Il libro distingue tra "saper usare" l'italiano (comprendere, parlare, scrivere, riassumere ecc.) che va consolidato perché gli studenti hanno una competenza limitata, e "sapere sul" l'italiano, che serve pochissimo per la qualità della lingua ma è fondamentale, essenziale e irrinunciabile per imparare a ragionare, a creare categorie e a classificare quello che sanno la loro lingua. Ma i ragazzi oggi non vogliono «l'italiano lo so già!». Ecco perché il nucleo del volume è la riflessione su come motivare dei (pre)adolescenti e come realizzare in maniera coinvolgente delle attività di riflessione sulla lingua (ma anche sui gesti e gli altri linguaggi).
È sempre fruttuoso leggere il prof. Paolo Balboni anche solo per la linearità dello stile, e questo agile libretto su cosa significhi “sapere l’italiano” lo conferma.
Risposta critica e equilibrata (politica?) al famoso “Appello dei Seicento”e prontuario necessario per chi si appresta a diventare docente di italiano in una scuola secondaria italiana (per esempio, il discorso sulla motivazione e l’attenzione alla realtà plurilinguistica delle classi di oggi), il lavoro introduce spunti (e non solo) importanti e innovativi anche per chi frequenta le aule scolastiche da tempo: il riferimento ai codici non verbali e alla dimensione pragmatica e socioculturale della comunicazione. Molto utili anche le Appendici ( in particolare, per chi non l’avesse letta, la risposta della prof.ssa Lo Duca a nome della Società di Linguistica italiana all’2Appello” e la bibliografia).
Per chi ha dubbi, invito a cominciare la lettura dall’ultimo capitolo.