È l'estate del 1985 e a Badiascarna, un minuscolo borgo arroccato sulle colline toscane lontano dalle città d'arte e dai vitigni da cartolina, Sauro Terra inganna il tempo andando a caccia di ramarri e confidandosi con il poster di David Bowie appeso in camera. A quattordici anni non sa che fare della propria vita, ma una cosa gli è da grande sarà l'esatto contrario di suo padre. Da quando è stato mandato in pensione anticipata dalla centrale geotermica NovaLago, Rino Terra ha tagliato i ponti col mondo e ora si perde tra i boschi declamando strambi opuscoli di militanza comunista. Anche se ancora non può saperlo, i suoi polmoni sono pieni di fibre d'amianto; l'amianto che si è staccato dai vapordotti della NovaLago e che, come una nevicata invisibile, sta ricoprendo tutta Badiascarna. Stufo di stare sempre appresso a quel padre, Sauro convoca i suoi amici - Momo, un mingherlino timoroso di tutto; il Dottore, con gli occhi di ghiaccio e la strafottenza di chi non ha nulla da perdere; e il Trifo, un ragazzo problematico che prima di addormentarsi ha delle visioni inquietanti - e fonda un gruppo punk. Che importa se la loro sala prove è la cella frigo di un mattatoio? O se nessuno di loro sa suonare? Quando alla band si unisce anche Bea, una magnetica ragazza dai capelli di grano, tutto sembra perfetto. La notte prima del concerto d'esordio, però, l'improvvisa scomparsa del Trifo spazza via i sogni del gruppo. Vent'anni dopo, a Badiascarna nulla è gli operai della centrale si ritrovano ancora nell'unico bar e i vapordotti scintillano al sole ricordando agli abitanti il destino a cui andranno incontro. Solo Sauro, nel suo appartamento di città, sembra diverso, lontano anni luce dal ragazzo che era. Ma quando una telefonata lo informa che Rino, il padre che nel 1985 lo ha cacciato di casa senza un apparente motivo, sembra svanito nel nulla, Sauro accetta di tornare a cercarlo. Anche se non vuole ammetterlo, quel viaggio è la sua ultima occasione per trovare una risposta alle domande che non hanno mai smesso di perché suo padre lo ha allontanato da casa? Cosa ne è stato del Trifo? E che fine hanno fatto i suoi compagni di allora? Alternando il presente della ricerca di Rino ai giorni dell'estate che cambiò per sempre la vita di quattro ragazzi di provincia, Amerighi ci consegna un libro dalla rara forza descrittiva, capace di mettere in scena i sogni e i tormenti dell'adolescenza. Un romanzo che indaga la forza dell'amicizia, il dramma del tradimento e quel passaggio all'età adulta da cui raramente si esce indenni.
Per la prima volta ho cercato qui altri pareri prima di scrivere il mio, e non ne ho trovati. Un po' mi stupisce perché, questo libro, mi ha dato da pensare. L'ho finito da più di una settimana e ancora non so cosa ne penso. Lo scrittore che mi compare a tutta pagina alla fine del libro è un ragazzo che assomiglia in modo disarmante ad un altro scrittore, Mancassola, ed ecco che durante la lettura i due mi sono mischiati in testa, pur avendo tematiche e scritture molto diverse.
E' un romanzo di pseudo formazione e già non amo, si parla di ragazzini che devono crescere tutto d'un fiato e già boh però mi è piaciuta la struttura ad incastro del ricordo e anche alcune tematiche periferiche del romanzo, magari già lette ma sempre interessanti. La scrittura è dura ma lineare, senza guizzi ma servile alla storia che vuole raccontare. La storia beh, ci si potrebbe discutere. Io l'ho trovata eccessiva, ad un certo punto faticava ad aderire alla realtà. I personaggi secondari erano, a tratti, inutili. Ma Laura, il romanzo ti è piaciuto? Sai che non posso dire di no? Eppure non ho neppure questo gran entusiasmo.
Sai cosa? E' un po' come lo spritz. Per me va bevuto rigorosamente con il Campari è che poi sono ubriaca. E allora ripiego sul classico con l'Aperol che non è che mi fa schifo ma, di certo, manca il Campari. Chiaro, no?
Incipit Un padre non dovrebbe mai seppellire un figlio, dovrebbe essere un comandamento, una legge, qualcosa, aveva detto il Dottore. Le nostre ore contate Incipitmania
Como podía esperarse, no me gustó como «Errantes». Sin embargo, sí me pudo transmitir lo que hace tan especial al autor: sus personajes destartalados y rotos, las relaciones frágiles y los dolores de sus vidas.
El final me confundió mucho (no entendí ese desdoblamiento), pero me hizo sentir muchísima desolación y logró aunar —con muchas emociones de por medio— al corazón de la novela en líneas de alto impacto.
Pregunta importante: ¿QUÉ TIENEN LOS ITALIANOS CON EL TEMA DE LA DESAPARICIÓN?
Ognuno porta dentro un'estate che segna il confine. Non è mai uguale per tutti: a volte arriva di nascosto, durante un lavoro estivo in piena post-adolescenza; altre volte, come in questo libro, quando hai appena compiuto sedici anni. Prima e dopo, un varco impercettibile e quando lo si oltrepassa non si torna più indietro.
Per Sauro e i suoi amici - Momo, il Trifo e il Dottore - l'estate del 1985 non è una stagione qualsiasi, ma un vinile graffiato che insiste sempre sullo stesso solco. Sullo sfondo la Toscana dell'entroterra, quella senza glamour per i turisti, con un paese arroccato - Badiascarna - e la centrale geotermica di NovaLago, presenza ferma e muta. Lì, tra montagne, boschi e la caccia ai ramarri, i quattro ragazzi provano a resistere a un destino già scritto: born, live, die, repeat. Non sanno suonare, ma fondano una band post-punk sulle orme di David Bowie e dei Joy Division. Non hanno strumenti, ma hanno l'urgenza di scappare. È un gesto sgangherato e necessario, un punk rurale che grida contro il lavoro che divora i giorni e contro un futuro che sembra già morto. Ma la libertà non dura. La scomparsa improvvisa del Trifo e il tradimento che spezza l'amicizia segnano la fine dell'incanto. Sauro viene cacciato di casa dal padre, l'estate si frantuma e con lei quell'illusione di eternità che solo a quell'età sembra possibile. Vent'anni dopo Sauro è costretto a tornare. Non come il ragazzo di allora, ma come un adulto spezzato, piegato dall'assenza del padre e dal peso di un passato che non si lascia archiviare. Badiascarna non è cambiata: è sempre la stessa, solo più silenziosa. L'amianto della centrale aleggia ancora nell'aria, invisibile come certi dolori che non si nominano ma che abitano i corpi e i ricordi.
Amerighi racconta senza sentimentalismi. La sua scrittura è asciutta, attenta, pudica: non mostra le ferite, le lascia intuire. Il dolore non è mai esibito, è un fantasma che si aggira ai margini, come il rumore costante di una macchina che non si spegne, come le fibre d'amianto che non diventano soltanto un dettaglio di cronaca, ma un personaggio: simbolo di un veleno lento, che corrode identità, famiglie e generazioni. "Le nostre ore contate" è un romanzo di formazione, ma non solo. È un libro sul tempo che consuma, sull'amicizia che si perde, sui ricordi che pesano più dei giorni che verranno. È la storia di chi resta e deve convivere con ciò che è stato, anche quando preferirebbe dimenticare. Perché, in fondo, le nostre ore sono davvero contate, e il cambiamento arriva senza chiedere permesso, anche se non sempre si è pronti. Ma dentro questa resa, resta una possibilità di resistenza: nelle canzoni stonate di una band improvvisata, in un abbraccio che brucia, in un ritorno che non sana ma rischiara. Un romanzo per chi è consapevole che le cose non tornano mai come prima, eppure continua a inseguirle nelle pieghe della memoria.
Who is right? Who can tell? And who gives a damn right now?
Non so quanto possa essere obiettivo il mio giudizio su un libro il cui protagonista si affida al mio stesso nume tutelare. Posso però affermare che, al di là delle numerose pagine arricchite dalla presenza di Bowie, questo sia un gran romanzo. I capitoli si alternano tra passato e presente: tra i sogni spezzati dell’adolescenza e i drammi irrisolti dell’età adulta. Scrittura asciutta e raffinata, che cattura, coinvolge e regala emozioni forti. Poche volte ho pianto leggendo un libro. Stavolta è successo.
Colpito dal suo secondo romanzo “Randagi”, ho voluto leggere questo suo primo, ma purtroppo è stata una delusione. La narrazione zoppica, è per la gran parte scollegata e quindi difficile da seguire. Anche i personaggi, tutti o quasi borderline, sono troppo caricaturizzati e mancano di incisività. Infine la prosa è decisamente troppo descrittiva al limite del fastidioso. Sgangherato.