L’età del disordine è un tempo dominato dalla paura, che è figlia dell’ignoranza. Ci sembra di vivere in balia del caos. La globalizzazione è divenuta per molti un incubo: robot che sostituiscono operai, stabilimenti che si trasferiscono in Serbia o in Cina, crisi finanziarie a ripetizione, ondate di immigrati che affluiscono alle frontiere, attentati terroristici. Questo libro è un tentativo di trovare un ordine in tutto ciò, a partire dai cinque anni che aprono questa nuova era: 1968-1973. Iniziano allora i grandi mutamenti da cui è scaturito il mondo attuale: il predominio della finanza sulla produzione, la graduale perdita della presa delle due superpotenze sul mondo, l’uscita dal sottosviluppo di un numero crescente di paesi asiatici, una maggiore consapevolezza del fatto che gli equilibri ambientali stanno saltando. La globalizzazione non è un complotto. Non è molto diversa da quella di cento anni fa, quando migranti, capitali, merci e informazioni si spostavano in misure paragonabili a quelle odierne. Allora la politica la fermò, con i nazionalismi e due guerre mondiali, al prezzo di settanta milioni di morti. Oggi, in preda alla paura, si diffonde la stessa tentazione. Per non ripercorrere quella strada c’è bisogno di una nuova politica che sappia elevarsi al livello planetario delle sfide: migrazioni, finanza, povertà ed ineguaglianze, clima.
C'è chi dichiara di avere fatto una fatica per niente nel leggere questo saggio, poiché non ha colmato pienamente le lacune di storia contemporanea. Ebbene, che si pretendeva in 200 pagine ah ah ah!? Esistono tanti altri libri per approfondire, e tra l'altro in questo stesso saggio è possibile trovare un'interessante bibliografia in tal senso. Effettivamente un po' noioso nelle parti in cui spara percentuali su percentuali, ma è la prassi per un saggio che si occupa di storia economica e sociale. La mia parte preferita è quella dove espone importanti chiavi interpretative sulla contemporaneità.
Personalmente uno dei migliori e piu' importanti libri letti nel 2018. Gli autori provano a fornire gli strumenti per comprendere il disordine assoluto che caratterizza l'ordine mondiale teorizzato da Kissinger. Il testo si focalizza principalmente sul periodo che va dalla seconda guerra mondiale, quale primo evento veramente globale della storia dell'umanita', ai giorni nostri con particolare focus sul quinquennio '68-'73 e sulla fine della guerra fredda. Dal testo emerge una visione chiaramente globalista degli autori ma non in forma acritica (tutt'altro!) . C'e' un'analisi critica e globale della globalizzazione, sia a livello politico che economico, che mette nero su bianco in modo chiaro, per chi ha la capacita' e l'interesse a leggere e a capire, le complesse interconnessioni che caratterizzano (non governano!) le relazioni fra stati nazioni a livello globale. Il '68 ha sancito in tutto il mondo occidentale l'importanza dell'individuo, anche fra la classe operaria, senza che altri elementi culturari siano stati sviluppati per fornire protezione e guida sociale alle classi piu' svantaggiate economicamente. Fra le critiche che mi sento di muovere agli autori, la scarsa attenzione dedicata agli aspetti "positivi" di Africa e Sud America. Mentre per l'Asia il ruolo di India e Cina e' largamente discusso, la possibilita' che paesi come Brasile e Nigeria (ad esempio) svolgano un ruolo leader nei rispettivi continenti e' appena accennata.
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Comprimere in poche pagine un argomento ampio, articolato e complesso non è un'impresa semplice. Il libro è un'infarinatura, con una nota più in linea con il saggio che con il testo accademico a cui ci si abitua a scuola. Apre la mente a voler approfondire un sacco di spunti e al contempo chiarisce alcuni passaggi attuali. Da leggere come un buon antipasto.
In maniera sintetica (circa 200 pagine) gli autori illustrano la situazione geopolitica e sociale del periodo preso in esame. Viene usato un linguaggio chiaro consolidando le tesi con numerosi dati e grafici. Per approfondire gli argomenti ad ogni fine capitolo c' è una ricca bibliografia.