Knud Rasmussen è stato l'etnografo ed esploratore a cui dobbiamo i materiali più preziosi sugli Inuit e altre popolazioni dell'estremo Nord. Durante la V Spedizione Thule, fra il 1921 e il 1924, Rasmussen conobbe lo sciamano Aua e stabilì con lui un contatto che gli permise di raccogliere la sua testimonianza. Come Alce Nero per Neihardt, come Ogotemmeli per Griaule, Aua è diventato la voce di una remota sapienza, qui esposta con straordinaria immediatezza attraverso episodi della sua vita. Chi incontri Aua lo ricorderà per sempre come una guida alle potenze dell'invisibile.
Il presente volume è tratto da "Fra Grønland til Stillehavet" (1925-1926)
Knud Johan Victor Rasmussen (1879–1933) was a Greenlandic/Danish polar explorer and anthropologist. He has been called the "father of Eskimology" and was the first European to cross the Northwest Passage via dog sled. He remains well known in Greenland, Denmark and among Canadian Inuit.
Un racconto intenso e affascinante tratto dagli appunti di viaggio di Knud Rasmussen. Leggere quanto narrato dagli Inuit, ed in modo particolare dal grande sciamano Aua, che racconta attraversa la sua esperienza di vita in modo di vivere, o dovremmo dire di sopravvivere, degli eschimesi di Groenlandia. Potrebbe far quasi sorridere leggere di tutte quelle prescrizioni, divieti, cerimoniali, protocolli da adottare per ogni singola circostanza che si verifica. Mi rendo conto però che tutti quei limiti servivano a far rallentare, a far riflettere sull'importanza dell'azione commessa o di quella che stava compiendo. Il divieto di cacciare per un certo periodo dopo la morte di un parente, le modalità con cui sezionare un tricheco cacciato, il periodo di 'quarantena' dopo un aborto, ad esempio, possono sembrare paradossali, inconcepibili per noi che viviamo a ritmi frenetici e che, a causa di quei ritmi, abbiamo finito per perdere il senso di molte nostre azioni, abbiamo svilito molti sentimenti, la nostra vita è divenuta, in molti casi, una sorta di incolore catena di montaggio. Dovremmo rallentare, frenare perché "è una scoperta che non smette di sorprendere, il fatto che davvero, nella nostra rapidissima epoca, ci si può trovare difronte a persone che sembrano appena uscite dalla mano della natura."
Nato e cresciuto in Groenlandia ama il paese, il viaggiare attraverso la neve e i ghiacci, il popolo inuit e la sue tradizioni. Scrisse molto su di esso e raccolse una quantità non indifferente di reperti che ora se ne stanno nei musei della Danimarca. A parte il fatto che tutto ciò gli piacesse, aveva la convinzione, già allora suffragata da fatti, che quell’antica cultura e le sue tradizioni sarebbero sparite. Se pensiamo che morì nel 1933 a poco più di cinquant’anni, direi che i giochi erano già fatti.
Fece, tra gli altri, due viaggi famosi: uno smentì certe affermazioni di Peary, l’altro attraversò in slitta tutto il Canada fino alle rive sul Pacifico. Questo è un racconto di cacce e di incontri. Incontri cercati: soprattutto quello con Aua lo sciamano più famoso. E dato che questo si era disgraziatamente convertito, era libero di raccontare dei suoi legami sciamanici che aveva lasciato allontanarsi da sé.
Come si ricicla un tricheco (di cui nulla si butta), quali figure mitologiche proteggano il mare e la terra, quanti infiniti tabù e immaginifiche prescrizioni regolino la vita di modo che ogni disgrazia possa essere imputata non al nulla, ma alla dimenticanza o violazione di una regola, di cui si può fare ammenda.
Ero lì che mi leggevo questa roba e mi sono venute alla mente, per uno di quei corto circuiti mentali sui quali non abbiamo governo, tutte le notizie degli ultimi giorni su comportamenti scolastici tipici della scuola pubblica di un ghetto americano, afroamericano o ispanico. E siccome Caino non si può toccare, ci si arrovella su come punire questa gente senza offenderla. Oltre che all’educazione, è stata abolita la regola dell’espulsione, non dico da tutte le scuole del Regno, ma almeno da quelle della Repubblica? E l’aggressione non è reato penale? O lo è solo fuori dalle aule? Ci preoccupiamo che la ragazzina lancia-tavoli non si diplomi? Cosa pensiamo di perdere? Una Levi Montalcini? Direi che l’aver imparato a leggere, scrivere e far di conto sia più che sufficiente.
Ero lì che mi leggevo di un giovane avventuroso e curioso che si è affannato a documentare una pacifica civiltà scomparsa e capivo di più le concrete paure di Aua, delle intemperie, della fame, della malattia e la sua sofferenza (ma non della morte), che avevano originato regole e miti, che non gli impulsi distruttivi e insensati dell’epoca in cui vivo.
Aua è uno sciamano inuit vissuto nell’artico canadese all’inizio del secolo scorso. Knud Rasmussen, antropologo danese, lo frequentò ripetutamente nell’arco delle sue tre spedizioni nell’Artico, eseguite nell’arco di anni diversi, spedizioni fatte allo scopo di conoscere il popolo e la cultura esquimese. Nel distacco tra la seconda e terza spedizione, Aua abbandonò il paganesimo per diventare cristiano e questo gli fece ritenere di poter raccontare tutto quello che sapeva di religiosità del suo popolo da Knud. Rasmussen, un uomo colto ed illuminato, ha così potuto fermare su carta un patrimonio culturale preziosissimo che sarebbe andato altrimenti perduto. Il lavoro proposto da Adelphi è una notevole riduzione di tutti gli scritti dell’antropologo danese (raccolti nell’opera: Il grande viaggio in slitta) ed è una raccolta attenta, amichevole, affezionata, dettagliata, rispettosa ma anche cosciente della distanza culturale tra lui e i suoi compagni di caccia e di vita, che ci coinvolge con leggende, tabù, religiosità, matrimoni, giochi, gare, funerali, nascite, malattie, sciamani. Lo fa con un gran bello stile e una grande intelligenza. Un libro però che può piacere solo a chi è interessato di antropologia e di studi sull’uomo primitivo e della sua concezione del mondo.
Il reportage descritto in questo libro risale a cento anni fa. L'antropologo Rasmussen vive a diretto contatto con la popolazione inuit, appena prima che questa abbandoni le proprie tradizioni spirituali per il cristianesimo. Aua, lo sciamano, gli racconta la "legislazione" funzionale alla caccia agli animali fatta di un intreccio di tabu e tradizioni comportamentali che richiedono memoria e rigore applicativo, perché tutto possa permettere la sopravvivenza della comunità in un ambiente così ostile.
Il ghiaccio, la neve, il freddo, gli spiriti dei morti e degli animali uccisi la fanno da padrona. La rete di norme si fa così complicata che diventa inevitabile trasgredire e trovare così le cause degli insuccessi. Uno spaccato di umanità che, probabilmente, non esiste più, ma che è realtà dell'altro giorno sul nostro pianeta.
Una bella testimonianza della civiltà inuit. L’autore , un famoso esploratore ed etnografo, ci porta a conoscere alcune tribù ci racconta alcuni aspetti della loro quotidinità, delle loro credenze storiche , delle loro strutture sociali e religiose. Si sofferma a raccontarci di Aua , uno sciamano, attraverso il quale egli entrerà in contatto con gli altri membri delle tribù che incontrerà durante la sua spedizione. Gli aspetti più interessanti del libro sono quelli inerenti ai racconti delle leggende e la scoperta di comunità che per molto tempo sono rimaste chiuse nei loro confini. Incredibile il rapporto con la natura, per gli Inuit, che è di grande rispetto e fonte di antichissimi insegnamenti. La morte degli animali, per esempio, è intesa come un passaggio necessario e, allo stesso tempo, la morte è qualcosa dalla quale tenersi alla larga e tenere a bada con riti ancestrali Alcune parti le ho trovate molto interessanti, altre un po' noiose e ripetitive; soprattutto l'ultima parte del libro quando prende una piega più didascalica e meno romanzata. Un libro comunque interessante.
"A lo largo de muchas noches Aua y yo hablamos de normas de vida, tabúes, lo que estaba permitido y lo que estaba prohibido. Todo el mundo sabía perfectamente qué hacer en determinadas circunstancias, pero siempre que trataba de averiguar la razón no obtenía respuesta. Aquel día el tiempo había sido especialmente duro [...] Aua me miró a los ojos y, señalando el viento que barría la tormenta como olas, dijo: "Para cazar bien y la gente poder ser feliz tiene que hacer buen tiempo. ¿Por qué entonces ésta eterna tempestad de nieve? ¿Por qué? ¿Por qué aquí dentro tiene que hacer tanto frío y ser tan lúgubre? ¿Por qué? ¿Por qué la gente tiene que enfermar y sufrir? ¿Por qué? ¿Por qué?" Con esto dio por terminada su explicación. "Ya ves" dijo Aua ", tú al menos tienes respuestas cuando te preguntamos por qué la vida es como es. Pero todas nuestras costumbres vienen de la vida y van a la vida, nosotros no nos explicamos nada, no creemos nada. ¡Nosotros tenemos miedo!"."
Questo saggio è un’estrapolazione di alcune parti del diario di viaggio di Knud Rasmussen, parti trattanti il rapporto con Aua, uno sciamano Inuit, che fu, per lui, grande fonte di conoscenza e confronto. È un libro affascinante solo per chi sa farsi affascinare. È un racconto meraviglioso per chi ha voglia di ascoltarlo e per chi ama esplorare con la mente i tempi passati, proprio quelli che gettano le basi per i futuri presenti. Non è per tutti ed è molto soggettivo anche un ipotetico giudizio. Mi limito a dirvi che è più scorrevole di quanto ci si possa immaginare. Magari in queste giornate potete provare. In questi tristi giorni di ansia e interrogativi, viaggiate coi libri, viaggiate con Knud, parlate con Aua. A me ha fatto del bene.
Viviamo tutti sullo stesso pianeta, ma non “viviamo” tutti lo stesso pianeta. Se l’antropologo ha una funzione sociale è proprio questa: ricordare a chi ne è totalmente estraneo che esiste un mondo lontanissimo per usi e costumi da quello che conosciamo come nostro e vivere per raccontarlo. Cento anni dopo, anche in quel nord ostile molte cose sono probabilmente cambiate. Ma l’approccio alla vita governata dalla superstizione e dai tabù raccontata dalla voce ingenuamente sincera degli inuit racconta un popolo alle prese con una natura troppo ostile per essere governata e che prova felicità solo nel tepore di un igloo, riscaldato da lampade al grasso di tricheco.
Ma ben presto ci saremmo resi conto che, se si ha intenzione di viaggiare solo col tempo propizio, tanto vale che si rinunci a tutto e si resti a casa al calduccio. Del resto non ci capitava mai di vedere i figli di quella terra tenere in considerazione il maltempo.