Il libro nasce dall’esigenza di documentare all’interno del contesto accademico italiano i profondi collegamenti esistenti tra le università e il complesso sistema militare, di sicurezza e di oppressione israeliani, con uno sguardo molto attento alle università stesse come luogo di produzioni di ingiustizie nei confronti del popolo palestinese. I contributi raccolti forniscono, da un lato, una riflessione sull’articolato sistema di occupazione, colonialismo e apartheid israeliano, e una panoramica storica degli effetti di questo sistema sull’istruzione palestinese; dall’altro, essi mostrano il ruolo decisivo che l’accademia israeliana ricopre nel fornire gli apparati ideologici e tecnologico-scientifici indispensabili per la perpetrazione delle decennali violazioni del diritto internazionale e dei fondamentali diritti del popolo palestinese.
Esattamente come il titolo suggerisce, si tratta di un compendio, per lo più apolitico, molto documentato, strettamente mirato sulla questione del boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane, che sono in prima linea nella ricerca di armamenti, nella diretta occupazione del territorio palestinese, nella segregazione e boicottaggio degli studenti non ebrei e nella propaganda, atta sia a mascherare i crimini israeliani, che a contribuire attivamente a cancellare la storia del popolo palestinese. Il tutto per facilitare la perpetrazione di quello che può tecnicamente definirsi, alla luce delle norme e disposizioni internazionali, un regime di occupazione illegale e di apartheid, con tratti in comune — e con altri persino peggiori — a quello del Sudafrica di Mandela. Il BDS (Boycott, Divestment, Sanctions), anche accademico, risulta dunque non soltanto un dovere morale, ma una precisa responsabilità di tutti i paesi della comunità internazionale, che: "di fronte a una violazione della proibizione del colonialismo e dell'apartheid, hanno tre doveri: operare per porre fine alla violazione; non riconoscere [giustificare] la situazione illegale che ne deriva; non dare aiuto o assistenza allo stato che la commette".
Chi non si oppone a un'ingiustizia ne diventa complice.