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Le terre del Sacramento

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"Provincia e villaggi dell'Abruzzo sono l'ambiente preferito dei romanzi di Jovine. Morte paludi, dove ristagnano le pratiche burocratiche, dove s'aggrovigliano gl'intrighi, le superstizioni, i rancori: dove il gioco dei forti sui deboli può farsi spietato (...). E tuttavia il vento della rivolta si leva a volte su queste torbide acque, e scorre il sangue. L'avvocato Cannvale, proprietario terriero: precocemente invecchiato da una vita mota e rischiosa, e inetto ormai a cercare di vedere chiaro nel caos delle sue proprietà, della sua casa e della sua stessa esistenza; la giovane moglie di lui ambiziosa e scaltra; e Luca Marano, un ragazzo, figlio di poveri, avviato agli studi, che gode della fiducia dei contadini, e sarà quindi lo strumento inconsapevole d'un ignobile raggiro, ma pagherà con la vita la propria ingenua fiducia. Questi i personaggi principali e attorno a essi tuttavia si muove una folla di figure, i contadini: coro e insieme nucleo della vicenda" [Natalia Ginzburg]

269 pages, Paperback

First published January 1, 1950

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About the author

Francesco Jovine

21 books1 follower
Francesco Jovine (Guardialfiera, 9 ottobre 1902 – Roma, 30 aprile 1950) è stato uno scrittore, giornalista e saggista italiano. Marito della pedagogista Dina Bertoni e zio del poeta e scrittore Augusto Muscella, è l'autore di due tra i più importanti romanzi del Novecento: Signora Ava e Le terre del Sacramento.

Nato in Molise da Amalia Loreto e da Angelo Jovine, una famiglia di contadini nella cui casa era presente una discreta biblioteca, mostrò un interesse molto precoce per la letteratura. Fu così che abbandonò presto gli studi iniziati nell'Istituto tecnico di Larino per frequentare la scuola magistrale di Velletri e poi di Città Sant'Angelo, dove si diplomò nel 1918. Insegnante in scuole private di Maddaloni e di Vasto, continuò a studiare per proprio conto soprattutto la filosofia di Croce e di Gentile. Dopo il servizio militare svolto a Roma, ottenne l'abilitazione magistrale nel 1923 insegnando a Guardialfiera e, dal 1925, a Roma, dove si laureò nella Facoltà di magistero e divenne direttore didattico.
Curatore della rubrica letteraria delle riviste «Italianissima» e «I diritti della scuola», si schierò a favore del realismo in letteratura: nel 1928, anno in cui sposò Dina Bertoni, scrisse la commedia Il burattinaio metafisico, una satira della drammaturgia pirandelliana. La riaffermazione del realismo e una critica del dannunzianesimo è altresì presente nel suo primo romanzo, pubblicato nel 1934, Un uomo provvisorio, vicenda di un decadente che vive in città ma ritrova i valori autentici della vita nel proprio paese di origine. La censura fascista proibì il libro con l'accusa di «disfattismo». Un tema analogo è presente in Ragazza sola, pubblicato a puntate nel 1937 in «I diritti della scuola».
Avvicinatosi al marxismo e insofferente del regime imperante, nel 1937 preferì allontanarsi dall'Italia con la moglie accettando un incarico di insegnante a Tunisi e poi a Il Cairo. Rientrarono in patria nel maggio del 1940, e Jovine pubblicò la raccolta di racconti Ladro di galline, nei quali sono protagonisti giovani intellettuali di provincia che cercano di inserirsi in città e lo stesso mondo contadino, poverissimo ma sempre guardato con nostalgia.
In questo periodo fu collaboratore delle riviste Oggi e L'Italia letteraria, e dei quotidiani Il Mattino, Il Popolo di Roma e Il Giornale d'Italia, dove pubblicò nel 1941 una serie di articoli sul suo Molise, che saranno raccolti in volume e pubblicati postumi nel 1967 con il titolo Viaggio in Molise. Nel 1942, dopo una lunga gestazione, apparve il romanzo Signora Ava, ambientato negli anni del passaggio del paese nativo di Guardialfiera dal Regno borbonico al Regno d'Italia, durante il quale nulla cambia per i contadini del paese: rimane il latifondo che li condanna a un destino di miseria e rimane al potere la vecchia classe dirigente.
Dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Resistenza e nel 1945 pubblicò la raccolta di novelle L'impero in provincia, una satira del fascismo di provincia. Dello stesso anno è il racconto Il pastore sepolto, narrazione della progressiva rovina di una famiglia di contadini benestanti. Meno felici, nel 1948, furono i risultati dei racconti Tutti i miei peccati e Uno che si salva, e della commedia Giorni che rinasceranno, di ambientazione borghese.
S'iscrisse al Partito comunista e collaborò a «l'Unità», «Vie Nuove» e «Rinascita». L'ultimo romanzo di Jovine, che costituisce anche il suo capolavoro, è Le terre del Sacramento, pubblicato nel 1950 pochi giorni dopo la prematura morte dello scrittore, e vincitore del Premio Viareggio. Vi si narrano le vicende, negli anni del primo dopoguerra, di un antico feudo ecclesiastico che va in rovina a causa dell'incapacità e degli sperperi del proprietario Enrico Cannavale. La moglie Laura prende in mano l'amministrazione e si giova dello studente socialista Luca Marano per convincere i contadini che, lavorando le sue terre, potranno goderne un giorno. Le promesse vengono disilluse e la rivolta dei contadini,

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5 (4%)
Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Patryx.
459 reviews152 followers
July 7, 2019
Ho letto questo libro perché ero interessata a capire le evoluzioni del verismo e sono rimasta abbastanza soddisfatta.
L'autore è molisano e la vicenda è ambientata in un contesto rurale che non viene specificato ma, scrivono i critici patentati, ricorda il paese natale di Jovine, Guardalfiera (CB). Il periodo storico è quello della marcia su Roma e l'atmosfera è avvelenata da odio e violenza. I personaggi, almeno quelli di secondo piano, in alcuni casi sono degli stereotipi (il nobile decaduto, il parroco bigotto, gli avvocati azzeccagarbugli, i giovani sfaccendati) ma nel complesso il romanzo restituisce un affresco verosimile delle condizioni di sfruttamento dei contadini e dell'indifferenza di chi ne approfitta. Non c'è la rassegnazione dei malavoglia ma neanche quel senso religioso in grado di consolare e mitigare la sofferenza individuale.
Profile Image for Antonella Imperiali.
1,271 reviews143 followers
July 14, 2021
Bella epopea paesana, narrazione corale, ambientazione superba, contesto storico ben rappresentato, personaggi ben delineati.
Sopra tutti spicca Luca, figlio di contadino, timido, ben educato che grazie ai sacrifici della sua famiglia riesce ad accedere agli studi universitari con discreto successo acquistando pian piano i titoli per essere ammesso ai primi gradini di un’altra categoria sociale.

Siamo in Molise, in un piccolo feudo in cui si muovono poveri contadini, sfruttati e affamati, accanto a scaltri notabili cui nulla importa delle loro condizioni. La terra è il motivo del contendere: ce n’è tanta, poco importa che sia maledetta; al di là delle superstizioni, è terra buona e può essere lavorata. Nasce così un progetto, un sogno: divisa in lotti e assegnata a varie famiglie può costituire se non la ricchezza, almeno la serenità per molti di loro.

I contadini non avevano dato un nome soltanto alle masserie nuove; avevano battezzato ogni contrada, ogni podere delle terre del Sacramento. Nomi nuovi che richiamavano quelli antichi, creati per un’accidentalità del terreno, ispirati da un gruppo di piante, dalla punta di una roccia, dal soprannome di una famiglia. Le terre del Sacramento rinascevano lentamente e prendevano voce e nome per opera di quelli che le venivano dissodando.

Ma il fascismo avanza, camicie nere e gambali e armi, la marcia su Roma si sta organizzando, la violenza e la repressione sono all’ordine del giorno. E il feudo non ne esce indenne.
Persone ingannate, vite perdute, sogno infranto.
Le ultime pagine mi hanno messo addosso un’angoscia...

Un libro pieno di umanità. Un bellissimo esempio di verismo.


🇮🇹 3°G20: Molise
📚 Biblioteca
Profile Image for Angela.
132 reviews41 followers
June 13, 2022
[...] se litighiamo noi a chi giova? Giova a quelli che non ci possono vedere. Se litighiamo diamo da mangiare a quelli che stanno seduti e hanno le scarpe; gli diamo da mangiare noi che dobbiamo camminare e siamo scalzi".

Nel Molise rurale della fame nera, nei mesi turbolenti prima della marcia su Roma, si consuma il primo atto della tragedia che si sta per abbattera sull'Italia tutta: l'avvento della carogna fascista, che da picchiatori al soldo del capitale, dei latifondisti, dei padroni, spaventati dallo spettro comunista e dai postumi del biennio rosso, da lì a breve avrebbero represso nel sangue non solo operai, braccianti e contadini, ma un intero paese.

Jovine, nel microcosmo di una cittadina fittizia in contrade sperdute, ha ricreato esattamente questo preciso momento storico e politico che rivela come il fascismo abbia mosso i primi passi, chi lo abbia sostenuto e di chi, fondamentalmente, la camicia nera abbia da sempre (e per sempre) fatto da cane da guardia.

L'autore è riuscito a mettere su quella che pare una vera e propria tragedia greca, con un ritmo pacato, largo, piano piano sempre più serrato, fino a esplodere nell'ultimo capitolo, che vale da sé l'intero libro. Tramite continui rimandi a non detto, a implicito, a dubbi e insinuazioni, avvertimenti malcelati, sparsi per tutta la narrazione, nel lettore (che conosce ahimè cosa sarebbe successo a partire dal 27 ottobre 1922) cresce un senso di angoscia, inquietudine. E rabbia.

Come romanzo in sé, ho trovato facesse un po' fatica a ingranare fino a circa la metà: resta un consiglio per chi voglia avvicinarsi a comprendere le radici profonde del movimento fascista, quel territorio meno esplorato e forse più torbido di quel magma nero con cui, mutatis mutandis, abbiamo ancora a che fare.
Profile Image for Gabriele Della Torre.
729 reviews11 followers
June 6, 2021
Lettura non sempre semplice da portare avanti.
Il contesto è abilmente delineato per permettere al lettore d'immergersi nel libro.
Profile Image for Pao.
328 reviews27 followers
June 30, 2019
Letto grazie al gruppo Libri dal mondo.
Un romanzo ambientato in Molise agli albori del fascismo che racconta la difficile vita dei contadini tra povertà, sacrifici, antiche superstizioni e nuove ingiustizie. Una storia corale in cui i personaggi emergono a poco a poco raccontata con stile asciutto ma non privo di ironia. Nello stesso solco tracciato da I Viceré e Il Gattopardo ma dalla parte degli sconfitti.
Peccato per il brusco finale, scelta comprensibile ma che non condivido perché mi sarebbe piaciuto conoscere ma le perle di saggezza di zio Filoteo valgono da sole la lettura: I ricchi sono come le pentole, che vanno usate con cautela. Se ci stai troppo vicino ti sporchi; se stai troppo lontano non mangi.
Conclusa la lettura si ha voglia di leggere altro di Francesco Jovine.

Read thanks to the reading group Libri dal mondo.
A novel set in Molise at the dawning of Fascism that describes the hard life of peasants between poverty, privation, ancient superstitions and new injustices. A choral history where characters emerge little by little written with a blunt style not without a hint of irony. It belongs to the same tradition of I Viceré and Il Gattopardo but here we can see the point of view of poor people.
I didn't like the sudden end, I understand why Jovine choose it but I don't approve it because I'd like to know . Anyway uncle Filoteo's pearls of wisdom are priceless: rich people are like pots and they must be used with caution, if you stay too close, you get dirty and if you stay too far, you don't eat.
When the book is over you want to read something else by Francesco Jovine.
Profile Image for Antonio Di Fonso.
118 reviews1 follower
January 22, 2024
Siamo nelle terre del Molise, anni venti, nei giorni della marcia su Roma. I paesi intorno a Calena ( Isernia ) dove si svolgono i fatti, contadini e latifondisti, proprietari di famiglie nobili e ormai in decadenza, raggiri, violenze e sfruttamento, le camice nere che anche nei piccoli centri dell'entroterra si stanno organizzando, tra superstizioni e fede, paganesimo e sortilegi, immobilismo atavico e differenze di classe. Luca Marano giovane contadino che studia legge, idealista e dalla parte della sua gente, Laura Cannavale donna emancipata e determinata a raggiungere i suoi obiettivi, familiari e di ceto che gestisce le proprietà del marito, Enrico avvocato e inadatto agli affari, la Capra del diavolo come lo chiamano in paese, -che avversa il fascismo per indole più che per convinzione ideale. E poi gli altri personaggi, studenti e contadini, nobilotti e neoarrivati, ritratti nitidi di un meridione riconoscibile, da Verga a Silone, nelle sue ingenuità e i nei pregiudizi, incardinato al mondo arcaico e nello stesso tempo in cerca del riscatto della storia.
Profile Image for Liliana.
206 reviews3 followers
February 3, 2022
2.5 stelle

Per ambientazione e trama mi ha ricordato "Fontamara" di Silone, ma inferiore dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi e della capacità di tenere alta l'attenzione del lettore. Mi sarebbe piaciuto scoprire di più di Clelia, di Filoteo, e in alcuni punti ho fatto fatica a seguire il filo del discorso.
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