Durante una notte surreale, e nello stesso tempo fin troppo reale, una donna, una scrittrice, tornata nel paese siciliano dove è nata, ascolta decine di voci che giungono da un altrove indistinto, che si fanno strada in una nebbia strana, inquietante. Sono voci di donne morte, che vogliono raccontare le loro storie perché la scrittrice le trascini fuori dall'oblio. Sono storie dolorose, a volte tragiche, che hanno una caratteristica in comune: in tutte, l'umanità delle protagoniste, la loro complessità emotiva e intellettuale tutta femminile, viene annullata nella dicotomia maschile della donna "santa o buttana". Ma non solo per raccontarsi, i fantasmi di queste donne parlano all'autrice: c'è anche un'altra storia, che tutte le coinvolge, e che vogliono si sappia. La storia di Adele, figlia di Rosa, ma non del suo legittimo marito, Rosario. E la colpa più grave di Adele è quella di avere i capelli rossi, come il suo vero padre, segno inequivocabile del tradimento. Per questo Rosario passerà il resto della sua vita nel tentativo di uccidere la bambina. E per questo le donne del paese, le stesse donne che si raccontano, faranno di tutto per salvarla. Perché levare almeno la piccola Adele dai meccanismi mentali malati di questi maschi brutali, ancestrali e irredimibili, vorrebbe dire aver salvato tutte loro.
Tea Ranno è nata a Melilli, in provincia di Siracusa, nel 1963. Dal 1995 vive a Roma. È laureata in giurisprudenza e si occupa di diritto e letteratura. Ha pubblicato per e/o i romanzi Cenere (2006, finalista ai premi Calvino e Berto e vincitore del premio Chianti) e In una lingua che non so più dire (2007). Nel 2012 è uscito per Mondadori La sposa vermiglia, vincitore del premio Rea, e nel 2014, sempre per Mondadori, Viola Fòscari. Nel 2018 ha pubblicato Sentimi (Frassinelli) e nel 2019 L’amurusanza (Mondadori).
"Bambole non ne vogliamo, e pettini neppure, non vogliamo che il rosso sulle unghie sia mutilazione di libertà, che tacco alto e gonna corta squillino richiamo a impellenze di letto non richieste, che la mala interpretazione dei gingilli che portiamo addosso autorizzi ad allungare le mani, che un sorriso venga interpretato come esca, che una camminata allegra, un ridere svagato sia scambiato per apertura a confidenze che superino la soglia del rispetto. Se vogliamo confidenza, lo diciamo, se vogliamo letto, pure, lo stesso se desideriamo mani addosso o chiudere una storia che ci soffoca, ché a giocare a fraintendere è facile e di certa morte non se ne può più."
#Sentimi TeaRanno
Ho avuto il grande piacere di conoscere la scrittrice TEa Ranno di persona,ed è una persona dolcissima e carismatica, in vista di un Reading teatrale su sentimi,in occasione del 25 novembre,giornata contro la violenza sulle donne. Sentimi è molto più di un romanzo, è la voce nelle voci, è un pugno dritto nello stomaco e un racconto (no anzi,racconti) potentissimi dal punto di vista emotivo che non lasciano indifferenti nessuno. Tea ha raccolto tante storie vere di nonne vittime di femminicidio ma non solo: donne coraggiose che in una notte nebbiose si presentano a lei sotto forma di spiriti e che chiedono solo una cosa: Sentimi,signora. Storie che ti si annidano dentro e fanno scaturire riflessioni e necessità. Necessità di camminare al fianco di queste donne e di non voltarsi dall'altra parte .
Sentimi: cento voci, una storia. Sentimi è un racconto antico, che affonda le sue radici in un paese ancora vittima del pregiudizio, del maschilismo, dell’ignoranza che si diffonde a macchia d’olio e non fa sconti a nessuno. È un racconto che vede le donne combattere, battersi, affilare le unghie per la propria dignità, per il rispetto, per essere credute. È una lotta eterna, che esiste da sempre, e che le vede soccombere per mano degli uomini. Sono donne forti, coraggiose, che tante volte si sono battute non per la propria persona ma per altre donne. Sono donne che non fanno un passo indietro se non costrette, che non hanno paura e che si rimboccano le maniche sempre, anche nelle situazioni peggiori. Donne che cadono cento volte e centouno si rialzano; sempre a testa alta, sempre con i pugni stretti. Donne a cui è stato puntato il dito contro, donne che portano addosso una colpa, donne sinonimo di sventura, di peccato. Donne che alzano finalmente la voce per farsi sentire, per essere ascoltate, per raccontare la loro storia con la loro voce. Donne che confermeranno e smentiranno ciò che di loro si è sempre saputo e detto. Donne che sono qualcosa di più di un pettegolezzo passato di bocca in bocca nelle chiese, nelle botteghe, nelle piazze di paese. Un racconto, quello di Tea Ranno, imbastito con una sensibilità potente, che entra sottopelle e ci rimane, oggi più di ieri. Un racconto del passato più che mai attuale. Una società antica che si rispecchia in quella presente nelle convinzioni, nelle credenze, nel modus operandi. Tra le pagine c’è l’amore, quello tra una moglie e il marito, tra una donna e un uomo, tra due sorelle, tra due amiche. Un amore che a volte salva, altre volte ammazza. Un amore che condanna, che redime, che assolve. C’è la passione, a volte trattenuta, che incendia i corpi, ieri come oggi. Ci sono uomini e donne nelle loro fattezze reali, che sbagliano, che conservano l’orgoglio a discapito dell’onore e viceversa. Ci sono storie che si intrecciano in maniera intricata e suggestiva alle altre; intrecci fatti di carne e sangue, di passione e vendetta, di sentimenti veri e soverchianti. C’è una donna che accoglie il dolore, il vissuto, i ricordi. Li accoglie a braccia aperte, come fosse una spugna pronta ad assorbire parola per parola. Come fosse un vaso di Pandora pronto a riempirsi fino traboccare, fino a non poterne più di contenere tante voci.
Ammetto di aver avuto non poche difficoltà nel recensire questo libro e soprattutto nel dargli un voto. La difficoltà nasce dall'essere un libro molto intenso, che non ti molla neanche per un secondo, che come in una sorta di corsa ti trascina da una storia all'altra senza darti la possibilità di farti riprendere fiato.
La protagonista senza nome è una scrittrice e sta tornando nel paese siciliano in cui è cresciuta. All'improvviso una nebbia strana, a tratti più densa a tratti più velata, la avvolge e le voci di tante donne le rivolgono la parola. Sono mogli, madri, figlie, monache, usuraie, amanti, tutte le donne che hanno vissuto in quel paese e che in un modo o nell'altro sono morte. Ognuna racconta la sua storia alla scrittrice affinché possa parlarne al mondo e far sapere cosa ne fu di se. Ad unire tutti i racconti è la storia di Adele, figlia del tradimento e vittima dell'onore macchiato che Rosario vuole ristabilire.
Sentimi è la parola chiave, la parola che da inizio ad ogni storia raccontata, a volte sussurrata, a volte urlata, detta con prepotenza o dolcezza, come a voler essere parola d'ordine per avere il diritto a raccontare di se. E dopo averla pronunciata le anime delle donne si confessano, si raccontano.
"Sentimi", s'intromise un'altra, "ora tu la scrivi quella che fu la vita nostra, perché si sappia che la vita ci scavò e ci tagliò e però non ci abbattè, perché femmine di ferro fummo, e di fuoco, e come ci fu dato di amare così ci fu dato di morire..."
Chi fu peccatrice, chi vittima, chi carnefice, sono storie tragiche fatte di morte e dolore ma anche di amore. C'è chi si giustifica, chi incolpa, chi si confessa, chi accusa, ma tutte portano un pesante fardello che in vita non sono riuscite a far conoscere e che ora invece cercano di raccontare alla scrittrice, che come una novella Dante promette alla dannate di raccontare le loro storie, di redimere le loro anime, di ricordarle ai loro cari ancora in vita. Non è un caso che abbia fatto un riferimento al Sommo poeta, perché questo è questo romanzo, una lunga discesa infernale, un errare girone dopo girone tra le anime che ebbero effettiva colpa e anime che vennero accusate ingiustamente, anime, tutte, che anche da morte, pagano per ciò che a loro successe, chi dilaniata nelle carni, chi priva di scarpe, chi gocciolante sangue come se ne macchiò in vita.
Le loro storie sono tante e dolorose, storie di violenza in cui la donna, in un modo o nell'altro diventa vittima. Impossibile non avvertire il senso di ingiustizia, ma anche di ribellione, trovare accenni in quello che sempre più spesso sentiamo su giornali e telegiornali, impossibile ignorare quella distesa di scarpe che la nostra scrittrice si trova a cercare di recuperare, come a voler salvare le anime che la circondano, che la accarezzano o la turbano.
E poi ci sono quei cani, che arrivano dalle colline, che invadono il paese e spaventano. Cani selvaggi, randagi... cosa sono quei cani? Ti pare di sentirli, mentre leggi, i loro latrati, i loro ringhi... Mi hanno dato l'idea di essere la parte più selvaggia e animale della storia, anzi delle storie, sono quegli uomini passati che con rabbia e bramosia uccisero e lacerarono queste donne, le perseguitano, infusero in loro la paura e il dolore. Ma sono anche l'invidia e il pregiudizio (maschile e femminile, sia chiaro) che hanno perseguitato queste anime perdute e che in questa notte di nebbia cercano di strappare il loro posto nel racconto.
Sentimi è un romanzo forte, potente, che deve essere letto con un'occhio all'attualità anche se nella storia sembra quasi di essere in un non tempo. E' un romanzo fortemente radicato nelle origini siciliane dell'autrice, in cui il dialetto è presente. A differenza di quello che potrebbe accadere a molti a me no ha dato fastidio perché è necessario, dà carattere, dà autenticità e dà quella forza in più alle storie raccontate. Quello che mi ha un po' frenato è stata l'omogeneità del racconto. Non è piatto, proprio grazie alla forza di queste donne, ma non ha picchi. E' una lunga catena di racconti, senza un finale particolare e questo... non so... non mi ha dato quel qualcosa in più che mi sarei aspettata da una storia così forte.
Mi è difficile esprimere a parole cosa mi ha trasmesso questo libro o come mi sento una volta averlo terminato. Colpita, amareggiata forse, ma anche affascinata, fiera, arrabbiata e triste. Sono tante le sensazioni che la penna della Ranno mi ha suscitato; ho amato il suo modo di scrivere, il suo riprodurre i dialoghi in dialetto siculo, la sua capacità di intrecciare ad una storia centrale quella di tantissime altre donne segnate dalla vita. Essendo siciliana, ho letto e rivissuto queste storie come se a narrarle fosse stata una parente o una vicina di casa, le ho percepite come molto vicine a me e forse per questo mi hanno segnato particolarmente. Ma indipendentemente dalla propria regione di origine, penso che questo sia un libro che tutte le donne dovrebbero leggere, e a cui tutti gli uomini per primi dovrebbero approcciarsi. Ha tanto da insegnare non soltanto su quello che é il rapporto tra uomo e donna, ma soprattutto sul rapporto tra donna e donna, tra sorelle, tra amiche, tra madri e figlie o tra perfette sconosciute e su come anche tra queste possano sorgere dei dissapori, dei conflitti. Insegna a diffidare di ogni pregiudizio, a non soffermarci all’apparenza, ma a scavare a fondo della verità, perché anche chi reputiamo per certo essere dalla parte del torto può avere una cospicua parte di ragione. Perché talvolta, a dispetto di quello che possa sembrare, la vita non è o tutto bianco o tutto nero.
8! Un racconto di donne, di « Centu uci e ‘n cuntu”. Cento voci e una storia. “Sentimi, signora”, e’ l’esplicita richiesta di avviare un dialogo con la scrittrice, con la protagonista. L’io narrante, infatti, coincide con l’io personaggio che è protagonista della vicenda. In quel paese siciliano in cui è’ nata, nella piazza principale dove passeggiava da bambina, l’autrice incontra decine di voci di donne morte chiedo di essere ascoltate. Ed e’ la scrittrice che dando voce a tutte quelle donne, le sottrae alla dimenticanza e permettendo loro di rivelare verità troppo a lungo sepolte sotto la menzogna. Sentimi è un grido che esce spesso dal cuore di ognuno di noi ed e’ prezioso quando trova qualcuno pronto ad accoglierlo. « ora tu la scrivi quella che fu la vita nostra, perché si sappia che la vita ci scavò e ci tagliò e però non ci abbattè, perché femmine di ferro fummo, e di fuoco, e come ci fu dato di amare così ci fu dato di morire... » « Tutti ricordavo… perché tutti continuavano a vivermi dentro, tutti, come se la loro storia non si fosse esaurita nel libri che li contenevano, ma continuasse a scriversi in un continuo presente »
“Sentimi” è la richiesta, che a volte suona quasi come un imperativo, che le voci narranti del libro sottopongono alla scrittrice. E “Sentimi”, a sua volta, è l’invito che Tea Ranno rivolge a noi lettori. Perché in realtà, al di là della storia, al di là dell’intreccio di sofferenze, passioni, errori che le varie protagoniste confessano, il libro è quasi una sorta di inno alla lettura e alla scrittura. Uno scrittore vero, valido, deve essere capace di sentire - che è un qualcosa di più profondo e attivo del semplice ascoltare o prestare attenzione – ciò che la realtà gli sta proponendo. E Tea Ranno sa sentire. Ma, al contempo, anche per noi lettori vale l’invito a sentire le storie, e non semplicemente leggerle. Se non ci si impegna per scoprire cosa c’è nel non detto, cosa ci suggeriscono i comportamenti dei protagonisti, allora difficilmente si riesce ad apprezzare a pieno la bellezza di un racconto. E questo “Sentimi” è un gran bel racconto che merita la giusta attenzione.
Sentimi è un romanzo che invita alla lettura, che stupisce ed affascina. Un romanzo che si sofferma sui meccanismi ancestrali e brutali dei maschi a cui si contrappone il profondo senso di unione delle femmine. Un romanzo da leggere, da comprare, da regalare senza indugio. Un romanzo che, da lettrice, prima che da blogger, rientrerà tra le più belle letture affrontate in questo nuovo anno, fidatevi!
Mmm...questo libro mi lascia un po' perplessa. Ho adorato la Ranno nella "sposa vermiglia" ma questa "raccolta di racconti" piantata lì, in un contesto cornice che sembra raffazzonato e sconclusionato mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Non mi è piaciuto.