Come l'unicorno, animale mitologico piccolo ma invincibile, la poesia è dotata di poteri magici. Ci fa piangere e ridere, ci fa stupire e volare. La si trova ovunque, soprattutto quando e dove non te l'aspetti: sui muri dei bagni della stazione Termini, in bocca al venditore di olive taggiasche del mercato rionale, nel circolo della bocciofila. Nonostante i molti pregiudizi che la vogliono polverosa e antica, talvolta oscura e incomprensibile, la poesia è viva, e anarchica. Non sempre è come uno se la immagina, e spesso fa arrabbiare, mette in crisi, turba, provoca. È amata dalle donne e dagli uomini, dai giovani e dai vecchi. La invocano poeti raffinati, giornalisti di cronaca rosa e nera, ragazzini in scimmia ormonale, aspiranti suicidi. Centrale o marginale nell'intera storia dell'umanità, non ha mai smesso di trasformare il presente, di fare apparire nel mondo cose che prima non c'erano, di anticipare e svelare il futuro rendendo concreto l'indicibile. Insomma, di cambiare il nostro sguardo. Tutti ne parlano, pochi la riconoscono. Si offre e si nega, ed è spesso vittima di enormi fraintendimenti, ma un fatto è certo: quando se ne è toccati qualcosa in noi muta per sempre. Questo libro ci indica dove cercarla, come riconoscerla, e i tanti modi per usarla: per conquistare la propria bella (lirica amorosa) o protestare contro i potenti (poesia civile), per celebrare il proprio ombelico (lirica) o fare divertire un bambino (filastrocca), per mandare a monte un matrimonio sbagliato (invettiva) o cantare l'universo (laude). Rendendo però sempre le nostre vite più ricche, più sensate, più profonde.
Non definirei questo librino un saggio, quanto lo sguardo sul mondo poetico da parte dell'autrice stessa, poeta e personalità interessante. Non è nulla di particolarmente innovativo, accademico o rigoroso, ma ho apprezzato molto la scelta argomentativa della Genti e la scelta delle poesie a supporto dei suoi interessanti aneddoti.
Riletto a distanza di qualche anno, ora che di poesia ne leggo. Il tono entusiasta fa sorridere, e penso che i poeti siano spesso le persone meno adatte per scrivere di poesia, perché è un attimo diventare retorici o ingenui o autoreferenziali. Comunque è una lettura leggera e abbastanza simpatica, e per chi non conosce per nulla quel mondo, a suo modo istruttiva. Lascio correre sull'infelice definizione di "canzone" come arte minore rispetto all'arte maggiore "poesia", perché almeno in quest'ultima sono state incluse le filastrocche.
Francesca Genti in questa sua opera offre l'insolita possibilità di affrontare la poesia con uno sguardo umano e laico. Il testo è scorrevole ed arguto, non semplicistico e mai noioso o troppo accademico: in alcuni passaggi l'ho trovato parecchio divertente. Ho particolarmente apprezzato la scelta di citare, oltre ai grandi della poesia classica, anche parecchi autori contemporanei che non mancherò di seguire.
Assolutamente da leggere la sezione "sette modi per usare la poesia" (ho amato in particolare tutto il percorso sulla poesia di denuncia sociale e quello sulla filastrocca).
È scritto molto bene, ma non è riuscito a farmi fare pace con la poesia, genere letterario con cui faccio molta fatica, malgrado l'indice mi avesse ispirata non poco. Forse più adatto per chi scrive poesia che per chi la legge.