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Emone: La traggedia de Antigone seconno lo cunto de lo innamorato

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Antonio Piccolo ci ripropone il mito di Antigone da un punto di vista che non era mai stato considerato: quello di Emone, figlio di Creonte e promesso sposo dell'eroina sofoclea. Con alcune varianti che riguardano, tra l'altro, i rapporti tra Ismene, la sorella di Antigone, e lo stesso Emone. Questa originale rappresentazione del mito è un testo che attraversa tutti i generi teatrali, dalla commedia alla farsa, alla tragedia, sul ritmo di un fantasioso e affascinante dialetto napoletano che mescola alto e basso, registri letterari e popolari, lirismo e comicità. Il mito rivive così nella sua sostanza più autentica, specchio antico e rinnovato per parlare allo spettatore di oggi d'amore, di politica, di rapporti tra padri e figli. Un testo che sfida i parametri consueti del teatro contemporaneo riuscendo a sorprendere, divertire e commuovere.

72 pages, Paperback

Published February 20, 2018

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Profile Image for Ellis ♥.
1,024 reviews10 followers
December 17, 2022
Stravagante dialogo con la me stessa lettrice.

- Sai che il libro è scritto in dialetto napoletano?
Sì.
- Lo conosci almeno un pochino prima di approcciarti a un testo del genere?
No, per niente. A parte espressioni standard del tipo cazzimma, scugnizzo, a’ pummarola e simili.
- E vuoi comunque leggerlo?
Certo, Antigone è Antigone. Che sarà mai, sicuramente ci saranno termini che si avvicinano al dialetto siciliano e, quindi, potrò comunque dedurre il significato.

Post lettura

- Allora com’è andata?
Male, e non dire “Te l’avevo detto. “

Tralasciando questo siparietto scemo, provo ad argomentare un minimo le mie impressioni.
Non sono riuscita a resistere al richiamo di Antigone, è una figura che mi affascina da sempre e m’intrigava l’idea di leggere una riscrittura del mito da un punto di vista nuovo: Emone, nella versione sofoclea pur essendo il promesso sposo della protagonista resta un personaggio marginale. Nel caso della versione di Piccolo ho sì tenuto in considerazione l’originalità dell’idea, ma ho anche riscontrato non poche complicazioni nella comprensione del testo, perché non si trattava del dialetto napoletano odierno, ma – e l’ho scoperto soltanto dopo aver letto le avvertenze dell’autore – di quello seicentesco di Giambattista Basile e del suo “Lo cunto de li cunti”, ciò non mi ha permesso di apprezzare al meglio quest’opera teatrale. Tuttavia non vi nego che sono comunque curiosa di vedere com’è stato trasposto sulla scena, dal vivo sarà sicuramente più di impatto.
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