C'è una linea che lega i percorsi di Anna Maria Ortese, Nikolaj Gogol', James Joyce o Jean Rhys quando, lontani dalla propria terra, si confrontavano con la scrittura e la creatività. Di questi precedenti si puntella il percorso di una scrittrice italiana residente all'estero, nel tentativo di venir fuori dal dilemma mentale di cui si sente prigioniera: voler ritornare, ma senza riuscirci. Una riflessione particolarmente significativa in un mondo ossessionato da un'unicità geografica costruita con l'idea di non dover mai perdere l'orientamento. Ma il rischio, ormai, è che dovunque ci si trovi, non ci sia più alcun luogo in cui poter tornare.
"Continuando a vivere all'estero, mi dico, parlerò peggio l'italiano, e fatto più grave, la qualità del mio scrivere si corromperà. Predatoria, la lingua straniera altererà quella che è per me la metà più ambita : essere precisa nell'espressione" (p. 24).
"Come une pianta travasata le cui radici non riescono ad attecchire alla nuova terra per davvero. Leggera non perché immemore, quanto perché libera di osservare da più lontano la vita lasciata alle spalle" (p. 25).
"La nostalgia di Ulisse coincide con la sua progressiva presa di coscienza della difficoltà di ritornare sui propri passi" (p. 28).
"Capisco così che nostalgia non è solamente guardare al passato; anche, con la stessa lucidità, sapere che a quel qualcosa non si sarebbe più in condizioni di ritornare. Proprio perché il tempo è trascorso, tornare a casa (tentativo immaginario di andare indietro nel tempo così come anche, mentalmente, nello spazio, verso segmenti della propria vita che non esistono più, giusto ne volteggia tra i pensieri qualche immagine sparsa), rincasare si è fatto difficile. Troppo difficile" (p. 33).
"All'essere lontani fisicamente dal luogo di partenza, si aggiunge un'altra lontananza, più intima, la lontananza da se stessi. Vivendo all'estero ci abituiamo a osservarci da fuori, ed è un cambio di prospettiva che intensifica la nostra vita interiore. Se il senso di estraneità affina la capacità di guardare, lo stesso accade per la corrispettiva declinazione riflessiva - l'osservarsi" (p. 38/39).
Una lettura piacevole da fare in un’orettq di relax. Descrive i sentimenti e le condizioni degli esuli, degli emigrati per scelta che, pur sentendone la mancanza, non riescono a tornare in patria. La scrittura non è molto coinvolgente ma il contenuto sicuramente per me, esule a mia volta, ha fatto riflettere molto.
Attirata dal nome della collana, Piccola biblioteca di letteratura inutile, volevo leggere Visto si stampi - Nove vicende editoriali ma non era disponibile e così ho ripiegato su questo volumetto che mi ha appassionato. Meno di 100 pagine per riflettere su esilio e desiderio di ritorno ma tantissimi spunti e suggestioni fra i più disparati dalla Bibbia alla musica di Benjamin Clementine, da Joyce a Gogol, in cui chiunque può ritrovarsi perché i concetti espressi possono applicarsi ad un qualsiasi cambiamento che sia un amore, un lavoro o una nuova patria. Splendida l'edizione della casa editrice Italosvevo curata in ogni dettaglio ed in particolare nell'ampia bibliografia finale. Conclusa la lettura si ha voglia di ascoltare London mentre si legge Le anime morte.
Attracted by the name series (little library of useless literature) I wanted to read Visto si stampi - Nove vicende editoriali but it wasn't available so I chose this little book very engaging. Less than 100 pages to think about the exile and the wish of comeback with lots of interesting details from the Bible to Benjamin Clementine' music, from Joyce to Gogol. Everyone can enjoy the book because the ideas explained can refer to changes in every situation of life love, work and not only country. This edition by Italosvevo is wonderful well-finished in every detail and with a very wide bibliography. When the book is over you want to listen to London while reading Dead Souls.