Dans la Rome impériale, grouillante et prospère, le sénateur Publius Aurélius Statius, riche patricien et épicurien invétéré, mène une vie facile et insouciante. Mais tout bascule le jour où il découvre sa dernière conquête, une belle hétaïre nommée Corinna, poignardée chez elle. Pour ne pas être accusé du crime et se voir contraint de mettre fin à ses jours, comme le veut la sévère coutume romaine, Aurélius doit à tout prix retrouver l'assassin de la jeune courtisane. Des opulentes domus aux ruelles étroites et puantes de Subure, la ville basse où s'entasse la plèbe, Aurélius, aidé de son amie Pomponia et de l'avisé Castor, plonge au coeur d'une tragédie antique où chacun avance masqué...
Che fa un romano davanti ad un grave pericolo? Lo affronta con la spada in pugno, aspettando storicamente la morte. Che fa invece un greco? Ma è ovvio, scappa! I romani la chiamano viltà, noi greci, invece, la definiamo accortezza
Bel romanzo storico ambientato nella Roma imperiale. La struttura è abbastanza classica: il delitto avviene nelle prime pagine, gran parte della trama segue le indagini portare avanti da un detective dilettante (a investigare un senatore romano Aurelio Stazio, coinvolto per caso nel delitto), la conclusione avviene con la riunione di tutti i personaggi nello stesso luogo. È stata una lettura inaspettatamente piacevole, non solo per la trama carina e non troppo violenta, ma soprattutto per l'ambientazione e il delitto che affornta la questione dei costumi romani di epoca repubblicana e imperiale con il diverso ruolo ricoperto dalle donne. Bello il gruppo dei comprimari dal simpatico e scaltro schiavo Castore, alla pettegola Pomponia con il marito Servilio, alla piccola Pseca.
Il romanzo è seguito da un racconto che vede una seconda avventura di Aurelio, questa volta in trasferta ad Ercolano. Di nuovo suo malgrado coinvolto in un omicidio, si trova "impegolato" in questioni di filoaofia e di eredità, ma il nostro se ne distrischerà brillantemente con l'aiuto del fido Castore. Carino anche questo racconto sebbene abbia preferito il romanzo.
Primo libro della fortunatissima serie di gialli con protagonista Publio Aurelio Stazio, senatore durante il regno di Claudio. Già da questo esordio si capiscono chiaramente i motivi del successo: ambientazione realistica e curata nei dettagli, protagonisti ben caratterizzati ed un mix ben riuscito di suspense ed ironia. La cosa su cui mi voglio soffermare però è il mystery vero e proprio: troppo spesso capita che gli elementi di contorno prendano il sopravvento, lasciando il lettore alle prese con una trama debolissima che non suscità né curiosità né tensione; non è certo il caso di questo romanzo, in cui l'intreccio è solido e di impostazione classica: i richiami alla Christie sono evidenti, ed io da estimatrice di Dame Agatha non posso che apprezzare. Tutto funziona alla perfezione, e si arriva alla fine con la piacevole sensazione che le cose siano andate esattamente come dovevano andare. Per quanto riguarda lo stile, l'autrice mette da parte il lessico anticheggiante che caratterizza molti romanzi storici (probabilmente perchè avrebbe appesantito la narrazione) in favore di una prosa più fluida e vivace. Qui e là si nota qualche ingenuità, ma nel complesso è un giallo ben congegnato che coniuga originalità e tradizione.
Un giallo storico molto carino e frizzante. Non tanto per la componente gialla, che comunque è gestita bene, quanto per i personaggi (Publio Aurelio e Castore) e per l'ambientazione nella Roma del I secolo d.C. Continuerò la serie.
Good idea but the writing is weak, with one-dimensional characters. Ancient Romans are constantly explaining to each other and themselves the minutia of their ancient Roman life, obviously for the sake of modern readers.The plot thickens only at the last fifth of the book. I was attracted to this book by the Latin title, and the title and an epigraph from Epicurus proved to be the highlights of my reading experience.
Primo libro della serie che vede come protagonista il senatore romano Publio Aurelio Stazio, nei panni di investigatore, quando si trova suo malgrado personalmente coinvolto nel delitto di Corinna, una liberta che esercita il mestiere della prostituta. Grazie ad una scrittura scorrevole, una trama abbastanza intrigante, e soprattutto un’ambientazione molto curata, questo giallo riporta il lettore all’epoca dell’antica Roma descrivendone minuziosamente gli usi e costumi, i luoghi, i retroscena politici e le leggi del tempo. Il libro contiene anche un secondo racconto, (che mi è piaciuto meno) ambientato ad Ercolano, all’epoca provincia romana, in cui Aurelio si ritrova nuovamente a dover risolvere un caso di omicidio: questa volta ad avere la peggio è un filosofo epicureo, Cristoforo, trovato morto nella sua Scuola.
I'm on my second re-read of the series after fifteen odd years, so luckily I know that everything gets better in the later books. Back then I didn't realise it, but this book has a big issue: the writing is very poor. The dialogues are somewhat cringy and people keep explaining to each other the inner workings of their life. It's bearable, but on the long run it looks like the author breaking the fourth wall over and over again just for the sake of clarity. Once again, the plot is good and the idea of an Ancient Roman crime series gets later developed in a very interesting way, but I can see the green writing style being a gatekeeping factor for those who'd wish to get into it.
"Mors tua vita mea" Eeh ..gli antichi Romani hanno sempre ragione.. a volte i loro modi di dire sono così veri ancora oggi che mi spaventano a volte. Ma a parte questo, ecco qua un altro libro scritto magistralmente e fino alla fine non riesci a capire chi sia il vero assassino.. Poi arriva un piccolo particolare che dispana la matassa🤓 In fondo poi troviamo un breve racconto ambientato a Ercolano dove Aurelio, in vacanza, deve risolvere un altro caso di omicidio.. Beh.. A volte questo Aurelio è peggio di Jessica Flecker dove va e dove incontra omicidi 😂
Un panorama détaillé et clair de L'Empire Romain du Ier siècle apr JC qui nous permet de rentrer dans l'enquête et dans l'histoire que nous conte l'auteure
Un giallo carino da leggere d'estate sotto l'ombrellone. Personaggi simpatici, seppur non molto originali, e interessante l'ambientazione nell'antica Roma durante l'impero della dinastia Giulio-Claudia.
La fortunata serie “Publio Aurelio. Un investigatore nell’antica Roma” di Danila Comastri Montanari è ambientata nella Roma del I sec. dopo Cristo e vede protagonista il senatore romano Publio Aurelio Stazio: uomo elegante, simpatico, ironico, coraggioso e generoso. Un epicureo, appassionato di libri e di conoscenza, che ama la vita, il buon cibo, l'arte e le donne e che si “diverte” a risolvere casi di omicidi per tutte le province dell’Impero Romano, dall’Egitto alla Gallia, passando per la Grecia. La Comastri oltre a scrivere molto bene e a saper creare trame avvincenti e coinvolgenti è particolarmente accurata nella ricostruzione storica dettagliata dei luoghi, degli ambienti, dei costumi e della vita quotidiana di un mondo così lontano da noi eppure così vicino, dal momento che la natura umana, le passioni, gli intrighi, i difetti e le virtù sono eterni nel tempo. Una Roma antica con personaggi ben reali e credibili: da Castore, il segretario liberto di Publio Aurelio, ingannatore, ma irresistibilmente simpatico e astuto a Pomponia la matrona pettegola e modaiola, ma con un grande cuore. Una curiosità: l’autrice nasconde in ogni suo romanzo "citazioni impossibili" cioè frasi pronunciate due millenni dopo - tratte in genere da film o libri famosissimi. Il motivo lo spiga lei stessa in un’intervista: « le mie “citazioni”, contengono un deciso elemento ludico: non a caso sono tratte da testi o pellicole famosissime presso il grosso pubblico, in modo che la maggior parte dei lettori possa riconoscerle e sorriderne con me. Anche uno scrittore deve pur divertirsi. » E noi ci divertiamo con lei...
Scritto bene, questo giallo storico è il primo volume della serie di “Publio Aurelio” della scrittrice italiana Danila Comastri Montanari. Un libro che narra le indagini di Publio Aurelio, senatore romano e della sua cerchia di amici e conoscenti. La storia si snoda piacevolmente nelle oltre 200 pagine che compongono i libri, i fatti sono narrati bene, i personaggi delineati e caratterizzati al punto giusto da invogliare il lettore a continuare nella lettura; anche se ad un certo punto (circa a ¾ del libro) la storia sempre “congelarsi” per alcune pagine e risulta un po’ ostico il proseguimento della lettura; piccolo neo che per fortuna si risolve abbastanza velocemente e che fa ripartire la narrazione dei fatti e la suspense dell’investigazione.
Libro poco impegnativo, adatto alla lettura sotto l’ombrellone o in vacanza, quando non si ha voglia di ragionare troppo su indizi, sospetti e moventi. Probabilmente in futuro qualche altro libro della serie mi capiterà sotto mano.
Inizio interessante delle avventure del senatore romano Publio Aurelio Stazio, una specie di Poirot ante litteram, che si svolgono ai tempi dell'imperatore Claudio e di sua moglie Messalina. L'introduzione dei vari personaggi che contorneranno le successive avventure dell'investigatore latino è appena abbozzata, ma la trama è ben congegnata e la descrizione dell'Urbe è gradevole e mai pignola. Stupisce un po' che una scrittrice donna abbia creato un personaggio che è un vero latin lover (doppiamente latin), sempre circondato da donne bellissime e apparentemente più che sensibili al suo fascino. Roba da far impallidire James Bond.
Dovrebbe essere solo la terza volta che lo leggo ma, senza troppo stupore, non ricordavo assolutamente chi fosse il colpevole. I vari personaggi principali e ricorrenti sono ormai familiari e solo verso la fine un barlume di ricordo è comparso dal vuoto siderale. Buon primo incontro con il Senatore e la sua corte dei miracoli, tra il truffaldino servo greco Castore e i fidati patrizi Servilio e Pomponia, oltre ai vari schiavi e liberti della domus. Buone le basi storiche e le appendici, con note su tradizione, miti, personaggi e luoghi della Roma Imperiale sono sempre un valido supporto se non si è ferrati in materia.
Il primo volume della serie di Publio Aurelio Stazio, con cui l'autrice ha addirittura vinto il premio Tedeschi. Molto carino soprattutto per l'atmosfera che descrive; il giallo in quanto tale non è male, anche se non si hanno tutti gli elementi per giungere alla conclusione, che infatti viene risolta poù con un coup de theatre che con altro. Comunque estremamente godibile, e non vedo l'ora di leggere gli altri.
“ no, amico, voglio vivere alla luce del sole. Io sono Aurelio Stazio, sentore di Roma. Non intendo rintanarmi come un topo. O la vita vale la pena di essere vissuta, o è meglio andarsene senza troppe lamentele. Lo diceva Seneca! Lui adesso andrà in Corsica, cercando di conservare la salute in attesa di tempi migliori. Io no: non solo voglio vivere bene voglio vivere a Roma. E, se non posso, morirci”
Perché Publio Aurelio sta dicendo questo all’amico Servilio? Perché morire, tagliandosi le vene, in casa propria, pur di non sostenere un processo in tribunale? Per evitare la pena capitale e soprattutto perché il senatore si sta giocando il tutto per tutto pur di dimostrare la propria innocenza. Di fatto è innocente e non è stato lui a pugnalare la bella cortigiana Corinna, ma le prove portano sembrano indicare il contrario. Qualcuno sta cercando di incastrarlo, approfittando del fatto che si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Qualcun altro ha visto qualcosa e potrebbe scagionarlo, ma questa persona è più difficile da far parlare di quanto si possa immaginare. Riuscirà il nobile romano a salvarsi la vita e incastrare il colpevole? Scopritelo in questa che è la prima indagine di Publio Aurelio Stazio.
Una bella indagine, la prima con questo protagonista, e che ho apprezzato molto perché mi ha portato in giro per una Roma antica, ma viva, piena della bellezza della casa di Publio Aurelio e delle sue schiave, ma anche di bruttezza, della puzza e della sporcizia della Suburra; una Roma dove il Cristianesimo si sta diffondendo velocemente come i pettegolezzi sul vecchio imperatore Claudio e la sua giovanissima sposa Messalina. Una città dove i vecchi valori dei padri si scontrano con l’epicureismo e le nuove correnti e idee che arrivano dalla Grecia. E come sempre c’è chi le abbraccia con entusiasmo e chi invece non ne vuole sapere. Su questo sfondo, così ben descritto si muovono i personaggi e su tutti ho adorato Pomponia( che è abbondante di stazza e sentimenti, una preziosissima fonte di informazioni per il senatore) e il furbissimo Castore: la sua ironia mi hanno fatto ridere un sacco!
In realtà devo dire che non è il mio primo incontro con tutti loro : è il terzo romanzo, della serie, che leggo ( “parce sepulto” e “ars moriendi l’hanno preceduto) e Castore e Pomponia rimangono i miei preferiti. Grazie a questo primo romanzo, poi, ho potuto capire meglio il carattere di Aurelio Stazio e trovarlo meno fastidioso e arrogante rispetto al primissimo impatto avuto in passato. Certo, è focoso, ha quel tanto di presunzione e saccenza che mi fanno alzare il sopracciglio destro, ma allo stesso tempo ha un cuore buono che si manifesta nei fatti più che nelle parole. Il modo in cui tratta i suoi schiavi e si prende cura di Pseca sono esempi bellissimi. È un uomo fortunato, che sa di esserlo, e si gode la vita, agevolando quando e come può quella delle persone che gli sono vicine, senza eccedere nei sentimentalismi. Non c’è grande feeling tra di noi, ma si è guadagnato il mio rispetto!
Ho trovato la scrittura scorrevole e il ritmo più veloce rispetto agli altri libri che ho letto di questa serie, quindi per questo romanzo il mio voto è tre stelle e mezzo! se amate i gialli storici, ambientati nell’antica Roma, con una Jessica Fletcher versione maschile ( nel senso che dove c’è lei scappa il morto… e io due domande me le farei) fa per voi!
Ho chiesto consiglio, dopo essermi innamorato di Nox dormienda, per leggere un romanzo che fosse simile al capolavoro di Kelli Stanley. Mi sono così imbattuto nel nome di Danila Comastri che mi ha subito incuriosito. Ho letto piacevolmente il suo racconto ma, non me ne vogliano i supporters della scrittrice, purtroppo siamo lontani dalla Stanley. Sia chiaro, la Comastri scrive bene e sembra conoscere il contesto storico tanto approfonditamente quanto la scrittrice americana ma non ottiene lo stesso impatto. Mentre con la Stanley la sensazione è che il racconto fluisca spontaneo dalla penna, irrorando le pagine di storia, mistero, divertimento, per la Comastri la sensazione (mia, è chiaro) è che tutto venga pianificato per mirare a un risultato. I personaggi sembrano rispondere a precisi cliché, la storia costruita a tavolino tutto si incasella dove deve. C'è un senso vago di déjà vu nelle situazioni, nell'evoluzione della narrazione, nei buoni sentimenti (che, prepotentemente, rendono tutto scontato e banale). Pur simpatizzando per Aurelio, trovando simpatici i siparietti col servo greco, apprezzando la ruspante Pomponia, alla fine poco mi è rimasto di questa lettura. Non mi sento di consigliarla né sconsigliarla; posso solo dire che cercherò di seguire altri consigli sul genere sperando di trovare altrove ciò che cercavo. Nox dormienda resta ancora il mio unico (e inarrivato) punto di riferimento.
Devo ammettere di aver riscontrato un po' di difficoltà nel capire quale fosse il primo libro della saga con protagonista l’investigatore Publio Aurelio Stazio, senatore che vive nella Roma dell’imperatore Claudio. Internet mi dava questo romanzo, ma la trama lasciava intuire che ci fosse già una tradizione consolidata alle spalle (“come ben sa P.A.S. l’ormai mitico detective in toga e laticlavio creato da D.C.M”, “aiutato come sempre da Castore”) e, per di più, nell’intestazione del libro c’è scritto “settima indagine di P.A.S.”. La storia, poi, inizia in medias res. Uno si aspetta che l’investigatore venga introdotto, si parli del suo carattere e background e solo dopo si butti a capofitto nell’indagine. Qui invece Stazio non viene presentato ma si dedica subito a indagare la morte di un’affermata cortigiana, come se lo avesse fatto già decine di volte. Ancora ora ho il dubbio che ci sia un libro precedente a questo. Comunque, dopo il romanzo vero e proprio è stato aggiunto un racconto breve, che vede Stazio a Ercolano a indagare sulla morte di un filosofo epicureo. Le due storie sono slegate, avvengono semplicemente nell’arco della stessa estate del 42 a.C. Sono entrambe storie carine, la seconda per forza di cose poco sviluppata, ma amando il mondo romanzo non mi è stato difficile innamorarmi anche di Stazio e Castore, il suo fidato servo greco, astuto e avido ma incrollabilmente fedele.
Indicazioni editoriali Roma, 42 d.C, estate. Il senatore Publio Aurelio Stazio va a fare visita alla cortigiana Corinna e la trova morta, con un pugnale piantato nel petto. Spinto dal suo intuito, Aurelio comincia a informarsi sulla vittima e cerca di conoscere meglio le persone che le ruotavano attorno, ovvero i Clelia, la sorella cristiana di Corinna; il senatore Marco Furio Rufo e la sua famiglia; la spregiudicata Lollia Antonina… Ma non fa in tempo a iniziare le indagini che un'accusa di omicidio viene rivolta contro di lui. Per affermare la propria innocenza dichiara che si reciderà pubblicamente le vene durante un banchetto. E così, la sera della festa, mentre tutti i sospettati sono riuniti nella sala, Aurelio si trova a giocare con la propria vita. --------------- Ave atque Vale, Danila.
3.5 Ambientazione storicamente perfetta. Mistero avvincente, i colpi di scena inaspettati incuriosiscono abbastanza da voler arrivare fino in fondo per scoprire il colpevole, alla fine inaspettato. Personaggi tutto sommato interessanti. Stile di scrittura semplice e scorrevole, molto dialogato.
Non proprio un giallo piuttosto una storia con delitto. Molto interessante l'ambiantazione e la descrizione del carattere delle persone diversa dai contemporanei. Un salto nel mondo antico che è piacevole da scorrere.
Ho deciso di leggere il primo volume della saga di Publio Aurelio Stazi per via della recente scomparsa dell’autrice. Il primo delitto si svolge a casa di una cortigiana che viene trovata morta pugnalata. Da lì partono le indagini personali del senatore. Molto carino per via dell’ambientazione storica (che è il momento dell’impero romano sotto Claudio).
Un bel giallo ambientato in una location d'eccezione: Roma nella prima età imperiale. Dopo un buon inizio, tuttavia, ho trovato le vicende un po' scontate e prive di una reale logica.
Primo libro della serie e penso di amare fin da questo libro Publio Aurelio e i vari personaggi che compaiono (Castore nel mio cuore, sempre!). Mi ha ricordato, per tanti versi, i libri della Christie e la famosissima serie di Jessica Fletcher, infatti proprio per questo il modo in cui ho iniziato a descriverlo è stato: stile Jessica Fletcher ma ambientato nell'antica Roma. Ho adorato il mystery, mi è piaciuto come si è immersi nella vita quotidiana della Roma antica e i personaggi che sono decisamente ben caratterizzati e molto reali. Lo stile poi si adatta perfettamente a tutto e mi ha fatto amare ogni singola parola che ho letto.