Un libro in onore dei libri, quelli di carta. Libri come cavalieri, che vanno alla carica, disperata e inane, contro il fuoco battente dell’artiglieria digitale. Fragili creature da pochi centimetri di altezza e pochi centimetri di larghezza, ma che non per questo hanno un’aria meno imponente nel loro osare contro un nemico ben equipaggiato.
Giampiero Mughini ha scelto alcuni dei libri a lui più cari fra quelli della sua collezione dedicata al Novecento italiano, non necessariamente i più famosi e riconosciuti, anzi spesso i più obliqui, azzardati e trascurati dal grande pubblico. Quei libri, che Mughini mette in vetrina come una mostra o racconta come in una telecronaca sportiva, sono descritti minuziosamente nella veste e nelle caratteristiche che ebbero quando apparvero in prima edizione, perché quello è il momento in cui un libro arrischia la sua avventura nel mondo. Tutti insieme compongono una biblioteca “ideale” non nel senso oggettivo del termine, bensì arbitraria e soggettiva e talvolta spudorata, modellata dai capricci della memoria e a volte dalle sue malizie.
Giornalista italiano. Reduce dal joli mai francese entra a far parte del gruppo delle dodici persone che fondano "Il Manifesto": entra in polemica con Lucio Magri (pare per l'allineamento politico di un suo testo) e abbandona il gruppo quando mancano solamente quattro giorni all'uscita del primo numero del quotidiano. Negli anni '60 Mughini è direttore della rivista "Giovane critica", poi ricopre lo stesso incarico per un periodo brevissimo per "Lotta continua". Quest'ultima esperienza seppur breve è tuttavia sufficientemente densa da causargli ventisei querele e tre condanne. Diviene poi collaboratore di "Paese Sera" e più avanti de "L'Europeo". Negli anni '80 matura la decisione di separarsi dagli ambienti di quella sinistra che ha segnato quasi vent'anni della sua militanza politica. Lo fa nel suo stile, in modo clamoroso, molto schietto, con un pamphlet dal titolo "Compagni addio": le sue 140 pagine gli attirano numerose critiche da parte dei suoi ex compagni. Nel 1987 si fa conoscere dal grande pubblico televisivo per la sua partecipazione come ospite fisso alla trasmissione Ieri, Goggi e domani. Dagli anni novanta, pungenti e coloriti sono i suoi interventi in vari programmi televisivi.
Un libro discreto che mi ha fatto scoprire autori e opere a me sconosciute. Non avevo mai letto qualcosa di Mughini e devo ammettere che è un ottimo oratore, inaspettato vedendolo in TV sbraitare nei programmi calcistici. Spiega il Novecento tramite i libri che hanno segnato la sua vita di giornalista e collezionista. Solita ottima edizione Bompiani.