuole sposare Daddo. È un’iguanita rassegnata alla subalternità e alla frugalità della propria vita di innamorata fedele ed incompresa. È un’iguanita che, durante riunioni di uomini colti, si annoia sotto al tavolo mentre si nutre di avanzi, affamata di cibo buono ma soprattutto di parole avvincenti.
Questa a grandi linee la trama, che è però molto più complessa di così. L’iguana è un libro difficile perché densissimo, fiabesco, onirico, nel quale gli avvenimenti e i personaggi formano una matassa aggrovigliata e a tratti incomprensibile. Non so scrivere più di questo, peraltro ho già attinto qua e là per comporre un commento mediocre.
Profile Image for Sara Morelli.
729 reviews76 followers
December 17, 2020
What a weird little gem! This is a rather short story that has a bit of the story-tale, a bit of the fable, and a bit of the myth in it. On the surface it’s like a spiralling fever dream with fantastical and grotesque elements and quite an absurd “love story” at its heart, but, as things spiral down into a seemingly nonsensical frenzy, the story just gets more and more allegorical and inspired. The writing is simply superb; Ortese has a way to make the most grotesque things sound so tender, endearing and sweet. One cannot ignore the pain, misfortune and injustice endured by the little iguana and not deeply feel for her. In such a short and simple book, the author manages to explore themes such as evil, redemption, salvation, loneliness but also hope. Can’t wait to read more of this author!
Profile Image for Robert Wechsler.
Author 9 books146 followers
April 5, 2014
This is a surreal, satirical novel with comically pompous language, whose pomposity comes from its mercurial, aristocratic, Candide-like protagonist, who wants to do something more with his life than buy properties for his mother, but lacks the wherewithal to do much of anything.

What makes the novel is its satire and its language — arch but lyrical, stilted but flowing, philosophical and emotional — very ably translated by Martin. The confidence and uniqueness of this then unknown writer is amazing. The novel starts falling apart toward the end, I thought, but it is a singular reading experience that I’m very happy I had.

It’s too bad that so little of Ortese’s work has made it into English, and that the English translations are not yet available as e-books.
Profile Image for Davide.
508 reviews140 followers
November 10, 2017
"Ché il cuore dell'uomo, anche se di un conte lombardo, non tralascia occasione, almeno nelle sue pieghe meno illuminate, di differire una qualsivoglia azione, se si presenta appena tale da sfinire l'anima con la sua problematica. Vi è della pigrizia, anche se non sembra, nel cuore dell'uomo."
Profile Image for Luke.
1,629 reviews1,197 followers
September 21, 2018
I don't understand the point of this book. There's a possible point to it that I understand all too well, but it's such an odiously neurotypical one that I am hesitant to write Ortese off so completely without further inquiry. However, it's rather disappointing that, once again, all the woe and self-acrimony and pitiful horror spawns, for all intents and purposes, directly from the acrid bowels of ableism. If that is truly the case, the magical realism is little more than a fart of failed ethos masquerading as deep religious and social insight into the thoughts of wealthy able people agonizing over whether having equitable, or even romantic, relationships with disabled people amounts to bestiality. A nasty interpolation to be fair, but the last dozen pages or so supports this as much, making my musings on the queer nature of a possibly academic presentation of the furry (in this case scaley) community devolve into disgust. A let down, to be sure, and I'm not if all of Ortese's self proclaimed obfuscations are enough to save her.

I was, I admit, scrambling for a centerpiece for the majority of the narrative. I took refuge in the idea of a Shakespearean Tempest inspired piece, especially in the customary obsession with Italy running through it all, but I still found the wild oscillations of feelings and events, escalating as it did as the narrative progressed, without the value of either entertainment or deeper complexity. Things came to a hallucinatory head as the protagonist literally goes out of body in order to recount the narrative, but as previously mentioned, much like Faulkner, Ortese's writing suffers when it's too clear in its confabulations. I don't fuck with people who use comparisons of disabled people to monkeys or lizards as vehicles for bloated commentary on general humanity, and if that's the lazy rhetorical tool Ortese relied on to tie everything together, she would've been braver to fully commit to the bestiality trope than to drag the disabled community into it. As said, the narrative is convoluted enough that perhaps that's not what the narrative entailed at all. However, I've read enough 'difficult' books to have some measure of confidence in my abilities.

The fact that this book ended much more nastily than expected is even more bitter due to the fact that I know I paid near full price for it, judging by the UCLA bookstore sticker on the back cover. I'd have a harder time with disliking so many of this year's choices if I hadn't gotten the majority of them for a few quarters and a song, so there's benefits to the sporadic and repetitive nature of my book acquiring habits. I'm also fatigued because I know that merely one, if that, review of this book will touch on the sordid nature of its penultimate pages, and all the rest will either marvel or fall before the novel's erratic structure, taking the architectural fripperies as something which can excuse any and all of the novel's other attributes. A shame, really, I'm always looking to support women in translation, but this work seems wildly overrated, at the very least.
Profile Image for Chiars.
45 reviews15 followers
December 22, 2025
FOLLE E MERAVIGLIOSO-- non accetto che un libro del genere non sia conosciuto dall'Universo, che non venga studiato in tutti i corsi di letteratura / filosofia / teologia / everything. Di che stiamo parlando?

Mamma mia.
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