Ambientato ad Africo, piccolo paesino, la storia ci porta nella Calabria del dopoguerra, quando l'Italia cominciava a riprendersi economicamente ma il sud restava bloccato a una povertà senza tempo.
Criaco, grazie al suo stile diretto, ci racconta di un luogo dove la vita è dura, la mentalità è arcaica, e le tradizioni dominano la quotidianità.
Il libro segue le storie di tre ragazzi - Nicola, Filippo e Antonio - che, tra marachelle e primi contatti con la criminalità, cercano il loro posto in un mondo che sembra non voler cambiare mai. Sono figli di un popolo semplice, unito nei momenti di difficoltà, ma anche segnato da povertà e ignoranza.
Al centro della storia c'è Papula (ispirato a Rocco Palamara) un giovane che vuole portare cambiamento nel suo paese. Papula incarna lo spirito rivoluzionario di chi non accetta di vivere sotto il gioco degli "gnuri" o sotto il controllo dei "malandrini".
Criaco mostra un Sud fatto di donne forti, madri e mogli che, pur essendo schiacciate da una società maschilista, diventano il cuore pulsante di una rivoluzione sociale. Sono loro, insieme ai figli, a lottare contro un sistema ingiusto e uno stato assente. Non è un romanzo facile, né una lettura leggera; le parole di Criaco sono dense, a volte dure, ma così vivide che sembra di vedere quelle strade polverose, di sentire il vento che soffia dal mare, di percepire l'odore del sugo finto nelle case.
Un libro che lascia dentro un misto di rabbia e nostalgia, facendo riflettere quanto sia difficile, ma al tempo necessario, lottare per un futuro diverso.