Ma che ne sanno quelli che leggono gli ebook, che ne sanno?! :)
Nulla! Perché mai nessun dispositivo elettronico, seppur con le sue comodità (io per me non ne vedo) potrà dare il piacere di tenere in mano, sfogliare, leggere, annusare, respirare, un’opera cartonata in fumetti quale le graphic novels. Perché le graphic novels, ammettiamolo, non solo semplici "fumetti", sono opere vere e proprie, che talvolta hanno richiesto anni e anni di documentazione e impegno meticoloso per essere prodotte e che veicolano messaggi importanti, spesso svelando fatti e periodi storici poco esplorati dagli altri generi.
“Jonas Fink” è una di queste. Vittorio Giardino, che io scopro con questa ma che di graphic novels ne ha scritte parecchie, ci ha messo ben 20 anni per elaborarla, disegnarla e scriverla, un progetto ambizioso e molto prezioso, considerato che si tratta di una graphic novel di sottogenere “storico”, capace di informare e illuminare su un periodo storico di cui forse, non si parla ancora abbastanza.
Il romanzo segue la vita di Jonas, un giovane cecoslovacco di origine ebraica, nella Praga degli anni del secondo dopoguerra, dal 1950 al 1968, ed è diviso in tre parti.
Nella prima, “L’infanzia”, ambientata appunto nei primissimi anni del dopoguerra, il padre di Jonas viene arrestato con l’accusa di aver cospirato contro il regime comunista installatosi in Cecoslovacchia dopo la guerra. Da lettori le circostanze che hanno portato all’arresto non sono chiare, e il padre resterà una figura assente per tutto il resto del romanzo…si saprà solo che la pena verrà raddoppiata e che l’uomo morirà, senza potersi difendere, in prigione. Jonas è un ragazzino e vive con la madre, la quale si arrabatta con qualche lavoro, nella speranza che il padre possa tornare. Ma nel frattempo viene a sua volta “spiato” dai servizi del regime, e gli viene negata la possibilità di frequentare la scuola.
E’ l’inizio di un clima di controllo, ansia, fuga, che non potrà che peggiorare.
Nella seconda parte, “L’adolescenza”, Jonas è un giovane uomo che si aggrega a un gruppo di giovani contestatori amanti della poesia e della letteratura proibita. Scopre l’amore e il bisogno assoluto di quella libertà che il regime, sempre più autoritario, gli nega.
L’ultima parte, “Il libraio di Praga” è ambientata nella calda primavera di Praga e vede Jonas, ora padrone della stessa libreria in cui da ragazzo era commesso, ribelle e fuggitivo.
Il tratto è chiaro, i disegni raffinati, con scorci sui luoghi, le atmosfere, gli angoli della Praga di quegli anni, una città fervente e bellissima, testimone di tumulti e di reazioni. I volti dei personaggi esprimono poi una delicatezza particolare, con uno sguardo talvolta sfuggente, sorpreso o contrariato, in particolare quello di Jonas, un personaggio dal carattere complesso, non facile.
Per quanto il protagonista sia fittizio, in un contesto storico reale, Giardino non si concede licenze da happy ending o soprese di nessun tipo, il che forse, ha fatto sì che a livello “emotivo” qualcosa mi mancasse.
Resta un lavoro di gran valore, romanzo storico e di formazione, bello da leggere, fantastico da guardare.