Dagli inizi del Medioevo fino ai giorni che stiamo vivendo, un viaggio nell'ingegnosità e nelle tecniche (industriali, commerciali e finanziarie) che hanno permesso all'uomo occidentale di trasformare e dominare il mondo.
Carlo M. Cipolla (August 15, 1922 – September 5, 2000) was an Italian economic historian. He was born in Pavia, where he got his academic degree in 1944. As a young man, Cipolla wanted to teach history and philosophy in an Italian high school, and therefore enrolled at the political science faculty at Pavia University. Whilst a student there, thanks to professor Franco Borlandi, a specialist in Medieval economic history, he discovered his passion for economic history. Subsequently he studied at the Sorbonne and the London School of Economics.
Cipolla obtained his first teaching post in economic history in Catania at the age of 27. This was to be the first stop in a long academic career in Italy (Venice, Turin, Pavia, Scuola Normale Superiore di Pisa and Fiesole) and abroad. In 1953 Cipolla left for the United States as a Fulbright fellow and in 1957 became a visiting professor at the University of California, Berkeley. Two years later he obtained a full professorship. http://en.wikipedia.org/wiki/Carlo_M....
Lettura interessante e scorrevole. Scritto nel 1994.
La prima parte è, in sostanza, il riassunto di quanto si può trovare più dettagliatamente nello splendido saggio Storia economica dell'Europa pre-industriale, ossia i motivi alla base dello splendore dell'Italia medievale dal 1000 fino a fine Cinquecento e del declino sucessivo a partire da inizio Seicento. Tre secoli di dominio economico (1100-1500) dovuti a intraprendenza, innovazione, tecnologia, cultura, più una lunga pausa ancora sfavillante nel Cinquecento del Rinascimento maturo. Un declino rapidissimo e completo (tenete conto che il crollo avviene in soli quindici anni, dal 1605 al 1620) che, secondo Cipolla, sono dovuti essenzialmente a 3 fattori: metodi produttivi antiquati, eccessiva pressione fiscale, costo del lavoro troppo alto. Il tutto confrontato con paesi emergenti (Olanda, Inghilterra) che producevano prodotti più scadenti ma a minor costo e con maggior efficienza. Lettore, se ti fischiano le orecchie, siamo in due.
La seconda parte tratta dell'evoluzione economica italiana nell'epoca industriale (da metà Settecento in avanti). Dall'Unità in avanti, si sono fatti passi giganteschi, forse più di qualsiasi altro paese (visto da dove si partiva) ma certamente meno di quanto si sarebbe potuto fare. In più, con insoluti e irrisolti la madre e il padre di tutti i problemi, ossia la divergenza nettissima fra il Centro-Nord avanzato e il Sud sottosviluppato e il gigantesco, smisurato debito pubblico creatosi a partire dagli anni Settanta per placare le varie insofferenze sociali senza che il ceto imprenditoriale ne perdesse (ossia, finanziamento dello stato sociale nonché delle sempre più enormi prebende pubbliche).
Se invece di costruire corazzate e invadere Libia e Etiopia si fosse investito su scuola, industria, trasporti saremo più ricchi della Svizzera. Ne sono più che convinto. Perché l'Italia, nella sua incomprensibile bellezza e unicità, è un paese sfigatissimo. Totalmente privo delle risorse prime necessarie utili nei vari periodi storici: né lana o cotone o seta nel Medioevo, né carbone e ferro nell'età industriale, né petrolio oggi. Per di più privo di accessi sull'Atlantico (e ai relativi traffici commerciali). Quindi, non avendo materie prime, l'unica maniera per far soldi e vivere è trasformare e vendere. Esportare all'estero prodotti lavorati. Quando siamo riusciti in questo, abbiamo creato ricchezze incommensurabili; quando non ci siamo riusciti, siamo diventati Terzo Mondo, paese buono solo a esportare qualche prodotto agricolo di pregio (vino, olio, grano) e villaggio turistico globale.
Tipo durante Seicento, Settecento e primo Ottocento. Quando qui gli altri venivano solo in viaggio turistico. Il Grand Tour degli aristocratici europei. Non venivano nemmeno più a invaderci, perché tanto non c'era niente da rubare. Rimane un fatto, oltre che ripetere che Carlo Cipolla è un divulgatore semplicemente superbo: la china che stiamo oggi seguendo è pressoché identica a quella presa all'inizio del Seicento. Urgono rimedi drastici e totali, altrimenti si ripeterà l'epoca buia che a quegli anni seguì. Onestamente, non credo che nessuno farà mai niente e le cose andranno semplicemente così. Torneremo a fare i camerieri di qualche riccone (ieri inglese, oggi cinese) e a vendergli, nell'ordine: - vino - olio - marmo - arte e rovine - simpatia E poco altro.
Si tratta di una raccolta di pezzi "divulgativi-didattici" sulla storia dell'economia italica apparsi sul quotidiano "Il Sole 24ore" dal 1989 al 1994, all'interno dell'inserto domenicale che, da sempre, presenta articoli culturali e scientifici di grande qualità. I pezzi presi in sè e per sè sono corretti e ben fatti, se considerati per quello che sono: articoli che sono apparsi su un quotidiano. L'operazione editoriale della raccolta del libro è un pò pelosa e a tratti sciatta: la presentazione sempre implicare che tutto il testo sia di Carlo M. Cipolla (cosa non vera - gli autori sono 18 - più corretto sarebbe stato indicare che il libro è "a cura di"), vi sono varie ripetizioni di frasi nei vari paragrafi (una plateale di un'intera pagina), qualche eccessiva svista numerica (33 km di ferrovia in Italia nel 1909? forse erano 3300...). Al netto della scarsa cura editoriale, rimane un libro di qualche interesse per chi volesse riempire qualche lacuna di storia economica (come il sottoscritto) però con stili di scrittura e capacità affabulatorie dismogenee ed alterne (non potrebbe essere altrimenti, con tanti diversi autori).
La sezione medievale è di buon interesse, specie nell'evidenziare i passaggi da ricche famiglie medievali ad imprese economiche cinquecentesche ed in particolare anche l'evidenziare che la ricchezza era ancora strumentale al potere politico: si diveniva ricchi per divenire potenti, non viceversa. Ottima anche la trattazione sulla crisi italiana del Seicento, meno felici e più involute le parti più vicine alla storia contemporanea, dove molto spazio è dedicato a singoli eventi dei quali non viene adeguatamente chiarito il contesto (4 pagine per L'Inchiesta Jacini mi sono sembrate eccessive). Nelle quali, inoltre, si colgono alcuni intermezzi "didascalici" che sembrano un pò condizionati dall'ideologia dell'editore (i complimenti fatti a mercanti e banchieri nel primi anni del secolo, la stigmatizzazione delle proteste popolari).
Fa il suo, personalmente lo consiglio a chi non sa nulla della storia economica dell'Italia e non ha molto tempo per leggere, invece lo sconsiglio a chi già conosce un minimo la storia dell'Italia e della sua economia. Il libro risulta talmente striminzito da annullare di fatto qualsiasi scopo didascalico più complesso del mero nozionismo. Nota di merito va allo stile e al merito di essere riusciti effettivamente a riassumere in 200 pagine la storia economica dell'Italia, a parer mio compito estremamente difficile visto il collegamento continentale che ha l'Italia con l'Europa e l'esclusione di quest'ultima rischiava di far comprendere ancora meno la spiegazione economica, rischio sfuggito fortunatamente.
Accessible history of the Italian economy with really good insights to where some of the current issue in the country originate from and surprising facts such as how southern Italy was the richest kingdom of europe in early medieval age.
Come sempre, quando lo stato interviene a tutela del lavoratore, "disturba il libero mercato", quando salva le imprese bollite (sicuramente non a causa dei salari stratosferici), fa il suo dovere. Brutto scrivere "di Carlo Cipolla" se gli articoli sono di altri autori.
Una lettura agile e agevole, seppur non esauriente, di come si è sviluppata l'economia nazionale dal Medio Evo fino alla caduta del Muro di Berlino e della politica nazionale.
Di fatto sono una serie di mini saggi separati che danno uno sguardo rapido sull'argomento. Se cercate qualcosa di scorrevole e rapido fa benissimo il suo lavoro.
Deliberatamente sintetico, il libro rimane affascinante ed istruttivo, fonte di importanti insegnamenti per i politici ai quali viene, invano, rivolto un esplicito invito nelle pagine conclusive.
Il titolo dice tutto, non sono necessarie particolari conoscenze di economia per comprenderlo, consiglio a chiunque, soprattutto come lettura in parallelo a libri sulla storia d'Italia per completare il quadro generale dal punto di vista economico
Decisamente fondamentale per capire da dove viene il nostro benessere, come è fatta la nostra economia, e quali sono le prospettive per il futuro. Scritto in modo magistrale, semplice e allo stesso tempo rigoroso, Cipolla si conferma uno dei migliori divulgatori che l'Italia abbia mai avuto.