Quando si metteva a suonare, persino il silenzio doveva stare ad ascoltarlo.
Assolutamente impossibile paragonare questa favoletta a quella di "Neve", grazie alla quale ho amato alla follia questo scrittore.
Pur essendo carina, non è capace di far provare al lettore quella forte emozione, quella commozione che invece si prova fino alle lacrime col precedente racconto della funambola.
Inoltre non mi è piaciuto affatto il finale, troppo forzata la storia della neve (di nuovo) che rappresenta i sogni del pianoforte bianco, orribile la morte del pianista che alla fine non ha potuto nemmeno suonare per la sua amata come gli era stato chiesto.
Si sarà magari ricongiunto con lei altrove, ma costava molto scrivere due righe a riguardo invece di parlare solo dello strumento? Capisco che sia il protagonista, ma magari a noi inguaribili romantici, una parvenza di lieto fine, con meno margine per la fantasia, sarebbe anche piaciuta.