Cosa sappiamo noi europei delle donne di conforto?
Nulla. Assolutamente nulla.
Che cosa sa il mondo intero delle donne di conforto?
Nulla. Praticamente zero.
Ed è ingiusto.
Della seconda guerra mondiale sappiamo molto: quello che ci viene insegnato sui banchi di scuola, quello che assorbiamo dai libri di testo e da qualsiasi altra fonte di informazione. Siamo al corrente dei bombardamenti atomici sul Giappone, di quelli sui civili in Europa e della battaglia di Stalingrado, ma tutto ciò è solo una piccola parte di quello che il mondo intero ha dovuto soffrire durante il conflitto. E mentre le urla di chi ha perso la vita nell’Olocausto laceravano l’anima del mondo, c’erano altre vittime che urlavano, eppure nessuno era disposto ad ascoltarle. Erano le donne di conforto.
La protagonista Jae-hee aveva appena quattordici anni quando è stata costretta a diventare una “ianfu”, una schiava sessuale per i soldati dell’esercito giapponese. Più giovane di me e forse anche di te che ora stai leggendo questa recensione. E molte sue compagne, scelte tra altre ragazze coreane e anche cinesi, erano addirittura più giovani ancora. Giovani poco più che bambine costrette a servire anche più di trenta uomini al giorno, giovani stuprate, seviziate, picchiate, che vivevano in condizioni igieniche atroci, obbligate ad abortire con metodi primitivi quando restavano incinte. Spesso morivano tra i dolori terribili delle malattie veneree trasmesse dai soldati giapponesi. Ancora più di frequente si toglievano la vita.
Jae-hee è nata nell’anno del Drago e, una volta sopravvissuta al dramma della stazione di conforto in Cina, la vita per lei non sarà mai semplice, perché è costretta a nascondere il suo passato a chiunque incontri, un passato giudicato infamante e disonorevole dai coreani stessi e per il quale i giapponesi si rifiutano di domandare scusa. Come se non fosse mai successo.
C’è tanta rabbia in questo libro. C’è tanto dolore e tanto disgusto, perché l’autore non si risparmia nei dettagli e butta addosso ai lettori tutto lo schifo, il degrado, la violenza, l’ingiustizia. Ma io ci ho trovato anche tantissima forza, la forza di una ragazza coraggiosa che vuole vivere e tenere la testa alta nonostante ciò che è stata costretta a subire in passato. Non è una lettura leggera, no di certo. Ma è necessaria. Non so come definirla altrimenti.