Ringrazio Irene, che mi ha gentilmente consigliato e prestato questo libro.
In realtà, devo dire che mi ha delusa perché mi aspettavo qualcosa di diverso. Preciso, trovo molto stimolanti le testimonianze di qualsiasi tipo (guerra, anoressia, autismo, prigionia ecc.), il problema della mia delusione non sono assolutamente i temi trattati, bensì le modalità con cui le storie sono raccontate. Ma partiamo dai lati positivi: questo è sicuramente un libro, scritto con l'intento di imporre una lezione: tutti soffriamo, non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto, ogni storia ha più versioni e punti di vista, per questo bisogna rispettare tutti, perché non si sa quello che stanno passando e, sopratutto, loro probabilmente vedono le cose diversamente, quindi inutile criticare. Come ci comporteremmo noi al loro posto? Non lo possiamo sapere.
Quindi sì, il grande lato positivo di questo libro è che racconta di storie vere, di persone vere, di dolore vero e auspica a una interpretazione personale delle situazioni dei pazienti e sul nostro modo di vedere gli altri.
Utilizzo il verbo auspicare e non permettere perché, in realtà, le interpretazione dei racconti non sono immediate. Finivo un capitolo e pensavo "Tutto qui? Un padre non paga gli alimenti e la madre si trova in difficoltà economiche? Un padre è in conflitto col figlio perché lui vuole lasciare la scuola senza il suo permesso? Già sentito, niente di nuovo o sconvolgente". Dovevo io interrompermi e pensare "Mhh... perché Mattera mi sta dicendo questo? Cosa vuole dirmi tra le righe?".
Un altro "difetto" è che le storie sono troppo brevi, in media di 13 pagine, e per me è stato un impedimento perché non riuscivo a innescare una connessione tra me e il soggetto in difficoltà, che rimaneva una figura piatta non meglio identificata.
In conclusione, do tre stelline per il coraggio di queste persone e dell'assistente sociale stesso, che rivendica sovente la difficoltà e l'imprevedibilità del suo lavoro, ma le storie sono brevi e non permettono l'immedesimazione, non sono di comprensione immediata, anche perché apparentemente comuni (nel senso che non è raro sentire che qualcuno è in difficoltà economiche o ha brutti rapporti con i figli, ad esempio). Mi ha delusa perché, nulla togliere in coraggio, mi aspettavo storie più "particolari" e approfondite.